Il dissenso inizia con Gesù

In questo articolo Christian Albini scrive: “Non è il grido di rivolta dei puri che, spada in pugno, vogliono costruire una nuova chiesa. Il dissenso cristiano appartiene piuttosto allo spazio della “correzione fraterna”. E tu che ne pensi?

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70 risposte a Il dissenso inizia con Gesù

  1. Federico Benedetti scrive:

    La correzione fraterna va fatta con affetto e con l’opportuna delicatezza, nel rispetto dei compiti e dei ruoli. Capita però che il dissenso assuma il tono della rivendicazione, del rimprovero, della “ramanzina” da parte di chi ritiene di aver compreso il Vangelo e l’insegnamento di Gesù meglio e più in profondità di sacerdoti, vescovi, cardinali e papi… Talvolta si cede alla tentazione di giudicare con superficialità e astio, altre volte ci si accoda a facili critiche (magari originate in ambienti non cattolici) che non tengono presente la complessità delle questioni.
    In conclusione, può essere che la correzione fraterna, intesa come descritto da Albini, possa rappresentare una ricchezza per la Chiesa, ma non sottovalutiamo quante divisioni e quanti conflitti (ben poco evangelici e cristiani) possono nascere da un dissenso costante e impietoso, aspro nei giudizi e indifferente alle sofferenze della Chiesa.
    Maria, Madre della Chiesa, ci aiuti a comprendere come meglio servire il Signore.

    • Fra scrive:

      “nel rispetto dei compiti e dei ruoli”.

      E possibilmente nel rispetto, da parte di chi ha certi compiti e ruoli, della pluralità, anche quando questa proviene nientemeno che da quella che, con mentalità ancora feudale, viene considerata come la plebe ecclesiale.

      • Federico Benedetti scrive:

        «Vi sono diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore».
        (1Cor 12,4-5)

  2. Hadassah scrive:

    Il richiamo a Gesù mi sembra, perlomeno, improprio.
    Dissenso e disagio mi sembrano termini squisitamente “sociologici”.
    Un dissenso che istighi alla disobbedienza (come in alcuni esempi sopra riportati) è tutto fuorché un modo per servire la Verità. In proposito Benedetto XVI si è espresso con chiarezza nell’omelia della Messa crismale di quest’anno.
    A un amico sacerdote cui fu chiesto che cosa avrebbe fatto se il suo Vescovo gli avesse chiesto qualcosa che, in coscienza, gli fosse sembrato ingiusto, rispose: Obbedirei, poi gli telefonerei, ogni giorno, per provare a spiegargli le mie ragioni.
    La dialettica gridata, attraverso documenti pubblici, lettere aperte et similia, preferibilmente amplificata attraverso media compiacenti, che, in genere, lo sono perché certe posizioni risultano, oggettivamente, funzionali alla loro antipatia (chiamiamola così) verso la Chiesa mi sembra lontanissima da una schietta “correzione fraterna”. I pastori devono ascoltare la voce del popolo di Dio? Certo, ma siamo proprio sicuri che questo popolo sia sempre correttamente interpretato da queste “avanguardie” rumorose? Tra l’altro “avanguardie” che ripetono gli stessi ritornelli da cinquant’anni e che rischiano di essere piuttosto retroguardie.

    • Fra scrive:

      Che i media cavalchino queste situazioni è vero, e andrebbero sicuramente gestite con più delicatezza all’interno della Chiesa.
      Ma quale Chiesa? Quella comunemente intesa, fatta solo di alti prelati, quella cristianamente intesa, fatta da tutti,anche dagli ultimi per età e cultura, purchè battezzati?
      Quanto è concretamente realizzabile l’avvicinamento o un colloqui col proprio vescovo, per un qualsiasi cristiano di provincia che non abbia referenze? Quanto i Vescovi, che dovrebbero essere i pastori anzi cosa dico i servi della Chiesa in senso vero e proprio, sono a contatto con la gente e ne raccolgono gli aneliti e le istanze?!?!??

      • Fabio Bernardini scrive:

        Io direi che lo sono abbastanza. Magari il suo è un problema personale, può essere no?

        • Fra scrive:

          Direi proprio di no.
          Non mi risulta proprio, a meno che lei non viva in una diocesi idilliaca, che i vescovi siano a contatto con il popolo di Dio.

          • Fabio Bernardini scrive:

            A me non interessa che Angelo Scola sia fisicamente presente nella mia parrocchia o mi stia direttamente a sentire. Lo sento però presente perchè le sue direttive sono normalmente seguite e condivise, non pretendo di insegnare ai Vescovi il proprio mestiere. Lei evidenemente si.

      • Federico Benedetti scrive:

        E secondo lei ogni residente della diocesi deve poter incontrare il vescovo senza ulteriori passaggi, filtri, anticamere? A parte gli squilibrati, come quello che alcuni mesi fa ha sparato all’Arcivescovo di Firenze, ma le pare possibile che un vescovo sia più facilmente “avvicinabile” di un qualsiasi dirigente di una piccola società? Per incontrare un amministratore di condominio bisogna prendere appuntamento e per il vescovo di una grande diocesi no? Vuole accordargli almeno un segretario?
        Facezie a parte, è chiaro che il contatto tra vescovi e fedeli avviene per altre vie. Ad esempio attraverso l’Azione Cattolica, gli uffici della Curia, le parrocchie. Se ha urgenza di comunicare direttamente con il suo vescovo gli scriva, vedrà che riceverà una risposta. Dubito però che un vescovo abbia bisogno di questo tipo di segnalazioni dirette: mi risulta che i sacerdoti incontrino periodicamente i loro vescovi per riferire, tra le altre cose, proprio i bisogni, “gli aneliti e le istanze” delle loro comunità.
        Non dubito dello spirito di servizio dei vescovi italiani, ma nutro delle perplessità sullo zelo di certi laici che pensano di essere gli unici dispensatori della verità, gli unici in grado di capire e di saper spiegare come funziona la vita, gli unici che conoscono da vicino i problemi “veri”. E se fosse superbia?

      • Ireneo scrive:

        Per esperienza personale (di comunissimo fedele) confermo che, almeno in Diocesi Ambrosiana, si può avere risposte dal proprio Vescovo. Magari, salvo udienze motivate, le si ottiene mediate dai normalissimi apparati di una amministrazione di medie dimensioni, nella fattispecie da uno dei Vescovi ausiliari che invece sono avvicinabili personalmente, o dal suo segretario. In media, comunque con non più di una persona di tramite. E la Diocesi Ambrosiana è una macchina piuttosto ingombrante, mi creda…

  3. Massimo Menzaghi scrive:

    “può essere che la correzione fraterna possa rappresentare una ricchezza per la Chiesa…”

    in quel “può essere” e nel successivo “meglio e più in profondità di sacerdoti, vescovi, cardinali e papi…” c’è tutto il pensiero di Benedetti che conosco e rispetto, ma aggiungerei (cercando di rispondere anche ad Hadassah) che a furia di irrigidirsi in questo modo non si aiuta certo il disagio a convogliarsi verso espressioni ritenute più consoce al contesto ecclesiale…

    io non aggiungerei altro e inviterei a rileggere lo scritto di Albini, che mi sembra molto equilibrato…

  4. Ireneo scrive:

    Mi perdonerà Christian Albini, ma mi viene difficile immaginare Gesù che fa del dissenso, comunque lo si voglia definire. Quella di Gesù negli episodi evangelici mi pare piuttosto una ferma critica o talvolta, come dice successivamente, correzione fraterna. Mi suona un po’ come quando taluni definiscono Gesù Cristo il rivoluzionario ante litteram

    A prescindere da tale questione ‘semantica’, credo però che sia necessario fare qualche distinguo.
    Innanzi tutto, questo Gesù Cristo-dissidente si poneva di fronte a degli uomini, mentre nel nostro caso i dissidenti sono uomini.

    Secondariamente, quando si parla di Chiesa bisognerebbe, sforzarsi di farlo secondo l’ecclesiologia ri-affermata dal Concilio Vaticano II nella Lumen Gentium, che definisce Chiesa non la gerarchia ma il Corpo Mistico di Gesù Cristo.
    Certamente di questa Chiesa siamo tutti membri, indipendentemente dal ministero. Cionondimeno la voce di questa Chiesa e di tutti i suoi membri è quella del Magistero, che si esprime secondo i suoi vari gradi.

    Papa Benedetto XVI dice molto meglio di me quello che sto cercando di dire: quando taluni affermano che noi siamo Chiesa, non possono pensare io sono Chiesa, o noi venti, o cento, siamo Chiesa, e su questo avviare una sorta di dialettica democratica; ma dovrebbero sempre tenere a mente che solo tutti noi siamo Chiesa.

    Ritengo in sostanza che il “dissenso” di Gesù sia quello di Dio nei confronti degli uomini. Quello di cui si parla nell’articolo è “dissenso” degli uomini nei confronti di qualcosa che è, nell’espressione magisteriale da cui talvolta si dissente, “anche” oltre l’umano.
    E, se questo non deve abolire l’esercizio della propria coscenza, né tantomeno la correzione fraterna (cui peraltro bisogna ascrivere anche le correzioni che opera il Magistero…), dovrebbe almeno rimettere i diversi piani del discorso al loro posto.

    • gilberto borghi scrive:

      Ho qualche dubbio sul fatto che “solo tutti noi siamo Chiesa”. A dirla col Vaticano II bisognrebbe dire che “solo nella diocesi siamo Chiesa” e non siamo più Chiesa nella Chiesa universale. La diocesi è l’espressione massima e completa dell’essere Chiesa, che esisterebbe anche senza il Vaticano.
      Secondo, io sono Chiesa in forza del mio battessimo e della vita di fede che io coltivo, non in forza del fatto che appartengo ad una comunità. “Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati” (At 2,48). Sono salvato perchè incontro Cristo e come salvato entro a far parte della Chiesa. E’ pur vero che laa Chiesa è segno efficacie della salvezza, ma non di per sè stessa, ma perchè “dove due o più sono riuiti nel mio nome io sono in mezzo a loro”. Altrimenti come fa la famiglia ad essere piccola Chiesa? A partire dal 1614 la chiesa giapponese sopravvive senza preti, a causa della persecuzione contro di essi e della chiusura delle frontiere. E quando nel 1865, 250 anni più tardi, i missionari possono rientrare in Giappone, scoprono, con loro sorpresa, che la fede è rimasta viva in questa comunità, perché annunciata e vissuta comunque, anche senza preti. Non erano Chiesa? Non lo erano in pienezza, ma erano eccome Chiesa!

      • Blas scrive:

        Allora Signor Borghi secondo lei i teologi tedeschi, i preti austrici che vogliono eliminare il celibato e tollerare il divorzio, le suore statunitensi favorevoli al aborto, e tanti altri negatori di dogmi sono tutti Chiesa?

        • gilberto borghi scrive:

          Fino a chè non vengono dichiarati anatema dalla Chiesa, sono Chiesa a tutti gli effetti. L’idea che la Chiesa contenga solo “i puri” non è Cristiana.

        • Fra scrive:

          Dunque intanto il celibato sacerdotale non ha alcun fondamento evangelico. E’ solo una questione inerente il diritto canonico. Primo.
          Secondo: il divieto al divorzio non è un DOGMA, così come non è DOGMA (semmai è un comandamento divino, il 5° per l’esattezza) il no all’aborto.
          Ricorderei poi volentieri che la Chiesa ha cambiato “idea” su tantissimi NO categorici in ordine morale e culturale che erano oggetto di inquisizione nei secoli scorsi. Non si sa mai fra qualche secolo …

          • Blas scrive:

            gilberto borghi
            “L’idea che la Chiesa contenga solo “i puri” non è Cristiana.”

            Lei signor Borghi confonde i piani della discussione. Non è questioni di puri od impuri. É questione di aderire o meno alla Veritá.
            Dunque secondo lei tutti fanno parte della Chiesa anche se negano la Veritá di cui essa é custode o nega che la Chiesa sia una, santa, cattolica e apostolica custode della Veritá?

          • Federico Benedetti scrive:

            Con questo criterio è inutile parlare di magistero della Chiesa. Anzi, è inutile proprio parlare di Chiesa: ognuno si regoli come crede, tanto “SI’” e “NO” non sono significativi. Ecco un bell’esempio di relativismo!

        • Ireneo scrive:

          Due osservazioni: chi sia Chiesa – misticamente intesa – a tutti gli effetti non lo stabiliamo noi, ma lo sa Dio. Tant’è vero che c’è esplicita condanna dell’errore nei casi succitati, ma non degli erranti, che sono canonicamente in comunione con la Chiesa.

          Quanto al celibato, certamente non è un dogma strettamente inteso, ma sul fatto che non abbia fondamenti evangelici mi permetto di dissentire fermamente…

          • Fra scrive:

            Scusa Ireneo ma non è che il celibato “non è un dogma strettamente inteso”, NON è un dogma e basta.
            Si tratta solo di una prescrizione disciplinare e non teologica, altrimenti come potrebbe la Chiesa Cattolica permettere il matrimonio ai suoi sacerdoti di rito bizantino?

          • Ireneo scrive:

            Dire che abbia fondamento evangelico (e ce l’ha!) non significa dire che sia un dogma (per il quale ci vuole un’espressione magisteriale in tal seso). Ad esempio: l’Immacolata Concezione ha dei solidissimi fondamenti evangelici da sempre, non solo da quando – in tempi assai recenti – è stata proclamata dogma.
            E le espressioni magisteriali ordinarie (anche se non solenni) che lo ribadiscono sono innumerevoli.

            Quanto al clero ortodosso, è vero, ma non è così da sempre (anche se risale a tempi molto antichi). Si tratta di un ‘rilassamento’ della pratica del celibato, che molto presto è stato ristretto ai soli Vescovi. Considerato che nell’episcopato è la pienezza del sacerdozio, lascio a chi legge le conclusioni…

          • Ireneo scrive:

            P.S. Nessuna Chiesa permette il matrimonio a sacerdoti di qualsivoglia Rito. Nelle Chiese – cattoliche e non – di Rito orientale e, da poco anglicano, è consentito ad un uomo sposato di diventare sacerdote (ma non vescovo); il matrimonio dopo il sacerdozio non è contemplato in nessun caso.

      • Fra scrive:

        Bellissimo commento, che condivido in tutto!

      • Ireneo scrive:

        Forse mi sono espresso male, o ho citato male a braccio il papa…

        Chiaramente siamo Chiesa in virtù del battesimo e della fede (se vogliamo, poi la Dominus Jesus dettaglia un po’ meglio questo aspetto), e siamo Chiesa anche quando non siamo fisicamente o ‘organizzativamente’ uniti agli altri. Ma proprio questa definizione fa sì che siamo Chiesa solo se ci concepiamo assieme a tutti gli altri, quelli distanti da noi, ed anche – questione non irrilevante! – quelli che ci hanno preceduti. Un tempo si sarebbe parlato di Chiesa militante e Chiesa trionfante, espressioni che peraltro proprio il papa ha recentemente tirato fuori dalla naftalina. Altre espressioni molto chiare sono Comunione dei Santi o, per tornare a sant’Agostino, Città di Dio.

        Sul fatto che la Diocesi si espressione completa della Chiesa, non dico di essere in disaccordo, direi piuttosto che ne è modello terreno; se non altro per non indulgere all’idea che esistano tante chiese quante sono le diocesi, e cadere nell’errore di certi dissidenti tedeschi.

        • gilberto borghi scrive:

          “I singoli vescovi, sono il visibile principio e fondamento di unità nelle loro Chiese particolari. Queste sono formate ad immagine della Chiesa universale, ed è in esse e a partire da esse che esiste la Chiesa cattolica una e unica” (LG 22)

          • Ireneo scrive:

            Chiese particolari formate a immagine della Chiesa universale, nulla da eccepire :)

          • Ireneo scrive:

            P.S. Il passo della LG che cita è dal capitolo III Costituzione gerarchica della Chiesa. La LG inizia però con altri due capitoli, Mistero della Chiesa e popolo di Dio. Credo che, almeno in questo dibattito, sia utile rifarsi principalmente a questi aspetti, altrimenti torniamo a parlare sempre e solo di Chiesa come gerarchia e organizzazione, concetti ai quali spesso ci ‘accusiamo’ di rimanere abbarbicati…

          • Hadassah scrive:

            23. L’unità collegiale appare anche nelle mutue relazioni dei singoli vescovi con Chiese particolari e con la Chiesa universale. Il romano Pontefice, quale successore di Pietro, è il perpetuo e visibile principio e fondamento dell’unità sia dei vescovi sia della moltitudine dei fedeli [66]. I singoli vescovi, invece, sono il visibile principio e fondamento di unità nelle loro Chiese particolari [67] queste sono formate ad immagine della Chiesa universale, ed è in esse e a partire da esse che esiste la Chiesa cattolica una e unica [68]. Perciò i singoli vescovi rappresentano la propria Chiesa, e tutti insieme col Papa rappresentano la Chiesa universale in un vincolo di pace, di amore e di unità. I singoli vescovi, che sono preposti a Chiese particolari, esercitano il loro pastorale governo sopra la porzione del popolo di Dio che è stata loro affidata, non sopra le altre Chiese né sopra la Chiesa universale. Ma in quanto membri del collegio episcopale e legittimi successori degli apostoli, per istituzione e precetto di Cristo sono tenuti ad avere per tutta la Chiesa [69] una sollecitudine che, sebbene non sia esercitata con atti di giurisdizione, contribuisce sommamente al bene della Chiesa universale. Tutti i vescovi, infatti, devono promuovere e difendere l’unità della fede e la disciplina comune all’insieme della Chiesa, formare i fedeli all’amore per tutto il corpo mistico di Cristo, specialmente delle membra povere, sofferenti e di quelle che sono perseguitate a causa della giustizia (cfr. Mt 5,10), e infine promuovere ogni attività comune alla Chiesa, specialmente nel procurare che la fede cresca e sorga per tutti gli uomini la luce della piena verità. Del resto è certo che, reggendo bene la propria Chiesa come una porzione della Chiesa universale, contribuiscono essi stessi efficacemente al bene di tutto il corpo mistico, che è pure il corpo delle Chiese [70].
            Se lo pubblichiamo tutto, forse è meglio. E si tratta del n.23 di LUMEN GENTIUM.

  5. Fabio Bernardini scrive:

    Il fatto è che ogni volta che si entra nel merito di queste questioni, risulta palese che quello che vorrebbero proporre questo signori del dissenso (parlo di quelle organizzazioni citati dagli articoli) è una sorta di copia del protestantesimo con cui sostituire il cattolicesimo, ingnorando che il primo ha mostrato tutti i suoi limiti e, in termine di perdità di fedeli, naviga in acque peggiori del secondo.

    Ho avuto modo di ripeterlo più di una volta, non ho affatto la sensazione che il Magistero sia chiuso in una difesa ad oltranza di posizioni insostenibili, c’è ampio dibattito. Il fatto che personaggi come Kung possano dire quello che dicono la dice lunga.

    • Fra scrive:

      Che personaggi come Kung possano dire quello che dicono è solo grazie alla democrazia e alla libertà di stampa, non certo grazie all’invocata apertura del Magistero al dibattito, tant’è che la Congregazione per la dottrina della fede negli anni ’70 gli revocò l’autorizzazione all’insegnamento della teologia.

      • Fabio Bernardini scrive:

        Ma cosa c’entra. Lo so bene che la Congregazione della dottrina della fede gli revocò l’autorizzazione ad insegnare. Dopo quello che aveva affermato e scritto era il minimo che potessero fare. Se uno vuol proclamare una sua teoria che si discosta nettamente da quelle che sono le linee guida dell’Istituzione che pretende di servire, deve avere l’onestà intellettuale di affermare di parlare in suo nome, non in quello della Chiesa Cattolica. Ed è quello che ha continuato a fare per decenni indisturbato, anzi osannato da certa stampa che credo lei ben conosce, arrivando ad affermare che il celibato e la pedofilia sono direttamente connessi. Lo chieda a Don Di Noto, ben ferrato su questi aspetti, come la pensa in proposito.
        Lasci stare, l’esempio non è pertinente.

        • Fra scrive:

          Beh, allora non mi si venga a dire che che “il Magistero (non è) chiuso in una difesa ad oltranza di posizioni insostenibili, (e che c’è) c’è ampio dibattito”.
          Perchè è ovvio che Kung o chi per lui possa continuare a parlare indisturbato a titolo personale, ci mancherebbe! A meno che qui non stiamo sottindendendo che il Magistero è così aperto al dialogo solo perchè non zittisce più fisicamente chi la pensa diversamente come ebbe a fare nei secoli passati!!!

          • Fabio Bernardini scrive:

            A Kung gli e’ stata tolta la cattedra dopo innumerevoli tentativi di farlo ragionare, ma secondo lei chi non ragiona evidentemente e’ Ratzinger. Cosa vuole che le dica, segua chi ritiene opportuno.

  6. Mery scrive:

    Grazie per l’articolo, che sottoscrivo parola per parola. Aggiungo: se non avessi incontrato nella mia esperienza di Chiesa, fin dalla mia adolescenza, persone così, non so a quest’ora dove sarei.
    Prendendo spunto dai vari post vorrei dire che ritengo sia un preciso dovere del cristiano l’esercizio della correzione fraterna, che, ovviamente non è tale se non è mossa principalmente dall’amore per l’altro, dal desiderio del suo bene e se non si accompagna anche al rispetto.
    Mi chiedo, però, se può esistere una correzione indolore, addirittura piacevole.
    Io posso usare tutta la delicatezza e il tatto possibili, ma la correzione fa lo stesso male.
    Il semplice fatto di essere posti davanti ai propri errori, essere costretti da altri a guardarli in faccia, a riconoscerli e chiamarli col loro nome, non penso sia un godimento per nessuno.
    Noi che pensiamo e diciamo certe cose siamo indifferenti alla sofferenza che provochiamo con il nostro atteggiamento? Non necessariamente. Anzi, personalmente soffro con la Chiesa e per la Chiesa.
    Così come soffro quando dico a mia madre che non condivido certe sue scelte, perchè il mio dissenso le provoca dolore e il suo dolore è lì, davanti a me, e ne sono responsabile io.
    Ma che faccio? Per non farla soffrire, rinuncio a dirle quella verità che ho maturato dentro il santuario della mia coscienza, nella preghiera, nella meditazione della Parola, al suo cospetto?
    E se non le parlo io, che sono sua figlia e la amo di un amore senza limiti, perchè è mia madre, chi dovrebbe farlo?
    Neanch’io penso che la strada da seguire, davanti ad un gerarchia che a volte sembra cieca e sorda, sia quella della disobbedienza: se la storia insegna qualcosa, solitamente questa scelta non solo non porta alla soluzione dei problemi ma dà origine a nuove divisioni e conflitti, come se non bastassero quelli che già ci dilaniano. Dopo secoli siamo ancora qua a cercare di ricucire, senza riuscirci, gli strappi del passato, nonchè alle prese con nuove operazioni di rammendo. Altro che “Ut unum sint”, perchè il mondo veda e creda.
    In quanto alle “avanguardie rumorose” che potrebbero ritrovarsi retroguardie, temo che le cose stiano andando proprio in questa direzione. Da quel che vedo intorno a me pare che stia ritornando il passato, la zavorra del tempo che fu, per l’esattezza.
    Conosco giovani preti che vanno in giro vestiti come don Abbondio; che tirano fuori dalla naftalina e indossano paramenti che dovrebbero essere esposti nei musei diocesani di arte sacra; che lasciano l’insegnamento della religione perchè spaventati da una gioventù considerata irrimediabilmente persa; che non sono capaci di relazionarsi serenamente con una donna, perchè arrossiscono per un nonnulla, manifestano disagio e non sanno dove devono guardare durante una banale conversazione.
    E che dire di movimenti diventati chiese nella Chiesa, che hanno tutti i connotati delle sette ma ormai hanno i loro referenti perfino in Curia?
    Fraternamente.

    • Massimo Menzaghi scrive:

      grazie degli spunti che ci offre…

      se posso provare a trarne una riflessione, inviterei tutti noi a citare qualche documento in meno (che sono importanti, ma a volte mi pare che facciamo un po’ troppo gli “avvocati della fede”) e provare a guardare le situazioni per quello che sono ascoltando le reazioni che spontaneamente sorgono dentro di noi, senza tutti i filtri che siamo abituati a mettere ai nostri stessi pensieri…
      … poi ne riparliamo!

      Non penso sia pericoloso…;-)

      • Ireneo scrive:

        Mah, caro Massimo, cerchiamo piuttosto di stare in sella e di non cadere da una parte o dall’altra del cavallo :) Quello che scrivi, a voler essere maliziosi (ma non lo siamo), suona tanto un “lasciamo stare i documenti e la razionalità, ma tuffiamoci nello ‘spirito’ e nei sentimenti che son migliori consiglieri” :)
        Se qualche volta si cita qualche documento – e non del 1563, ma di 50 ann fa, e non qualche oscuro testo di teologia spirituale, ma delle costituzioni apostoliche – è anche per ascoltare cos’hanno da dire a noi coloro che li hanno scritti, e li hanno scritti perché noi ne facessimo tesoro.

        • Massimo Menzaghi scrive:

          Ireneo, non c’è proprio motivo di essere maliziosi: ho solo scritto “qualche documento in meno” (non “nessun documento”), per contrastare una bulimia da citazione che mi pare di cogliere a volte… proponendo non di “tuffarsi nei sentimenti” per trarre chissà quali conclusioni, ma di vivere la vita cercando di coglierne i segnali che ci dà.
          Le conclusioni da trarre saranno vagliate e ponderate alla luce di tutto quanto ci può dare garanzie (cominciando dalla Parola), ma che la vita ci sia! ;-)

  7. Hadassah scrive:

    Conosco giovani preti in Lacoste rosa, che non indossano paramenti durante la celebrazione ma solo la stola perché fa caldo; che insegnano religione e, nelle loro classi, è difficile distinguerli dagli studenti e non solo per l’abbigliamento e il gergo…Che sanno benissimo dove guardare durante conversazioni affettuose con giovani signore, ecc. E allora? La mia fiducia nella Chiesa non vacilla per Lacoste rosa e, suppongo, possa resistere perfino di fronte a rossori e vecchi merletti.
    Quanto ai movimenti “chiesa nella Chiesa” è un giudizio che documenta perfettamente cosa intendevo per “retroguardia”: sembra una polverosa registrazione dei lontani anni ’70. Manca solo l’integralismo…ma non i referenti in curia. A partire da qui come sarà possibile ritrovarci uniti almeno “in necessariis”?

  8. gilberto borghi scrive:

    Ultima replica.
    Per Blas. Non confondo i piani della discussione. L’adesione alla Verità cattolica non è del tipo “tutto o niente”, ma ha gradualità e livelli diversi. E proprio per questo la Chiesa ha fissato nel credo e nei dogmi da esso derivati il “minimun” sotto il quale non si è cattolici. Ora le perosne da lei citate non hanno infranto questo minimum.
    Per Benedetti. Il Magistero sarebbe inutile se la adesione alla Verità fosse graduale. Al contrario, proprio per questo criterio, c’è bisogno del magistero. La ragione necessaria e sufficiente per l’esistenza del magistero non è tanto quella di essere la parte della Chiesa chiamata a discernere la Verità a cui lo spirito ci chiama, mentre i laici sarebbero quelli che poi la devono accettare e vivere. Ma bensì quella di essere l’ultima parola, definitiva e irrevocabile se in forma solenne, vera ma riformabile se in forma oridnaria, rispetto al discernimento che TUTTA la Chiesa opera sulla chiamata dello spirito alla Verità.

    • Fra scrive:

      Gilberto Borghi scrive:
      ” La ragione necessaria e sufficiente per l’esistenza del magistero non è tanto quella di essere la parte della Chiesa chiamata a discernere la Verità a cui lo spirito ci chiama, mentre i laici sarebbero quelli che poi la devono accettare e vivere. Ma bensì quella di essere l’ultima parola, definitiva e irrevocabile se in forma solenne, vera ma riformabile se in forma oridnaria, rispetto al discernimento che TUTTA la Chiesa opera sulla chiamata dello spirito alla Verità.”

      Bellissima replica, chiara e per me condivisibile in tutto!
      Grazie!

    • Federico Benedetti scrive:

      Resta il problema di come contenere il rischio del soggettivismo e del relativismo.

    • Blas scrive:

      Signor Borghi io propio apposta nella domanda avevo usato la formula del credo “Credo la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica.”
      Queste persone non hanno infranto quel minimo secondo lei?
      Secondo i lefebvriani lo hanno infranto?

      • gilberto borghi scrive:

        Chi ha autorità nella Chiesa per poter decidere chi infrange il minimo o no? Nè io nè lei. Ma il magistero. E finchè il magistero non si pronuncia io non posso sostenere seriamente che non facciano più parte della Chiesa.

        • Ireneo scrive:

          L’autorità ce l’ha il Magistero, s’intende. Ma il nostro sensus fidei, in assenza di pronunciamenti espliciti, può anche azzardarsi ad esprimere delle opinioni, se non altro per tutelarsi e decidere chi ascoltare e da chi diffidare. Altrimenti, a sentire le libertà di critica e di coscienza che spesso si rivendica, sembra che possiamo discutere e dissentire solo dal Magistero che non condividiamo e non su tutto il resto! Cioè insomma, sembra che a sentir taluni, sul celibato dei preti o l’ordinazione delle donne io possa dissentire per legittima correzzione fraterna; di mia madre Chiesa, e su Kung o Mancuso devo stare zitto perché sennò sono un illiberale che rifiuta il dialogo! mah :)

          • gilberto borghi scrive:

            Sono perfettamente daccordo che si debba discutere su tutto ciò che non è ancora stato oggetto di definizione definitiva. Ci mancherebbe! Mi sembra che questo si stia facendo qui.

        • Blas scrive:

          Sicuramente no, ma i preti austriaci sono stati chiamati all´obbedienza, le suore americane intervenute e a certi teologi tedeschi vietato di insegnare. Allora non si capisce perche l`articolo chiama utile il dissenso, quando lo spirito della Chiesa é tato sempre essere uniti nel essenziale, liberi nel resto. Forse ci manca mettere in tutto molta Caritas.

  9. Fra scrive:

    @ F. Benedetti:
    “ma le pare possibile che un vescovo sia più facilmente “avvicinabile” di un qualsiasi dirigente di una piccola società? Per incontrare un amministratore di condominio bisogna prendere appuntamento e per il vescovo di una grande diocesi no? Vuole accordargli almeno un segretario?”

    Non sto dicendo che si debba o non si debba prendere un appuntamento. Sto dicendo che i vescovi sono lontanissimi dalla gente, sia materialmente che psicologicamente.
    Se per voi Milanesi è diverso, buon per voi.
    Fine del discorso.

    @ F. Bernardini:
    “A Kung gli e’ stata tolta la cattedra dopo innumerevoli tentativi di farlo ragionare, ma secondo lei chi non ragiona evidentemente e’ Ratzinger.”

    Io non ho mai detto che togliergli la cattedra sia un atto irragionevole. Ma se tu la pensi diversamente da me e io ti dico “Vai pure a dire quello che vuoi in giro ma non dirlo a me in casa mia perchè non sono disposto nemmeno a prendere in considerazione il tuo pensiero” questo è pure ragionevole, ma non è certo, come si scrive sopra, apertura al dialogo

    • Ireneo scrive:

      Caro Fra, mi sembra di cogliere una contraddizione nei tuoi due ultimi post.

      Da una parte concordi sul fatto che il Magistero sia l’ultima parola (definitiva e irrevocabile se in forma solenne) della Chiesa, come giustamente dice Gilberto Borghi; dall’altra dici che escludere Kung dall’insegnamento, per quanto legittimo, non è ‘apertura al dialogo’.
      Ora, l’esclusione di Kung dall’insegnamento è avvenuta in forza della sua negazione o perversione di alcuni precisi dogmi (infallibilità del pontefice, consustanzialità di Padre e Figlio, Immacolata Concezione ed altri dogmi mariani…) che certamente sono Magistero solenne ed irrevocabile. Qui il documento in questione: http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19791215_christi-ecclesia_it.html.

      Io credo che, ad un certo punto, dopo diversi tentativi falliti di rapportarsi ad una persona e di correggerla fraternamente su questioni che – abbiamo convenuto – semplicemente non possono più essere messe in discussione, il dialogo possa anche essere interrotto… non ne convieni?

      • Fra scrive:

        Sì ma guarda che G. Borghi diceva che il Magistero è l’ultima parola ma non ha detto solo questo … se rileggi ha sottolineato la necessità forte di una collegialità e coninvolgimento del laicato. E’ questo che soprattutto sottoscrivo.

        P.S. sono una donna ;-)

    • Federico Benedetti scrive:

      Non sono milanese, la mia esperienza è maturata in una piccola diocesi emiliana.
      La prima parte del mio intervento era ironica, provi a rileggere la seconda parte e troverà come i vescovi non possono che essere vicini alla “gente, sia materialmente che psicologicamente”.

      • Fra scrive:

        Scusi di quale intervento?
        Non è colpa sua ma in questo blog mi pare difficoltoso, per motivi di grafica, a ricostruire “chi scrive cosa a chi”.

    • Hadassah scrive:

      Strana questa invocata apertura al dialogo nei confronti di chi, un giorno sì e l’altro pure, si straccia le vesti per qualsivoglia decisione della Gerarchia, tra gli osanna al coraggio e alla libertà di coscienza di laicisti vari e cattolici adulti.
      Strana anche perché vale sempre in una sola direzione: niente dialogo con quelli dei rossori e dei merletti, neppure con quelli delle “chiese parallele”, con entrature curiali, niente dialogo con quelli che non godono di buona stampa (neppure cattolica);per costoro solo giudizi stroncanti e un po’ di irrisione o lunghi sermoni sulla carità, un termine ormai quasi frusto come il termine amore.
      Ma certo la colpa è loro: non imparano nulla dall’attitudine dialogante dei vari Kueng.

    • Fabio Bernardini scrive:

      Bene, rimanga della sua idea che nella Chiesa non c’è dibattito. Abbia perlomeno la compiacenza di aggiunere un “secondo la mia opinione” senza esprimere le sue convinzioni spacciandole per verità assodate, come sul discorso della disponibilità dei Vescovi.

      • Fra scrive:

        Mi pareva scontato che ciò che scrivo rappresentasse e tutt’ora rappresenti la mia opinione (e non ho mai scritto: “Adesso bambini fate i bravi che vi comunico una verità assodata!” come mi accusa Bernardini), come del resto spero fortemente – ma ne dubito dolorosamente – che tutti quanti siano convinti di esprimere su un blog esclusivamente il proprio punto di vista, condivisibile o meno.
        Ma dato che a quanto pare la cosa lascia dei dubbi, tengo a chiarire a tutti i compagni di classe che faccio la brava e dichiaro pubblicamente, con ammmenda per non averlo già fatto, che TUTTO CIO’ CHE SCRIVO E’ ENUNCIATO ESCLUSIVAMENTE A TITOLO PERSONALE E NON HA ALCUNA PRETESA DI VERITA’.

        • Fabio Bernardini scrive:

          Fra’, su Kung abbiamo cercato di spiegarle il concetto in piu’ di uno, Ireneo in maniera ancora piu’ chiara di quanto sia riuscito a fare io. Se continua a portare quell’esempio come una mancanza di dibattito all’interno della Chiesa mi viene da pensare che chi manca di capacita’ di confronto sia qualcun altro non la Chiesa…

          • Fra scrive:

            Se io continuo a prtare quell’esempio?!?!?
            Veramente mi sa che così si stravolgano un po’ le cose. Infatti l’esempio di Kung l’hai postato tu (Fabio Bernardini scrive:
            4 luglio 2012 alle 07:53 …) e dato che l’esempio era sul tavolo l’ho accettato come mezzo di dibattito. Io non l’ho tirato fuori e se me ne fate altri di esempi, a dimostrazione del dialogo, sarò lieta di non dover argomentare sempre sul medesimo. Grazie

        • Massimo Menzaghi scrive:

          ;-)

  10. lucio croce scrive:

    Cara Mary, tra le tante cose interessanti che Lei scrive commentando il bell’articolo di Albini, ho trovato particolarmente pertinenti le osservazioni riguardanti i giovani preti, forse perchè analoga esperienza ho fatto anch’io . Molti tra i (pochi) giovani che abbracciano il sacerdozio sembrano figli della Controriforma, pregiudizialmente ostili al “nuovo” e, viceversa, nostalgici del buon tempo antico…; e questi dovranno predicare la Buona Novella al tempo della scoperta della”particella di Dio” , del WEB, delle staminali, delle trasformazioni socio-economiche epocali che stanno per arrivare. C’è voglia di ritorno ad un mitizzato passato, di culto della norma più che di annuncio del “Lieto Messaggio”. Ma noi non saremmo i discepoli di quel Dio che perdona settanta volte sette , che accoglie il Figliol prodigo a braccia aperte, che salva l’adultera dalla lapidazione richiesta dalla implacabile “Legge” – prendendo ancora una volta le distanze, è il caso di sottolinearlo, dal Dio degli scribi e dei farisei – e la lascia andare senza farle manco la ” predica” , che paga gli operai dell’ultim’ora come quelli della prima, che al “giorno di vendetta del nostro Dio” (Is 61,2) preferisce il giorno di festa per la pecora ritrovata, che rigetta la convinzione che Dio punisca la colpa dei padri nei figli, che mangia e beve con quelli che scribi e farisei qualificano come “peccatori”, che porta immediatamente con sè in Paradiso, come primo santo della cristianità, un poco di buono, che invita a non versare il vino nuovo in otri vecchi perchè la nuova relazione tra Dio e gli uomini non può essere vissuta dentro le vecchie strutture della tradizione religiosa, etc. etc.? Gesù è stato chiaro: “Voi sapete che i governanti delle nazioni dominano su di esse e i capi le opprimono” ma “Tra voi non sarà così”. Con Gesù non dovrebbe essere più la legge a regolare i rapporti tra le persone ma la carità, che non dovrebbe mai venir meno nella comunità che si rifà al Suo nome. Eppure c’è grande difficoltà a praticare in concreto questo insegnamento (che, poi, è l’unico, vero “Comandamento” che ci ha lasciato). Perchè? Forse perchè l’amore è utile per servire, ma non per comandare?Cordialmente.

  11. Ireneo scrive:

    Per proseguire il discorso di Mery, conosco (tanti) preti meno giovani che vanno in giro in maglietta, sul presbiterio indossano al massimo casula e stola e aborrono talari ed ogni paramento, si rapportano normalmente con donne di qualsiasi età, e sanno anche benissimo come e dove guardare giovani ragazzi, che neppure disdegnano di accarezzare appena si può.
    Ed altri, che magari girano in talare (perché mai poi una pianeta “deve” ammuffire in un museo e non essere usata?), che magari tengono un po’ più alla disciplina e se li vedi in giro capisci che sono preti. Sarò strano, ma mi fa piacere riconoscere un prete a colpo d’occhio…

    E, tuttavia, conosco gli uomini, le loro debolezze e tutto questo non mette in crisi la mia fede.

    Spiace di più conoscere frati che fuggono sconsolati dal loro convento perché la loro ostinazione a vestire il saio viene discriminata come irragionevole estetismo…
    E spiace soprattutto vedere che ci si ostina a dividere il mondo in due, quelli nel giusto che vogliono tutto nuovo, e quelli nell’errore che vogliono tutto vecchio, o viceversa. E rifiutare la pacifica esistenza di due carismi complementari e che possono arricchirsi a vicenda.

    • Fabio Bernardini scrive:

      “E, tuttavia, conosco gli uomini, le loro debolezze e tutto questo non mette in crisi la mia fede.”

      Da incorniciare e mettere in bella vista in casa o in ufficio (col rischio di essere preso per fondamentalista, alla sola vista della parola fede…)

  12. Maria Teresa Pontara Pederiva scrive:

    “si rapportano normalmente con donne di qualsiasi età …” e quindi? sarebbero preti dalla parte sbagliata come i pedofili che seguono?
    ma, oltre al dissenso con potere dell’epoca, non si era “rapportato” – senza indossare un abito talare, né un colletto romano – anche con una Samaritana, con prostitute e persone di dubbia reputazione?

    • Ireneo scrive:

      Innanzitutto non ho parlato di pedofili, ma di sacerdoti con tendenze omosessuali non troppo represse (si rapportano normalissimamente alle donne ET sanno come guardare i ragazzi, basta rileggere la frase), e questo la dice lunga sul pregiudizio omofobo e l’equazione omofilo = pedofilo…
      Quanto alla seconda osservazione, non vedo cosa c’entri, Gesù Cristo si rapportava in tutt’altro modo a prostitute e peccatori. Dal canto mio, quando dico “conosco” intendo dire che conosco personalmente, altrimenti avrei detto “so di”.

      Vedo però che il concetto che volevo passare, ovvero troncare le facili equazioni e contrapposizioni tra sacerdoti-old-style e sacerdoti-new-fashoned, evocate da alcuni post precedenti, è stato ignorato…

  13. lycopodium scrive:

    Alle solite. Albini et al. fanno confusione totale tra legittima critica ai comportamenti di preti, monsignori, vescovi e illegittima professione di eresie. “Houston, abbiamo un problema”…

    • don Leonardo Scandellari scrive:

      Confusione totale? Non direi. “Con dissenso non intendo la contestazione di principio della fede o della Chiesa. Mi riferisco piuttosto a quella parola – maturata nella coscienza e nella preghiera assidua – che, dentro la Chiesa cattolica, pone un’obiezione a comportamenti o posizioni dell’autorità ecclesiale, in nome della fedeltà al Vangelo e all’amore per la Chiesa”. Dunque, se non leggo male, legittima critica ma NON adesione a qualche eresia.

  14. Mery scrive:

    Per Ireneo.
    Devo chiarire, perchè evidentemente non mi sono espressa bene, che i preti “non a proprio agio” con le donne di cui parlavo nel mio commento sono presenti in modo trasversale in tutte le categorie: old e new style.
    L’unico denominatore comune è che sono giovani e io mi chiedevo il perchè di questa correlazione.
    Io ho solo fatto un elenco a caso, non ho fatto equazioni e non prevedevo di aprire un nuovo fronte di discussione.
    Volevo solo sottolineare un concetto: le avanguardie rumorose, quelle che si fanno portavoce di rivendicazioni destabilizzanti, sono una minoranza.
    Il cattolicesimo “ordinario” è quello delle nostre parrocchie, che segue Radio Maria e organizza pellegrinaggi a Medjugorie.
    Il mio accenno fugace al disagio dei giovani preti nel relazionarsi con le donne, semmai, poteva prestarsi ad altri spunti di riflessione: ad esempio l’attuale percorso formativo dei seminaristi, sostiene oppure ostacola il loro processo di maturazione affettiva?
    Il problema di molti sacerdoti e consacrati in genere è proprio quello dell’immaturità affettiva, che, a sua volta è la chiave di lettura di tante situazioni problematiche.
    E lasciamo perdere la pedofilia, che non c’entra niente col celibato, visto che la stragrande maggioranza dei casi di abusi avviene in famiglia, ad opera di padri, conviventi o secondi mariti della madre, zii, nonni e via elencando.

  15. Francesca Vittoria scrive:

    ”. E tu che ne pensi? Che il dissenso politico si grida in piazza, e rimane nell’aria se non viene seriamente preso in esame il problema che è cagione della protesta. Il dissenso religioso invece, deve allo stesso modo giungere al Magistero come interrogante richiesta di verità
    Tutte le parabole di cui si è servito il Maestro contengono insegnamenti nuovì , cioè insegnano ma anche dissentono circa i comportamenti che non sono conformi e rispettosi della Legge data a Mosè alla quale il popolo di Dio avrebbe dovuto tener sempre davanti. Infatti molti sono i riferimenti di Gesù sulle Scritture proprio perché non erano state comprese-
    Succede anche oggi da parte dei cristiani come allora, siano laici che di persone consacrate cioè appare agli occhi dei comuni fedeli che comportamenti di persone non riflettano di quegli insegnamenti Si può obiettare che essendo “del mondo” è più facile subire l’attrazione verso la vita e le cose di questo, ch e il fascino di quello più “in alto” essendo questo ancora avvolto in un nebuloso mistero , la sola fede non basta a trattenere le tentazioni, sempre si tratta di quanto il potere consente …..Certo , esiste il sacramento della penitenza ….ma a voce le cose che conserviamo molto personali, le nostre debolezze, non sempre ci troviamo disposti , e quindi la “correzione fraterna” diventa una interpretazione libera , diversa – che può sembrare sufficiente e consolatoria , come uno scambio di opinioni – gli uni con gli altri – per rifletterci su una “correzione fraterna”. È importantissimo che esista il Magistero quindi, come riferimento cui misurare la nostra distanza o vicinanza a non debordare in mille libere interpretazioni del Vangelo. , E’ anche vero che non si può però far accettare alla nostra intelligenza supinamente tutto quanto proviene da chi volendo essere l’autorità che insegna sembra al fedele non chiaramente rispondere in coerenza il comportamento del predicatore e ciò è importante chiarire in quanto tale cosa getta ombre di incredulità sulla Parola stessa, come insegnamento irrealizzabile. Tutti possono sbagliare, ma per un cristiano laico o consacrato, la verità è un dovere morale che investe la persona e deve rendere conto non soltanto al prossimo ma a Dio. No sembra venga citato spesso il Gesù che rovescia i tavoli dei cambiavalute davanti al tempio, o il suggerimenti di legarsi una pietra al collo in caso di scandalo, o la falsità di comportamento, e così tutti gli altri esempi , si vuole perdonare? E dei danneggiati chi ci pensa? Non è venuto un Dio in terra proprio per loro? Dove e da chi sentire parlare di giustizia, amore, fratellanza se si chiudono le porte e si lascia la gente gridare in piazza come succede molto spesso in più parti del mondo?
    Francesca Vittoria

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