Cassano e i gay (ma se andassimo anche oltre?)

In una LETTERA un lettore di Vino Nuovo torna sulla polemica intorno alle frasi di Antonio Cassano riguardo ai gay per porre la questione dell’ideologia del «gender». E tu che ne pensi?

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12 risposte a Cassano e i gay (ma se andassimo anche oltre?)

  1. Federico Benedetti scrive:

    L’ideologia “gender” è frutto di forti pressioni economiche e politiche delle lobbies omosesessuali. L’insegnamento della Chiesa è tacitato e considerato “retrogrado” da posizioni laiciste e anticlericali di partiti che, prendendo spunto dall’esempio di Zapatero, anche in Italia vorrebbero modificare la legislazione sulla famiglia per accontentare le dette lobbies per accoglierne consensi elettorali e contributi economici.
    C’è poi tutto il contributo straordinario della stampa “laica/laicista” che in tutti i modi sta sostenendo questa nuova visione della famiglia, arrivando a sostenere (ad es. sul Corriere) che due genitori dello stesso sesso sono i migliori educatori possibili… e amenità ideologiche di questo tipo.
    Chi non si allinea è tacciato di essere contro i “diritti umani”, omofobo, violento, rozzo, ignorante, fondamentalista e quanto di peggio ci può essere.

    Assicurando tutto il rispetto, la comprensione, la simpatia e la solidarietà per gli omosessuali, che devono essere giustamente accolti nelle comunità cattoliche con amore fraterno (come chiunque altro), almeno i cattolici dovrebbero avere il coraggio di discostarsi da questa “ideologia” e sostenere il proprio modello di famiglia, formato da un uomo e da una donna e aperto alla vita, dal concepimento dei figli, all’accoglienza della disabilità, infermità, vecchiaia.
    Almeno i cattolici dovrebbero poter dire: “cari fratelli gay/trans/… vi vogliamo bene, siete i benvenuti a casa nostra ma avete torto, il matrimonio gay (o unione civile/dico et similia) non è questione di diritti umani, non siete più discriminati di molti altri (ad es. le madri lavoratrici, i disoccupati aver 50, i disabili, e via dicendo), non fate le vittime ma contribuite, nel rispetto reciproco, a non stravolgere e impoverire il concetto e l’istituto della famiglia fondata sul matrimonio, riferimento di tutti, prima e oltre le preferenze sessuali di ciascuno”.
    Persino in Spagna, passati i furori laicisti di Zapatero, stanno ripensando agli effetti devastanti prodotti da una legislazione coerente a questa ideologia “gender”, e da noi?

  2. Fabio Bernardini scrive:

    Conosco bene la Spagna, mia moglie è spagnola, e posso confermare quanto riportato da Benedetti il cui post condivido in toto.

  3. gilberto borghi scrive:

    Nella mia seconda professione, di pedagogista clinico, mi è capitato di seguire persone con tendenze gay o dichiaratamente gay. E quello che ho scoperto è innanzitutto un vissuto di fatica e dolore che davvero non si riesce a cogliere se non lo si tocca almeno un po’, che come ogni dolore merita rispetto e maggiore silenzio.
    E in secondo luogo, che il desiderio più profondo che portano e che vogliono realizzare non è quello che appare nella cultura “gender”, modello “gay pride”, ma semplicemnte quello di trovare sè stessi e viversi nel modo meno doloroso possibile. Tra queste persone, più di una ha riconosciuto che la propria modalità di leggere la sessualità non corrispondeva alla loro vera natura. Ma questo, da solo non è mai sufficiente per “ritrovarsi”.
    Il passo decisivo, almeno per l’esperienza che ne ho io, è la possibilità di sentirsi amati così come sono, senza giudizio. E vi assicuro che non è facile. Ma quando questo accade, la verità di ciò che loro sono germoglia inaspettatamente tra le pieghe delle loro esperienze personali. Perciò l’atteggiamento primo che la Chiesa stessa ci chiede non è il giudizio e nemmeno l’affermazione della verità cristiana sulla sessaulità umana. Questo arriverà col tempo, se si apriranno spazi di accettazione. Ciò che all’inizio serve è sempre e solo l’accettazione della persona così com’è!!

  4. Ireneo scrive:

    Trovo condivisibilissimi tanto il commento di Federico Benedetti che quello di Gilberto Borghi – che pongono in effetti l’accento su due questioni molto diverse.

    L’equazione gay = sostenitore del matrimonio omosessuale è semplicemente falsa. Esiste un gran numero di omosessuali che, prima di essere tali, sono uomini o donne e magari cristiani e cattolici, e per i quali la tendenza sessuale non è la prima cifra della propria natura. Certo la loro voce non si fa sentire come quella della così detta cultura GLBT, semplicemente perché non hanno molto da rivendicare, se non l’amore e l’accoglienza di cui parla Gilberto.

    Tenuta ben salda la constatazione che per la maggioranza di costoro la tendenza sessuale non è una scelta, ma un dato di fatto (biologico o psicologico che sia, è irrilevante), resta un unico dato fondamentale: gli omosessuali sono chiamati alla castità tanto quanto gli eterosessuali, con la differenza che loro non hanno – non possono avere – la prospettiva di una famiglia, per quanto magari né comprendano e condividano pienamente il valore, né la prospettiva di una casta espressione della loro sessualità, come invece l’hanno uomini e donne nel matrimonio. E dunque portano una croce davvero pesantissima, specie tra i più giovani.

    L’amore, la comprensione del peso enorme di questa croce, e l’aiuto concreto nel portarla sono i compiti di cui Chiesa ed ogni cristiano devono farsi carico nei confronti di ogni omosessuale. Sempre nell’esercizio della misericordia, e nella consapevolezza che il peccato contro la carne è sempre stato il più insidioso e, d’altro canto, il meno grave dei vizi capitali.

    Ciò detto, per rispondere all’autore della lettera, è cristiano dire pane al pane e vino al vino, ma è altrettanto cristiano rispettare chi è più debole, e gli omosessuali lo sono.
    Il signor Rabajoli avrà certamente vissuta giocondamente la sua giovinezza usando certi epiteti per provocare innocentemente. Meno gioiosamente l’avranno vissuta quei suoi coetanei per cui l’epiteto non era una provocazione, ma una realtà con cui fare i conti.

  5. Massimo Menzaghi scrive:

    il tema è assolutamente complesso…

    faccio solo notare che una cosa è riflettere (da cristiani) sull’omosessualità di persone che si collocano all’interno della Chiesa, altra è riflettere (sempre da cristiani) sul tema della omosessualità di coloro che si collocano semplicemente nella società civile…
    La nostra posizione potrebbe non cambiare, la loro sì, e di molto…

  6. lucio croce scrive:

    Tanto per inquadrare il personaggio, il sullodato Cassano è quello che, a 26 anni, si gloriava di essersi portato a letto oltre 600 ragazze

  7. Francesca Vittoria scrive:

    Nella mia città ha avuto luogo il corteo chiamato “gay pride”, dalle foto de “la stampa” sembra sia stato molto accompagnato da ali di curiosi che hanno espresso buona accoglienza.
    Non ho mai visto e sentito, che in Via della Conciliazione sia stato organizzata una processione di personbe handicappate, ciechi, sordi, zoppi e cosi di tanti altra menomanza con questo intendo dire che una persona per dignità di sentire proprio non desidera l’esibizione, non rivendica orgogli strani e che il richiamo alla attenzione verso una qualsiasi povertà non ha bisogno né della propria esibizione né di irrispettosa vanteria sia verso se stessi (un apparire della propria persona come personaggio da baraccone) che verso gli altri.
    Se poi si vuole parlare anche da cristiani, allora la cosa cambia ancora: è bugiarda l’idea di chiamare matrimonio una ’unione di due persone dello stesso sesso, perché quella di un uomo e di una donna risponde in modo più realmente vero a tale definizione, in quanto da questa unione naturale ha inizio la generazione umana stessa, e con l’impegno sacramentale tutto un patrimono di principi e di valori che diventano patrimonio fondante e utile di una società. E’ stata così pensata da Dio, ma naturalmente l’uomo ha delle idee anche sue e sono quelle che vediamo, l’uomo che sposato non disdegna di venire meno ai suoi impegni, quello che ritenendo di essersi sbagliato convola a nuovi legami, quello che non intende assumersi pienamente le responsabilità con la compagna e preferisce non firmare alcuna promessa…e via andando … a tutto questo si aggiunge “l’umanità dolente” vista nelle persone con tendenze diverse delle quali un esperto medico dice essere veramente una situazione difficile. Certo la ricerca medica dovrebbe intensificare gli sforzi per approfondire e chiarire l’origine di questa debolezza e e pronunciarsi su quale aiuto dare, e, qualora la persona sia seria e aspiri anche alla comprensione del Dio Creatore, qui la Chiesa a sua volta farà la sua parte. Mi viene anche di dire che non è facile fare voto di castità e mantenerlo per nessuno, per qualsiasi persona sia che ne abbia fatto scelta di vita che per quella che le circostanze hanno deciso diversamente , come le persone separate , e per questa fedeltà Cristo che è presente in questa umanità, non fa mancare il suo aiuto che è un aiuto veramente creativo, veramente apre lui stesso nuove vie , ben diverse da questi cortei che appaiono più che reclamare comprensione far approvare situazioni di vita facile, bene accetta, una libertà nuova da far riconoscere reclamando benevolenza e il riconoscimento quasi nuovo comandamento Queste che vengono esibite sembrano vere scelte che pretendono non solo rispetto ma il riconoscimento di minoranza in espansione , un nuovo vangelo? ….Dopo essersi fatti beffe di lui lo spogliarono della porpora e gli fecero indossare le sue vesti……e si divisero le sue vesti tirando a sorte su di esse, che ognuno avrebbe preso . Era morto, ma è risorto.
    Francesca Vittoria

  8. Marianna Marchesi scrive:

    Il linguaggio triviale, più o meno di derivazione dialettale, non è accettabile tra persone educate e rispettose.
    Andiamo oltre, ma stiamo attenti a non ritrovarci improvvisamente nel carnevale del GayPride.

  9. lucio croce scrive:

    Caro Ireneo, apprezzabile il Suo post, in quanto equilibrato ed esente da astrattezze. Dal suo contenuto promana lo sforzo di farsi prossimo delle persone che vivono questo dramma, perchè per molti di loro di dramma si tratta; solo i numerosi “cassani” in circolazione possono pensare che si tratti di uno status, alla fin fine, connotato dal “capriccio”, sul quale pesantemente ironizzare. Lei invece, cristianamente, scrive che costoro “portano una croce davvero pesantissima”. Ma se questa è la realtà dei fatti, possiamo chiedere a chi credente non è – e quindi manco “attrezzato”, mi passi il termine, a sopportare un simile peso – di farsi carico di una croce del genere? Il non credente non è per forza relativista, ma ciò non significa che condivida tutti i valori proposti dalla nostra Chiesa come “naturali” e non ne consideri alcuni, anche quelli condivisi, come frutto dell’evoluzione storico-culturale. Per fare un esempio chiaro – credo valido anche per noi cattolici – il “non uccidere” di oggi è del tutto analogo al “non uccidere” di 5 secoli fa o di 20 secoli fa? Lei ricorderà che già Hobbes affermava: “auctoritas non veritas facit legem”; noi – credenti in una verità extratemporale – abbiamo certamente il diritto di prendere le distanze da questa posizione; ma chi credente non è, non ha il diritto di ritenerla plausibile? Cordialmente lucio

    • Giovanni scrive:

      Mi scusi, ma noi credenti dobbiamo avere risposte diverse a seconda dei nostri interlocutori?

    • Fabio Bernardini scrive:

      Certo che ne ha il diritto, e infatti chi non è credente non si sente certo limitato nella pratica sessuale dalle indicazioni del magistero.
      Ma questo cosa vuol dire? che io non possa esercitare il mio diritto a contrastare una tendenza che sta inesorabilmente depotenziando la famiglia tradizionale?
      Dirò di più: contrasto i tentativi di ridurre l’istituzione familiare eterosessuale ad una mera unione civile equiparabile a tante altre non in quanto cattolico, ma in quanto cittadino convinto che la famiglia così come intesa nella nostra costituzione è la sola cellula in grado di tenere insieme il sempre più problematico tessuto sociale.
      E’ chiaro che se democraticamente si arriverà a legalizzare altre forme di unione, dovrò mio malgrado accettarlo, resterò però convinto che questo sia intimamente sbagliato. Il fatto che negli Stati Uniti, in Francia e in Spagna si sia legiferato in tal senso non è certo garanzia di crescita culturale.
      Ho frequentato per anni gli Stati Uniti, e se c’e’ qualcosa da non copiare da quel Paese è il loro modo di intendere i rapporti familiari.

      Detto questo, condivido quanto esposto da Ireno nel merito e nel modo.

  10. Ireneo scrive:

    Caro Lucio,
    è un argomento delicato quanto fecondo su cui discutere!

    Brevemente, sono consapevole che non si possa ‘imporre’ a chi non è attrezzato di comportarsi come se fosse pienamente cristiano e cattolico. Qui sta l’esercizio della tolleranza, che non è relativismo, è presa di coscenza che gli uomini sono imperfetti e che la Città degli uomini non coincide e con la Città di Dio.

    Tolleranza (per rispondere a Francesca Vittoria) è anche apprezzare la profonda differenza tra il voto di castità di un consacrato e la chiamata alla castità che, come la sequela e imitazione di Cristo, non è certo ‘tutta e subito’.

    La tolleranza per il comportamento dei singoli, che è rispetto per l’uomo in ogni caso figlio di Dio, non può però sfociare nella cieca affermazione generale di diritti su diritti, talvolta portata avanti in maniera ideologica, specie quando non manchino argomentazioni pienamente laiche a sostegno della limitazione di tali diritti.

    Leggevo oggi questo interessante sondaggio relativo alle nozze gay che, per quanto possa essere più o meno attendibile, fotografa sicuramente una realtà differente e di maggiore buon senso di quella che ci si aspetterebbe: http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=196&ID_articolo=1700&ID_sezione=396

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