Nella sua rubrica PRESO IN RETE Guido Mocellin mette a confronto una cronaca della marcia Macerata-Loreto e un libro di un sociologo sulla secolarizzazione. E tu che ne pensi?
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molta preoccupazione, comunque la si rigiri…
a pelle mi preoccupa soprattutto il voler compensare gli aspetti problematici con il successo di eventi che avranno sicuramente un loro valore… ma è come voler sommare le mele con le pere… non è che se hai 8 in italiano cancelli il 4 in matematica!
una delle frasi ricorrenti nelle scorse settimane quasi voleva ridicolizzare i cattolici “scandalizzati”, che non ricordano che la salvezza non viene certamente dagli uomini di Chiesa ma dall’Alto…
… appunto: ci mettiamo a mostrare i muscoli con le processioni e i raduni?
Ancora una volta un intervento che ha ben poco di cattolico.
Ci sono difficoltà in “entrambe le Chiese”, ma in “entrambe” è presente il Signore che le santifica.
Ho usato l’espressione “entrambe le Chiese” per riprendere il tema dell’articolo, ma la Chiesa è una, un unico corpo il cui capo è il Signore.
Voler cercare ed enfatizzare i limiti della gerarchia non è solo indice di una diffidenza immotivata, forse di derivazione politica (è il caso dei giornali citati nel post e sicuramente anche di alcuni commenti), ma è anche non riconoscere la presenza del Signore (“i due formeranno una carne sola. Questo mistero è grande. Lo dico in riferimento a cristo e alla Chiesa! Ef 5, 31-32).
Preghiamo per la nostra Chiesa e impegnamoci in prima persona per renderla santa, senza alimentare inutili polemiche.
La seconda che hai detto
Nel lungo periodo saremo tutti risorti.
Diceva un grande parroco – tanti anni fa – che lui chiedeva ai suoi parrocchiani, quando entravano in Chiesa, di togliersi il cappello, non il cervello. Mi sembra un principio che dovremmo sforzarci di tenere sempre presente, oggi più che mai.
La prima che hai detto.
Se non altro perché al pellegrinaggio a Loreto ho partecipato più di una volta. Quest’anno spiritualmente, portata da tanti amici.
In ogni caso non parlerei di ottimismo ma di speranza, che è proprio un’altra cosa: “attesa delle cose future a partire da un presente già donato”. (Spe Salvi).
Quanto al “mostrare i muscoli organizzando processioni e raduni”, il pellegrinaggio a Loreto dura, ininterrottamente, dal 1978. Erano poco più di 300. Quest’anno 90.000.
Significherà qualcosa?
Vi prego, non tiriamo in ballo il trionfalismo o il bisogno di conforto psicologico: è faticosissimo farsi quasi 30 chilometri, nella notte. Caldo o pioggia, sonno e muscoli doloranti, per chi non sia un maratoneta. Affidamento e mendicanza. Si può non capire ma, almeno, non rifiutiamoci di guardare.
Anche io mi metto nella prima, e la speranza è il termine giusto come dice correttamente Hadassah.
Aggiungo che essere d’accordo con le linee guida del magistero non vuole certo dire spegnere il cervello, il mio è sempre ben accesso senza l’aiuto caritatevole di Micromega, che vorrebbe spiegare a noi poveri illusi come gira veramente il mondo.
La prima, indubbiamente.
Ma non per cieco ottimismo abbagliato dai ‘muscoli mostrati’ cui si riferisce Massimo: quel pellegrinaggio è una prova di fede, non una prova di forza né una forma esteriore, ed è segno visibile del sacro. Come diceva Benedetto XVI pochi giorni fa, riferendosi esplicitamente alla processione del Corpus Domini, il sacro ha una funzione educativa, e la sua scomparsa inevitabilmente impoverisce la cultura, in particolare la formazione delle nuove generazioni.
Ma, evidentemente, per quanto si attraversi un momento di difficoltà, il sacro non scompare, e l’ottimismo è nella certezza che quando il Figlio dell’uomo tornerà, troverà ancora la fede sulla terra.
Non so chi sia Goffredo Pistelli, ma ha ragione al 100%…