In questo articolo Roberto Beretta propone un’«analisi semiologica dell’esclusiva di Bertone al Tg1: una piccola summa di come la Chiesa comunichi male, soprattutto ora che è sotto attacco». E tu che ne pensi?
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Grazie, Roberto! Aggiungerei solo questo: sappiamo che ogni intervista televisiva è preparata (escluse quelle a bordo campo e per strada!), ma proprio perché può essere preparata, abbiamo maggiore responsabilità del come e del cosa vogliamo trasmettere. Buona giornata e alla prossima! Marco Paleari
io mi auguro per lei che un giorno non sarà giudicato, sig. Beretta, con gli stessi criteri che usa verso gli altri e che sono evidenti in questo suo pamphlet.
Se lei si ritiene così uun fenomeno sul piano comunicativo, fondi un giornale, fondi una televisione, si promuova al posto di padre Lombardi. La chiesa universale ne trarrà giovamento, che diamine.
Io tutte queste schifezza che vede lei io non le ho viste. Ma i miei occhi sono quelli di una persona semplice.Tendo ad avere un pregiudizio positivo verso le persone, anche i preti sa, anche se dopo che una persona mi ha dato 1000 prove di essere un concentrato di livore, tendo a deprimermi un po’.
Carina l’osservazione sulla foto del Papa. Certo era più comunicativo mettere quella di Jovanotti.
Che tristezza. E non mi riferisco a Bertone.
Sono perfettamente d’accordo con il dott. Beretta. Mentre seguivo l’intervista facevole medesime considerazioni che lui espone così chiaramente… E poi: è mai possibile che un principe della Chiesa non è in grado di rispondere spontaneamente a qualsivoglia domanda, anche scomoda,che gli si faccia, senza leggere le frasette di circostanza scritte su un foglietto? Se sei nella verità e ami quello che vuoi difendere, riesci a gridarlo ai quattro venti con tutta la voce, con un ardore spontaneo e non hai bisogno di frasi fatte!!! L’intervista, a mio parere, ha peggiorato la situazione perché, come al solito, esponenti di Chiesa non capiscono quando devono parlare e quando invece è meglio che stiano zitti! Non c’è bisogno di essere esperti della comunicazione per capirlo! Speriamo solamente che le cose cambino!
Ecco, le stesse identiche cose che ho pensato io. Con in aggiunta una vena quasi di pena (che parola forte!) per il povero Bertone.
Insomma, questo articolo è una prova che non tutti buttano il cervello all’ammasso del vaticanologismo, che parla delle minuzie o fa i giochetti al servizio delle cordate (e un giorno occorrerà riflettere che un elemento essenziale di questa cristi, che la distingue da tutti gli altri momenti bui e anche peggio che hanno segnato la vit della Chiesa, è proprio il rapporto perverso con il giornalismo e giornalisti. Una perversione iniziata da dentro i Palazzi vaticani. Dove più d’uno ha fatto la fine dell’apprendista stregone che si da fuoco da solo
decisamente era Bertone che si faceva difendere dal Papa.
Ancora una volta trova conferma l’acredine ingiustificata di Beretta. La solita polemica declinata questa volta contro il Cardinal Bertone.
Vorrei rispondere a Beretta che a me il suo atteggiamento nei confronti della gerarchia cattolica scandalizza più che l’intervista in questione, forse non eccellente, ma paragonabile a quella di altri esponenti della Curia e della politica (si tratta pur sempre del Segretario di Stato della Santa Sede). Le osservazioni sulla foto sono di una meschinità esemplare: mi ha ricordato l’ampio spazio riservato a una “torta papale” in uno dei primi servizi del “barbudo” A. M. Valli per il TG1 in occasione della visita pastorale di Benedetto XVI a Milano a conclusione dell’Incontro Mondiale delle Famiglie.
Da giornalisti “cattolici” mi aspetterei un punto di vista diverso. Chissà che non si possa imparare da chi scrive su quei “terribili giornali di destra” tanto criticati proprio da Beretta su questo blog…
Personalmente, nel vedere questa intervista, ho provato una grandissima pena e una stretta al cuore. Come uomo, come cristiano, come prete e come uno che è impegnato nei mezzi di comunicazione.
Di più non dico perchè correrei il rischio di mancare di carità. Anzi no, una cosa in più la dico: grazie a Roberto per questo suo scritto.
non voglio davvero alimentare la polemica: dico solo che anch’io, SPONTANEAMENTE, ho pensato le stesse cose citate nell’articolo, foglietto e foto comprese; secondo me, in questo momento, non è stata nemmeno una scelta felicissima l’intervista in se…
detto questo, vorrei precisare che ancora una volta non servirebbe fare distinguo così netti: se uno è convinto di avere occhi da persona semplice non capisco perchè non possa accettare che altri abbiano altri occhi, forse altrettanto semplici, ma diversi… e possano trarne delle riflessioni; forse sarebbe bene che si cominci a chiedersi, NELLA Chiesa, come trasformare in ricchezza condivisa questa diversità, senza manicheismi reciproci… e senza scomodare destra/sinistra, il bene che si vuole o meno alla Chiesa… e amenità varie!
“forse sarebbe bene che si cominci a chiedersi, NELLA Chiesa, come trasformare in ricchezza condivisa questa diversità”
Succede già, da sempre, il guaio è che tu non te ne accorgi.
Una persona dell’età del cardinal Bertone, alla soglia degli ottant’anni, può bene tenere in mano alcuni appunti, sia nel caso di domande “concordate”, sia in previsione di domande non concordate che prevedibilmente gli sarebbero state rivolte da un qualsiasi intervistatore su argomenti di stretta attualità di “presa” sul pubblico.
Le critiche prendono spunto da particolari irrilevanti e fanno pensare che siano motivate da altri (ri)sentimenti. Il fatto poi che siano tanto condivise non mi sembra un buon segnale.
Ci lamentiamo dei corvi, ma poi non perdiamo occasione per avventarci da avvoltoi su ogni distrazione, su ogni particolare non sufficientemente soppesato, su ogni virgola messa al posto sbagliato.
Roberto Beretta poteva contestare i contenuti di quell’intervista: sarebbe stato suo diritto. Invece preferisce attaccarsi a dettagli secondari e scaricare una camionata di critiche.
Peccato che di contenuti validi ce ne siano stati ben pochi…
Se ci facciamo distrarre dalla modalità di comunicazione, è ovvio che non sappiamo cogliere i contenuti…
Grazie Roberto per la chiarezza e la trasparenza che mostri nei tui articoli.
Anche io ho provato una stretta al cuore nel guardare l’intervista di Bertone e ho pensato ai preti con i quali sono cresciuta: quelli che davano risposte certe là dove era possibile e che ti dicevano: “questa non la so, ci penso, anzi ci pensiamo insieme e ne riparliamo…”. Nessun ossequio, tutto era trasparente. Oggi si parla di segreti, sorveglianze, bilanci non pubblici e altro ancora…perchè? Tutto ciò mi fa soffrire molto anche se poi in questo pasticcio mi dico: sono a casa mia. Sì, piena di difetti, intrighi, impicci, ma è qui che voglio vivere, è qui che ripongo tutta la mia speranza e la mia esistenza.Per questo, oggi, punto i piedi e dico che questo “parlare non chiaro” non mi piace perchè è un linguaggio che non capisco e non intendo imparare.
“… sono a casa mia… Per questo, oggi, punto i piedi…”
la penso allo stesso modo, possibile che sia così difficile da accettare da altri fratelli che hanno legittimamente altre sensibilità e altre impostazioni, ma negare una evenienza di questo tipo mi sconcerta…
La mancanza di trasparenza/sincerità, traspare evidente da tutta l’intervista. Sembra l’ “intervista” di un uomo politico!
Purtroppo è la stessa sensazione che si ha, fin troppo frequentemente, dagli atti ufficiali della gerarchia troppo lontana dal comportamento evangelico: “Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”, “No, no”; il di più viene dal Maligno” (Mt 5,37). E troppo lontana dal suo Signore!
Che sia questa mancanza di parresia uno dei motivi principali dell’allontanamento dei fedeli dalla Chiesa cattolica? (Salvo quelli mobilitati dai movimenti!)
In merito alla “domanda finale” di Beretta, io avrei un dubbio: siamo proprio sicuri che il proposito del Segretario di Stato sia quello di “difendere” il Papa (o di farsi difendere da lui)?
Si continua ad affermare che la Chiesa è “sotto attacco”. Non è un modo per sviare l’attenzione da quelle che sono in realtà “lotte interne”?
Beh, certo una fondamntale virtù cristiana, è la telegenicità! se un cardinale o un papa buca il teleschermo, santo subito, se invece è un imbranato , impacciato e anche un po’ fantozziano, è da scartare !!. del resto è ovvio, siamo stati viziati su questo fronte, Cristo è il personaggio televisivo-filmico più carismatico di sempre, e anche il precedente Papa non scherzava . perciò Bertone, povero disgraziato , a unanime parere di questo blog e a insindacabile giudizio di Beretta come attore non vale niente!!! aridateci Woytila!!
Quasi unanime.
A mio avviso, su questa intervista bisognerebbe stendere, come si diceva una volta, il manto della carità, che tutto copre. Intendiamoci, nessuno si aspettava un accenno di autocritica, ma almeno il segno di un avvio di riflessione…. Anche perchè così, ancora una volta, si dà l’impressione che la colpa non sia di chi pone in essere comportamenti oltremodo riprovevoli ma di chi pubblica i documenti comprovanti tali comportamenti. Ma se siamo tornati a tempi e costumi che speravamo definitivamente superati, possibile che sia sempre e solo colpa degli “altri” ? Viene davvero da pensare che la “Chiesa del Concilio” sia stata solo una breve parentesi che non tornerà mai più. Saluti amari. lucio
PS. e la vicenda di Gotti Tedeschi? Mentre sto inviando il post sento alla radio che il banchiere avrebbe redatto un incredibile memoriale, affidato a mani sicure, a mo’ di assicurazione sulla vita, per proteggersi – è mai possibile? – da nemici all’interno del Vaticano!
Io trovo che i “comportamenti oltremodo riprovevoli” siano di chi ruba documenti privati e di chi, sapendo che sono rubati, li pubblica.
Io invece condivido ben poco dell’articolo di Beretta, come spesso mi capita. Non riesco a non vederci un suo manifesto compiacimento in ogni passo falso della Curia che riesce a scovare, meno male che abbiamo Beretta che ci apre gli occhi sulle malefatte del Vaticano, altrimenti…. Ma per favore.
La gente si allontana dalla Chiesa perchè Bertone non è telegenico? Magari fosse così.
Il messaggio di Cristo è duro, non fa guadagnare, non fa far carriera, è contro gran parte di ciò che ci viene spacciato come essenziale.
Ecco perchè la gente si è allontanata (mi sa che assisteremo presto ad un riavvicinamento però, perchè la festa è finita…), non certo per le figuracce di Bertone, non prendiamoci in giro.
“Il messaggio di Cristo è duro”:
La reazione della gente al messaggio di Gesù è “ambivalente”: accorrono le folle quando Gesù guarisce e sfama, poi, quando il messaggio si fa duro … rimangono in pochi (vedi ad es. Gv 6).
Almeno fosse così anche oggi! Io temo invece che l’allontanamento della gente dalla Chiesa sia dovuto al motivo che troppo raramente in essa è riconoscibile il Cristo! A volte succede, ma in genere mi sembra che si tratti di voci “profetiche” spesso osteggiate.
“La gente si allontana dalla Chiesa perchè Bertone non è telegenico?”
caro Fabio, vedi però che si corre sempre il rischio di prendere una parte e farne un tutto?
E’ fin troppo evidente che non sia quello il punto: il problema (non dell’allontanamento della gente, stiamo parlando d’altro) è che anche la Chiesa, che dovrebbe portare la verità, si perde in riti e strategie “del mondo” cercando di convogliare l’attenzione dei fedeli su altro e affidandosi all’apparenza effimera (e pacchiana) anzichè alla sostanza…
manca solo il video messaggio del vogliamoci bene e poi siamo alla frutta…
è Cristo che ci salva, ma avremo il diritto di poter essere almeno un po’ orgogliosi dei nostri pastori o dobbiamo rassegnarci a stendere un velo come suggerisce Lucio? Ma provando per un attimo a riguardare l’intervista “da fuori”, come se non fossi un fedele, sinceramente, trovi tutto a posto?
io più sopra comunque avevo cercato di fare un discorso che mi pareva serio (o almeno lo speravo) senza farmi prendere la mano… e non ho proprio capito la tua risposta: puoi farmi un esempio?
Umile analisi semiologica: in quanto ad efficacia della comunicazione direi che partiamo alla grande.
Quell’”umile” buttato lì con noncuranza, a equilibrare il “semiologica”, che era un po’ che non si sentiva.
Una rosa è una rosa è una rosa…
Poi l’acribia del dettaglio, fino a qualche caduta di stile(la foto). Non ci facciamo mancare niente: dal broccato all’apparato fino ai gloriosi tempi della DC. Manca “l’intervista in ginocchio” o meglio, è detta con maggior levità, non vorremo rievocare tempi calamitosi, per fortuna definitivamente passati.
Per la cronaca: “l’infelicissimo paragone calcistico” era una citazione quasi testuale dal saluto al Papa di un bimbo allo stadio di San Siro. Anche all’analista più accurato, talvolta, sfugge qualcosa, soprattutto quando non utilizza foglietti.
La comunicazione, comunque, è efficacissima; altri prima di me hanno fatto rilievi opportuni in tal senso per cui non ripeterò. Aggiungo soltanto che gli “stilemi” (giusto corrispettivo della semiologia) sono quelli del “giornalista collettivo”, cattolico ovviamente.
La gerarchia sarà quella che è ma anche noi fedeli, destra o sinistra, conciliari o anticonciliari si sta sempre a criticare.
Ma possibile che chi vorrebbe vivere in pace debba essere sempre messo in mezzo a queste guerre?
Caro Fabio, “il messaggio di Cristo non fa guadagnare, non fa far carriera”. Con una battuta, potrei dire “dipende”: in Italia molta gente ha guadagnato e ha fatto carriera proprio perchè si è dichiarata cattolica (che poi creda davvero in nostro Signore, questo è un altro discorso) Ma non è il momento delle battute. Caro Fabio, perchè questo tono infastidito? Ad alcuni di noi, credenti come te, sembra che stiano succedendo cose – lasciamo stare che sono sempre successe, questo non attenua, anzi… – per le quali, a torto o a ragione, ci vergogniamo un po’. Sbagliamo? Può essere. Però, se fosse vero ad esempio, come pare che sia vero, che Gotti Tedeschi – stiamo parlando di Gotti Tedeschi!! – teme che le cose che ha visto per la carica che ha ricoperto presso lo IOR mettono addirittura in pericolo la sua vita (presumibilmente non ad opera dei “senza Dio”, bensì ad opera di quelli che dicono, invece, “Signore, Signore”), qualche motivo di sgomento credo lo dovremmo avere; o no? Ti ricordi quando parlavi di “ubbidienza militaresca”? Ecco, io penso che noi – che sostanzialmente nutriamo un idem sentire – dobbiamo cercare di evitarla, ma non per dire peste e corna dei nostri Pastori (che senso avrebbe per dei credenti? e poi, molti sono persone eccellenti) ma per aiutare a proseguire quella necessaria revisione dell’organizzazione ecclesiastica che il Concilio aveva avviato, ma che si è poi arenata. Noi siamo “fissati” con il Concilio? Può essere anche questo, però ammetterai che se questi sono i frutti (e sono ormai decenni che stiamo assaporando questi frutti…), forse varrebbe la pena di ripigliare in mano i principi base di quel grande evento, di cui proprio ques’anno cade il cinquantenario. O sospettiamo anche noi che il Concilio sia stato un raffinato frutto del Maligno? Si può criticare per astio, ma si può criticare anche per affetto; e a me pare che in questo blog critiche del primo tipo non ve ne siano; ma potrei sbagliarmi anche su questo. Un affettuoso saluto e che il Signore ci assista (tutti) . lucio
Lucio Carissimo,
sai benissimo a quale messaggio di Gesù mi stavo riferendo, che poi ci sia gente che lo sa strumentalizzare in maniera efficace per far soldi, eh… lo so bene…
Di “ubbidienza militaresca” non sono stato io a parlarne. Sono stato 13 anni in Marina e non riuscivo ad ubbidire neanche li, pensa un po…
Circa quello che si legge sui giornali, io non ci farei così tanto affidamento. Parliamo di Gotti Tedeschi quando ci saranno notizie verificate.
Vuoi un esempio caro Massimo: io e te cosi’ diversi che ci cerchiamo continuamente su vinonuovo perche’ cosi’ vuole Gesu’.
A te e anche a Vanni che dice di non cogliere il Vangelo nei messaggi della nostra Chiesa: mi domando ma chi ascoltate, chi leggete? Ratzinger, Bianchi, Cantalamessa, Ravasi, Martini, e ne ho tralasciati chissa’ quanti, non parlano di Dio in maniera credibile? Non sono pastori di cui andare orgogliosi (ammesso che sia aspetto a doverci preoccupare oltre I’ll dovuto)? Le loro parole non vi muovono il cuore?
Tu dici che e’ fin troppo evidente che la crisi della Chiesa non ek da ricercarsi nella scarsa capacita’ comunicativa della Curia, io sono d’accoro con te, ma in questa discussione piu’ o meno esplicitamente e’ questo il messaggio che si vuole invece si cerca di far passare.
Dici di non capacitarti dei fratelli che non vogliono vedere o accettare Il vostro sconcerto. Non e’ questo il punto, questi fratelli non si capacitano di tanta durezza e tanto risentimento.
Quello che non condivido di Beretta sono soprattuto modi e tono del suo denunciare.
“Vuoi un esempio…”
questa è buona, davvero: portiamolo avanti fino a farlo diventare arricchimento reciproco…
sul resto, sarebbe bello potersi confrontoare, a cuore aperto, con qualche Pastore: chissà cosa ne pensano davvero, di quanto sta succedendo, dell’intervista del segretario di stato, di questo loro gregge che per una metà li attacca e per una metà li difende…
“portiamolo avanti fino a farlo diventare arricchimento reciproco…”
Massimo, con molto piacere.
Caro Fabio.
Forse è più corretto dire che troppo spesso, a mio avviso, nella nostra Chiesa (come gerarchia!) non è visibile il Cristo! Perché la Chiesa (come gerarchia!) sembra più preoccupata di annunciare “se stessa e le sue verità” che di annunciare il Cristo e il Vangelo.
Per quanto riguarda gli autori/pastori che leggo: ho una predilezione per i biblisti, ma da un po’ di tempo sto leggendo dei teologi. Mi interessano però in particolare quelli che cercano Dio (come Küng), più di quelli interessati a confermare la dottrina (come Ratzinger).
Quando in essi (biblisti o teologi) trovo qualcosa che ha particolarmente il sapore della Verità, allora certamente mi arde il cuore, come a quelli di Emmaus.
Tu parli di “durezza”, di “risentimento”, di “denuncia” …
Purtroppo nella nostra Chiesa, troppo verticistica e autoritaria, il parere difforme è visto come “disobbedienza” ed è inteso quindi negativamente. Non credo che fosse così la Chiesa degli Atti degli Apostoli, nella quale era possibile discutere le divergenze (come quella dei cristiani provenienti dal paganesimo) magari in modo animato, ma comunque “fraterno”. In quella Chiesa i R. Beretta e i A.M. Valli non sarebbero stati così osteggiati come da noi. E H. Küng non sarebbe stato emarginato/perseguitato!
Già,mi immagino una scenetta degli Atti degli Apostoli. viene presentato a Piatro un fratello molto colto e intelligente che si chiama Hans, il quale prende la parola in mezzo all’assembrea dei credenti e comincia : a parlare male di Pietro che è un vecchio rincoglionito, a parlar male della dottrina degli apostoli, a presentare invece la SUa personale interpretazione dei fatti a che è molto meglio, perchè lui solo , non per nulla è svizzero!, ha capito veramente tutto di teologia mentre quest’altri disgraziati che sono a capo della Chiesa non hanno capito nulla!
al temine della concione di Hans la Chiesa delle origini e degli Atti degli Apostoli secondo voi che avrebbe fatto??
a) avrebbe applaudito, cacciato a pedate Pietro e messo al suo posto Hans
b) avrebbe cacciato a pedate Hans
c) avrebbe pregato Il Signore perchè concedesse la salute mentale al povero fratello Hans affetto da megalomania.(quello che probabilmente fa Ratzinger)
Definire Küng come un teologo che cerca Dio e Ratzinger come un teologo interessato solo a confermare la dottrina – mi scusi, Vanni, ma mi sembra un pregiudizio bello e buono.
Caro don Leonardo, accetto e rispetto la Sua opinione … senza definirla “pregiudizio”.
Le reazioni di Maria e di Hadassah sono fin troppo scontate: odio viscerale (molto cristiano!) per chi ha opinioni diverse, come Kung.
Probabilmente, dato che non so scrivere in italiano, Vanni scambia un maldestro sarcasmo per “odio viscerale”. Con annessa reprimenda circa il mio insufficiente tasso di coerenza cristiana. Me ne farò una ragione.
Il sospetto, comunque, è che lui si comporti proprio allo stesso modo riguardo le mie “opinioni diverse”.
@Vanni. Mi scusi la sincerità. Lei come a Kung interessa solamente che la chiesa faccia come aggrada a Voi, diversamente non vi è dialogo, come dite voi.Lei ama i teologi.Quali? Alcuni escono spudoratamente dal seminato. Forse per questo sono interessanti? Alla fine è la solita tiritela….Preferisco papa Benedetto ed tanti ottimi esegeti ai troppi teologi in cerca di …nuove verità.
Caro amico Vincenzo, a me non interessa che la Chiesa faccia “quello che mi aggrada”, ma “secondo l’insegnamento di Gesù Cristo che troviamo nel Vangelo”.
Non ho mai detto di “amare i teologi”, ma semmai i biblisti,e
condivido in parte la sua affermazione sui teologi: a volte “escono dal seminato”, spero però sempre che lo facciano in buona fede.
Le verità non devono essere né nuove né vecchie: l’importante è che siano “verità”.
@Gent. Vanni, non volevo essere troppo duro, ma l’accenno a Kung mi ha allarmato. Poichè non sono più tanto giovane lo ricordo bene e lo apprezzavo per l’equilibrio di giudizio,lo sforzo di far comprendere la morale cattolica spesso difficile in alcuni casi che gli venivano proposti. Ma sempre fedele alla dottrina con qualche apertura possibile su alcuni temi delicati. Poi è cambiato. Ormai ripete sempre le stesse obiezioni da anni,a cui è sempre stato risposto in modo adeguato. Perchè continua? Anche Bianchi dice che Kung non viene ascoltato. Cosa deve dire di nuovo che già non si sappia? A me sembra a volte che si faccia come certi sindalisti: professionisti della contestazione permanente.Questo non toglie che come cattolico debba obbedire acriticamente, ma devo comunque obbedire alla chiesa e la mia critica deve essere solo costruttiva, credo, se amo la chiesa del Cristo. Il confronto è sempre utile e necessario.Sono il primo a criticare la chiesa istituzione per l’evidente incapacità di comunicazione , lasciando spesso i cattolici senza adeguata difesa, come ritengo che essa debba convinceri che deve rendere conto dei suoi atti sopratutto di tipo economico ala comunità dei cattolici, contro una diffuso autoreferenzialità. Sul piano dottrinale preferisco prima approfondire bene prima di criticare. Certo, è la verità che interessa a tutti, ma esiste anche un percorso corretto e uno scorretto, o no? Grazie.
Povero Kueng, che cerca (ancora) Dio…che non si fa trovare evidentemente, emarginato/perseguitato perfino da lui!
Noioso Ratzinger che si limita a “confermare la dottrina”.
Beretta e Valli osteggiati da noi? Forse da qualche piccola minoranza, senza voce mediatica, di cattolici senza aggettivi.
Curioso che tanta ostilità si concretizzi nel fare il vaticanista del TG 1.
Come per il povero Kueng, intervistato in ginocchio e amplificato in tutto il mondo, maxime in Italia, dai media che piacciono alla “gente che piace”.
Insomma non si può proprio piacere a tutti quando si sceglie di piacere alla parte giusta.
Resta sempre un piccolo gregge che dissente, l’ha promesso Qualcuno.
alla faccia delle differenze che arricchiscono…
Caro Vanni,
Ho letto un po di Kung ed è inutile dirti che non condivido quasi niente. Tuttavia dice e scrive tutto quello che vuole, può tranquillamente dire messa, ecc. ecc. I perseguitati sono altri credimi.
Comunque, se tu per mezzo di lui ti avvicini al signore per me va bene.
Dire però che Ratzinger è interessato a confermare la dottrina piuttosto che a cercare Dio la posso solo prendere come una provocazione. Di lui ho letto invece molto, forse anche tu ma se è così lo hai frainteso.
Quando parlavo di toni inappropriati mi riferivo a questi. La denuncia mi va bene, ma nello stile della correzione fraterna non con l’acredine ed il sarcasmo da talk show o riviste patinate.
Scusi Hadassah, ma perchè non scrive in italiano?
Leggo due suoi post,e non capisco una mazza!
Ma è ovvio non sono italiana.
Faccio ciò che posso.
Non preoccuparti Hadassah, scrivi benissimo, molto meglio della grande maggioranza di italiani te lo assicuro. Come sono sicuro che il senso del commento di “Servo Inutile” non intendeva essere offensivo.
Mi sembra che il solo lamentarsi, una volta sì e l’altra pure, perché il proprio modo di pensare non viene condiviso da tutti, sia un chiaro indice della propria incapacità di accettare che altri abbiano un’opinione diversa e che possano liberamente esprimerla.
Una discussione realmente costruttiva si basa su di un civile contradditorio, che prende in esame le posizioni altrui e obietta con le proprie argomentazioni. Certo che, se il punto di partenza è lontano mille miglia da una modalità cristiana di carità fraterna, il tono delle repliche non può non risentirne.
Tuttavia, lamentarsi continuamente per la mancata “accettazione” delle proprie posizioni attribuendo ad altri intenzioni discriminatorie ben oltre le loro parole, sembra invece palesare con evidenza l’incapacità propria ad accettare posizioni divergenti e a riconoscere agli altri il diritto a manifestare il proprio pensiero, come si pretende per sè.
Se davvero si tiene ad un dia-logo costruttivo, si argomenti, si vaglino le obiezioni e si ri-argomenti senza tante lamentele.
Purtroppo quando soggettivismo e relativismo prendono il sopravvento, il risultato non può che essere il conflitto, l’anarchia, l’impossibilità di riconoscere (non di stabilire o concordare!) la Verità.
Ho letto tra i commenti offese inaccettabili a Benedetto XVI, attacchi generici e generalizzati alla gerarchia cattolica. Cui prodest?
Siamo sicuri che il dialogo tra sensibilità diverse debba portare QUESTI FRUTTI?
Ho l’impressione che la logica dei “talk show” non porti giovamento alla comunità cattolica, nemmeno a una virtuale come questa di Vino Nuovo. E se provassimo a pregare e ad ascoltare con un po’ più di umiltà i nostri pastori?
Per rispondere a Vanni quando parla, riguardo a Kung, di ‘opinioni diverse’.
Kung sta correntemente (sui giornali) incitando al sedevacantismo, accusando Bendetto XVI di stare ‘scismando’ dalla Chiesa Cattolica per via del suo braccio teso ai lefebvriani. I toni che usa non possono peraltro definirsi caritatevoli. Andrea Tornielli osservava argutamente come i due estremi si toccano e Kung, dall’estrema ‘sinistra’, stia cadendo nello stesso errore dell’estrema ‘destra’, sedevacantista perchè crede di vedere nei papi del post-concilio un’apostasia della fede. Io lo trovo molto ironico.
Ma, soprattutto, raccogliendo l’invito di Federico Benedetti, aggiungo: credo dovremmo usare un po’ di discernimento nello scegliere i pastori da seguire, ed un po’ di senso critico nel vagliare le ‘opinioni diverse’, così da distinguere il grano dal loglio.
Anche il serpente di Genesi 1, in fondo, ha iniziato col suggerire un’opinione diversa…
Trovo molto poco cattolico paragonare Benedetto XVI ad un qualsiasi teologo.
E’ da poco passata la festa della Pentecoste, ma evidentemente ci sono cattolici che non credono più presente lo Spirito Santo nella Chiesa.
Mi intristisce molto prendere atto che molti cristiani preferiscono impegnarsi in pesanti critiche alla Chiesa e ai suoi vertici piuttosto che perseguire una conversione personale. Se si mettesse al centro Gesù Cristo invece che la propria visione del cristianesimo troveremmo più facile essere cristiani ed essere Chiesa.
“Mi intristisce molto prendere atto che molti cristiani preferiscono impegnarsi in pesanti critiche alla Chiesa e ai suoi vertici piuttosto che perseguire una conversione personale”
penso che buona parte dell’incomprensione sia in quel PIUTTOSTO…
… basterebbe accettare che possa essere sostituito da una congiunzione…
Non giudico il percorso di nessuno, ma l’impressione è quella.
Nel mio cammino di conversione, l’ascolto degli insegnamenti della Chiesa viene prima di molte altre considerazioni, legittime ma fuorvianti e sicuramente non prioritarie.
Qualcuno ha parlato di “offese inaccettabili a Benedetto XVI”. Francamente ho fatto fatica a rendermi conto che le presunte “offese inaccettabili” erano contenute in un mio precedente commento in cui scrivo: “Per quanto riguarda gli autori/pastori che leggo … sto leggendo dei teologi. Mi interessano però in particolare quelli che cercano Dio (come Küng), più di quelli interessati a confermare la dottrina (come Ratzinger).”.
Non intendevo certo affermare che Benedetto XVI è interessato “solo” a confermare la dottrina e che si disinteressa, ad esempio di “cercare Dio”. Mi sembra fin troppo ovvio che uno scrittore, teologo o meno, che scrive un libro, intende raggiungere più obiettivi, magari assegnando ad essi diversi gradi di priorità.
Però se quello che ho scritto è stato frainteso persino una persona saggia ed equilibrata come don Leonardo, allora significa che, pur involontariamente, io ho contribuito a generare l’equivoco. E ne chiedo scusa!
In quello che ho scritto, io ho espresso il parere che l’obiettivo del papa teologo, quando scrive un saggio di teologia, sia prevalentemente di “confermare la dottrina”: può darsi che questo mio parere sia opinabile, ma vorrei che mi si spiegasse dov’è l’ “offesa inaccettabile” al Papa.
Forse ho offeso il Papa perché, come dice qualcuno, l’ho paragonato ad un “qualsiasi teologo”?
O forse l’ho offeso accostando al suo nome quello di H. Küng? L’accostamento in sé è forse blasfemo?
Ireneo riferisce che “Kung sta correntemente (sui giornali) incitando al sedevacantismo, accusando Benedetto XVI di stare ‘scismando’ dalla Chiesa Cattolica per via del suo braccio teso ai lefebvriani.”. Ringrazio Ireneo se saprà indicare riferimenti precisi (URL) di questi articoli di giornali.
Il cattolicesimo non è un supermercato dove ognuno cerca e sceglie quello che preferisce, secondo il priprio gusto. Kung è una figura controversa, molto critica, in qualche modo simbolo del dissenso cattolico nei confronti della gerarchia e del Papa. Il confronto con Benedetto XVI non è blasfemo ma non può passare inosservato. Trovo offensivo nei confronti di un pontefice non riconoscergli quel primato, anche pastorale, che la Chiesa da sempre gli riconosce. Giustamente è stata ricordata la Pentecoste e la discesa dello Spirito Santo sulla Chiesa, sugli “apostoli riuniti in preghiera”: possibile che non riusciamo a vederne i frutti negli insegnamenti dei nostri pastori (o perlomeno del Papa)?
Spesso ho l’impressione che le critiche alla gerarchia della Chiesa siano conseguenza della nostra incapacità di farci dicepoli. Preferiamo essere “maestri” e cerchiamo giustificazioni a destra e a manca, come al banco del mercato: un sacerdote, un teologo, un biblista… un vaticanista, va bene chiunque purchè ci dia ragione. E’ dura far passare un orgoglio smisurato nella porta stretta di cui parla di Vangelo, eppure uno sforzo dobbiamo pur farlo.
non mi pare correttissimo considerare il dono dello Spirito un’esclusiva di qualcuno…
e mi pare che quando il nostro Papa scrive libri abbia lui stesso precisato di non farlo in quanto papa, ma come studioso e uomo di fede…
e comunque si era partiti da argomenti molto più terra terra…, opinabili e criticabili senza scomodare categorie troppo alte…
Lascio stare Küng perché non lo conosco abbastanza per criticarlo in senso pertinente. (Una diffidenza istintiva, quindi non razionale, mi viene dal vederlo così corteggiato dall’anticlericalismo nostrano, ma tant’è: magari le personalità potessero selezionare i propri ammiratori; anche Benedetto XVI prenderebbe le distanze da parecchia gente che lo adula).
Mi soffermo invece sull’idea che Joseph Ratzinger, considerato anche solo come teologo, abbia come obiettivo prevalente il confermare la dottrina. A mio parere non è vero, soprattutto se penso ai suoi saggi fondamentali, come l’”Introduzione al cristianesimo”. Sarà meno audace di Schillebeeckx o di Panikkar; forse per questo si può dire che si limiti a confermare il punto di vista della dottrina ufficiale? E’ chiaro che, nel ruolo Prefetto della Congregazione della dottrina della fede, e poi di Papa, il compito di Ratzinger abbia comportato spesso di esporre o ribadire la dottrina della Chiesa (e non la sua personale), ma abbiamo anche gli esempi di ciò che scrive tuttora “da teologo” come i volumi su Gesù di Nazaret. Anche questi si limitano a confermare la dottrina? Dipende da che cosa intendiamo per “confermare”. Se parliamo solo delle conclusioni a cui giunge nelle sue riflessioni, capisco che qualcuno lo prenda approssimativamente per “conservatore” (certo esistono numerosi biblisti molto più audaci!). Ma se invece ci soffermiamo sul modo in cui Ratzinger presenta e argomenta, non solo le proprie tesi personali, ma anche le affermazioni fondamentali del cristianesimo, allora a me sembra che le abusatissime categorie di “conservatorismo” e “progressismo” saltino. Ratzinger si dimostra, come altri teologi beninteso, capace di riprendere il discorso da capo, di riesporlo all’uomo di oggi senza dare per scontato l’assenso alle visioni più tradizionali, di spiegare in modo nuovo i contenuti della fede senza stravolgerli. Sa farlo anche Küng? Tanto meglio, io per quel poco che ho letto di lui mi sento più perplesso sulla sua capacità di tradurre senza “tradire”. Al di là di questo parere, non mi sento di condividere alcune contrapposizioni che mi sembrano troppo facili, quasi che nella Chiesa le personalità più note fossero tutte e solo incarnazioni, o della più pura sincerità di intenzioni e della ricerca più libera della volontà autentica di Dio, o viceversa della più rigida difesa e conservazione del passato o dello status quo… E per riportarmi al tema dell’articolo di Beretta: a me sembra che le dichiarazioni del card. Bertone non contribuiscano affatto a riconoscere i chiaroscuri nella realtà della Chiesa, non aiutino a capire che nella Chiesa come altrove anche i grandi sbagliano, che i migliori amici della Chiesa non sono quelli più pronti ad adularla, e che anche un biasimo PUÒ essere segno, se non di amicizia, almeno di lealtà. Magari possiamo stare attenti noi a riconoscere la complessità, quando c’è, senza ridurci sempre a segnare sulla lavagna chi sono i buoni e chi i cattivi.
Non ho la preparazione sua e di altri per commentare la prima parte del suo intervento, ma mi conforta molto ritrovarmi nelle conclusioni (dove apprezzo, oltre alla sostanza, la pacata schiettezza da correzione fraterna che non presta il fianco all’accusa di acredine): sottolineerei il termine COMPLESSITA’, che mi pare essere echeggiato anche nelle recentissime “risposte a braccio” del nostro Papa a Milano…
Complessità implica senso del limite, umiltà, ascolto, messa in discussione di sè, approfondimento, … certamente non si può pensare che bastino risposte preconfezionate per tutte le occasioni…: ascoltiamo il papa anche quando ammette che non esistono semplici ricette e che le parole possono essere insufficienti!
Grazie Don Leonardo, il tuo è il modo di argomentare che apprezzo e che a mio avviso permette di intavolare un proficuo dialogo.
Caro Vanni,
questa è l’intervista originale di Kung apparsa su un giornale tedesco: http://www.swp.de/ulm/nachrichten/politik/Fremde-Feder-Hans-Kueng-Papst-provoziert-Ungehorsam;art4306,1473550, e questo è il commento di Tornielli cui mi riferivo, apparso su Vatican Insider: http://vaticaninsider.lastampa.it/homepage/nel-mondo/dettaglio-articolo/articolo/papa-el-papa-pope-kung-15859/.
Premetto che sono ben consapevole che Kung si sia allontanato progressivamente, e non dai suoi esordi, dalla teologia cattolica (questa l’esplicita ragione del suo allontanamento dall’insegnamento secondo il documento che glielo vieta, perchè il Professore Hans Küng è venuto meno, nei suoi scritti, all’integrità della verità della fede cattolica, e pertanto non può più essere considerato teologo cattolico: http://www.doctrinafidei.va/documents/rc_con_cfaith_doc_19791215_christi-ecclesia_it.html).
Dunque, è certo lecito leggerlo per formarsi un’opinione critica e trarne spunti di riflessioni.
Anche Tertulliano, uno dei più grandi e fecondi pensatori cristiani dell’epoca dei Padri, è morto eretico (ultramontanista se ricordo).
Ritengo bisognerebbe però prestare attenzione a non “farsi ammaestrare” nel leggere teologi così controversi, così come è necessario prestare attenzione leggendo Tertulliano, sempre con un occhio al Magistero ed alla Tradizione.
La parola “ammaestrare” mi fa ricordare che il compito di ammaestrare e insegnare è stato dato espressamente agli apostoli, non ad altri, insieme alla promessa di avere sempre il Signore vicino:
Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato. Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano. E Gesù, avvicinatosi, disse loro: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
Mt 28,16-20
Gira e rigira, da qualsiasi argomento si parta, a me pare che – in maniera implicita o esplicita – si vada poi a parare sempre lì: il cattolico può avere una sua normale capacità di giudizio, può esercitare legittimamente il suo innato – innato in quanto anche lui appartenente alla specie umana – senso critico? Fatti salvi i, pochi, postulati essenziali della Fede, sui quali ovviamente non possiamo non essere integralmente d’accordo, sul “resto”, che è tanto, si può esercitare almeno un minimo di analisi critica? Possiamo parlare quanto vogliamo di Fides et Ratio: resta un discorso inutile se poi, ad ogni occasione qualificante, deve essere la Ratio a cedere sempre e comunque il passo. Quando sarà “quel” giorno, nostro Signore ci giudicherà in base alla quantità di dogmi che abbiamo accettato senza discutere? Oppure il Suo criterio di giudizio sarà un pochino più articolato? Credo che le risposte che diamo a queste domande siano fondamentali. Cordialmente. lucio
Incoraggiamo la “ratio” quando è adeguatamente formata, altrimenti rischiamo il soggettivismo e il relativismo. L’importante è non avere se stessi come punto di riferimento e criterio unico, ma il Signore. Come possiamo essere certi di conoscere il Signore e la sua volontà e non confonderla con la nostra volontà, con l’immagine del Signore che più ci aggrada? Nel dubbio, ascoltiamo l’insegnamento dei nostri pastori.
poco sopra ho ricordato che il papa stesso ha rimarcato che non per tutto le parole sono sufficienti e che non per tutto esistono ricette: chi non si schioda da risposte preconfezionate, mi dispiace dirglielo, è proprio lei!
Lucio ha posto una domanda significativa e lei lo liquida così?
nel merito, direi che il giudizio se una ratio sia adeguatamente formata possa spettare solo alla rispettiva coscienza, altrimenti è una tristissima barzelletta dal finale già scritto…
Poi questo fatto di vedere i nostri pastori, in questa accezione così vaga, come una certezza che ci mette al riparo da tutto mi sembra veramente improprio, oltre che deresponsabilizzante…
ma soprattutto, mi pare che Lucio abbia ribadito per bene quale sia l’oggetto ed il tema e mi pare oltremodo fuorviante richiamare sempre e comunque una subalternità anche dove questa, nel merito, non trovi giustificazione…
Se la coscienza controlla se stessa, autorizza qualsiasi scelta, di cuore o di pancia, a prescindere dalla verità…
Lei, Menzaghi, è d’accordo con Lucio Croce? Buon per voi, ma non è detto che abbiate ragione. La prego, la smetta di sminuire continuamente il ruolo (il mandato, la chiamata, il dovere) dei nostri pastori: i vescovi delle nostre diocesi, il Papa. Facendosi alfiere di una visione soggettivistica e relativistica di cattolicesimo lei forse troverà giustificazioni alle sue personali scelte morali e (soprattutto)politiche, ma non fa un passo verso quella conversione che dovrebbe essere l’obiettivo prioritario di tutti noi. Cambi atteggiamento e cominci a considere la Chiesa come una madre amorevole che si prende cura dei propri figli, anche con divieti sensati e rimproveri motivati, se necessario. Si ricordi che il suo parroco, il suo vescovo e il Papa pregano ogni giorno il Signore anche per lei.
Ma Lucio chi è che non ti fa esercitare il tuo senso critico me lo spieghi una buona volta? Sono gli interventi di Federico Benedetti? C’è qualcuno che ti impedisce di dire e scrivere quello che ti passa per la testa in questo blog? O ti aspetti che gli altri assentano ogni tuo commento?
Ormai dovresti aver chiaro che ci sono posizioni differenti dalle tue con cui devi convivere, prova ad argomentare le tue ragioni e a dialogare con chi reputi opportuno.
Se non vuoi che la gente controbatta evita di scrivere, ci guadagni in serenità.
PS: ho dato un’occhiata al Blog di Don Sciortino su Famiglia Cristiana, ho apprezzato per equilibrio e modi la risposta che il Direttore ha dato su questa questione.
Caro Lucio, i pochi postulati essenziali della fede si chiamano dogmi, non è una parola brutta, da oscuri tempi medievali. E’ lo strumento attraverso il quale la Chiesa fa chiarezza sul contenuto della fede e, piaccia o non piaccia, un cattolico ha il dovere di ritenerli, e da lì partire. Ripeto, non è una cosa brutta e non limita la libertà di alcuno, anzi è all’interno di essi, a partire da essi che si esercita la propria libertà di coscienza e di fede.
Leggo in questi giorni un libro, “Progetto di Dio: la creazione che raccoglie perlopiù una serie di lezioni di Ratzinger teologo, non ancora papa. In queste lezioni fa teologia certamente al di fuori del Magistero – dice cose che non sono verità di fede e che, da papa, non dice e non direbbe mai -, ma non ‘contro’ né ‘senza’ il Magistero. E’ un bellssimo esempio di come si possa fare teologia vera, riflettendo in modo critico con la più grande libertà, solidamente appoggiato alla Scrittura ed alla Tradizione, fornendo una visione grandiosa e sintetica della teologia della creazione, pure esprimendosi su questioni non affrontate dal Magistero, quindi oltre i dogmi.
E’ solo il primo esempio che ho sotto mano di cosa significhi libertà di pensiero, espressione e coscienza per un cattolico.
Grazie per la segnalazione Ireneo, lo prenderò di certo. Mi ricorda il primo libro che ho letto dell’allora Cardinale Ratzinger, “In principio Dio creò il mondo e la terra” e che fu l’incipit della mia conversione.
Da quel pomeriggio di un sabato invernale per me tutto è cambiato.
quello che trovo veramente ridicolo non è che qualcuno ammiri Hans Kung e detesti Ratzinger , de gustibus , anche teologici, non est disputandum…!!!! quello che trovo ridicolo e pretenzioso fino all’assurdità è che costoro si approprino della”chiesa delle origini” , di cui non sa sanno quasi nulla o sanno quello che sappiamo tutti , non essendo vissuti al tempo della Chiesa delle origini, e facciano di questa fantomatica chiesa delle origini che esiste solo nel loro cervello la pietra di paragone contro la chiesa di oggi!!! secondo Vanni : nella chiesa delle origini sì che Beretta , Valli e hans Kung sarebbero stati apprezzati, mica come ora , in questi tempi bui!! E chi lo dice ?? Vanni!! e che ne sa Vanni della chiesa delle origini?? se il caro Vanni si leggesse qualche documento storico della famosa chiesa delle origini si renderebbe conto che niente di quello che sappiamo della chiesa delle origini ci lascia supporre che vi sarebbe stati apprezzati personaggi come Hans Kung.
Leggendo, in successione, i post di don Leonardo (11/6 h.15.56) e di Massimo (12/6 h.13.01) balza all’occhio un’evidente diversità, non solo di contenuto, ma di una forma che diviene sostanza.
Il primo espone e argomenta pacatamente le proprie riflessioni e considerazioni, mantenendo contemporaneamente il rispetto per le considerazioni altrui; il secondo, con assai meno argomentazioni, praticamente si scaglia contro il post che lo precede (di Federico), in termini che certamente non esprimono rispetto per chi ha un’opinione divergente.
Ciascuno può trarre la propria conclusione su quale delle due modalità offra la possibilità di un dialogo fruttuoso e arricchente per tutti.
ho ammirato anch’io (scrivendolo) l’intervento di don Leonardo e non ho dubbi che riesca anche a relazionarsi meglio del sottoscritto…
detto questo, se mi consente, avrei qualche dubbio sulla forma che diventa sostanza: se parliamo di dialogo fruttuoso non basta fare le classifiche del bon ton che propone lei, bisognerebbe ascoltare e rispondere nel merito, proprio quello che non fa quasi nessuno: gli interventi del buon Benedetti (che ha tutto il diritto di farli, ma assumendosi non solo l’autocompiacimento del paladino a baluardo del male che ci pervade ma anche qualche replica…) sono il peggior esempio in questo senso e io li trovo nefasti se l’obiettivo è il dialogo (anche senza aggettivi, è proprio il dialogo che manca!), molto più dannosi di qualche intervento sopra le righe per il quale mi scuso; ma perchè non si prova a rispondere nel merito? trovo molto irrispettoso non ascoltare e parlare d’altro, ma forse è una strategia per farmi salatre i nervi… e ci sto pure cascando…
ho lanciato degli spunti sulla complessità, ho citato il papa… e mi si risponde che, nel dubbio, meglio lasciar perdere la ragione e ascoltare i pastori…
comunque dial lei il buon esempio di fruttuosità del dialogo e dica la sua rispondendo, magari non a me ma a don Leonardo…
Trovo infantile coinvolgere altri quando si riceve un’osservazione: “quel bimbo fa peggio di me”.
Dialogare con lei non è facile perchè mancano i presupposti, un percorso condiviso, un punto di partenza, un riferimento.
Le ho risposto puntualmente sulla coscienza, ma se non abbiamo la stessa idea di coscienza (e di coscienza cristiana) ogni parola è inutile perdita di tempo. In questi casi, normalmente, si ricorre ad un’autorità riconosciuta da entrambi come capace di chiarire una controversia, ma se lei non riconosce la Chiesa come “maestra” e non vuole “maestri” in generale, se non forse quelli che le danno ragione, come si fa?
E’ uno dei problemi del soggettivismo: non c’è possibilità dialogo.
solo per dire che l’ha coinvolta Elena, non io…
Legga bene chi ha scritto:
“gli interventi del buon Benedetti sono il peggior esempio in questo senso e io li trovo nefasti se l’obiettivo è il dialogo”.
Per poter dialogare bisogna prima almeno tentare di capirsi.
“”Ma Lucio chi è che non ti fa esercitare il tuo senso critico me lo spieghi una buona volta?”" Caro Fabio, non credo di meritare la burbera reprimenda del tuo articolato post . Il discorso – a me sembrava chiaro ma, evidentemente, mi sono sbagliato – riguarda la libertà di coscienza nella Chiesa ( e non certo sul nostro blog); è quella che a me – sarò pure in errore, ma la penso così – pare carente. Ho inviato numerosi post a Vino Nuovo, nel corso del tempo, e non credo – se sbaglio, riprendimi – di aver mai preteso “che gli altri assentano ad ogni mio commento”. Sarebbe, tra l’altro, una bella contraddizione auspicare una maggiore libertà di coscienza e, nel contempo, irritarmi quando le mie considerazioni terra terra, di cattolico qualunque, ricevono delle critiche! Francamente, mi pare di vedere molta più “combattività” in chi difende lo statu quo a spada tratta, “a prescindere”, come avrebbe detto Totò. Questo mio modo di vedere la Chiesa implica insofferenza nei confronti della struttura gerarchica? Non credo proprio – la mia storia personale potrebbe dimostrarlo – e mi pare, questa volta, di essere stato chiaro nel post del 9 giugno. Ma se oggi ci troviamo in questa critica situazione, è un’eresia ipotizzare che qualche responsabilità possa averla anche la gerarchia? O è sempre e comunque colpa dei soliti cattolici “conciliari”, che remano contro e sono contenti se le cose vanno male? La crisi nella quale ci dibattiamo è forse ascrivibile al fatto che questi sono pavidi, smaniosi di conformarsi alle mode del momento, troppo arrendevoli nei confronti dei “nemici”, pronti a barattare ciò in cui credono per un piatto di lenticchie? Ti confesso che i discorsi che si fanno a volte tra di noi mi lasciano sgomento: il nostro impegno dovrebbe essere infatti teso – secondo i “veri” cattolici – non tanto a far comprendere, possibilmente con l’esempio, la bellezza della parola del Signore, bensì a piantare bandiere, a delimitare confini, a fissare paletti, pali e pilastri, a imporre comunque il nostro punto di vista, che è sicuramente e sempre il migliore. Non a caso, qualcuno auspica “un Cristianesimo tosto, con gli ormoni e gli attributi, opposto a quello molle ed eunucoide di certi cattolici sdolcinati buono per vecchie e donnicciole”: anche a noi evidentemente, non solo ai “nemici”, piace vincere. Ma il nostro non è un Dio che, umanamente parlando, ha perso? Chi pensa queste cose è un cattivo cattolico, un opportunista, un relativista, un mezzo eretico, un protestante, un “traditore”? Se così fosse – ma mi auguro, per la mia anima, che così non sia – vuol dire che chi ragiona così se ne assumerà la responsabilità davanti a nostro Signore. Caro Fabio, ti saluto con immutato affetto (hai ragione per quanto riguarda l’espressione “ubbidienza militaresca” da me citata in un post precedente, che non è tua ma dell’amico “fab”)
Lucio carissimo, io ti voglio bene, se ti sono sembrato burbero ti chiedo scusa.
Alcune nostre opinioni sono oggettivamente distanti, ma questo ci sta, è probabile che molte delle nostre considerazioni dipendano dalle diverse esperienze personali.
Finisce però che ci diciamo sempre le stesse cose.
Io questa carenza di libertà di coscienza nella Chiesa, a tutti i livelli, proprio non la vedo quindi strabuzzo gli occhi quando te la sento rimarcare quotidianamente.
Se gente come Kung, quindi ad alto livello, può permettersi di dire quello che ha detto e scritto, se gente come quel Franco Salis sul Blog di Famiglia Cristiana, quindi a livello base, può tranquillamente dare sfogo alle sue ossessioni contro il Papa, mi spieghi come posso accettare l’idea che nella chiesa non ci sia libertà di opinione?
Poi però non ci si deve certo aspettare che tutti i “consigli” e le “proposte” vengano accolti e messi in pratica, perchè a quel punto sarei io ad andarmene da una Chiesa che avrebbe smarrito la funzione di punto di riferimento.
La crisi morale in corso è causata in parte dalla Curia? Può essere, ti ripeto che non mi sento all’altezza di dover spiegare ai vertici cosà fare. Del resto ho abbondantemente espresso quali sono a mio parere i veri motivi della scristianizzazione in corso.
Infine: i rapporti di ogni tipo in questa nostra vita si basano sulla fiducia. Quando dopo un attento approfondimento finisco con il constatare che, una, due, tre, quattro volte gli attacchi contro il Papa sono strumentali, le parole che gli si attribuiscono sono volutamente manipolate, io prendo la mia decisione e do la fiducia a chi ha dimostrato di meritarsela. Non è possibile dubitare sempre, non c’è il tempo materiale di star li ogni volta ad impiantare processi, è necessario capire di chi potersi fidarse.
Io di persone come Benedetto XVI, Cantalamessa, Ravasi, mi fido perchè hanno dimostrato di meritare la mia fiducia, il che non vuol dire spegnere il cervello di fronte a ogni loro dichiarazione.
Giornali come Repubblica, ma anche il Giornale e Libero dalla parte opposta, la mia fiducia se la sono giocata ta tempo e prima che la recuperino ne dovranno fare di buono giornalismo.
Altri potranno riportare esperienze e considerazioni diverse.
Concludo dicendo che, con tutti i suoi limiti e peccati, grazie a questa Chiesa, per intercessione di Gesù senza dubbio, mi sveglio la mattina con una grande speranza e voglia di vivere, una gioia che avevo irrimediabilmente perso perchè credevo che tutto dipendesse da me e da come sarei stato bravo ad influenzare e cambiare le cose. Sono immensamente felice quando riscontro in altri questa serenità ritrovata.
Cristo, la Parola, nostro fondamento, ci dice come essere:
Marco 10, 13-16
Luca 18, 15-17
Matteo 19, 13-15
ottimo, ma mi permetterei di vedere proprio una certa gerarchia nei panni di quei discepoli da sgridare: secondo lei la Chiesa oggi è gestita con la freschezza, la trasparenza, la schiettezza dei fanciulli?
comunque, a scanso di equivoci e tornando al tema, non penso che serva scomodare la coscienza morale più o meno formata, il ruolo dei pastori, i dogmi e addirittura la Parola per poter ribadire che il povero cardinal Bertone ha rimediato una magrissima figura, offrendo a noi e al mondo, dall’altezza e dall’autorevolezza del ruolo che ricopre, una serie di banalità condite da un atteggiamento assolutamente non trasparente e irrispettoso della coscienza e dell’intelligenza dei fedeli;
nel post sulla pedofilia si riporta una frase dell’arcivescovo di Monaco:
“il gioco in difesa, la banalizzazione e la relativizzazione non promuoveranno una nuova credibilità. Non può esservi quindi alternativa all’apertura, alla trasparenza e alla sincerità”
che mi pare perfettamente aderente anche alla vicenda in corso!
Nel sottolineare che lo dice un cardinale, non un laicistaradicalcomunista, per onestà intellettuale ricordo che il papa l’altra sera in un omelia mi pare abbia invece criticato un certo modo di fare informazione, all’interno di un discorso complesso e articolato in gran parte condivisibile, ma in questi giorni mi pare una sottolineatura non felicissima: ci rifletterò, come è giusto, ma UMANAMENTE è stata una delusione…
Lei vede sempre i torti della gerarchia e mai i suoi. Nei brani riportati da Elena il Signore invita tutti noi, non solo la gerarchia, a essere come bambini. I bambini non pretendono di sapere o saper fare tutto: si affidano con fiducia, amano con riconoscenza, si lasciano aiutare, curare, amare. Così deve essere il nostro atteggiamento, mio, suo e di tutti, nei confronti del Signore. In altri brani Gesù affida a Pietro (e quindi ai suoi successori) la cura pastorale delle sue “pecorelle” (Gv 21,15-17).
Lei pretende di essere “adulto”, di insegnare e di criticare vescovi e papi, ma dimentica o sottovaluta le parole di Gesù.
Siamo tutti tentati dalla superbia e dall’orgoglio, ma il Signore ci chiede l’umiltà di essere discepoli “come i bambini”.
“Lei vede sempre i torti della gerarchia e mai i suoi.”
Santa Pazienza! Ma non sono andato mica io a fare l’intervista!!!
Io probabilmente sono l’ultimo dei peccatori, ho certamente bisogno di conversione, se la fa star meglio mi prendo anche la superbia…, ma cosa centra???
Naturalmente tutti noi e io per primo dobbiamo farci interrogare dalla Parola (ho proposto una lettura provocatoria perchè quella che riporta lei è evidentemente sottintesa), ma avrebbe la cortesia di rispondere (anche qui…) nel merito?
Ripeto: secondo lei la Chiesa oggi è gestita con la freschezza, la trasparenza, la schiettezza dei fanciulli?
Ho risposto nel merito: trovo che prima di criticare il prossimo, compresi i vertici della Chiesa, dovremmo pensare al nostro discepolato e alla testimonianza che diamo al mondo. Ad esempio lei, Menzaghi, è convinto di dare una buona testimonianza qui su Vino Nuovo? non si sente minimamente toccato da quelle parole di Gesù?
Non può esservi quindi alternativa all’apertura, alla trasparenza e alla sincerità.
Vero, attenzione però che questa trasparenza nasca spontaneamente e non sia forzata, strappata con le tenaglie, insinuata, usata per creare eco mediatico e far tirare libri e giornali. La trasparanza, nella fattispecie, dev’essere una virtù della Chiesa, non un giocattolo in mano a giornalisti che gozzovigliano con simili questioni per il loro interessi, mascherati da santa libertà di informazione. Mi sembra evidente che il papa si riferisse a questo e non ad altro con le sue parole, e mi pare comprensibile e giusto.
la ringrazio per questo approfondimento, che mi trova d’accordo e mi rincuora; ora attendiamo che la virtù venga esercitata, per il bene della Chiesa a cui teniamo tutti!
Ottima esegesi giornalistica, che illustra molto bene i riti della comunicazione e i suoi trucchetti. Purtroppo, per quanto vecchi siano, continuano ancora a funzionare, a leggere alcuni commenti….