In questo articolo Francesca Lozito scrive: «”La Chiesa non è un’azienda” dice il mio arcivescovo. E invece troppo spesso se ne replicano gli stilemi. Con tutte le conseguenze del caso». E tu che ne pensi?
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cara Francesca,
per tanto tempo ho fatto parte di equipes, commissioni, presidenze, segreterie…eccetera eccetera
Ancora ne faccio parte!
L’altra sera mi trovavo in una delle ultime per organizzare uno dei tanti eventi che scandiscono le tappe della pastorale.
…e hai effettivamente ragione.
Però io cerco sempre ci andare oltre questa sensazione che giustamente rilevi.
La stanchezza per certa retorica mi pervade, l’insofferenza per alcuni atteggiamenti artefatti mi si legge in volto..
Poi però mi dico che siamo tutti dientro all’unico Maestro con pregi e difetti, l’importante è che ciascuno dia il suo contributo di autenticità.
Io cerco di dare il mio!!!
Tutto giusto. Ma c’è ancora di peggio. I rapporti tra preti, per esempio, possono essere freddi anche quando i loro incontri non si chiamano briefing ma “agapi fraterne” (chissà perchè non si usa mai il termine pranzo). Solo che, appena seduti e con la forchetta a mezz’aria, l’agape fraterna inizia con il parlar male del vescovo.
Quanto all’economia e al mondo degli affari, in effetti sappiamo copiarne solo gli aspetti deleteri. Giusto ieri, uno dei miei contatti su FB, pastore evangelico, ha postato questa frase che mi ha fatto riflettere: «Secondo la teoria economica, le chiese e le agenzie paraecclesiali “inefficienti” dovrebbero “fallire”, altrimenti nuove chiese più dinamiche non potrebbero nascere. D’altronde, se ci fossero ancora i dinosauri, non ci sarebbe spazio per noi sulla terra».
C’è da imparare da tutti, insomma, credo, senza lasciarsi sopraffare e senza perdere la propria identità.
Diego il Maestro non ci dice di fare i briefing :0)
Ci sono degli esempi positivi, ci sono. Conosco dei sacerdoti che si ritrovano il venerdì “in fraternità” a condividere un piatto di minestra e leggere assieme il Vangelo della domenica per condividere oltre alla minestra anche quello.
Fanno bene non solo a loro, ma anche a chi beneficia del loro ministero.
Davanti a un piatto di minestra ho vissuto le più belle fraternità anche io.Condivisioni di gioie, affanni e Parola.
Ma noi a questa piccola Chiesa non siamo abituati a guardare. Non siamo abituati a cercarla.
E vogliamo parlare delle agende dei preti?
A me è capitato di dover incontrare un sacerdote per la direzione spirituale in orari impossibili (a mezzanotte, con le palpebre pesanti, all’ora di pranzo con lo stomaco che borbotta) e sempre con il rischio di essere interrotti da una telefonata (un sacerdote non può spegnere il cellulare) o dal citofono… Sempre con minuti contati perchè l’agenda è piena e gli impegni incalzano. Forse i manager delle grandi imprese sono più liberi!
Eppure lo spazio per la direzione spirituale dovrebbe essere prioritario nell’”agenda” di un sacerdote.
No Giovanni, non sono d’accordo nel prendersela solo con una categoria. Finché dividiamo il mondo e in particolare questo specifico mondo in categorie non ne usciremo vivi.
Questo post non è nato con l’intenzione di fare un processo ai sacerdoti.
E’ nato con l’intenzione – e ci ho messo un po’ a scriverlo – di riflettere sul senso di comunità che trasmettiamo. Anche con le parole. Prima di tutto con le parole. E la “freddezza” è propria di tutti, sacerdoti e laici, vecchi e giovani, ripeto, niente categorie.
Ci dobbiamo pensare tutti.
Vi giro quanto mi è arrivato via mail con la posta di stamattina da chi proprio non se la sente di partecipare ad un blog (e non è tipo da mascherare il proprio nome): è una lettera ipotetica che fa il parallelo col paradosso esposto dal post.
RISORSE UMANE – RISORSE DIVINE
Destinatario: GESU’, Figlio di Giuseppe
Falegnameria, Nazaret
Gentile Signore,
La ringraziamo per averci trasmesso il curriculum vitae dei dodici uomini che Lei ha scelto per affidare loro un posto di responsabilità nella Sua nuova organizzazione. Dopo un serio esame, tests e colloqui, siamo giunti alle seguenti conclusioni. La maggior parte dei candidati manca… di esperienza, di formazione e di attitudini per il tipo di organizzazione che Lei intende realizzare. Non sanno lavorare in équipe e la loro conoscenza delle lingue straniere è insufficiente,
SIMON PIETRO è emozionalmente instabile e soggetto al cambio di umore.
ANDREA non è in grado di assumersi alcuna responsabilità.
I due fratelli GIACOMO e GIOVANNI, figli di Zebedeo, antepongono il loro interesse personale ad un serio impegno per la società.
TOMMASO è portato a mettere in discussione gli ordini ed influisce negativamente sul resto del gruppo.
Ci sentiamo in dovere di informarLa che MATTEO figura nella lista nera del Sinedrio per mancanza di trasparenza amministrativa.
GIACOMO rivela tendenze marcate alla radicalizzazione e all’utopia, alternandole con momenti di depressione.
I contatti di SIMONE, chiamato Zelota, con gruppi estremisti, indicano che è un soggetto difficile da controllare.
Ci pare che ci sia solo un candidato al di sopra della media: GIUDA ISCARIOTA. Ha una ricca immaginazione, ama il rischio, è agevole nei contatti ed ha amicizie altolocate. Ha il senso della discrezione e dell’organizzazione. È molto motivato ed ambizioso.
Restiamo a Sua disposizione per completare la Sua ricerca e fornirLe la consulenza necessaria per lo sviluppo della Sua nuova organizzazione, a cui auguriamo ottimi risultati.
Jordan
Consulente d’impresa – Gerusalemme
(dalla rivista francese “Regard sur l’actualité 2010)
Se fossimo su un social cliccherei senza indugio su “mipiace”