«Vado sereno a ritirare gli esami»

Nella sua rubrica DIMMI UNA PAROLA Luigi Accattoli rilancia la testimonianza di fede di don Joshua Muscat, prete maltese viceparroco a Torino, morto a 27 anni di tumore. E tu che ne pensi?

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Una risposta a «Vado sereno a ritirare gli esami»

  1. mv scrive:

    Di fronte all’esperienza del dolore non c’è molto da poter dire. Si tratti di dolore fisico o morale.
    E’ un’esperienza, appunto, e va vissuta per essere compresa dal di dentro.
    Io non credo che la nostra sofferenza sia utile a Dio per la redenzione delle anime. Di certo non è indispensabile nemmeno per la salvezza della nostra anima. Ritengo anzi piuttosto fastidiose frasi del tipo “offri tutto a Gesù”. Cristo, nella sua incarnazione e morte ci ha già redenti. A noi resta di aprirci all’amore – comprendere che Lui si è già totalmente, definitivamente dato a noi.
    Il dolore, la sofferenza, può aiutarci proprio in questo.
    Ogni vissuto, tuttavia, è differente anche se di fronte alla morte siamo davvero tutti fratelli.

    Mio padre ha sofferto davvero tanto per lunghissimi anni. E noi con lui.
    Non so dire se la sua fede sia maturata in quel periodo.
    Io ho chiesto aiuto a Dio in tutti i modi. Senza ottenere nulla di quel che chiedevo.
    Non ho perso la fede, ma di certo qualche domanda me la sono dovuto fare.
    Quando se n’è andato ero con lui, anzi lui era ancora tra le mie braccia. Sono stati attimi fuori dal tempo. Poi se ne è andato. Morendo di asfissia.
    Uscito dalla stanza, per la prima volta, ho urlato contro Dio tutta la rabbia accumulata in anni, tutta la stanchezza. La sconfitta. L’umiliazione di quel suo corpo disfatto.

    Tutto questo non me lo so ancora spiegare. Non sono cose che si possano analizzare.
    Non posso vederci l’amore di Dio che ci chiama sulla croce a soffrire con lui.
    Piuttosto in quegli attimi ho visto l’opposto.
    L’Eterno che ancora una volta soffriva, agonizzava, moriva, nella carne di quell’uomo che avevo tra le braccia e che stavo custodendo senza riuscire a comprendere nulla.
    Lui soffre in noi perché è in noi che vive. E’ in noi che oltrepassa lo spazio ed il tempo. Forse impotente, come noi.

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