In questo articolo Francesca Lozito racconta questo dialogo: «”Voglio fare la versione 2.0 di Lazzati”. “Viva da laica cristiana nel mondo e non tema il confronto con la cultura. Al resto ci sta già pensando lo Spirito santo”». E tu che ne pensi?
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Grazie, Francesca! clicco mi piace!
Gentilissima Francesca,
anche a me piacciono le tue storie, sia per i contenuti (che in gran parte condivido) sia per lo stile (che mi sembra sempre molto personale).
A questa storia dal titolo “Ridere per la Chiesa” sarei tentato di aggiungere un frammento mio. Essa termina con una voce che pretende di domare la giovane donna dicendo: «Stia nel mondo signorina.. Viva da laica cristiana nel mondo e … non si preoccupi. Perché a mettere a posto tutto questo ci sta già pensando lo Spirito Santo».
Si potrebbe forse aggiungere una seconda voce che, in obiezione alla prima ribatte: «Ma lo Spirito Santo è troppo occupato a suscitare operai per la messe. Operai laici, naturalmente, perché gli operai giovani preti sono oggi sprecati a fare i baristi negli oratori».
Spero che lo Spirito Santo non se ne abbia a male …
Caro Vanni,
francamente la sua battuta non la capisco.
Non la conosco e non capisco a chi sta parlando, di cosa sta parlando, da dove viene.
Dunque non la colgo.
La giovane donna ha avuto una consegna, non è stata domata.
E’stata per lei una consegna di estrema “libertà evangelica”.
Non sono le parrocchie e tantomeno i bar dell’oratorio i luoghi dove viverla.
E mi dispiace se qualcuno deve fare il barista in oratorio. Ma se fa il barista e poi è anche bravo nel suo ministero, credo che rientri tutto nella logica del servizio :0)
Gentilissima Francesca,
mi dispiace di averLa urtata: non era nelle mie intenzioni. Confesso di aver frainteso la giovane donna del Suo racconto e la consegna di estrema libertà evangelica che le era stata data: a me era sembrata un ordine ben poco libero ed evangelico, ma l’autrice è Lei (e sono io che non ho capito!)
Quanto alla frase a raffica calibro 9: “Non la conosco … da dove viene” tengo a rassicurarLa: non vengo da Marte, sono un comune frequentatore di Vinonuovo, e non ho la pretesa che Lei mi conosca.
Per il piccolo problema dei preti baristi cerco di spiegarmi con il versetto degli Atti degli Apostoli che introduce l’istituzione dei Diaconi: “Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: ‘Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense’.”.
Credo che questa decisione dei Dodici intendesse stabilire una priorità all’annuncio della Parola. Priorità valida tuttora, se dopo due millenni di cristianesimo Gesù Cristo e il Suo Vangelo continuano – a mio modesto parere – a essere ben poco conosciuti anche nei nostri stessi ambienti ecclesiali.
La saluto in amicizia (ovviamente purché questo non Le dispiaccia) e continuerò a leggerLa con simpatia.
Cara Francesca,
peccato per il malinteso, credo che Vanni abbia colto con ironia un problema davvero serio e che molti di noi conoscono benissmo!
Anche a me capita di vedere preti, coadiutori ma anche parroci, impegnati in mille attività parrocchiali che potrebbero ben essere assunte da laici, quando poi alla Messa il sacerdote è circondato da cerimonieri laici, ministri straordinari dell’eucarestia che ormai sono diventati ministri ordinari e quant’altro…
Ed i diaconi, la cui istituzione ricorda Vanni, da che sono stati aboliti gli ordini minori se ne vedon pochi o nessuno, per non parlare delle mosche bianche che sono i diaconi permanenti!
Ma non stiamo a prendercela con lo Spirito Santo, piuttosto con la nostra voglia di ‘protagonismo’ tanto spesso denunciata e mai tenuta a bada; e fraternamente ed evangelicamente corretta dall’uomo alla fine del racconto.
Parole sante, Ireneo!
E’sempre divertente osservare la direzione che prendono i commenti di un post: una voleva dare un messaggio e si ritrova a dire tutt’altro.
E a dibattere di tutt’altro.
La “consegna” del consacrato laico (evidentemente si è capito che fa parte del Cristo Re) è l’estremo desiderio di vedere un Vangelo vivo nella carne e nell’anima degli uomini. Che siano popolo di Dio, solo popolo di Dio, nient’altro che questo (e quanto dobbiamo riscoprirlo!)in mezzo al mondo complesso di oggi – o come dice il mio arcivescovo, Angelo Scola, con una bella espressione nel meticciato di civiltà –
E’avvenuta, questa consegna, mentre uscivamo (la giovane donna sono io!) dalla biblioteca che raccoglie i volumi personali del prof. Per me un’emozione grandissima averli potuti vedere, aver potuto scoprire quante e quali letture, così diverse, così aperte e così rigorose Lazzati facesse.
Capite bene che i preti al bar, i diaconi sull’altare, i ministri straordinari, i ministri ordinari e tutto quanto avete citato voi non si sposa certo con una prospettiva del genere.
Non con la mia.
Sono problemi che conosco (e la battuta di Vanni, sappia, l’ho colta benissimo e ho letto una sottile sfumatura ambrosiana, ma forse mi sbaglio), so che esistono, ma fortunatamente vivo in una comunità pastorale in cui cerchiamo di allargare la nostra prospettiva più in là del sagrato. Con tutti i problemi e tutti i nostri limiti strutturali e umani.
In una comunità strozzata e livorosa, come ce ne sono molte in giro, non vivrei.
Sono una laica no? Vivo con libertà e non con costrizione il mio impegno.
E comunque carissimi amici (Vanni non mi sono offesa suvvia!) rifacciamo nostro l’invito del caro amico ottuagenario: lasciamo agire lo Spirito Santo.
E viviamo nel mondo , ciascuno per la propria parte, ciascuno per il proprio compito. La mia “prova”, come direbbe Lazzati, è quella di fare la giornalista.
“Signore, dammi la grazia di collaborare alla realizzazione delle cose per cui prego ” Tommaso Moro.
Buon lavoro, Francesca, a te che questa grazia hai accolto.
Cara Francesca,
dici benissimo, “e viviamo nel mondo , ciascuno per la propria parte, ciascuno per il proprio compito”.
Forse non mi ero spiegato, ma nel mio post criticavo proprio quella visione di laicità che non si sposa con la tua prospettiva, senza dubbio più sensata e realmente cristiana.
Parafrasando poi qualcuno – non ricordo però chi – il senso di un testo emerge dalle interpretazioni al di là delle intenzioni di chi l’ha scritto e sì, suppongo sia divertente osservare quanto si riesca a divagare