Quell’altra lettera di Carròn

In questo articolo Roberto Beretta scrive: “Nelle parole al nunzio sul futuro arcivescovo di Milano giudizi banali e populisti. Forse che dove ci sono presuli ciellini la secolarizzazione è meno presente?”. E tu che ne pensi?

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76 risposte a Quell’altra lettera di Carròn

  1. Massimo Menzaghi scrive:

    “da cattolico, mi sento di ringraziare invece – guarda un po’ – l’«unilateralità» di Tettamanzi perché mi ha reso più digeribile la permanenza in una Chiesa italiana la cui contraria «unilateralità» mi è sembrata a volte insopportabile.”

    penso e vivo la stessa condizione…
    Chissà poi perchè tutti quelli che ci vedono vittime di derive relativistiche (con tanto di zampino del maligno) riescono a dare pesi diversi alle parole, ad esempio, di Tettamanzi e di Fisichella…
    Se ci pensiamo, anche il Vaticano II è un frutto della Chiesa, ma chissà come mai si può far finta che abbia meno valore… ah, il relativismo… ;-)

  2. Leone Minuscoli scrive:

    Grazie Beretta per questi articoli, c’è da dire che Scola è persona troppo intelligente per ritenersi il Cardinale di CL, e anche alcune sua prese di posizione recenti di preciso distinguo tra lui e Formigoni dovrebbero rassenerare tutti i fedeli, Speriamo sia cosi’ Grazie

  3. Sergio scrive:

    Queste parole sono inqualificabili e di grande ipocrisia. Carron giudica trent’anni di episcopato milanese di Martini e Tettamanzi? Ma è senza pudore! Una vergogna…pronti poi a fare salamecchi. Scola fortunatamente è intelligente e non si farò ingabbiare…e per quanto riguarda il passaggio sulla cultura: da anni ormai tutto è in mano a CL a livello culturale, e hanno pure il coraggio di lamentarsi? Sono loro che si appiattiscono per avere successo (mondano). Una vergogna.

  4. Osservatore Lombardo scrive:

    non bastando quelli de “Il Fatto Quotidiano”, quale ghiotta occasione, e “collaterale”, per assestare un altro bel colpo, vero caro Beretta?
    su pezzi e bocconi di seconda e terza mano, per di più.
    che meraviglia, un posto da spazzino assicurato.

  5. Ireneo scrive:

    Già che si tira in ballo – e un pochino per la giacca – il nostro arcivescovo Scola, osservo che, fino ad ora, non è affatto sulla stessa strada di Tettamanzi, e mi pare anzi stia tenendo un mirabile equilibrio.
    Senza nulla togliere a Tettamanzi, cui va anche il mio affetto (dare solo giudizio politico nei confronti di un vescovo è quantomai parziale ed inappropriato), mi pare che Scola si stia comportando davvero come deve comportarsi un Vescovo, e l’abbia dimostrato in molteplici occasioni.

  6. Fabio Bernardini scrive:

    Non è forse il caso di cambiare il tema degli articoli per un po? Non sono certo un simpatizzante di CL ma questo rimestare nei cestini mi sa tanto di ossesione pregiudiziale. Sappiamo ormai come stanno le cose, chi si è voluto fare un’idea ha ormai a disposizione tutti gli elementi. E’ proprio necessario continuare a diverderci in questo modo? E’ questo che ci chiede Gesù?

  7. Federico Benedetti scrive:

    Ci sono moltissimi cattolici che hanno vissuto con disagio e vera incomprensione l’apparente schieramento a favore della sinistra di alcuni vescovi, tra cui i Cardinali Martini e Tettamanzi, di una buona parte dell’AC e di molte associazioni cattoliche. Uso il termine “apparente”, perchè probabilmente si è trattato di semplificazioni giornalistiche o di prese di posizione personali. Ad ogni modo anche quelle prese di posizione hanno urtato la sensibilità di molti cattolici, hanno scandalizzato e hanno diviso. Prendersela solo con alcuni, quelli che ci sono “sgraditi”, e non con altri, a prescindere dalle ragioni, non mi sembra corretto.
    Nel merito, l’osservazione che i vertici della Chiesa ambrosiana fossero troppo sbilanciati, anche solo mediaticamente, su posizioni vicine al centrosinistra, è assolutamente sensata, ed è sensato (per molti persino condivisibile) anche l’auspicio di un nuovo arcivescovo capace di cambiare questa immagine.

    • Massimo Menzaghi scrive:

      “Prendersela solo con alcuni, quelli che ci sono “sgraditi”, e non con altri, a prescindere dalle ragioni, non mi sembra corretto.”

      ha provato a rileggersi, vero? ;-)

  8. Vanni scrive:

    Ma non mi dire, caro Federico! Sembrerebbe proprio che tu non ti sia reso conto dell’enorme disagio creato in moltissimi cattolici da altri cardinali (per lo più curiali, ma per decenza non elenco i loro nomi) schierati (dovrei piuttosto dire conniventi) con quella destra al potere fino a pochi mesi fa!

    A mio avviso varrebbe la pena di forzarsi di capire che chi annuncia il Vangelo e lo mette in pratica (come Martini e Tettamanzi) non è “schierato con la sinistra” ma con Gesù Cristo!
    O magari anche nostro Signore – secondo te – è Lui pure schierato a sinistra?!?!?

    • Federico Benedetti scrive:

      Il disagio c’è ed è percepibile da tutti. E’ frutto di quel relativismo per cui CIASCUN CRISTIANO è convinto di saperne più degli altri, vescovi e papi compresi, e comprendere il Vangelo e il cattolicesimo meglio di Gesù Cristo in persona. Come fare allora? Nel dubbio io direi di affidarsi al giudizio meditato e motivato dei nostri pastori, anche quando CI SEMBRA che possano sbagliare: è un giudizio radicato nel Vangelo, attento a comprendere la volontà del Signore più che a compiacere i gusti individuali.

      • Fabio Bernardini scrive:

        Si, ma a me sembra che per lei non tutti i pastori siano uguali (Tettamanzi, Martini?). Ha notato che nel 90% dei suoi commenti inserisce la parola “relativismo”. Da l’idea di essererne ossessionato, condivido il fatto che sia tra le più gravi minacce che la Chiesa sta affrontando ma neanche Benedetto XVI, che giustamente ci ha spesso ammonito circa il suo dilagare, fa un uso del termine così spropositato.

      • V scrive:

        Gesù Cristo e il Suo Vangelo (come tutti i Testi Sacri che contengono la Parola di Dio) a volte ci mettono di fronte a serie difficoltà di interpretazione. E noi cattolici sappiamo che il Magistero riserva a sé “l’ufficio di interpretare autenticamente la Parola di Dio”.
        Ma è evidente che in molti casi Gesù Cristo e il Vangelo sono in grado di parlare in modo autonomo ed esprimere giudizi che sono come quella “spada a doppio taglio” di cui parla la Lettera agli Ebrei; esprimono giudizi non solo su me, povero piccolo peccatore, ma anche sui nostri pastori quando non sono abbastanza “attenti a comprendere la volontà del Signore” e seguono (non tutti, per grazia di Dio!) strade diverse, divergenti dal Maestro. E qui l’interpretazione non c’entra.
        Quando la Parola di Dio giudica non è consigliabile tentare di relativizzarla giocando con le nostre parole di uomini: non conta cosa “sembra” a me o a te.

        p.s.: Suggerisco di leggere l’episodio di Cesarea di Filippo fino a Mt 16,23.

  9. Claudio scrive:

    “Io sento fortemente quello che il Papa suggerisce: che cioè le nostre opzioni, che hanno a che fare con la dignità umana e con il bene della società, noi le dovremmo sempre proporre con argomenti razionali e convincenti, senza limitarci a dire che quella è la dottrina della Chiesa. Si tratta di uno sforzo comunicativo, che dovrebbe riuscire efficace con chiunque coltivi una sana antropologia. Vi è poi uno sforzo più grande da compiere, per sgombrare la nostra parola da ogni sospetto di dominio: consiste nel vivere il Vangelo, che comporta atteggiamenti di semplicità, umiltà e misericordia dei quali nessuno dovrebbe avere paura”. (Carlo Maria Martini, intervista a Luigi Accattoli – Corriere della Sera, 17/1/2001)

    Ognuno può leggere e formarsi un’opinione. A me, che sono cresciuto alla Scuola della Parola di Martini, un insegnamento come questo sembra quanto di più autenticamente evangelico ci possa essere.

  10. Elena scrive:

    “Ut unum sint”: è triste dover constatare che, fra cristiani, questo “unum” ha valore purché sia “a modo mio”, perché solo “io” ho la verità in tasca e quindi mi arrogo il diritto di disprezzare chi non la pensa come me. E non mi curo minimamente di valutare il buono presente in tutti, ma svaluto ogni cosa solo perché differisce dai miei criteri.
    Non è certamente correzione fraterna in questo modo, ma la faziosità ha una lunga storia, purtroppo, anche fra cristiani.
    Bambina nell’Azione Cattolica, ragazza negli scout, già allora non sopportavo la “rivalità” fra le due associazioni (C.L. ancora non era nata), perché ritenevo che potessero esserci diverse strade a condurci tutti allo stesso Cristo, e ogni persona poteva percorrere quella più adatta a sé. L’unità che vuole Cristo non è omologazione, ma unità di intenti e di cuori.
    Invece i cuori si sono chiusi sempre più e sono capaci solo di giudizi sommari, non sanno più vedere le cose nella loro totalità.
    C.L. è nata in un periodo di grave crisi, non solo dell’associazionismo cattolico, ma dei cristiani in quanto tali che, o se ne stavano acquattati, o si conformavano alla mentalità imperante distruttrice di ogni valore “tradizionale” (religione, famiglia ecc.)riducendo il cristianesimo, quando andava bene, a mera filantropia.
    Lo stesso Giovanni Paolo II disse, a Loreto, che era necessario uscire dalle sagrestie, e C.L. al suo sorgere fu la riscoperta e la riaffermazione dell’identità cristiana, persone che avevano incontrato Cristo e avevano il coraggio di manifestarlo al mondo. Un mondo ostile, ovviamente, che non li accolse bene, ma Cristo aveva già avvisato di questo i suoi seguaci.
    Quale consolazione per un genitore vedere, ai primi Meeting, una folla di giovani entusiasti, impegnati, con gli occhi luminosi, che parlavano e cantavano in un clima palpabile di amicizia aperta a tutti, in un periodo in cui tanta altra gioventù era invece votata a distruggere e autodistruggersi!
    Ho estratto questi ricordi come pura spettatrice, non appartengo a C.L., sono impegnata in parrocchia e mia figlia è sempre stata in A.C., ma posso dire che ho apprezzato questo risveglio, questo riscatto operoso.
    E’ cambiata C.L. in questi trent’anni?
    Certamente, e chi non è cambiato?
    Anzi, forse non è cambiata abbastanza. La fierezza di appartenenza monolitica ora non ha più ragione di essere, ora ci si dovrebbe aprire maggiormente alla Chiesa, intesa come comunità cristiana, ma certo non è facile quando ci si sente giudicati senza carità e rifiutati in partenza da tanti “cristiani” che credono di avere la verità in tasca.
    Sono cambiati gli appartenenti a C.L.?
    Ancora: certamente, e chi non è cambiato in trent’anni?
    Hanno perso la purezza delle origini?
    Taluni sì, altri no: ma non accade forse così a tutti, a prescindere dall’appartenenza?
    In politica, è stata forse sempre mantenuta, negli anni, la purezza di un De Gasperi o di un La Pira?
    Certamente no, eppure C.L. non esisteva ancora, e buona parte dei politici D.C. proveniva dalle file dell’Azione Cattolica.
    Errare è umano. Anche se è un luogo comune, siamo tutti impastati di terra, e a volte questa terra è pesante e ci impedisce di restare in contatto con il Cielo.
    Ma non siamo noi a dover puntare il dito contro alcuni, solo perché le loro incoerenze o le loro malefatte sono state svelate.
    Tante altre malefatte, da ogni parte, certamente esistono e non sono state (ancora) svelate.
    Solo Nostro Signore le conosce e solo Lui le può giudicare con giustizia. Il nostro giudizio terreno, anche quello legale, è sempre imperfetto, e credersi così perfetti da ergersi ad accusatori degli altri, e solo di certi altri, non è certamente spirito evangelico.
    Spirito evangelico è vegliare. E pregare.

    • Massimo Menzaghi scrive:

      posso convenire su molto di quanto ha scritto, ma forse è lecito chiedersi: chi non crea le condizioni per l’unità?
      Non viene a nessuno il sospetto che posizioni come quelle del buon Benedetti sono in qualche modo giustificate da gran parte della gerarchia ma che queste posizioni creano scandalo (nel senso che sconcertano e disorientano le menti di moltissimi cattolici che dubito siano posseduti in massa dal maligno…) almeno quanto viene invece imputato a chi non si allinea supinamente con posizioni di UOMINI di Chiesa?
      La pastorale ridotta ad esortazioni legislative per quei benedetti valori maledettamente non negoziabili, stili di vita esemplarmente devastanti giustificati con desolante subalternità in nome di una presunta legiferazione “retta”… tutto ciò davvero non crea disagio a nessuno? E io mi sento tutto il diritto di uomo appartenente alla Chiesa di contestare certe scelte di altri uomini di Chiesa che, su queste questioni, non mi risultano così tanto più autorevoli di altri…
      E sia chiaro, non c’è nessun divertimento a rimarcare queste cose ma tristezza, disagio, dolore…, ma anche tanta, tanta rabbia!
      “dai loro frutti li riconoscerete”: dove ci stanno portando?

      • Federico Benedetti scrive:

        Perchè ogni volta che non siamo d’accordo con la Chiesa pensiamo che sia la Chiesa a sbagliare? Non sarà che siamo talmente superbi e orgogliosi (tentazione diabolica e peccato) da non riuscire a mettere in discussione il nostro punto di vista anche di fronte ad evidenze chiarissime come la difesa e la promozione dei cosiddetti valori non negoziabili? La gerarchia avrà commesso qualche leggerezza, soprattutto nel campo della comunicazione, ma i cattolici “dissenzienti” non hanno proprio nulla da rimproverarsi?
        Da ultimo, i nostri pastori sono più “autorevoli” di altri cristiani per espressa volontà del Signore:
        “Come il Padre ha mandato me, così io mando voi” (Gv 20, 21); “Chi ascolta voi ascolta me, e chi disprezza voi disprezza me” (Lc 10,16); “A te (PIETRO) darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli” (Mt 16,19).

        • Massimo Menzaghi scrive:

          caro Benedetti, lasci anche un pochino di spazio alla sua intelligenza, lasci che il dubbio si intrufoli nei suoi pensieri, non abdichi del tutto alla sua capacità di giudizio e alla sua coscienza: non è il maligno che glielo chiede, stia tranquillo…
          Se mi passa che non è per fare paragoni con l’oggi, purtroppo “santi” UOMINI della gerarchia della Chiesa nei secoli hanno sterminato popolazioni, torturato, mandato persone alla pena capitale, …
          io un po’ di capacità di giudizio critico me la terrei ben stretta…
          (e per favore la smetta di darmi del posseduto dal maligno ogni volta, se ha argomenti un filino più alti li tiri fuori, altrimenti lasci stare…)

          • Federico Benedetti scrive:

            Si tenga stretta la sua “capacità di giudizio critico”, sbagli pure quanto vuole, ma non pretenda di insegnare il Vangelo e il Cattolicesimo a sacerdoti, vescovi e papi! Dato che ha così a cuore la sua intelligenza, impari a mettere in discussione le sue certezze. Troppo comodo scaricare sulla Chiesa la responsabilità della propria disobbedienza!

        • alessandro scrive:

          a leggere questo tipo di commenti mi viene in mente solo una cosa: ma chi si autoproclama difensore della Chiesa e del Magistero conosce in profondità quello che difende (comprensivo del Vaticano II, non storpiato a proprio uso e consumo) oppure ne distorge in maniera talmente profonda il pensiero da farsi portavoce di altro? perchè in tutto questo Gesù Cristo sta sempre in tribuna e non mi pare sia questa la sua collocazione nella Chiesa, ridotta a partito politico. Per cui: quando si usa il concetto di “dissenziente”, rispetto a cosa lo si utilizza? Per fortuna di tutti Benedetto XVI ha indetto l’anno della fede: sarà un anno benedetto se sarà l’occasione per tutti noi, davvero per tutti, di tornare al silenzio su Dio, alla preghiera, a ri-centrare la propria vita personale e comunitaria purificandone i fondamenti, riscoprendo la gioia del perdono che salva..solo così il dibattito ecclesiale – sacrosanto: gli atti degli apostoli che si leggono in questi giorni ne sono un esempio – può volare alto

  11. Domenico scrive:

    Caro Roberto,
    mi chiedo dove tu abbia vissuto in qs anni. Davvero.
    Analizzi la parte “politica” della lettera. E’ davvero lo stesso sostenere famiglia, vita, liberta’ di educazione o accondiscendere a tutto per il plauso delle anime belle e pure con “la repubblica” sotto il braccio?
    Lo sai vero che in tante parrocchie non solo Cl, ma tanti movimenti non sono graditi?
    Nella mia parrocchia un soviet di teste canute invita solo Don Sciortino e Padre Sorge! Dai, non scherziamo…
    Comunque la cosa piu’ importante per un vescovo dovrebbe essere la cura, in comunione con (sottolineato) il papa, del gregge a lui affidato.
    Ringraziamo sicuramente Martini e Tettamanzi per alcune iniziative meritoveli come il Fondo Lavoro ecc… Ma siamo coscienti che soprattutto il primo ha trasformato la nostra diocesi da ambrosiana a protestante (il Signore mi perdoni per qs ardire!). Basta vedere che ne e’ stato della “liberalizzazione” del rito antico della Messa (che vale anche per il rito ambrosiano), delle prese di posizione sempre sfumate su temi in cui si richiedeva invece chiarezza, i distinguo su vari punti della dottrina, sul malinteso spirito del concilio, il fumosissimo primato della Parola…
    Un saluto sempre con simpatia e stima.

    • Massimo Menzaghi scrive:

      “soprattutto il primo ha trasformato la nostra diocesi da ambrosiana a protestante”

      sconcerto e tristezza…

      Ma che visione abbiamo della Chiesa?

      Come ho scritto sopra, per me le responsabilità di questo scempio sono fin troppo chiare, chiedo ai bravi giornalisti di questo sito di far sbirciare questi commenti a qualche porporato per chiedergli se il problema è solo dei “dissenzienti” o del maligno o se forse servirebbe che si rivedessero un po’ le priorità pastorali…
      mi ci metto dentro anch’io, per carità, ma stanno creando dei mostri…

  12. Leone Minuscoli scrive:

    Che Martini abbia trasformato la Diocesi da ambrosiana a prostestante mi pare un’eresia.

    Riprendo un passaggio di benedetti:
    Il disagio c’è ed è percepibile da tutti. E’ frutto di quel relativismo per cui CIASCUN CRISTIANO è convinto di saperne più degli altri, vescovi e papi compresi, e comprendere il Vangelo e il cattolicesimo meglio di Gesù Cristo in persona. Come fare allora? Nel dubbio io direi di affidarsi al giudizio meditato e motivato dei nostri pastori, anche quando CI SEMBRA che possano sbagliare: è un giudizio radicato nel Vangelo, attento a comprendere la volontà del Signore più che a compiacere i gusti individuali.

    Le pare che CL ABBIA COLLABORATO CON I PASTORI DELLA DIOCESI AMBROSIANA?

  13. LUIGI rOMANO scrive:

    Lasciamo fare alla magistratura il suo corso, quello che Vi si rimprovera è quello che ha scritto Carron nella sua lettera e che fino a ieri negavate e negate ancora oggi qui, accusando chi diceva le stesse cose di Carron come Beretta di essere in malafede o un complottista contro CL. Se mezza Italia quando pensa a CL pensa a un gruppo che utilizza la propria fede per giungere al potere, per aiutarsi nel trovare lavoro, magari a scapito di altri piu’ meritevoli, vedi sanità in Lombardia dove guarda caso tantissimi medici sono di Cl, di flirtare con il potere come avete con Berlusconi, del vero come ha detto Carron c’è e ci sarà. Purtroppo la Vostra contrizione arriva solo dopo che il Vostro capo ha ammesso pubblicamente tutto questo, ma Vi domando, la coscienza di un cristiano, che orientata a Cristo dovrebbe essere la bussola di ogni credente, Voi la seguite o avete una coscienza a comando del capo? E’ questo se mi permette l’aspetto piu’ inquietante del Vostro e dei movimenti in gnerale, il pericolo sempre latente che prima di Cristo venga Giussani o Chico o Escrivar…. Fate invece come dice Carron un bel bagno di Umiltà e cambiare registro se no butterete a mare anche il buono che avete fatto!

  14. Roberto Colletta scrive:

    Leggo sul blog di Tempi questi due interventi che mi permetto di riportare:
    Matteo
    Da persona vicina al mondo di CL (tantissimi amici, la scuola) mi interrogo, una volta di più, su quello che di CL mi ha sempre convinto poco: la fede retta sui legami, sulle amicizie, su quella che voi chiamate tanto spesso “compagnia”. Perchè il rischio è che la fede legittimi tutto. anche quello che non è legittimo. Diventa giusto, in nome della fede e dell’esperienza comune affidare il posto in specialità allo specializzando “del movimento”. Diventa giusto scegliere, tra diversi candidati, quello “del movimento”. Perché quello lì condivide la fede! dunque perché non dovrei preferirlo?
    In fondo, tutto si regge sulla portata (auto)legittimante della fede.
    Il problema è che siamo e siete uomini. E in questi circuito tanti se ne approfittano. Quanti professionisti si avvicinano al vostro mondo perché siete una fantastica e ricchissima fonte di clienti?
    Vi rendete conto che il ciellino vota solo il candidato di CL (sponsorizzato dai giovani studenti delle vostre scuole che volantinano gratis senza capir nulla di politica… ma l’importante è votare quello di cl, non può essere che il migliore!), è curato dal medico di CL, è difeso dall’avvocato di CL!!!
    E allora perché non usate questa occasione per fare una riflessione sul movimento. Dove state andando? Dove vi sta portando questa troppo stretta vicinanza tra professione/potere/ricchezza e credo religioso? Non vedete il rischio che la vostra fede dal fine stia diventando il mezzo? Ripeto, dico questo con affetto e, per tantissimi di voi, infinita stima.

    Stefano
    stefano scrive:
    27 aprile 2012 alle 12:21
    La penso esattamente come Matteo,
    Anche io nutro molto affetto verso il movimento. l’incontro col movimento ha per fortuna forgiato il mio modo di essere e mi ha insegnato a paragonare tutto con il desiderio di felicita e verita del mio cuore.
    Ma appunto per questo da un po di anni ho dovuto allontanarmi. Ragazzi, per me e’ una questione di fedelta a me stesso, al mio cuore e alla bellezza che ho visto anche grazie a cl.
    Lo ha espresso bene matteo nel suo commento: il rischio e’ che la fede legittimi tutto, anche cio che non e’ legittimo, che non e’ giusto.
    In questi giorni sono andato alla ricerca su vari siti legati al movimento di un commento del tipo:
    Ok che siamo tutti peccatori, ok che la regione lombardia e’ stata ed e ancora probailmente amministrata benissimo, ok tutto. pero per onor del vero diciamo le cose come stanno, e chiamiamo le cose col loro nome: che ci sia stato un legame cosi stretto con vacanze e giri di regali tra il presidente della regione e una persona con la funzione di dacco non va bene, e’ stato un errore ed e’ sbagliato.
    Ecco, non ho trovato niente del genere e mi e’ spiaciuto.
    con affetto e stima
    stefano

  15. DAVID scrive:

    Dice Formigoni che è stato rimproverato di esser stato “trascinato suo malgrado in vacanze spendaccione, nel lusso e nello sfarzo.Scusate, plotone di esecuzione della stampa politicamente avversaria, non è un reato” e poi sottolinea: “me le posso pagare, me le sono pagate col mio stipendio”.
    Non è neanche un grave peccato? Non è neanche un grave peccato se si pensa che lui ha fatto voto di povertà come Memores Domini? E adesso qualche ciellino non mi risponda, per favore, con una definizione particolare di “povertà”.
    La questione che a me interessa (e dovrebbe interessare tutti) è la seguente: è insopportabile che in tempi di sacrifici e di recessione, ci siano persone che pensano di poter vivere da nababbi in maniera disonesta (mentre ovviamente attendiamo l’esito del lavoro dei magistrati). Ma è ancora molto più insopportabile che tra queste persone ce ne siano alcune che (forse non commettendo gravi reati ma certamente gravi peccati) danno ancora più scandalo perchè “appartenenti ad ambiti sociali portatori di elevati ideali”.
    Sapete chi ha pronunciato queste parole tra virgolette? Il giudice della settima sezione penale del tribunale di Milano Mauro Gallina. Il quale ha dovuto depositare la sentenza, datata 1 febbraio 2012, che infligge a due Memores Domini, Alberto Villa e Alberto Perego, una condanna a quattro mesi ciascuno, più il pagamento delle spese processuali, per false dichiarazioni al pubblico ministero: Villa e Perego hanno mentito sui conti riferibili al gruppo dei Memores a cui appartengono insieme a Formigoni. Una piccola pena, ma con motivazioni durissime: appare “desolante l’atteggiamento menzognero adottato nei confronti della pubblica autorità”, scrive il giudice “da persone appartenenti ad ambiti sociali portatori di elevati ideali”. Entrambi hanno mentito sui soldi: interrogati nel 2006, come persone informate sui fatti, durante l’inchiesta Oil for food condotta dal pm della procura di Milano Alfredo Robledo. Durante le indagini, Perego aveva affermato di non aver “mai usato per i suoi affari” la società Candonly; di non aver “mai avuto rapporti di nessun tipo con la Alenia Marconi Systems” (gruppo Finmeccanica); di non avere “alcun conto in Svizzera con la denominazione Paiolo”, né altri conti in Svizzera e all’estero; di non aver “mai di fatto utilizzato” la Fondazione Memalfa, basata a Vaduz.Invece è risultato che Perego è il beneficiario del conto Paiolo, acceso presso la Banca della Svizzera italiana; che sui conti di Candonly sono affluiti più di 800 mila dollari pagati da Alenia (oltre a 700 mila versati da Cogep); e che sul conto Paiolo sono finiti, nel 2001, i soldi della fondazione Memalfa. Questa, vera e propria “cassa comune” del gruppo dei Memores, era stata creata “per costituire una riserva di fondi fuori dall’Italia”. Anche Villa ha mentito: sulla provenienza dei 10 mila euro da lui versati a De Petro (il braccio destro di Formigoni che teneva i rapporti con l’Iraq di Saddam Hussein), che li ha poi buttati nel tesoretto usato nel 2002 per comprare Obelix, la barca di cui risulta proprietario Formigoni, insieme a De Petro e a un gruppo di appartenenti ai Memores. Villa dichiara al pm di non ricordare bene il suo versamento (strano, per un insegnante “con uno stipendio di poco superiore ai mille euro”, osserva il giudice). Dice che i 10 mila euro provengono dal suo conto bancario. Poi precisa di averli invece prelevati in contanti “da una cassetta di legno (una di quelle che contengono le bottiglie di whisky)”. Credeva fossero la sua quota per la barca, salvo scoprire dal pm che non era tra i proprietari (caso unico di non-proprietario “a sua insaputa”). VOGLIO EVIDENZIARE CHE IO NON SONO UN GIORNALISTA DEL “FATTO QUOTIDIANO” (da cui e’ tratto questo mio racconto) E NON NE SONO UN ASSIDUO LETTORE. Ma questo sarebbe il voto di povertà rispettato dai Memores Domini????? Niente proprietà personali ma tutto in comune? La barca e le società off-shore in comune tra loro??????? No, non può essere possibile.E invece lo è. Sarebbe stato necessario da parte degli interessati smentire o contestare le accuse sullo stesso giornale. E invece ecco l’unico intervento di risposta pubblicato sul giornale stesso: “il dott. Alberto Perego non e’ mai stato tesoriere delle campagne elettorali del presidente Formigoni, ne’ tantomeno organizzatore. Basta poco per verificarlo, gli atti sono pubblici. Cordialmente, Gaia Carretta Portavoce del presidente Formigoni” TRADOTTO: sono fatti privati di persone che non hanno incarichi pubblici in Regione, Formigoni è salvo (può continuare con le sue cene di alta cucina e con le sue vacanze in Costa Smeralda e da lì fare le interviste per dire agli Italiani di fare i sacrifici). Ma a me non interessa se si dimette o no. A me INTERESSA CHE TROPPE VOLTE HO ASSISTITO AD ASSEMBLEE, LETTO ARTICOLI DI CIELLINI IN CUI MAI, RIPETO MAI, NESSUNO FA UN PICCOLO MEA CULPA (NON GENERICO MA NEI DETTAGLI): SEMBRA SEMPRE CHE CL E LA CDO SIANO FANTASTICI MONDI, PARADISO IN TERRA E SPESSO SI ACCUSANO ALTRI (MAGARI NON CIELLINI) DELLE PEGGIORI COSE E SI TIRANO FUORI PRESUNTI COMPLOTTI DI CUI I CIELLINI CHE HANNO POTERE SAREBBERO VITTIME!
    W le buone leggi della Lombardia. Ma ABBASSO la reclame del movimento che pecca parecchio di immodestia e di non-umiltà.

  16. Bruno Vergani scrive:

    Risposte del governatore congrue ad una zuffa di condominio e nella fattispecie efficaci. In effetti avevo apprezzato il gesto della signora Vites nel metodo ma non nel merito, inviando al Corriere una lettera aperta a lei destinata non pubblicata. Censura significativa. L’ho pubblicata in piazza nel mio blog e la ripropongo qui. Grazie.
    Gentile Carla,
    nella sua lettera al Corriere della Sera invita Comunione e Liberazione a «un sussulto di gelosia per la propria identità, per quello che Giussani pensava al momento della fondazione» e attacca Formigoni, a suo dire, traditore di amici e del pensiero del fondatore.
    Perplesso da santificazioni e condanne ritengo invece che il problema alberghi proprio nell’identità ciellina da lei esaltata, della quale il governatore è diretta e congrua espressione.
    Pensiero e identità che ben conosco: punto di partenza l’uomo e le sue presunte necessità ontologiche e ideali. Da qui l’urgenza di trovare direzione, senso e realizzazione, in una consapevolezza integrale: il senso religioso. Questo il valore e da qui i valori. L’urgenza che, dunque, avvertiva Giussani era che il potere politico dovesse asservire questo senso religioso integrale; nella fattispecie che favorisse il consolidarsi e l’ingrandirsi della corporazione-istituzione ciellina fino agli estremi confini della terra.
    Per il pensiero di Giussani chi è Gesù Cristo? Dov’è? Nella Chiesa? Non proprio. Cristo è concettualmente nella Chiesa, ma di fatto si manifesterebbe in quel pezzo di Chiesa che il ciellino ha incontrato: CL stessa. In questa teologia tribale, squisitamente giussaniana, il senso della cose, la morale, la cosa pubblica non sono tematiche da affrontare con imparzialità e confronto dialettico con l’Altro, in quanto si presume di possedere, perché prescelti dal destino, il significato ultimo di tutto e tutti in maniera integrale e indiscutibile: la presenza di Cristo che vive nella storia attraverso la compagnia di appartenenza.
    Cristo coinciderebbe con CL, la verità anche, il senso della storia e il bene pubblico pure. In questa autoreferenzialità sta l’equivoco, ben più patologico e pericoloso delle «orrende camicie fiorate» del governatore, da lei ricordate.
    All’interno di questa visione tribale tutti coloro che non sono ciellini o che non sono convertibili in ciellini sono avversari, dunque nemici, oppure ontologicamente “nulla”. E’ evidente che chi, all’interno di CL, è un minimo sensibile avverte che c’è qualcosa che non va, ma siccome è stato programmato all’obbedienza, invece di dissentire dal pensiero del fondatore reagisce attaccando il “traditore” e stringendosi al gruppo di appartenenza: nel tentativo di sostenere l’inumana fatica di conciliare la drammatica realtà alle credenze tribali il veleno è equivocato per medicina. Difficile per l’appartenente a CL funzionare in modo diverso, così si è lasciato programmare dal pensiero del fondatore.
    Cara Carla, l’avevo fatto anch’io, poi un giorno evitando di santificare e condannare chicchessia mi sono semplicemente detto: «Che fesso sono stato».
    Auguri signora Carla!
    Bruno Vergani

  17. UNO CHE LEGGE scrive:

    Una volta sentii Don Giussani dire: “In Principio era il Potere e il Potere era presso Dio”. Rimasi colpito da quella variazione dell’inizio del Vangelo di Giovanni. Gli chiesi spiegazione e mi rispose che “Il potere non è ne buono ne cattivo, è un mezzo, dipende da come si usa”.
    Se è vero questo che ho letto sul blog di Tempi, rimango allibito, ALLIBITO!!!!!!!!!!
    CON QUESTI GIOCHI CON QUESTE VARIAZIONI LINGUISTICHE DI CUI GIUSSANI ERA MAESTRO, HA INTONTITO MIGLIAIA DI PERSONE, E QUESTI SONO I RISULTATI OVVI, SE DIO E’ IL POTERE, ALLORA LA CONCLUSIONE LOGICA E’ CHE DOVRO’ OTTENERE IL POTERE AD OGNI COSTO E ALLORA SIAMO ALLA FOLLIA….

  18. Fabiola scrive:

    Ma non vi vergognate neanche un po’?
    Non si tratta di un intervento qualificato, il mio, ma alcuni post sono, davvero, agghiaccianti.
    Io non ho mai scritto e neppure pensato niente di simile su altre esperienze cristiane riconosciute e accolte dalla Chiesa. Anche se non mi corrispondono. Se la Chiesa ha riconosciuto mi sento tenuta ad una “simpatia previa”, che si radica nella coscienza di un’unità fondamentale che ci precede tutti. E soprattutto precede la mia opinione, i miei gusti, le mie preferenze, i miei capricci.
    A questo sono stata educata, questo mi sembra cattolico. L’astio, il livore, il disprezzo “indignato” che leggo in certi interventi nei confronti di CL in quanto tale è davvero impressionante.
    Deve essere vero che “oportet ut scandala eveniant”. Si svelano così i pensieri di molti cuori.

    • Federico Benedetti scrive:

      Assolutamente d’accordo. Aggiungo che mi sembra un atteggiamento veramente poco caritatevole e cristiano infierire con astio a rancore nei confronti di un movimento che sta attraversando un momento di difficoltà. I cristiani non dovrebbero essere quelli che perdonano e amano persino i propri nemici e persecutori? Spero che i numerosi feroci critici contro CL siano altrettanto esigenti anche verso se stessi.

  19. LM scrive:

    Per quanto mi riguarda Fabiola, riconosco di avere del profondo astio nei confronti di CL, ne terrò conto.

  20. Massimo Menzaghi scrive:

    “Se la Chiesa ha riconosciuto mi sento tenuta ad una “simpatia previa”, che si radica nella coscienza di un’unità fondamentale che ci precede tutti. E soprattutto precede la mia opinione, i miei gusti, le mie preferenze, i miei capricci.”

    cosa resta? un burattino ossequiente? Ma lei è rimasta al: “se vedo nero ma la Chiesa dice bianco per me è bianco”???

    guardi che l’intelligenza e la coscienza sono doni di Dio…

    guardi che non stiamo parlando di dogmi…

    per decenza non ho mai citato in questo blog la questione pedofilia, ma poco sopra ho rammentato che nella storia uomini di Chiesa ne hanno combinate di cotte e di crude, tanto che ultimamente è capitato anche che un papa abbia chiesto scusa al mondo… non le muove nulla tutto questo? Per me di assoluto c’è Cristo, la nostra Chiesa è santa e meretrice, si potranno indicarne entrambe le nature, o no?

    poi l’astio è un di più, non c’è dubbio… ma come ho scritto sopra, io per esempio sto covando molta rabbia e ne ho anche indicato la genesi…

    • Ireneo scrive:

      Caro Massimo Menzaghi, “cosa resta? un burattino ossequiente?”.
      Beh, nagari una sana via di mezzo, che in medio stat virtus? L’ossequio della ragione e dell’intelletto non implica necessariamente essere burattini. Ma ha ragione, non si sta parlando di Magistero.
      In ogni caso non sono di CL, non ne provo simpatia, ma dei toni di certi post non posso che rattristarmi, se non altro in nome di un’evangelica tolleranza: nolite iudicare, ut non iudicamini, diceva…

      E prestiamo attenzione ad usare quell’espressione, Chiesa Santa e meretrice tra le più abusate che io conosca, che significa tutt’altro, con buona pace del povero sant’Ambrogio :)

  21. lucio croce scrive:

    Caro dr Beretta, perchè meravigliarsi? La lettera a Repubblica era una lettera indirizzata “all’esterno”e quindi era opportuno che fosse rassicurante, che desse l’idea di un movimento aperto e conciliante, in possesso di tutti gli anticorpi necessari per debellare eventuali infezioni presenti nell’organismo. L’altra lettera, invece, era destinata a rimanere “interna” ed in questa Carròn ha potuto esplicitare quello che effettivamente pensa, in particolare nei confronti di quei pericolosissimi cardinali che hanno governato per troppo tempo la diocesi di Milano, una diocesi che Comunione e Liberazione (e l’ancor più potente, collaterale Compagnia delle Opere) considera evidentemente “sua” . Se Carròn non avesse scritto le cose che ha scritto non sarebbe un ciellino, meno che mai potrebbe essere a capo del movimento, un movimento che – tralasciando analogie con associazioni di tipo massonico e con movimenti religiosi settari – ha sempre manifestato una sostanziale avversione (non a parole, ovviamente, ma nei fatti) nei confronti dei punti qualificanti del Vaticano II e dove il capo è tutto: non a caso i suoi aderenti citano continuamente don Gius, molto più di nostro Signore… CL, comunque, fa parte di questa Chiesa – purtroppo o fortunatamente, dipende dai punti di vista – una Chiesa che d’altronde, in una sua porzione non irrilevante, ha la sua stessa visione del mondo (e della Chiesa stessa); un punto di incontro, allora, forse andrebbe ricercato (anche se so bene, per molteplici esperienze dirette, che è un tentativo assolutamente disperato sforzarsi di parlare con i ciellini che, ritenendosi “giusti” (solo loro!), ti considerano un cattolico di serie B, se non un mezzo eretico). Cordiali saluti lucio croce

  22. Fabiola scrive:

    Sì. Se la Chiesa parla io obbedisco. Non perché sia tonta o abbia la vocazione al teatro delle marionette(comunque se volete crederlo fate pure).
    Obbedisco perché Cristo è la Chiesa che me lo ha portato, è nella Chiesa che lo incontro sempre di nuovo, è la Chiesa che me lo rende contemporaneo.
    Se non fosse così non saprei che farmene di un Cristo ispirazione per i fatti miei, maestro di morale kantiana o figurina devota che sollecita i buoni sentimenti, o alfiere di “un mondo nuovo è possibile”. Potrei continuare a lungo nell’elenco. Non m’interessa Cristo perché conferma ciò che già penso, ma perché e quando mi chiede di “cambiare mentalità”, cioè di convertirmi.
    Uomini di Chiesa ne hanno combinate di tutti i colori? Lo so. E’ proprio per questo che non posso fidarmi di me. Ma posso fidarmi di Cristo che continua ad essere presente in quel corpo in cui il divino si veicola, non nonostante l’umano ma attraverso l’umano, reso uno e nuovo in Lui, qui ed ora. E’, ancora e sempre, il metodo dell’Incarnazione, scandalo e follia, certo, come lo fu, all’inizio per ebrei e greci. (Su questo ti ascolteremo un’altra volta.)
    Quanto alla “casta meretrix”, di ambrosiana memoria, è, semplicemente, una sintesi metaforica del paolino “mi sono fatto tutto a tutti per guadagnarne qualcuno a Cristo”.
    Non è la Chiesa a peccare, siamo noi, forse è per questo che esiste la confessione.
    Ma comincio a capire: la questione sta proprio qui. O la Chiesa è percepita come segno efficace del divino nella storia o ,inesorabilmente, diviene un ingombro ostacolante e di cui, in definitiva, provare vergogna. Peccato.

    • Simona scrive:

      Se parla tutta la Chiesa o solo quella che le piace?
      Senza offesa ma io me ne ricordo di post suoi critici contro questo e quello.
      un passo indietro a tutti non farebbe male.

  23. lycopodium scrive:

    Sono d’accordo con lo sfogo di Fabiola. Mi pare si stia andando fin troppo oltre: dalla denuncia di incoerenze e deficienze politiche (denuncia che, alla fin fine, condivido anch’io) alla proscrizione di un carisma (tentativo inaccettabile, in una visione autenticamente ecclesiale).
    E visto che qualcuno ha parlato di pedofilia, se il metro è quello di certi commenti, allora valgono benissimo i riscontri e le valutazioni di questo link:
    http://blog.messainlatino.it/2010/06/la-progressista-chiesa-belga-riceve-la.html

  24. Fabio Bernardini scrive:

    Cara Fabiola,
    la Chiesa siamo anche noi, anche noi, e noi pecchiamo. E poi cosa c’entra l’obbedienza ai dogmi con CL? Io non ho astio nei confronti di CL lo ho già detto (il tono dei suoi post invece tradisce molta rabbia nei confronti di chi sottolinea certe incoerenze).
    Il problema è la chiara ricerca di potere da parte dell’organizzazione, o perlomeno dei suoi vertici.
    Quanto alla citazione del Nuovo Testamento in merito al “servo disonesto”, bene lei conoscerà senz’altro anche la parte che afferma “Non potete servire Dio e mammona”. Il Vangelo va letto nella sua interezza per interpretarlo correttamente.

  25. Leone Minuscoli scrive:

    Mi sono riletto i commenti e devo dire che ho trovato posizioni polarizzate, che vanno ognuno abbastanza per la sua tangente, personalmente ho la stessa considerazione di Fabiola che la Chiesa sia anche il corpo mistico di Cristo e quindi sia da seguire, cercando di seguirla sempre, (non solo chi è vicino alle nostre posizioni), ma neanche alla Chiesa delego in toto il mio pensiero e la mia libertà, la Chiesa mi deve dare i principi, le linee ispiratrici, starà poi a me declinarle nella società, a mio avviso definire di sinistra Martini e Tettamanzi non è corretto, possiamo definirli diversi da Scola, è pur vero che dialogare con CL non è facile, io vorrei solo dire che ci sono persone che seguono la Chiesa, e che pensano anche con la propria testa, che dove è possibile cercano di aderire con impegno a queste strade che la Chiesa ci indica, sapendo anche che quando non si parla di dogmi di fede ognuno è giusto che segua la propria coscienza come recita il Catechismo della Chiesa Cattolica, (rettamente formata aggiunge..), io per esempio reputo l’unico valore difficilmente negoziabile quello della vita, ma anche qui un naccordo andrà trovato nella Società dove ormai siamo minoranza, sulle altre casistiche, scuola privata o paritaria, famiglia, dico, penso che bisogna ancora di piu’ trovare un compromesso tra le nostre idee di cattolici e il resto della società civile, per non scadere nella barbarie.. In fondo è quello che ha scritto Galli Della Loggia sul Corriere Della Sera. Per cui c’è gente che sta degnamente e serenamente nella Chiesa anche se non appartiene a nessun movimento, si rispetti questa appartenenza e si verrà rispettati, (e aggiungo per corretteza e viceversa).

  26. Leone Minuscoli scrive:

    Dimenticavo, dove sono d’accordo con FABIOLA, è GESU’ CRISTO che dobbiamo seguire, e Cristo si manifesta nella Chiesa, anche se non solo in essa.

  27. lucio croce scrive:

    Cara Fabiola, mi scusi se Le indirizzo questo post. “Se la Chiesa parla io obbedisco”, Lei scrive; innanzitutto, CL è “la Chiesa”? Avrei seri dubbi in merito a questa equivalenza. E poi se, poniamo, la Chiesa Istituzione avesse chiesto proprio a Lei , in un giorno di qualche secolo fa, di appiccare il fuoco, con le Sue mani, alla catasta di legna sulla quale sarebbe dovuto bruciare il corpo di una delle innumerevoli donne accusate di stregoneria nel corso del tempo, Lei il rogo lo avrebbe acceso? Non credo proprio! Quindi, non può essere certo l’ubbidienza tout court il segno distintivo del credente in Cristo. Quando, in “quel” giorno – che è poi il giorno davvero importante per noi – il Signore ci giudicherà, non credo , ovviamente può darsi che mi sbagli, che ci chiederà se siamo stati “ubbidienti”, ma se abbiamo ben operato: “…avevo fame, …ero nudo,…ero malato…”; ci chiederà se, amando gli uomini, abbiamo amato Lui. Allora, Lei mi obietterà, io predico la disubbidienza alla Chiesa? Certamente no; penso, però, che anche per le prescrizioni della Chiesa debba essere utilizzato il discernimento di cui siamo in possesso, non fosse altro per lo sterminato numero di volte in cui la Chiesa Istituzione ha preso tremende “cantonate”. E’ vero che Sant’Ignazio diceva: “quello che io vedo bianco lo credo nero, se lo stabilisce la Chiesa”; ma può mai essere sostenibile una tesi del genere? Se lo fosse, allora tutto il discorso su Fides et Ratio andrebbe davvero a farsi benedire! Spero di non averLa contrariata e se l’ho fatto me ne scuso. Cordialmente lucio

    • Massimo Menzaghi scrive:

      Grazie… ;-)

    • Federico Benedetti scrive:

      Il problema è che il discernimento è spesso influenzato dalle nostre debolezze, dalle nostre convenienze e dal nostro egoismo. Un po’ di umiltà ci dovrebbe suggerire almeno di ascoltare i nostri pastori senza pregiudizi (lo “sterminato numero di tremende cantonate” non può farci dimenticare la sovrabbondante grazia e il tanto bene compiuto) e di mettere in discussione le nostre posizioni “dissenzienti” prima di scaricare sulla Chiesa e la responsabilità morale della nostra insofferenza o addirittura la colpa della nostra “disobbedienza”.
      Cordialmente FB

  28. Fabiola scrive:

    La Chiesa tutta e il suo Magistero: ordinario e straordinario. I vescovi in comunione col Papa.
    Forse varrebbe la pena di leggersi un po’ di catechismo della Chiesa cattolica. Obsoleto anche quello come l’obbedienza?

    Cara Simona, ti sfido a trovare dei post in cui io abbia scritto qualcosa di solo lontanamente simile a ciò che si legge qui su Cl, circa Azione Cattolica, Focolarini, Neocatecumunali, Rinnovamento o quello che tu voglia.
    Non ho passi indietro da fare perché non ho mai fatto passi avanti: sono niente e sono cristiana perché Cristo, nella Chiesa, ha avuto pietà del mio niente.
    E adesso torno al silenzio che è la custodia delle cose preziose.
    “E la Parola zittì chiacchiere mie.”(C.Rebora)
    Mie e altrui.
    Con tutta la “stima previa” di cui sono capace.

    • Simona scrive:

      Io mi ricordo gli scherni contro radio vaticana, definita con disprezzo terzomindista, in blog dove si trovava normale chiamare Tettamanzi Balena più grassa che alta, e inveire contro la Cei e Avvenire. Senza che nessuno oggi scandalizzato dalle critiche a CL avesse nulla da ridire.
      e in questi posti cara Fabiola se vuoi inviare un messaggio per difendere un vescovo o la Cei non sono così gentili da pubblicarti.
      poi, anche a me dispiace per CL che non sarà fatto di soli Formigoni e non condivido le critiche eccessive, resta che un pizzico di purgatorio, dopo tanto imperversare non fa male.
      Anche un mea culpa…

      • Fabiola scrive:

        Die grosse Stille.

        • Simona scrive:

          E perchè? se ha voglia di ragionare su queste cose perchè non farlo?
          Basta non pretendere che gli altri poi siano automaticamente d’accordo.

          • Fabiola scrive:

            Cara Simona, è una mia scelta. Non sopporto, alla lunga, la logica della discussione infinita, che lascia tutto esattamente come prima.
            “E il Tuo ricordo mi riempie di silenzio” (Meister Eckart)
            Vuoi continuate pure.

          • Simona scrive:

            Bene, però se ci si limita a fare una critica per poi sparire si dà la sensazione di far calare dall’alto le proprie idee.
            O si fa silenzio del tutto o si accetta il minimo sindacabile di confronto.

    • Fabio Bernardini scrive:

      Libera di troncare la coversazione quando crede, la prossima volta però eviti di lamentarsi di venire ignorata.
      Non perderò certo più tempo a dialogare con chi decide di andarsene nel mezzo del discorso.

  29. Vanni scrive:

    Vi immaginate San Paolo?
    Con riferimento alla 1Cor 1,10-12: cosa penserebbe, cosa direbbe Paolo se un ipotetico “famigliare di Cloe” lo informasse sulle dis-cordie che dividono noi che “ci chiamiamo cristiani”? (In questo blog o in altri ambienti ecclesiali, purtroppo credo che non faccia molta differenza!)
    Forse Paolo scriverebbe anche lui il suo pensiero, spesso così infuocato, su questo blog per dirci: “… ciascuno di voi dice: «Io sono di Paolo», «Io invece sono di Apollo», «Io invece di Cefa», «E io di Cristo».
    Magari qualcuno di noi, a proposito di questo “Paolo” nuovo venuto, si chiederebbe ingenuamente: “Ma questo qui, da dove arriva? Non è un CL, ma neanche un focolarino, men che meno un AC! Deve essere di sicuro di questo o quel tal movimento!
    Amici cari, siamo certi di non aver perso la bussola? Siamo certi di non avere perso il primo dei “principi non negoziabili” che è il Vangelo? E il comando di Cristo di amarci gli uni gli altri, cosa conta per noi? Siamo certi di essere ancora “cristiani”?

    • Massimo Menzaghi scrive:

      Ha perfettamente ragione, ma forse la carità cristiana deve impedirci di arrivare all’astio, non di poter ragionare…
      Io non mi ripeto, ma senza nulla togliere alle responsabilità di ciascuno a cominciare da me, vorrei chiedervi chi oggi nella Chiesa anzichè ricordarci che siamo tutti di Cristo semina germi di divisione? Voi vedete una pastorale che miri a questo?
      Se ne può discutere senza essere accusati di disobbedienza o peggio?
      Lo ribadisco: vivo da anni in sofferenza per come vedo muoversi la Chiesa nel mondo; onestamente non mi aiuta, anzi mi fa girare oltremodo, sentirmi dire che sono io a dovermi convertire e che non si può accusare la Chiesa…
      Qualcuno intende farsi carico delle persone che vivono la mia condizione (e mi pare di capire che non sono per nulla una minoranza) o ce la caviamo invocando presunti assoluti che lasciano il tempo che trovano?
      Ma qualche volta ce lo ricordiamo che lo Spirito soffia dove vuole e si spera che nessuno lo abbia in esclusiva?
      Il mio problema non è Cl o altri, ma è dove hanno intenzione di portarci (parlo dell’Italia) i nostri pastori… Che scendano dal piedestallo dove qualcuno si ostina a collocarli (penso ben oltre le loro stesse intenzioni) e si aprano non dico al confronto, ma almeno all’ascolto…
      Altrimenti i segnali che mi arrivano sono solo un “per tutti” che torna ad essere “per molti”, tentativi di assolutizzare e relativizzare a seconda delle convenienze (vedi valori non negoziabili che implicano negoziazioni indegne…), povertà spirituale dilagante, ringalluzzimenti di frange estremiste…

      • Federico Benedetti scrive:

        Un conto è l’ascolto, un conto è l’approvazione di punti di vista magari maggioritari ma non necessariamente evangelici… Se non vuole essere “rimproverato”, non rimproveri lei per primo i nostri pastori solo perchè non possono condividere alcune sue opinioni. Il fatto poi che siano opinioni largamente condivise non significa che siano giuste o evangeliche o ispirate dallo Spirito Santo.
        Io mi sentirei molto a disagio se la nostra gerarchia inseguisse le “mode” del momento (come forse hanno fatto all’estero, in Olanda per esempio) nella illusoria speranza di riempire le chiese, senza porsi il problema di comprendere qual è la vera volontà del Signore. E lei?

        • Massimo Menzaghi scrive:

          La ringrazio per essere sempre puntuale a rispondere, ma purtroppo sembra abbia sempre e solo un unico argomento…

          “Un conto è l’ascolto, un conto è l’approvazione…”
          a lei risulta che l’ascolto ci sia?
          ho forse parlato di mode? sto parlando di sofferenza e disagio… (e se uno ad esempio ha un problema con il padre non lo si aiuta dicendogli che deve convincersi che il padre ha sempre ragione…)
          saprebbe descrivere la pastorale che viene portata avanti in Italia?

          PS se in Olanda la Chiesa insegue le mode, mi sta dicendo che la Chiesa olandese sbaglia… è fatta di vescovi di serie B che possono sbagliare?

        • Vanni scrive:

          Varrebbe la pena che tutti noi (nel blog, nella Chiesa cattolica) ci interrogassimo seriamente su cosa vuol dire “obbedienza al Magistero”, alla luce non solo dei documenti dello stesso Magistero (in primis il CDCC), ma anche e soprattutto alla luce della Parola di Dio.
          Sarebbe fin troppo semplice tentare di risolvere tutta la questione rispondendo con il CDCDD n.85 che il solo Magistero può essere autentico interprete … Perché forse la Parola di Dio avrebbe qualcosa da dire in proposito!
          Mi sembra evidente che in questo blog, dove credo che siamo tutti cattolici, nessuno nega l’autorità del Magistero (mi sembra un po’ ingenuo chi pensa il contrario!).
          Mi sembra però che in questo blog siamo anche tutti “cristiani”, e dobbiamo riconoscere autorità (e obbedienza) assoluta solo al Signore!
          Chissà se, almeno su questi due punti, siamo tutti d’accordo!

          • Massimo Menzaghi scrive:

            “dobbiamo riconoscere autorità (e obbedienza) assoluta solo al Signore!”

            quanto all’autorità del Magistero, mi piacerebbe proprio approfondire, visto che al n.85-87, dove in ballo è addirittura “L’interpretazione del deposito della fede”, non si parla di obbedienza (nemmeno qui!!!) ma di “accogliere con docilità gli insegnamenti e le direttive”.
            Ora io sono l’ultimo che si vuole azzardare ad interpretare i documenti, ma conosco l’italiano e sapendo quanto sia stata pesata ogni parola…

      • Federico Benedetti scrive:

        Come contributo alla discussione propongo un articolo di Avvenire, che propone un esempio dei valori cattolici “laicamente” applicati alla politica:

        http://www.avvenire.it/Commenti/Pagine/matrimonio-e-omosessuali.aspx

        • Massimo Menzaghi scrive:

          “Non è però il matrimonio-sacramento che oggi è in crisi e che va difeso, ma il matrimonio “civile”, come credo ben emerga dai punti che ho indicato. È su questi punti, privi di qualsiasi rilievo confessionale, che insistono da anni i cattolici, in quanto hanno a cuore il bene di tutti, credenti e non credenti. Perché non si forniscono loro risposte convincenti, anziché deformare le loro argomentazioni per poter farne oggetto di ironia?”

          (rispondo per cortesia, sperando di non essere accusato di OT)

          la ringrazio del contributo, ma il ragionamento non sta in piedi…, mi dispiace; lei per primo non perde occasione per ricordarci quale rischio avremmo corso con i DICO (dove non si nominava nemmeno l’istituto matrimoniale) e ha sempre un riferimento ai valori non negoziabili… e pensa che noi cattolici possiamo essere credibili agli occhi dei laici con argomenti come quelli dell’articolo?
          E’ questa una delle cose che mi dispiacciono: far figure di questo tipo nell’interlocuzione con la società… ma pensiamo davvero di poter rigirare la frittata come meglio ci garba senza che nessuno se ne accorga?

          Quali sono i risultati? con i dico nessuno nominava il termine matrimonio, a lavoro avanzato (grandissimo esempio di mediazione per il bene comune) tutto viene fatto crollare in una notte con interventi da oltretevere… e adesso si parla di matrimonio omosessuale: un successone…

          togliamo di mezzo la non negoziabilità dei valori, proclamiamo coraggiosamente i nostri principi ma capiamo che le dinamiche democratiche sono un’altra cosa…
          anche in termini di credibilità e di attenzione da parte del mondo secondo me si farebbero passi da gigante…

          dopodichè non stiamo parlando di dogmi e ogni posizione è legittima e rispettabile: la mia come la sua, senza tirare in ballo il magistero…

          • Federico Benedetti scrive:

            La riflessione di Avvenire è un esempio di come si possa offrire approccio “laico” ad una questione fondamentale senza rinunciare alla propria identità cattolica. La sua risposta, che ricalca la posizione laicista della sinistra italiana, è semplicemente una rinuncia ad essere cristiani in politica. Anche se non sono “dogmi” non si può certo dire che “ogni posizione” sia legittima, altrimenti non se ne discuterebbe nemmeno. Come cattolici siamo chiamati ad una testimonianza credibile, pur nel rispetto delle regole della democrazia, senza rinunce e compromessi eticamente inaccettabili. L’”attenzione da parte del mondo”, il consenso dei non credenti, è più importante della testimonianza a cui siamo chiamati?
            “Se voi mi amate, seguite i miei comandamenti” (Gv14,15).

          • Fabio Bernardini scrive:

            Discussione interessante, (concordo con le argomentazioni di Avvenire) che però meriterebbe un nuovo articolo, quì siamo decisamente fuori tema.

  30. Elena scrive:

    I blog hanno il potere, non solo di polarizzare, ma di estremizzare le discussioni.
    In certi blog si leggono cose allucinanti, scritte da gente che impunemente dà libero sfogo ai propri istinti malvagi.
    In un blog cattolico si spererebbe di trovare posizioni più concilianti, più misericordiose oserei dire, invece si deve constatare che quando l’argomento tocca il “sentire viscerale”, anche qui la “conciliazione” e la “misericordia” vanno a farsi benedire.
    Povere beatitudini…

    Nel leggere gli interventi di certi “cristiani adulti” che, sentendosi “autonomi” (anche in senso etimologico), rifiutano l’obbedienza ai “genitori” (= Magistero), viene in mente una delle più note frasi di Gesù: “Se non diventerete come questi bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli”.
    “Questi bambini” non sottomettono ogni cosa al proprio personale giudizio, non si sentono autosufficienti ma hanno il cuore aperto e fiducioso di chi, consapevole di essere piccolo e bisognoso di tutto, riconosce chi è più grande di loro e ne accoglie l’insegnamento.
    E il fatto che il Magistero della Chiesa sia composto da uomini, quindi fallibili, quindi con sensibilità e opinioni diverse, nulla toglie alla sostanza della missione che Gesù stesso ha conferito ai suoi pastori. E noi, laici, dobbiamo umilmente riconoscerci gregge.

    • Simona scrive:

      Qui però parliamo di corruzione, non di cattolici adulti e magistero.
      Se alcuni hanno abusato del loro essere cristiani per averne vantaggi economici e mondani sarebbe necessaria una pacata riflessione. Tutto qui.
      Se si impugna il magistero e il Papa come una clava per mettere a tacere gli altri si fa un pessimo servizio alla Chiesa.

    • Massimo Menzaghi scrive:

      Di fronte al Buon Pastore non ho dubbi, più in generale direi che la metafora del gregge portata alle sue conclusioni (“E noi, laici, dobbiamo umilmente riconoscerci gregge.”) non è proprio il massimo delle prospettive… ;-)

      Comunque, io non ritengo di sottomettere “ogni cosa al proprio personale giudizio”, solo alcune cose, guarda caso proprio quelle per le quali la sfido a dimostrarmi di dover essere tenuto all’obbedienza nei confronti di chicchessia…

    • Vanni scrive:

      Nessuno a mio parere, fra le persone che frequentano VinoNuovo, ha intenzione di rifiutare l’obbedienza al Magistero, ma certamente ci sarebbe da chiarire cosa si intende per questa obbedienza, ed è forse qui che possono nascere le discussioni e i pareri diversi.

      A mio parere un cristiano deve obbedienza indiscussa e “assoluta” solo al Signore, anche se posso comprendere che altri cristiani come me possono avere un parere differente. Pareri diversi tuttavia non dovrebbero impedirci mai di discutere civilmente e di comportarci da fratelli, figli dello stesso Padre, imitando i cristiani dei primi tempi quando erano di pareri diversi (come Pietro, Paolo e Giacomo in At 15).

      Noi certamente dobbiamo lasciarci condurre dai nostri pastori e dobbiamo riconoscerci “gregge”. Ma non dimentichiamo che il nostro gregge non è costituito da … bestioline, ma da figli di Dio che hanno ricevuto lo Spirito Santo; lo stesso Spirito che dovrebbe ispirare i pastori che ci guidano.
      I pastori esercitano sul gregge un’autorità conferita da Gesù a Pietro, ma più che di un’autorità, si tratta di una missione di servizio: Gesù non dà a Pietro un potere, ma … una croce! (cf. Gv 21,15-19)
      A quanto dice il Vangelo: il Magistero insegna, ma in nome dell’Unico Maestro (Mt 23,8); e i pastori guidano il gregge, ma in nome dell’Unico Pastore (Gv 10,11-18).

  31. lucio croce scrive:

    Egregio Sig. Benedetti, è ovvio che anche io ho presente “il tanto bene compiuto dalla Chiesa”; se così non fosse, non starei qui a parlarne…

  32. lucio croce scrive:

    L’ottimo post del Sig. Menzaghi mi spinge ad un’ulteriore considerazione (l’ultima, lo prometto); e mi avvalgo, in proposito, del pensiero di un noto giurista cattolico tedesco, Ernst Bockenforde autore, a quanto mi risulta, apprezzato anche da Papa Benedetto XVI. Secondo tale giurista, la Chiesa si porta ovviamente dietro – come tutti, d’altronde – il peso della propria storia, per cui, avendo per secoli ritenuto di non riconoscere la libertà della fede come un diritto individuale, si trova ancora oggi in difficoltà a riconoscere – non certo in linea di principio, ma in concreto – la piena libertà di coscienza delle persone. Il nocciolo della questione, a mio avviso, sta proprio qui: il cattolico può invocare la libertà di coscienza? Fino a quando questo “diritto” verrà concesso ad intermittenza, il dialogo continuerà ad essere un dialogo tra sordi. Quel che si dovrebbe però riconoscere, anche da parte di chi è contrario, è che fin’ora la critica costruttiva del laicato è risultata quasi sempre – anche se a volte solo a posteriori – utile alla Chiesa, perchè ha permesso alla Parola del Vangelo di essere presente in ambienti e settori da cui altrimenti, se non ci fosse stato il pungolo dei laici, sarebbe scomparsa. Cordialmente lucio

  33. Fabio Bernardini scrive:

    Caro Massimo Menzaghi,
    lei però è sempre molto vago nei suoi post. Si straccia le vesti per l’inadeguatezza della chiesa, dice che la Chiesa non ascolta (magari non ascolta lei, perchè fare di tutta una erba un fascio?), che non c’è una pastorale…. ma quando le viene chiesto cosa la disturba profondamente, non risponde. Non mi venga a dire di mettere Gesù al centro perchè a questo le abbiamo già risposto io e Ireno.
    A chi e a cosa si riferisce? Lo dica chiaramente.
    Passa da un cupo pessimismo ad un atteggiamento del tipo: voi siete dei pecoroni, io si che ragiono…
    Le dico che il mio riavvicinarmi alla Chiesa è stato ampiamente determinato da questo Papa, che ha spiegato secondo me mirabilmente come sia più irrazionale il non credere che il credere. E riavvicinadomi, ho scoperto proprio all’interno della Gerarchia tanti Pastori che hanno qualcosa di vero da dire alla gente, le ho fatto i nomi anche di questi.
    Il mio approccio alle cose, i miei studi scientifci mi hanno sempre portato ad osservare in maniera analitica ogni questione. Quindi se vuole ragionare sono disposto a farlo con lei, le chiedo solo di parlare in maniera chiara.

    • Massimo Menzaghi scrive:

      la ringrazio per l’attenzione; onestamente pensavo che dai miei vari post fosse emerso chiaramente il mio pensiero, ma se non ci rimproverano di andare OT provo a fare un’estrema sintesi…
      Innanzi tutto mi sento parte della Chiesa: dai tempi del chierichetto fino all’Università Cattolica penso di aver avuto le mie occasioni di formazione, tra le quali non posso tralasciare l’aver avuto come arcivescovo il cardinal Martini; questo, lo ribadisco, non per vantare titoli, ma per ribadire che non arrivo da Marte…
      Negli ultimi anni (non so se prima non coglievo io certi aspetti o se è cambiato qualcosa…) ho cominciato ad accogliere con sempre maggiore difficoltà certe posizioni della gerarchia (e qui lo ribadisco: non parliamo di fede, ma di pastorale); in particolare per me è stato via via sempre più fonte di disagio il relazionarsi dei nostri vescovi con la politica per cercare di bloccare certi processi della società civile e per cercare di ottenere per via legislativa (e quindi per tutti, anche i non cattolici) ciò che non si riesce nemmeno più ad ottenere dai propri fedeli;
      so di fornire un assist a Benedetti, ma io ritengo che alcuni nostri pastori siano andati decisamente oltre con l’appoggio ad una classe politica mercanteggiando e chiudendo entrambi gli occhi in nome di non si sa bene cosa…
      vedere che poi le stesse persone, scese dal carro solo un attimo prima dello schianto, chiedono un nuovo impegno dei cattolici in politica per me toglie loro ogni autorevolezza e credibilità (sul piano PASTORALE); non da meno non giova vedere con quanta attenzione si seguano i ricatti dei lefebvriani e quanto poco ascolto si dia non a me ma ad un laicato che chiede sul piano pastorale e dei rapporti con la società un atteggiamento che non ricordi quello degli sciiti (equivalenza tra leggi religiose e leggi civili), come è sttao autorevolmente ricordato in un altro post su questo sito solo pochi giorni fa…
      La questione Cl si colloca nello stesso binario (ricordo una trasmissione in cui la Bindi implorava Lupi a fermarsi, per una questione di dignità, nella difesa di Berlusconi dopo gli scandali, ma Lupi non era solo, lo sapiiamo…)
      Potremmo andare oltre, ma vorrei solo sperare che non si semplifichi in destra – sinistra: c’è di mezzo non la fede, non l’annuncio, non la visione profetica, ma che idea abbiamo del mondo e di come i cattolici, in questo mondo dovrebbero vivere…
      Dato che non è solo un povero pazzo (forse indemoniato) come il sottoscritto a pensarlo ma anche autorevoli membri della Chiesa, non capisco perchè di fronte a questioni per nulla dogmatiche ci si trinceri in questo modo…
      Termino solo dicendo che questa posizione è nata in me (povero peccatore, ma figlio di questa Chiesa e da essa formato) autonomamente, poi mi sono guardato in giro e ho trovato molte altre persone che avevano le stesse perplessità: questo per dire che in coscienza riconosco l’autenticità di questa mia posizione (giusta o sbagliata che sia, evidentemente, ma certo non frutto di pressioni esterne)…

      • Fabio Bernardini scrive:

        Bene Massimo capisco, anzi condivido gran parte delle tue argomentazioni. Anche io ho vissuto con un forte imbarazzo l’alleanza politica di certi Cardinali su questioni come il fine vita o la procreazione assistita, non perché non ne condivida affatto le posizioni, ma perché credo non possa essere corretto barattare certi principi con altri. Vero è che dall’altra parte si è spesso tentato di imbavagliare la Chiesa in nome di un “non vedete che nel mondo fanno tutti così?”, che io vedo altrettanto inaccettabile.
        Quanto al discorso dei Lefevriani, fa parte dello sforzo che Benedetto XVI sta promuovendo in nome dell’Ecumenismo. Ho letto diverse sue dichiarazioni sull’argomento (cap. 12 di “Luce del Mondo” tra le altre) e ho trovato le sue scelte condivisibili. Purtroppo non è stato supportato a sufficienza dal suo entourage, riguardo alla al caso Williamson che ha ammesso essere stato un errore.

        Apprezzo molto la sua partecipazione, le chiedo di non buttare il bambino insieme all’acqua sporca, perchè c’è molto di buono da esaltare. La Chiesa può essere criticata ma va anche sostenuta.

      • Federico Benedetti scrive:

        A me sembra che la Chiesa le piace solo quando predica cose che sono di suo gusto, mentre si sente a “disagio” quando questo non accade. Non capita solo a lei. E’ una tentazione frequente, dai nostri progenitori Adamo ed Eva in avanti, che l’uomo voglia essere come Dio. Ma lei non è Dio e la Chiesa non è tenuta a seguire la volontà di Massimo Manzaghi. La Chiesa deve sforzarsi di seguire il Signore e di compiere la sua volontà, deve impegnarsi ad insegnare agli uomini come discernere la Verità nel caos di questo mondo. In altre parole e superando il suo caso particolare, i nostri pastori non devono cercare consensi ma ricercare Dio. E sia certo che lo fanno, con tutti i limiti della natura umana e tutte le risorse della grazia.
        La difesa e la promozione dei valori c.d. non “negoziabili” sono una via per compiere la volontà del Signore, a prescindere dalle convenienze e dalle debolezze degli uomini. I cattolici in politica non devono inseguire compromessi, ma portare la testimonianza di una sequela coerente: NON è fondamentalismo (sciita), è coerenza. Non è obbligatorio fare politica, ma se un cattolico si sente chiamato a farla “da cattolico”, deve cercare la volontà del Signore, non il consenso elettorale. Si può sbagliare e si può perdonare uno sbaglio, naturalmente, ma non tovo giusta questa inflessibilità SOLO nei confronti dei politici ciellini quando siamo normalmente tutti così poco esigenti nei confronti degli altri politici sedicenti (absit iniuria vebis) cattolici.

        • Massimo Menzaghi scrive:

          senza offesa, ma è come ascoltare un disco rotto e non mi pare che il suo atteggiamento aiuti a fare passi avanti…

          anche a lei mi pare piacciano alcune cose e non altre e metterla sempre in termini di tentazioni è francamente riduttivo, per non dire offensivo…

          nei vari post ho messo altra carne al fuoco e l’hanno fatto anche altri forumisti: possiamo approfondire il ruolo del Magistero, il ruolo del laicato, le posizioni di uomini di Chiesa (!) che a lei non piacciono…

          c’è spazio per tutti e non mi aspetto nessun arretramento da parte sua (come di chiunque): dialogare significa però argomentare, ascoltare, rispondere nel merito… tutte cose che mi pare le sfuggano…
          Secondo lei io ho pretese nei confronti della Chiesa, non le viene il dubbio di averne anche lei ergendosi a baluardo supremo di posizioni… che forse vanno addirittura un po’ oltre?
          Il tutto cordialmente, ci mancherebbe, ma la invito anche ogni tanto a rileggere ciò che scrive e magari a soffermarsi un po’ di più a capire cosa scrivono anche gli altri…
          Così forse lo scambio diventerebbe proficuo, anche mantenendo le stesse posizioni…

          • Federico Benedetti scrive:

            Repetita iuvant.
            Non è che la discussione si sia discostata di molto, più o meno la sostanza, anche se espressa in termini diversi, è sempre la stessa. La invito anch’io a rileggere i suoi interventi. Ad ogni modo chiudo qui.

  34. Fabiola scrive:

    “Proseguendo, ci troviamo dinanzi all’altare. È il centro del duomo. L’altare, vale a dire il luogo sacro dove viene offerto il sacrificio eucaristico, dove la passione, la morte e la risurrezione vengono rese presenti ogni giorno di nuovo. «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28, 20), ha promesso Gesù. Con intensità unica, la Chiesa gioisce di questa presenza nell’Eucaristia, «fonte e apice di tutta la vita cristiana» (Lumen gentium n. 11). Tale fonte scaturisce da questo altare e il suo flusso vivificante da qui si riversa in tutta la diocesi. Inoltre, dinanzi a questo altare il vescovo impone le mani a quei giovani uomini che invia come sacerdoti nelle comunità. Qui vengono consacrati gli oli sacri — del Crisma, dei Catecumeni e degli Infermi — con i quali vengono amministrati i santi sacramenti in tutta l’arcidiocesi. Davvero questo altare è il cuore di tutta l’arcidiocesi.
    Da qui traspare per noi la natura vera, nascosta della Chiesa. Pur costituendo una comunità composta da persone, essa è però al tempo stesso un mistero divino. Corpo di Cristo, casa di Dio, così la chiama la Sacra Scrittura. La Chiesa di Gesù Cristo non è semplicemente un gruppo d’interessi, un’impresa comune, in breve una forma di società umana, che quindi potrebbe essere formata e guidata secondo regole secolari, politiche, con mezzi temporali. Chi viene chiamato al servizio nella Chiesa non è un funzionario della comunità, ma riceve l’incarico e il mandato da Gesù Cristo, il Capo del suo Corpo misterioso. È Cristo stesso a unire i fedeli in un’unità piena di vita.” Dal messaggio di Benedetto XVI per i mille anni della consacrazione del Duomo Imperiale di Bamberg.
    Ecco, questa è la Chiesa cui sono fiera di appartenere e alla quale ubbidisco. E che vale la pena di ascoltare. Qualche volta in silenzio.

  35. Gloria Gandolfi scrive:

    Sono docente di Religione delle scuole superiodi da 26 anni e trovo interessante il sito e il blog.Tutti i commenti letti sono forse l’espressione delle varie opinioni degli italiani che si interrogano continuamente sulla Chiesa, CL, il potere e la misericordia.E’un dialogo salutare,magari fosse presente in tutte le parrocchie, confraternite o movimenti!Conosco persone di CL che stimo molto ma certamente l’entusiasmo indottrinato del Meeting, il sostegno ad un governo che ci ha portato alla deriva morale ed economica , un Formigoni che accetta di lavorare con la Minetti, parla del suo voto di castità e del suo essere cattolico sulla barca in Sardegna nel lusso evidenzia, secondo me, che ciò che è lontano da Dio e utilizza il suo nome prima o poi implode e finisce come la Torre di Babele..è solo una questione di tempo, intanto però i poveri gridano inascoltati le loro angosce.

    • Massimo Menzaghi scrive:

      “E’un dialogo salutare,magari fosse presente in tutte le parrocchie, confraternite o movimenti!”

      se solo si accettasse che poter parlare ed essere ascoltati rappresenta un valore, a prescindere dagli sviluppi…

      come lei non capisco perchè invece per alcuni ogni parola detta da laici dentro la Chiesa venga vista come pericolo e ci si debba chiudere a riccio in difesa di non si sa bene cosa, visto che non mi pare proprio si stia minando nulla di essenziale…

      e usciamo sì dalle sacrestie, ma non per rifugiarci nei palazzi del potere per tramutare valori veri in leggi opinabili, bensì per essere sale della terra, giorno per giorno, dentro una società civile che ha molto più bisogno di questo che di sentirsi insidiata nella propria democrazia…!

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