La movida e il Regno dei cieli

In questo articolo Davide Maggiore propone qualche riflessione a partire da uno striscione apparso poco lontano da Ponte Milvio per ricordare un ragazzo scomparso qualche giorno fa. E tu che ne pensi?

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11 risposte a La movida e il Regno dei cieli

  1. mv scrive:

    Riflettevo ieri sera sui festeggiamenti juventini.
    Gente di ogni età ad urlare tutta la loro gioia, come tanti 15enni all’ultimo giorno di scuola.
    Un entusiasmo, il loro, incontenibile quanto coinvolgente.
    In effetti mi chiedevo come queste persone potessero essere così eccitate per un fatto del tutto estraneo alla loro vita quotidiana. Mica avevano vinto loro lo scudetto?
    Più o meno il mio sguardo si posa allo stesso modo su chi si sballa il fine settimana nei locali delle nostre città.
    Io non “riconosco” quella forma di divertimento.
    Forse perchè non l’ho mai conosciuta.
    Ognuno di noi vede nella gioia terrena qualcosa di diverso. Normale che questa venga poi proiettata nel Regno dei Cieli.
    Amiamo ciò che conosciamo e desideriamo ciò che amiamo. Esperienza è la parola chiave.
    Forse dietro alle varie forme di divertimento, da me non riconosciute, c’è una capacità, un tentativo, di proiettarsi in una dimensione che non sia quella a cui ci si sente costretti dalla società. Ma anche la possibilità di sentirsi in comunione con chi condivide lo stesso divertimento (e qui sì che mi accorgo che i “campioni d’Italia” erano davvero quelle persone per strada ieri notte. Semmai ero io a non esserci).
    Durante la settimana zombie tra gli zombie, nel fine settimana finalmente vivi tra gli unici vivi che ti comprendono, che condividono il tuo “stare bene”.
    Anche se inconsapevolmente è sempre un gettare la speranza oltre al muro che ci sta innanzi. Un cercare comunione. Ognuno a modo suo. Anche quando si sbaglia la mira.

  2. mv scrive:

    ops.. dimenticavo il senso della risposta..
    In che modo andare incontro a chi cerca quella comunione, quell’amore, nella movida?
    Eh, forse l’unica testimonianza credibile è quella dell’essere nel fare.
    Ci sono per te, perchè ti ritengo mio fratello degno di attenzione, non perchè ti devo evangelizzare e far capire che sei lontano dal Signore.
    Oggi gli uomini chiedono di essere guardati negli occhi. Non cercano maestri di vita, ma compagni di viaggio.

  3. Davide Maggiore scrive:

    Grazie del commento, MV.
    Sono completamente d’accordo con te. “Essere nel fare”, e soprattutto, essere “compagni di viaggio” sono probabilmente le risposte più fruttuose alla domanda che io sottintendo e che il commento pone. Resta da decidere “come” essere compagni di viaggio, avendo l’umità di non voler tracciare la strada ad ogni costo e tuttavia senza neanche rinunciare ad indicare una (possibile) mèta.

    • mv scrive:

      Vero..
      Parto dalla mia esperienza.
      Recentemente mi sono riavvicinato ad un Sacerdote per farmi seguire. Da anni stavo lontano dalla Chiesa.
      Se il suo farsi prossimo fosse stato del tipo dottrinale, ossia: innanzitutto Dio, La Chiesa, la Verità e solo dopo “tu” che mi chiedi una mano, probabilmente mi sarei tirato da parte.
      Invece ho trovato una persona. Un uomo, prete, che ha le idee chiare, ma che (almeno questa è la mia impressione al momento) ha mi ha dato la sensazione di essere interessato a me-persona prima ancora (ma in realtà contemporaneamente visto che non c’è separazione) che a me-cristiano.
      Sembra tanto banale, ma spesso nei nostri rapporti interpersonali l’altro è vissuto e si sente vissuto come funzionale a noi (in questo caso a Dio), ma abbiamo bisogno di sentirci, per l’altro, amati al di là del nostro ruolo. Amati nella libertà. Altrimenti che amore potrà mai essere?
      Questo intendo per “essere nel fare”: fare per l’altro non per dovere, ma per amore, non per adempiere al comandamento (pensando quindi alla nostra salvezza), ma perchè si è compreso che l’altro è davvero Gesù che ci attende in quel fratello.
      Solo così la confessione della propria fede in Gesù sarà credibile e affascinante.
      Scusate se sono un po’ banale, ma credo che l’autenticità della relazione sia la vera pietra angolare su cui si fonda l’amore. E solo l’amore salva definitivamente.

  4. Fabio Bernardini scrive:

    “Oggi gli uomini chiedono di essere guardati negli occhi. Non cercano maestri di vita, ma compagni di viaggio.”

    No, francamente non sono d’accordo. Secondo la mia esperienza, di compagni di viaggio i giovani e meno giovani di oggi ne hanno fin troppi, disposti ad appiattirsi secondo il pensiero dominante. Quello che manca semmai sono riferimenti solidi, testimoni che un vivere diverso è possibile.
    Un problema diffuso nelle famiglie con adolescenti, è quello dei genitori che invece di agire come tali tendono ad instaurare un rapporto di amicizia, con conseguente smarrimento dei figli che invece avrebbero bisogno e vorrebbero una guida.
    Non è facile nella nostra contemporaneità mostrare una via, e appunto una meta, diversa da quella che vogliono farci passare per ovvia e unica possibile. Non sarà però adeguandoci alla mancanza di valori autentici che riempiremo il vuoto che opprime tanta gente.

    • Davide Maggiore scrive:

      Fabio, grazie per lo spunto interessante di questa replica.
      Non credo che MV interpreti il termine “compagni di viaggio” nel senso di genitori-amici (o simili). Né io lo interpreto così: non parlo infatti di adeguarsi, piuttosto di essere lì. Di farsi trovare nel momento del bisogno, indicando una via. Se due persone camminano affiancate, non è detto che siano nella stessa condizione: potrebbe anche darsi che una sorregga l’altra.
      Poi resta, appunto, il problema di “come” indicare la via senza “adeguarsi all’assenza di valori”. Non sono genitore né educatore, né sacerdote, cioè non ho esperienze sistematiche in questo campo. Ma in ogni rapporto umano che mi trovo ad affrontare cerco di fare al meglio proprio ciò che MV suggerisce “essere nel fare”. Cioè, in fondo, testimoniare i valori con le mie azioni:le parole seguiranno, inevitabilmente, ma innanzitutto un albero si riconosce dai propri frutti. Dunque posso solo sperare di dare frutti “all’altezza”.

      • Fabio Bernardini scrive:

        Si, la testimonianza la si fa con i fatti, con il nostro vivere quotidiano. Se poi qualcuno, stupito dalla nostra serenità ce ne chiedesse la ragione allora si che gli potremo rispondere: me lo ha detto Gesù.

    • mv scrive:

      Salve Fabio, in effetti non intendo dire che non si debba indicare la meta e la via da percorrere, ma solo che se le ragioni che ci muovono nel fare questo sono legate esclusivamente al senso del “dovere” essere maetro (pur con tutte le buone intenzioni che anche un genitore ovviamente ha nel cuore) forse non saremo credibili.
      Io posso anche pensare che Dio sia la ragione per cui il mio divertirmi abbia senso e significato in questa vita, ma se faccio questo discorso ad un ateo o ad un ragazzino cosa comprenderà?
      Forse la Via, la si indica percorrendola ed il Vangelo è chiaro.
      Fare all’altro quello che si vorrebbe fosse fatto a sè.
      Se io sono senza lavoro, se ho fame, se sono escluso dagli amici.. e tu ti avvicini dicendomi che magari insieme possiamo provare a trovare un lavoro (almeno provarci), un panino (magari metà del tuo) e anche un amico (e se fai le prime due cose non puoi che essere mio amico), in me fai scattare questo pensiero: questa persona mi ama, si è interessato a me gratuitamente, senza chiedermi nulla in cambio, nemmeno di seguire le sue idee.
      A questo punto mi chiederò e ti chiederò perchè lo hai fatto? Perchè mi stai volendo bene senza chiedermi nulla in cambio?
      La risposta sarà comunque credibile, anche se espressa malamente o poveramente come sto facendo io ora, perchè le prove concrete di quell’amore hanno preceduto la “ragione della nostra fede”.

  5. maria scrive:

    ho sempre trovato geniale la legge del contrappasso della Divina Commedia di Dante.
    in base a questo si potrebbe pensare: per coloro che in questa vita non sognano altro e non trovano altra felicità e altra beatitudine che in feste e bagordi, in vino e movida , perchè non propinargli , per l’eternità, un paradiso esattamente a loro misura???’ Così’ come il devoto musulmano che sogna nel paradiso di avre a disposizione 50 urì, o vergini, dagli occhi di gazzella per il suo piacere , perchè non dargli questo e SOLO questo?
    nel senso che il limite ,la mancanza di fantasia e di profondità che contraddistiguono tanti uomini sulla terra perchè non dovrebbero contraddistinguerli anche nell’aldila’ ????, se esiste un aldila’ la legge del contrappasso è perfetta. Hai dato importanza solo alla materia???, benissimo, nell’aldilà avrai un vita eterna solo MATERIALE, avrai feste e banchetti fino alla Nausea.

    • Davide Maggiore scrive:

      Maria,
      “confesso che io, se fossi stato dio, un dio piccolo, avrei fatto così. Ma Dio grande aveva già tutto compreso e perdonato (…) E questo, perché nessuno meglio di Dio può sapere per continua esperienza che tante azioni, che agli uomini per il loro corto vedere pajono cattive, le fa proprio Lui, per i suoi alti fini segreti, e gli uomini invece credono scioccamente che sia il diavolo”. (Luigi Pirandello, La prova)
      E anche io, da parte mia, confesso: ogni tanto fatico a capire perché Cristo abbia dovuto scegliere proprio il suo più accanito persecutore, Saulo, per farne il suo Apostolo più zelante, Paolo. Ma l’ha fatto, Lui che vedeva nel cuore, e saperlo mi rasserena. Così come mi rasserena sapere che forse l’ansia di movida eterna possa un giorno diventare (con qualche aiuto) desiderio di vita eterna. Grazie – davvero – per aver aggiunto un altro tassello alla nostra riflessione.

      Davide

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