In questo articolo Francesca Lozito scrive: «Don Vincenzo era giovane ma mica fesso e richieste del genere mica ne aveva ricevute poche. Così decise che ne avrebbe parlato domenica alla fine della Messa». E tu che ne pensi?
-
Articoli recenti
Commenti recenti
- Giorgio Bernardelli su E le piccole diocesi?
- Andrea F. su E le piccole diocesi?
- Maria Teresa su Oltre il dolore
- Marco su Unioni omosessuali: non è una priorità
- Marco su Piccoli sì. Ma se diventiamo anche chiusi?
Archivi
- ottobre 2012
- settembre 2012
- agosto 2012
- luglio 2012
- giugno 2012
- maggio 2012
- aprile 2012
- marzo 2012
- febbraio 2012
- gennaio 2012
- dicembre 2011
- novembre 2011
- ottobre 2011
- settembre 2011
- agosto 2011
- luglio 2011
- giugno 2011
- maggio 2011
- aprile 2011
- marzo 2011
- febbraio 2011
- gennaio 2011
- dicembre 2010
- novembre 2010
Categorie


Visto che oggi va di moda, riporto quanto disse al funerale di don Gius l’allora ancora card. Ratzinger. Si riferiva al 68 ma a mio avviso illumina bene anche gli ultimi venti anni di storia italiana. “la tentazione fu grande di dire: adesso dobbiamo, per il momento, prescindere da Cristo, prescindere da Dio, perché ci sono urgenze più pressanti, dobbiamo prima cominciare a cambiare le strutture, le cose esterne, dobbiamo prima migliorare la terra, poi possiamo ritrovare anche il cielo. Era la tentazione grande di quel momento di trasformare il cristianesimo in un moralismo, il moralismo in una politica, di sostituire il credere con il fare”..ecco, questa a mio avviso, è la indistinzione tra politica e religione, tra fede cristiana e retaggi culturali a cui si è lasciato molto spazio negli ultimi anni, non distinguendo tra testimonianza vissuta dell’incontro con Gesù Cristo e altro. Con un aggravio: ampio spazio ha ricevuto chi ha fatto proprio tale habitus additando come relativista chi non vi si adeguava. E senza tenere in adeguata considerazione il pericolo principale delle tentazioni: cedere al potere che fa il ruffiano, riempiendo di belle parole. L’episodio riportato, senza colori politici e quindi con l’invito a ciascuno di fare discernimento sulle proprie propensioni, induce proprio a essere cauti
Don Vincenzo ha scelto di non farsi coinvolgere e strumentalizzare dai maneggioni della politica. Ha fatto bene. Eppure non tutte le liste, non tutti i candidati, non tutti i programmi sono uguali.
La dottrina sociale della Chiesa e le sollecitazioni dei nostri pastori ci esortano a distinguere e a scegliere, non a ignorare le proposte politiche. Non cediamo alla tentazione di assecondare chi vuole ridurre il cristianesimo a dimensione “intima” e azzittire la voce dei cattolici.
Questo non significa che i sacerdoti debbano partecipare alle campagne elettorali, come fanno abitualmente i preti “arcobaleno” alla don Gallo e don Farinella, ma neanche sfuggire schifati di fronte alla responsabilità di una scelta, “lavandosene le mani” come Ponzio Pilato. Se c’è chi si rivolge con fiducia ad un parroco per chiedere consiglio, è giusto che possa ricevere una risposta ponderata, motivata e in sintonia con i richiami dei nostri vescovi.
Ciao, io mi sento un po don Vincenzo, un po prete “arcobaleno”, un po meno don Ponzio Pilato.
Vivo il mio sacerdozio nel contesto della Calabria, dove intere chiese sono state costruite dietro interesse politico. È inevitabile che passando da questi luoghi di culto, tutti oltre la Croce riconoscano più il simbolo di un partito, ma soprattutto un nome di tal politico che per interesse “ha costruito”, “ha fatto finanziare”, etc.
Il pregio dei tanti don Vincenzo è di aver lasciato con alta profezia la Chiesa lontana dal potere politico.
Rispettando la logica di libertà per la Chiesa, tra cristiani (parroco compreso) dobbiamo ragionare chi votare alle elezioni. Dobbiamo contribuire tutti a una riflessione schietta e sincera, che alimenti la coscienza di ogni cristiano chiamato al voto.
Quello che non farò mai da prete e parroco è di indicare persone e partiti da votare, con l’obiettivo di essere più forti o rilevanti.
Grazie per la riflessione
Credo che l’esempio di Luigi Gedda, ricordato anche nel post, e dei Comitati Civici sia illuminante: non propaganda elettorale, ma formazione ed educazione delle masse alle regole della democrazia e alla consapevolezza della responsabilità del voto, proposta dei criteri e dei valori che devono sostenere una scelta, informazione sui programmi dei partiti in risposta alle sollecitazioni della Chiesa italiana (per es. nell’ambito dei valori non negoziabili) al di là di slogan e semplificazioni.
Un impegno di questo tipo non è facile, specie in alcune regioni d’Italia, ma credo rientri nei doveri pastorali della Chiesa.
Il nostro Cardinale Arcivescovo ha ripetutamente notificato ai sacerdoti della diocesi che devono astenersi in ogni modo da dare indicazioni di carattere partitico, e limitarsi a ricordare i valori e i temi che devono maggiormente suscitare l’attenzione del credente di fronte all’impegno del voto. Si ammonisce espressamente a NON indicare in alcun modo “quali” forze politiche il sacerdote ritenga siano maggiormente in sintonia con quei valori, perché la scelta del fedele laico deve compiersi – beninteso – alla luce della dottrina della Chiesa, ma secondo il proprio discernimento.
E’evidente, spero, che ho raccontato un episodio di voto di scambio. “Ti aggiusto il campetto dell’oratorio, in cambio mi dai dei voti”.
Questa, signori, è mafia.
Ne succedono? Tanti, a nord e a sud.
In mezzo ci ho messo le “frequenze” minori di episodi che comunque sono simili.
La maturità del cattolico sta nel discernimento? Bene, saprà allora come rispondere alle richieste del “mondo”.
Dei colori politici, francamente non mi interessa nulla.
Non so quanto possa essere “illuminante” l’esempio di Luigi Gedda e dei Comitati Civici, esempio di un laicato privo di autonomia e considerato come braccio secolare della Chiesa. Fortunatamente il Concilio Vaticano II ha chiarito la corretta impostazione del comportamento del laico che si trova ad agire nelle realtà temporali. Peccato che tale insegnamento così limpido e cristallino sia stato poco recepito. Così, per alcuni è accettabile il politico maneggione purché dia una mano alla parrocchia o alla CEI; per altri, invece, e la cosa è più sottile e pericolosa, va bene chi investe sulla politica in modo diretto la propria fede, asservendo questa a quella, fino ad arrivare ad un attaccamento al potere che diventa fortissimo perché trova il suo fondamento nella dimensione religiosa della persona. Perconaggi come Andreotti o Formigoni sono molto indicativi da questo punto di vista.
Il Concilio esprime fiducia in un laicato adeguatamente formato e coerente.
Oggi il relativismo minaccia fortemente la presenza dei cattolici in politica perchè, in nome dell’autonomia e della presunta adultità, porta ad annullare le differenze e a conformare il voto dei cattolici a quello dei laici/laicisti secondo le mode e le convenienze.
L’esempio dei Comitati Civici resta davvero illuminante perchè puntava sulla formazione di una coscienza civica e politica delle masse cattoliche e consentiva un voto consapevole e sufficientemente maturo. Questo era anche di aiuto agli eletti che dovevano rendere conto della coerenza delle proprie scelte politiche.
Piuttosto che Andreotti e Formigoni, a me fa più problema l’incoerenza di chi si presenta agli elettori come alfiere della famiglia e dei valori cattolici e poi in Parlamento propone e sostiene i Dico: mi riferisco ovviamente a Rosi Bindi e ai cattolici sedicenti adulti, refrattari ai valori non negoziabili ma disponibili a qualsiasi compromesso imposto dal partito.
“NON indicare in alcun modo “quali” forze politiche il sacerdote ritenga siano maggiormente in sintonia con quei valori, perché la scelta del fedele laico deve compiersi – beninteso – alla luce della dottrina della Chiesa…”
che questa sia una barzelletta spero non balzi agli occhi soltanto miei…
… vedi riferimenti ai valori non negoziabili…
posso dire che tutto ciò mi mette una tristezza infinita?
Mette molta più tristezza il mancato rispetto dei valori non negoziabili e l’ostinazione con cui tanti cattolici preferiscono calpestarli per inseguire il proprio narcisismo. La dottrina della chiesa è un punto di riferimento irrinunciabile per ogni cristiano cattolico che voglia interessarsi alla politica.
Qual è la causa di questa tristezza? Sarebbe utile se lo spiegasse meglio.
è la tristezza, l’amarezza, forse anche la rabbia di chi si sente preso in giro dalla propria famiglia, nella propria casa…
pensiamo a come si sono concretizzate (e come si è lasciato che si strumentalizzassero) negli ultimi anni le indicazioni della “dottrina della Chiesa” e forse non serve aggiungere altro…
“Non propaganda elettorale, ma formazione ed educazione delle masse alle regole della democrazia e alla consapevolezza della responsabilità del voto, proposta dei criteri e dei valori che devono sostenere una scelta, informazione sui programmi dei partiti in risposta alle sollecitazioni della Chiesa italiana (per es. nell’ambito dei valori non negoziabili) al di là di slogan e semplificazioni”. Mi sembra una buona formula, soprattutto (ma non solo) nella prima parte, che implica un lavoro continuo di educazione cristiana alla politica, e non solo una frenetica campagna di appelli ai valori nell’imminenza di questa o quella scadenza elettorale.
Aggiungerei però una cosa: il rispetto anche sostanziale delle istituzioni democratiche, e una verifica effettiva sull’attuazione dei programmi presentati in campagna elettorale e sui metodi perseguiti. Il che implica, fra l’altro, che nessun politico o elettore cristiano partecipi o formi consorterie segrete per scambi di favori, né aderisca ad accordi o patti per influenzare nascostamente nomine di candidati (prima delle elezioni), o (dopo eventuale vittoria) di ministri e viceministri, assessori, dirigenti, funzionari, docenti ecc. In questo senso, oltre che per altri aspetti, la figura di Luigi Gedda non mi pare la più esemplare. Il problema, del resto, credo non sia di individuare nomi significativi per il passato, ma di scegliere le persone giuste oggi.
Meglio della Bindi quelli che fanno il voto di povertà e poi si fanno vacanze da nababbi ad Antiguas…
A noi non deve interessare la coerenza personale, ma la coerenza politica di questi personaggi. A me, elettore cattolico, non importano i voti infranti da Formigoni (se la vedrà, come ognuno di noi, con la propria coscienza e con il proprio confessore) nella sua vita privata, ma le incoerenze tra le promesse elettorali dei candidati e le opere compiute dopo le elezioni: l’esempio della Bindi è significativo di come convenienze di partito e ambizioni personali abbiano indotto un Ministro della Famiglia a calpestare i valori professati(a parole) fino a quel momento e sostenere i Dico.
E fosse solo questo, c’è tutto un campionario di bravi cattolici che per quieto vivere e convenienze politiche predicano bene (in campagna elettorale firmano manifesti e proclami di adesione alla dottrina sociale della Chiesa, allegando curricula di tutto rispetto) e poi razzolano male o malissimo, sminuendo sistematicamente i valori non negoziabili e rifugiandosi dietro una presunta adultità. Vuole nomi, cognomi e circostanze?
No guardi, non c’è paragone!
Ma se la Chiesa ai valori non negoziabili aggiungesse anche il non rubare, o il non dire falsa testimonianza (che sono anche comandamenti tra l’altro)?
Visto le ricadute che hanno queste cose sulla comunità, allarghiamo i valori non negoziabili, perchè così basta che difendi l’embrione.
Cioè, siam d’accordo che è meglio chi ruba la marmellata di chi impone le leggi razziali, ma noi cattolici siam così disgraziati da doverci attaccare solo a divorziati, ladri, frequentatori di minorenni ecc. ecc.?
Lo dico senza polemica ma da delusa. Che immagine diamo di noi?
Il problema dei valori non negoziabili è che c’è qualcuno (anche tra i cattolici praticanti purtroppo) che è disposto a NEGOZIARLI. La Chiesa si limita a ricordarne la non negoziabilità e a sollecitarne difesa e promozione.
Quanto al resto, stiamo attenti a non cadere nella retorica moralistica. Stia tranquilla che ladri e bugiardi non incontrano la stima di nessuno, ne’ in chiesa, ne’ fuori…
Però a questo punto, il non uccidere (per politici che fanno affari con la mafia) come diventa un valore negoziabile? Senza contare la rinuncia al valore dell’accoglienza, dell’apertura delle diversità, della condivisione.
Insomma questi valori non negoziabili (che io condivido) non sono sicura che siano stati un gran successo.
non hanno evitato più di tanto certe derive e hanno aperto la strada ad altre.
Bho.
Con un non successo non intendo riferirmi ai valori in sé, ma al fatto che posti come sono stati posti sono stati un’autostrada per il peggio degli ultimi ’20 anni.
La realtà è che non esiste un partito che sia compatibile con il cristianesimo in toto.
Sono francamente indecisa se essere delusa da questo dibattito o se prendermi le colpe per non aver esplicitato bene il senso del mio post.
Forse sono vere tutte e due le affermazioni.
Io non ho spiegato bene che quello che stavo racccontando era un voto di scambio.
La discussione si è inalberata sui principi.
Ed ho come l’impressione che troppo spesso oggi siamo tutti molto bravi a fare i discorsi di massima “la Chiesa deve fare” “la dottrina sociale dice” “I laici devono essere”.
Ma poi alle prove pratiche, quelle che ci richiamano nel quotidiano alla responsabilità viviamo nel mondo fatato, tipo quello delle scimmiette: non vedo, non sento, non parlo.
E magari son venuti a bussare anche alle canoniche delle nostre parrocchie di appartenenza, ma noi, troppo attenti a rimirare il nostro ombelico ed a dirci quanto abbiamo studiato bene la dottrina sociale, noi, un po’ come nella caverna di Platone,in cui le immagini scorrono sul muro e noi siamo in catene, non ce ne siamo accorti.
Che certi politici “cattolici” abbiano rinnegato valori come la famiglia che dovrebbero invece fungere da cardine delle loro politiche è sotto gli occhi di tutti, del resto per come la vedo io non si può essere cattolici e militare nello stesso partito dei radicali.
Ho però visto Matrix e devo dire che la credibilità di Formigoni ai miei occhi è sotto terra. Ci vuole coerenza, il Cristiano rifugge il narcisismo e l’esaltazione personale, e poi si può far credere ai cittadini che un tipo come Daccò paghi cene e vacanze senza aspettarsi poi un ritorno?
Perdonatemi la batttuta, ma come Cetto La Qualunque anche io concludo con un “I have no dreams”.
Ma vi svegliate o no?
Benedetti, la prego, ancora a rivoltare il paiolo nei Dico (che poi non son passati NON SON PASSATI), quando tantissimi sacerdoti ci raccontano che i corsi prematrimoniali ormai son ratifiche delle convivenze.
Io vi invito a guardare al nostro “piccolo mondo” e voi continuate a fare gli spettatori. Spettatori, siamo un popolo di spettatori.
Che infinita tristezza.
Menomale che oggi sono stata invitata a non avvilirmi: pare che tra chi non commenta il senso del post si sia compreso. Benissimo.
Non sono passati per un soffio ma rimangono nei programmi di partiti che si candidano a governare l’Italia con il sostegno dei cattolici, magari anche il suo. Per non parlare dei registri comunali delle coppie di fatto e delle facilitazioni che le amministrazioni “rosse” concedono ai conviventi, anche omosessuali. Forse non si usa più la parola Dico, ma il tema è quanto mai attuale ed è significativo di una certa disinvoltura politica. Se anche i conviventi fossero la maggioranza, la maggioranza non avrebbe ragione. Lei si regoli come crede, io sono in sintonia con il Papa e con l’ormai imminente Incontro Mondiale delle Famiglie a Milano.
“pare che tra chi non commenta il senso del post si sia compreso”; io sono tra quelli che non commentano più perchè mi sento, come Lei, avvilito anch’io da commenti incommentabili. Comunque, spes contra spem!E che il Signore ci aiuti!
Ho usato il termine “disinvoltura”, ma è più preciso dire “spregiudicatezza” per indicare l’atteggiamento di quei cattolici che si attaccano a una pretesa adultità per fare in definitiva quello che vogliono e liquidare con poco sforzo i valori cattolici tanto propagandati in campagna elettorale. Mi dispiace, ma il sostegno di questi cattolici (di sinistra) ai Dico è troppo significativo per essere dimenticato o taciuto.
“Io non ho spiegato bene che quello che stavo racccontando era un voto di scambio.”
vogliamo fare un esercizio? togliamo di mezzo don Vincenzo e mettiamoci i vertici della Cei con Bertone, dall’altra i politici che rincorrono i voti dei “cattolici”…
certo se siamo ancora qui a menar per l’aia la differenza tra il politico e le leggi che fa e perseveriamo (probabilmente in compagnia di alti porporati, ma non per questo con la certezza della verità…) a ritenere che l’Annuncio debba essere tradotto in legge dello stato in modo che la libertà dell’adesione diventi obbligo… ribadisco la tristezza infinita: siamo, per l’appunto, al voto di scambio… e per qualche povero crocifisso in più alle pareti (si va ben oltre il cosiddetto non negoziabile, direi) si è giustificato (e si continua a farlo) di tutto…
… forse non c’è solo tristezza, anche un po’ di disgusto: sarò narciso, ma la testa nella sabbia non ce la metto!…
… e mentre si giustificano i voti di scambio, il mondo va a catafascio, l’Annuncio cade sempre più nel vuoto (problemi di credibilità?), la spiritualità è finita sotto le scarpe…: certo che se “dai frutti li riconoscerete” siamo messi proprio male
Ho scelto di parlare di “Piccola Chiesa” su vino nuovo. L’ho scelto, anche per una piccola e forse un po’ narcisistica vocazione a questo tipo di scrittura. Che nasce anche dalla condivisione, prima nella forma, nello stile, e poi nei contenuti, con alcuni compagni di strada di questo blog.
Menzaghi, lo scambio non glielo consento, ma proprio per nulla.
Voglio bene a don Vincenzo, come a Bombo, Anna, Serena, il giovane modello,i preti fraterni, il don Francesco con iphone e tutti i miei personaggi.
Sono vivi, in ognuno di loro c’é un pezzo di qualcuno che ho incontrato o incontro.
Molti dicono di ritrovarsi in loro.
Di principi, di temi politici nel modo in cui già fanno penne più prestigiose della mia non parlo.
Io ho scelto quando mi è stato proposto di iniziare questa avventura (e vi assicuro che ero la più “sbarbina” di tutti) di parlare di umanità.
se viene bacchettato dalla padrona di casa l’ospite può solo scusarsi…
… non volevo mancare di rispetto, il riferimento mi sembrava assolutamente consequenziale… e parlare di tristezza mi sembra molto umano…
PS se però si organizzano feste a porte aperte, non sai mai chi ti viene in casa…