Il caso Formigoni, oltre destra e sinistra

In questo articolo Roberto Beretta scrive: «L’aspetto importante della lettera di Carla Vites, quello che ci tocca tutti, è l’idea che denunciare da cristiani lo scandalo non è moralismo, ma il primo passo per una conversione». E tu che ne pensi?

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33 risposte a Il caso Formigoni, oltre destra e sinistra

  1. Guido Mocellin scrive:

    Caro Roberto, tu lo dici “con parole tue”, io l’ho detto ieri qui su Vino Nuovo “con parole mie”, e senza che ci fossimo sentiti (l’ultima volta è stato un anno fa): le riporto a commento del tuo pezzo solo per dire che lo condivido.
    È una lettera drammatica, che merita di essere letta con grande rispetto, e meditata. E non tanto, a mio parere, in quanto parola di una (ex) amica di Formigoni che offre una testimonianza sullo stile di vita di questi (pur essendo l’aspetto che ha proiettato questa lettera sulle prime pagine), né, come è stato commentato, in quanto parola di una «moglie di un uomo di potere» che a un certo punto giudica colma la misura rispetto a come tale potere è esercitato. Io credo che questa lettera vada letta con grande rispetto, e meditata, in ragione dell’appartenenza ecclesiale di chi la scrive, e a prescindere dalla subappartenenza ecclesiale di ciascuno di noi. Claudia Vites lo sottolinea in tre passaggi cruciali. All’inizio, quando si qualifica: «da privata cittadina e soprattutto da militante ciellina della prima ora non ho potuto trattenermi dal pormi una serie di domande». Poi quando spiega perché lo «spettacolo» delle frequentazioni private del presidente la amareggiava: «soprattutto per una come me che assieme a tanti altri meravigliosi amici di Cl ha militato per lui volantinando, incontrando gente, garantendo sulla sua persona». Infine, quando rivendica: «Cl, a mio avviso, deve avere un sussulto di gelosia per la propria identità, per quello che Giussani pensava al momento della fondazione. A questo punto, bisogna domandarsi, con Benedetto XVI: “Perché facciamo quello che facciamo?”».
    Davvero mi piace e mi interroga, questa frase che richiama a mio parere ciascun cristiano, evidentemente, e non solo un «ciellino», ad avere «un sussulto di gelosia per la propria identità» ogni volta che qualche altro cristiano dà una testimonianza pubblica così difficile da comporre con l’identità che egli altrettanto pubblicamente esibisce.

  2. Fabio Bartoli scrive:

    Grazie, bellissimo articolo, mi ha fatto davvero riflettere. Copincollerò sul mio blog

  3. fab scrive:

    questa indignazione è sacra e buona, perché può essere il primo passo per una «conversione», personale e collettiva.

    Amen.

  4. donmo scrive:

    Ottime considerazioni, da condividere fin nelle virgole.
    Segnalo che stasera la signora Vites sarà ospite di Gad Lerner a L’Infedele su La7

  5. voce18 scrive:

    Purtroppo questo è il chiaro segnale che qualcuno all’interno di CL non ha ben chiaro il significato di “a Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio”.
    Francamente credo che molti ciellini siano animati da animati da tantissime buone intenzioni che mettono regolarmente in pratica e diventano azioni. Ma più il rango si eleva politicamente e più si sprofonda nell’ipocrisia a 360 gradi.
    Ottima lettera che spiega com’è un’amicizia tradita per un credo non applicato alla vita, ma che rimane buona intenzione (e molto meno buona azione) in eterno.

  6. Fabio Bernardini scrive:

    Ben vengano queste prese di coscienza. Che in CL ci sia qualcosa da rivedere è ormai chiaro a tutti, ho amici nel movimento che chiedono fortemente un ripensamento di fondo e diversi passi indietro su scelte di campo rivelatisi infauste.

  7. Federico Benedetti scrive:

    Potremmo andare veramente “oltre destra e sinistra” se una riflessione simile a questa fosse stata fatta qualche settimana fa riguardo, ad esempio, al senatore del PD Luigi Lusi, già segretario del Comitato Centrale dell’associazione scout AGESCI, oppure al cattolicissimo (a parole) Nichi Vendola. Ma dato che Beretta continua a insistere sempre e solo sullo stesso tasto (CL, i partiti di destra, i loro giornali), non si può non pensare che i suoi pezzi esprimano i suoi pregiudizi e le sue personali antipatie.
    E’ ovvio che nel movimento di CL ci siano perplessità, come del resto in tutto l’elettorato italiano se consideriamo che i sondaggi stimano intorno al 48% i cittadini nauseati dalla politica e indecisi se andare a votare (immagino non siano sfuggite le “lacrime da coccodrillo” dell’ex ministro Livia Turco a commento di questo dato). Perchè allora non scrivere un articolo di più ampio respiro? Perchè continuare ad attaccare sempre il solito Formigoni? L’unico che si deve “convertire” è lui, sono i ciellini, sono i politici di destra?
    La signora Vites è dichiaratamente parte in causa ed è umanamente comprensibile il suo sfogo. La sua lettera pertanto non è particolarmente significativa e la scelta di parlarne in questi termini mi sembra chiaramente strumentale.
    Il valore della riflessione perde spessore a causa di questa partigianeria.

    • Luca Crippa scrive:

      Recepisco e mi sembra giusto ampliare, ahinoi, lo sguardo, perché sono tanti, e in più schieramenti, a deludere.
      Ma lei non ha proprio niente da dire sul’argomento della lettera commentata?

  8. Fabiola scrive:

    Non so se la signora Vites sia depressa ma la sua lettera mi ha evocato altro che non richiami alla “verità” perduta dell’identità ciellina, tra una camicia sgargiante e una giacca firmata.
    Quanto all’articolo di Beretta,la denuncia e l’indignazione non mi sembra facciano parte essenziale di un atteggiarsi cristiano di fronte alla realtà. Fanno piuttosto parte del clima di questo tempo e li lascio volentieri al Fatto Quotidiano et similia.
    Io penso proprio che denunciare lo scandalo (sempre degli altri, meglio se della “parte” che ci dispiace, e, in questo, gli ex sono i migliori) non sia “da cristiani” ma da moralisti.
    Se la mia fede e il mio attaccamento alla Chiesa poggiassero sull’assenza di scandalo povera me. Tutti hanno bisogno di conversione, io, Beretta, Formigoni e, per fortuna, non mi serviva la lettera della Vites per prenderne coscienza.
    Mi commuove, tra l’altro, la pensosità accorata di tutti questi cattolici per l’eredità “tradita” di don Giussani. Puzza parecchio di ipocrisia pelosa.
    Lasciate, per favore, che all’eredità di don Giussani ci pensino quelli che riconoscono di averla ricevuta.
    La signora Vites si merita esattamente una comparsata da Gad Lerner.

  9. Leone Minuscoli scrive:

    Questa professoressa russa è stata inviatatin italia da CL per alcune interessantissime conferenze, ho trovato paradossalmente una forte similitudine tra l’ultimo pensiero dell’intervista e il Caso Formigoni – Dacco’.

    ‘Tat’jana Kasatkina’
    La Russia rinasce con Dostoevskij
    gennaio 17, 2012

    Alessandra Zaccuri per “Avvenire“

    «In Russia il comunismo ha peccato di ingenuità: non si può togliere Dio a un popolo che legge Dostoevskij. Sarebbe come illudersi di poter togliere Dio a un popolo che legge Dante». Parola di Tat’jana Kasatkina, che presso l’Accademia delle scienze di Mosca presiede appunto la commissione per lo studio dell’autore di Delitto e castigo. Filologa e critica letteraria, da qualche anno è di casa nel nostro Paese, come testimoniano le conversazioni raccolte in Dal paradiso all’inferno (Itaca Libri, a cura di Elena Mazzola, pagine 224, euro 14,00), tutte incentrate sull’indagine dei «confini dell’umano in Dostoevskij». Ieri sera, a Milano, la professoressa Kasatkina ha partecipato al Teatro Dal Verme alla serata di letture dostoevskijane affidata alla voce di Massimo Popolizio all’interno del ciclo “Le forze che muovono la storia” organizzato dal Centro culturale di Milano (per informazioni http://www.cmc.milano.it); giovedì alle 18 sarà a Brescia, per un incontro nell’Aula magna dell’Università cattolica, e domenica alle 18 a Roma, presso la sala del Centro internazionale di via Malpighi 2. «Dostoevskij – osserva – è lo scrittore russo della sua epoca più vicino ai lettori di oggi, giovani compresi. Più di Tolstoj, grandissimo romanziere, certo, che però finisce per allontanarsi da noi per la sua preoccupazione di impartire precetti morali. Si presenta come un maestro, vuole insegnarci la bontà, ma davanti a questa pretesa l’essere umano si sottrae, perché intuisce l’accusa nascosta in un simile atteggiamento: “Così non va bene, pare che sostenga Tolstoj, non sei come dovresti essere, non sei abbastanza buono”. Dostoevskij, al contrario, lancia un richiamo al qual l’essere umano non può non rispondere. “Sii, dice a ciascuno di noi, diventa te stesso”. È una sfida completamente diversa, che implica il rischio, l’avventura, un totale abbandono all’inatteso».
    Anche il pericolo di perdersi? Il concetto dostoevskijano di «sottosuolo» non è del tutto rassicurante…
    «Perché viene frainteso. Nei Ricordi del sottosuolo Dostoevskij rappresenta l’uomo del suo tempo, al quale non è stata neppure data la possibilità di credere in Dio. Una condizione terribile, con il mondo ripiegato su se stesso, chiuso a ogni occasione di incontro con l’Assoluto. È il momento in cui l’umanità crede di salvarsi con le sue sole forze, facendo affidamento sulla propria intelligenza. Il cosiddetto “uomo del sottosuolo” non rappresenta il nostro lato di tenebra, ma il disaccordo radicale nei confronti di questa limitazione. Sente di essere più grande di ciò che gli viene imposto, è come se dovesse sottoporsi a un intervento chirurgico che lo mutili per adeguarlo alle richieste della mentalità corrente. Ma lui sa che nella sua persona non c’è nulla di superfluo e quindi non può smettere di picchiare conto la “parete di pietra” eretta dalle leggi di natura, a causa della quale sarebbe condannato a un’esistenza solo orizzontale. Del resto, già prima di scrivere Ricordi del sottosuolo, in alcune pagine poi espunte da Memoria da una casa morta Dostoevskij aveva affermato con chiarezza che la vera pena non sta nella sofferenza e neppure nella reclusione: l’uomo soffre veramente solo quando sa di non essere più libero».
    E qui torniamo all’era sovietica, al suo primo incontro con Dostoevskij.
    «Ho scoperto L’idiota a undici anni: allora non potevamo conoscere il Vangelo, ma potevamo conoscere il principe Myskin. È stata la mia e la nostra salvezza. Dostoevskij ci ha fatto capire che eravamo costretti a vivere sotto un cielo artificiale. Meglio, sotto una stuoia che era stata stesa al posto del cielo. Intendiamoci, anche oggi c’è qualcuno che si adatta a stare sotto una specie di ombrello che lo separa da Dio. Ma per la maggior parte di noi quella era la morte. Dostoevskij è stato più di uno scrittore: è stata la persona che ci ha aiutato a liberarci di quella stuoia, in modo da ritrovare il cielo. Andando oltre la parete di pietra, insomma».
    Vale anche per la Russia di oggi?
    «Dopo le scorse elezioni è accaduto qualcosa di sorprendente per la sua naturalezza. A Mosca sono scese in piazza non meno di trentamila persone (cinquantamila, secondo alcuni), non con l’intento di creare disordini, ma per guardare finalmente il potere negli occhi. “Non capiamo come sia possibile continuare a mentire così”, questa è la sostanza della ribellione, che coincide con la richiesta di essere trattati non come sudditi, bensì come esseri umani. Le proposte che hanno preso a circolare sul web non sono rivolte alle autorità, ma ai singoli cittadini, alle persone nella loro straordinaria e irripetibile singolarità. Il compito è lo stesso indicato da Dostoevskij: “Sii”, e cioè “diventa uomo in tutta la tua pienezza, lì dove ti trovi, in ciò che fai ogni giorno”. La vera rivoluzione russa sta in questo cambiamento interiore, che prescinde dai passi che il governo vorrà o non vorrà compiere».
    A Mosca sono scese in piazza non meno di trentamila persone (cinquantamila, secondo alcuni), non con l’intento di creare disordini, ma per guardare finalmente il potere negli occhi. “Non capiamo come sia possibile continuare a mentire così”, questa è la sostanza della ribellione, che coincide con la richiesta di essere trattati non come sudditi, bensì come esseri umani. Trovouna similitudine tra la denuncia della moglie dell’assessore Simone al Corriere e questo passo in entrambi i casi si dice basta al potere, basta mentire!

  10. Leone Minuscoli scrive:

    Questo è il passaggio:

    A Mosca sono scese in piazza non meno di trentamila persone (cinquantamila, secondo alcuni), non con l’intento di creare disordini, ma per guardare finalmente il potere negli occhi. “Non capiamo come sia possibile continuare a mentire così”, questa è la sostanza della ribellione, che coincide con la richiesta di essere trattati non come sudditi, bensì come esseri umani. Trovouna similitudine tra la denuncia della moglie dell’assessore Simone al Corriere e questo passo in entrambi i casi si dice basta al potere, basta mentire!

  11. Roberto Beretta scrive:

    Ho visto ieri sera la signora Vites intervistata al programma di Gad Lerner e confermo: Cl dev’essere orgogliosa di avere formato gente così.

    • lucio croce scrive:

      Egregio dr. Beretta, grazie per i Suoi articoli, sempre densi di significato. E’ grazie a giornalisti come Lei se, in questi tristi anni, abbiamo potuto continuare a dichiararci cattolici senza arrossire. Perciò, continui a scrivere seguendo la Sua coscienza e che il Signore L’assista per moltissimi anni a venire. Cordialmente lucio

    • Federico Benedetti scrive:

      CL deve essere orgogliosa di avere avversari come lei e Lerner…

      Aliena vitia in oculis habemus a tergo nostra sunt.

  12. Fabiola scrive:

    Grazie a Federico Benedetti.
    Noto, senza sorpresa, che il mio precedente intervento è stato ignorato, perfino indegno di dissenso.
    Al signor Beretta un invito sommesso: lasci, la prego, che siano gli appartenenti a CL a decidere di chi essere orgogliosi.

    • Simona scrive:

      Basta che gli appartenenti di CL non si arroghino il diritto di rappresentare il resto della Chiesa.

      • Federico Benedetti scrive:

        E’ una tentazione che tocca tutte le organizzazioni ecclesiali e la maggior parte dei cattolici impegnati in politica: ognuno sente il proprio cammino più vicino al Vangelo. Per questo le indicazioni, le valutazioni e i richiami dei nostri pastori sono un prezioso contributo per una testimonianza cristiana più autentica all’interno del variegato universo del cattolicesimo italiano e nel complesso agone della politica.

  13. Alberto Farina scrive:

    Consiglio la lettura dell’articolo di Gianni Barbacetto apparsa su “Il Fatto Quotidiano” in cui viene riportata la testimonianza di un ex Memor Domini: http://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/Stampa201204/120424barbacetto.pdf

    Mi sembra particolarmente interessante il passaggio in cui viene sottolineato il fatto che quanto sta accadendo a Formigoni non è una degenerazione dello spirito di CL, ma piuttosto l’ovvia conclusione delle premesse teologiche su cui si basa il movimento. All’ossessione della presenza citata nell’articolo aggiungerei quella che ne è la causa, ovvero il mancato recepimento della distinzione conciliare fra sfera spirituale e sfera politica. Non è un caso che negli scritti di Giussani il Vaticano II non sia quasi mai citato; a questo riguardo il prete brianzolo pensava di cavarsela dicendo che Cl il concilio lo metteva in pratica. Patetica bugia, che non rendeva conto dell’errore di integrismo che è sempre stato tipico del movimento. Il fatto è che, se ti muovi nella realtà secolare pensando di agire in vista della tua fede, alla fine tutto diventa lecito e l’attaccamento al potere diventa qualcosa da cui è difficile liberarsi. Quanto dico, ho potuto constatarlo in tutte le realtà in cui ho avuto a che fare con persone di Cl, dalla scuola alla politica. Senza nulla togliere alla fede dei singoli che rispetto nel modo più assoluto, ritengo tuttavia che una profonda revisione non solo della prassi ma anche dei fondamenti di tale movimento sia quanto mai necessaria.

    • Simona scrive:

      Premesso che CL non mi piace non so se è giusta come lettura. Basta vedere la storia del movimento francescano nato come mendicante e predicante la povertà, e anche lui spesso caduto in tentazioni su potere e ricchezza.
      O l’ordine benedettino, ora et labora in origine e poi finito a bracciatto con l’aristocrazia feudale.
      Temo che la tentazione della ricchezza sia insita proprio nell’uomo.

  14. Fabiola scrive:

    Et voilà. Siamo arrivati”all’ovvia conclusione delle premesse teologiche su cui si basa il movimento”. Ovvio. Cioè siamo tornati al famigerato “integrismo” e alla noncuranza per l’unico dogma per cui certi cattolici sono disposti a lanciare anatemi: lo “spirito” del Vaticano II. L’alto giudizio teologico è naturalmente suffragato dal magistero di Barbacetto dal pulpito del Fatto Quotidiano (sic!) e dalla zelante collaborazione, insospettabile, di qualche ex-post(se ne trovano sempre, alla bisogna).
    Un solo appunto: bisognerebbe avere il coraggio di dichiarare che le premesse teologiche “integriste” sono le stesse di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI. Per non risalire più indietro.

  15. Alberto Farina scrive:

    Cara Fabiola,

    è proprio come tu dici. Putroppo la Chiesa (almeno in buona parte della sua componente gerarchica) sta perdendo il mondo e se stessa perché ha perso lo spirito del Concilio Ecumenico Vaticano II.
    Barbacetto fa solo, e bene,il suo mestiere di giornalista e l’ex memor offre la sua testimonianza, che, piuttosto che squalificata a priori, andrebbe accolta per trarne utili insegnamenti.

  16. LM scrive:

    Signora Fabiola, sono un cattolico e conosco anche militanti di CL, dei quali peraltro, (quelli che conosco), non vedo in cosa differisca questa famosa appartenenza, da me cattolico normale, che collabora con la parrocchia e vive anche una dimensione politica in una lista civica. Per diversi anni un miocollega mi ha mandato la rivista Tracce, che ho letto o cercato di leggere perchè a volte un po’ complessa,( a mio avviso volutamente) e devo dire che in alcuni passaggi ci si ritrova, (per esempio ho apprezzato le testimonianze dell’est Europa ed il rifiuto del comunismo), ma leggo Missione Oggi, Rocca e mi ritrovo anche in queste riviste in parte, fatto sta che questo collega che ogni anno mandava messaggi a tutti sul significato della presenza, sul significato della fede vissuta come CL comandava, in un preciso episodio che miha visto bisognoso a Milano, ( bisognoso di comprensione visto che mio padre veniva operato per l’asportazione di un tumore al fegato operazione durata 10 ore!), mi ha salutato e liquidato in 30 secondi, un altro amico che non va neanche in Chiesa ha preso un permesso di due ore e siamo andati a mangiarci una pizza…), ora capirà che la PRESENZA di CL nei mie riguardi di CL non è stata molto positiva, ma soprassediamo su questo episodio, altre persone hanno avuto altre positività, quello che uno non capisce però è perchè uno deve entrare in CL, la mia sensazione sperimentata dai fatti è che Vi sentiate superiori agli altri cattolici, che siate una sorta di massoneria cattolica, pronta ad aiutare i propri membri anche a scapito degli altri delle persone che non apartengono a CL, cattolici o non, ma come cavolo è che il Lombardia i medici di CL sono moltissimi rispetto alla loro reale dimensione, non è che uno dei particolari motivi perchè la gente vuole entrare in CL è che ci si aiuta l’un l’altro a scapito degli altri, ( fossero pure altri cristiani), e poi la supponenza, anche questa sperimentata piu’ volte come se foste la creme dei cattolici.
    Per questo quando si vedono episodi come quello di Formigoni che prima nega di conoscere Daccò, e poi invece ci andava in vacanza insieme, uno non dico che è contento ma pensa, alal fine con questi comportamenti questi risultati ve li siete cercati. E non tirate in ballo il papa, Formigoni è stato criticato anche da Carron, fate invece quando è necessario un bel bagno di umiltà e trattate la gente allo stesso modo , non come una setta o una massoneria, è questo che da fastidio a un cattolico normale.

  17. LM scrive:

    Quanto alla dichiarazione di Formigoni che anche Gesù aveva sbagliato qualche suo collaboratore, cara Fabiola, lascio a lei ogni commento su questa affermazione. Fategli fare qualche bagno di umiltà al Vostro puledro imbizzarrito, non scrivo altro perchè non vorrei offendere Formigoni anche se quello che deve sentirsi offeso è Gesù….

  18. lycopodium scrive:

    Davvero molto inquietante la tesi di A. Farina.
    Non chiede ai ciellini – come giusto – una corrispondenza tra credere e agire, ma chiede a Cl la rinuncia a essere se stessa.
    Troppo facile, molto poco cristiano.

  19. admin scrive:

    Rinnovo l’invito ad evitare di persistere in commenti polemici o provocatori rivolti esclusivamente e ripetutamente all’uno o all’altro dei commentatori.

    La dialettica invece non può essere bandita né tanto meno opinioni – anche diversissime – magari sostenute, oltre che dalla laicissima “buona educazione”, dalle proprie concrete esperienze personali.

    Lo scrivo perché negil ultimi 2 gg ho avuto sincera difficoltà nello “sdoganare” alcuni commenti a questo post. Vi prego di non costringermi a bloccare il dialogo tra noi. Se vogliamo che sia un dialogo e anche un incontro, pur nelle differenze.

    Grazie.

    • LM scrive:

      Tanto per essere precisi ho detto le stesse cose di un articolo del 25.1.2012 a firma Roberto Beretta, carron, il Corriere e i Ciellini.”«Nessuna istituzione, né la Chiesa né un partito, può evitare gli errori dei singoli. Ciascuno è personalmente responsabile di quello che fa». Sarebbe interessante che tale verità venisse ribadita a tutte le «compagnie» nate da Cielle e che sono diventate intoccabili lobby in cui l’appartenenza al gruppo significa una corsia preferenziale (se non l’unica) per avere un posto di lavoro, ottenere una commessa, fare un affare e soprattutto garantirsi una giustificazione morale su cui costruire cospicue posizioni di potere, se necessario passando sopra ad alcuni comandamenti.”

  20. Marianna Marchesi scrive:

    Ho la sensazione che di fronte al vuoto assoluto della politica di oggi, la presenza e l’impegno dei ciellini dia molto fastidio. Non sono perfetti e qualcuno di loro si è lasciato tentare dal potere, esattamente come tanti altri, cattolici e non cattolici, in tutti i partiti, ma il loro impegno resta comunque apprezzabile. Vorrei capire quali esempi esaltanti abbiamo in altri movimenti cattolici…

  21. Vanni scrive:

    La Chiesa Cattolica crede molto (anzi,troppo!) nelle strutture, nell’organizzazione e in particolare nei movimenti.
    Indipendentemente dalla bontà delle idee ispiratrici di questo o quel movimento, io temo invece che essi siano più che altro elementi disgregatori dell’unità della Chiesa (Una, Santa, Cattolica e Apostolica).
    Spesso i movimenti vengono giustificati come espressione dei “carismi” particolari in seno all’unico corpo della Chiesa, con evidente allusione a San Paolo (1Cor 12). Mi chiederei piuttosto se Paolo non dovrebbe essere citato a proposito della parte iniziale della stessa lettera, quella nella quale “tuona” contro le divisioni fra i fedeli che si ritengono discepoli di Paolo, di Apollo e di Cefa, dimenticando invece di essere “di Cristo” (1Cor 1).
    Non dimentichiamoci che la salvezza non viene da nessuno dei fondatori dei movimenti o dai cosiddetti leader carismatici, ma solo da Gesù Cristo! In Lui solo dobbiamo “credere”, se non vogliamo che la nostra fede degeneri in idolatria.

    Detto questo, che senso possono avere le discussioni accanite fra fazioni all’interno della Chiesa, ben aldilà dell’espressione delle legittime opinioni diverse?
    Ma noi, che siamo “Chiesa”, cioè seguaci di Cristo, non dovremmo essere “diversi” nel mondo? E’ così che intendiamo essere “sale” nel mondo? Siamo forse sale buono solo da gettare via?

  22. LM scrive:

    Ricapitolando,Formigoni in passato ha negato che la regione avesse rapporti con Dacco’, salvo che lui personalmente c’è andato in ferie e gliele ha pure pagate il signor Dacco’.
    Certo non c’è niente di penalmente rilevante ma in altri paesi il buon Roberto avrebbe già dovuto dimettersi. Quelli di Cl gridano al complotto, quelli che sono contro ricordano la commistione con il potere non sempre allineata alla morale cattolica di questo movimento, come se ne esce?
    Forse tornando alla preghiera un po’ tutti e facendo tutti un bell’esame di coscienza per ripartire rinnovati ma veramente, il Signore può fare anche questo se c’è la disposizione di animo.

  23. lucio croce scrive:

    Se l’albero di CL – “fenomeno educativo ecclesiale formidabile”, secondo una recente definizione – produce anche questi frutti (Formigoni non è stato il primo e non sarà l’ultimo, nè c’è da scandalizzarsi eccessivamente: può succedere), non potrebbe allora essere opportuno qualche ripensamento su tale “formidabile” impianto “educativo”? Anche per sgombrare il campo dai dubbi che le prassi di CL possano avere somiglianze con quelle della massoneria o dei movimenti religiosi di tipo di tipo settaristico. In questo ripensamento potrebbe trovare posto anche l’insegnamento di un po’ di umiltà che, forse, non guasterebbe

  24. Fabiola scrive:

    “Il formidabile fenomeno educativo ecclesiale” (la recente definizione è del cardinal Angelo Scola) oggi, I maggio 2012, ha prodotto una lettera a Repubblica vergata da don Juliàn Carròn, attuale Presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione. Se lì ci sia poca umiltà, tendenze massoniche o settarie lascio giudicare a chi abbia solo un briciolo di onestà intellettuale.

  25. alessandro simonato scrive:

    sul caso ha preso posizione pure Carròn. Trovo significativo che lui abbia inteso – in questo caso come in precedenza – portare avanti una linea di umiltà e di non negazione delle colpe molto diversa dai toni di arroccamento, di facile distinzione tra pubblico e privato (nonostante le prese di posizione degli ultimi due anni della CEI) o di macchiavellismo (in fondo CL ha dato un contributo sui valori non negoziabili…perchè la fede oramai è diventata ideologia politica senza Cristo, no?) che si sono letti in questo blog. E’ un invito alla riflessione per tutti. In particolare: «L’incontro con don Giussani – ha affermato il sacerdote che gli è succeduto nella guida del movimento – ha significato per noi la possibilità di scoprire il cristianesimo come una realtà tanto attraente quanto desiderabile. Per questo è una grande umiliazione costatare che a volte per noi non è bastato il fascino dell’inizio per renderci liberi dalla tentazione di una riuscita puramente umana. La nostra presunzione di pensare che quel fascino iniziale bastasse da solo, senza doversi impegnare in una vera sequela di lui, ha portato a conseguenze che ci riempiono di costernazione»
    Segnalo il link dell’articolo di Andrea Tornielli per Vatican insider:
    http://vaticaninsider.lastampa.it/homepage/news/dettaglio-articolo/articolo/carron-cl-formigoni-14808/

  26. LM scrive:

    Se lì ci sia poca umiltà, tendenze massoniche o settarie lascio giudicare a chi abbia solo un briciolo di onestà intellettuale.
    Concordo pienamente con Fabiola, solo che io la vedo proprio all’opposto di come la pensa lei!

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