«Ma che cosa vorresti dire?»

Una gustosa riflessione del gesuita padre James Martin, della rivista «America», sui commenti alle opinioni sul cattolicesimo espresse attraverso il web. E tu che ne pensi?

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20 risposte a «Ma che cosa vorresti dire?»

  1. Fantastico! Eh, già… i gesuiti sono di una pasta speciale.

  2. Maria Teresa Pontara Pederiva scrive:

    Grazie, Giorgio: ci voleva.
    Sono abbonata da anni ad America online e quando l’avevo letto qualche giorno fa, mi era sembrato proprio calzante, anche al nostro blog.
    Mi piacerebbe proprio conoscere p. Martin di persona, ma già quanto scrive (penso al parallelo di Jobs coi santi) e tutto il resto sui media (in USA è molto conosciuto e citato), ci racconta di una persona, un religioso, che vive profondamente radicato nell’oggi, e che si fa capire.
    Le 5 tipologie di persone che commentano sui blog sono azzeccatissime, con un’accentuazione, forse, da noi di quelli che correggono gli errori (che siano inviati dell’ex sant’uffizio?) e su chi proprio lavora di pregiudizi (qualunque cosa si scriva).
    Se qualcuno comunque vuol conoscere p. James in video lo trova sul sito di America che illustra i luoghi santi di Gerusalemme: http://www.americamagazine.org

  3. assunta scrive:

    …salutare:
    mi sto domandando se e a quale categoria appartengo.

  4. voce18 scrive:

    Bello, bello, bello!!! 3 volte bello (e salutarmente scomodante!)

  5. Fabio Bernardini scrive:

    Infatti.
    La cosa che più mi ha sorpreso, da quando frequento i siti internet di orientamento Cristiano è quella malcelata saccenteria sulla conoscenza delle scritture e quell’ergersi a tenutari della verità teologica ultima.
    Come se per essere Cristiani fosse necessario avere una cattedra di Teologia.

    All’esterno l’indifferenza verso il messaggio di Gesù è sempre più palese ed i Cristiani cosa fanno? Si azzuffano tra loro per questioni di lana caprina, accusando addirittura una persona come Enzo Bianchi di essere eretico.
    Perchè non ci preoccupiamo di più del fatto che si finisce con il parlare di Dio solo con i Testimoni di Geova che ti bussano incessantemente alla porta? Voglio parlare di Dio a mensa durante la pausa del pranzo, voglio parlare di Gesù e della sua resurrezione in una passeggiata al lago con gli amici.
    La forza dirompente del messaggio dei Vangeli non può limitarsi ad un’assettica disquisizione tra Teologi. In quei quattro libri si parla in maniera chiara della divinità e dell’umanità di Gesu da non lasciare spazio a nessuna interpretazione di sorta.

    Se saremo credibili, nella nostra testimonianza cristiana quotidiana, spingeremo le persone a leggere le fonti della nostra fede e li finalmente vedranno e capiranno.

  6. Ireneo scrive:

    Divertente ed ironico, da buon gesuita!
    Davvero ci si può ritrovare un po’ tutti noi, commentatori e forse anche bloggers, e sorridere un po’ su noi stessi come suggerisce il post.
    Tranne chi, anche nei commenti a questo post, preferisce ritrovare gli altri e sorridere su quelli :)

    • Fabio Bernardini scrive:

      Peccato caro Ireneo che io non mi sogno di tacciare di eretico chiccessia, men che meno un esponente riconosciuto della chiesa Cattolica. Il Gesuita si rivolgeva chiaramente agli “altri” in questo caso.

      • admin scrive:

        Potremmo evitare tutti almeno su questo post discussioni davvero leziose e battutine «ad personam»? Admin confessa di avere tolto dal commento di Ireneo il riferimento a una persona specifica. Ma aggiunge anche che quella persona non era lei.

      • Ireneo scrive:

        Caro Fabio,
        dubito che padre James intendesse dividere il mondo tra ‘noi’ e ‘gli altri’. Chi è chi nei commenti 2, 3 e 4?

        Andrò avanti a sorridere riconoscendomi in diverse battute, è più divertente che arrabbiarsi riconoscendovi gli altri.

  7. Federico Benedetti scrive:

    La rissa è inevitabile quando il post in partenza comincia con una critica ingiustificata contro qualcuno, come nel caso di Beretta nei confronti di Ferrara e dei foglianti.
    La riflessione di Padre Martin è interessante e offre a tutti uno spunto su cui riflettere. Compresi gli autori dei post.

  8. Vanni scrive:

    “Vino Nuovo” è – a mio parere – un ottimo sito per il confronto fra le idee e le fedi di coloro che si riconoscono come discepoli di Gesù Cristo. Il sito è ottimo come “progetto” e – sempre a mio parere – quasi altrettanto buono per la realizzazione da parte degli articolisti.
    Peccato che troppo spesso, provvediamo a “trasformarlo in aceto” NOI LETTORI che inseriamo commenti poco o nulla “evangelici” e, a volte, addirittura velenosi!

  9. Alèudin scrive:

    Ma vi rendeteconto che state sbeffeggiando il Vangelo!!!

    No dico io faccio una denuncia per blasfemia!!!

    Vi faccio chiudere il bloooogg!

    :)

  10. Fabio Bernardini scrive:

    Non credo si sia mai travalicato il limite dell’interloquire civile, l’ironia fa parte del gioco.
    Direi invece che grazie alle ultimi discussioni sugli articoli di Beretta, è stato raggiunto un livello di approffondimento estremamente arricchente. Che con Ireneo e Federico io abbia alcune differenze di vedute non ci sono dubbi, ma il dialogo anche se aspro aiuta a conoscere l’altro.
    Se dobbiamo semplicemente contemplare in letizia gli articoli di Vinonuovo finiremmo tutti con il trovare questo esercizio sterile e inutile.

  11. Maria Teresa Pontara Pederiva scrive:

    Da quanto posso immaginare – e lo leggo da una decina d’anni – p. Martin non distingue affatto tra noi e gli altri, ma in questo caso sta parlando effettivamente di “risposte” a dei post che lui pubblica sul suo blog o esperienze simili altrui. Se leggiamo il primo commento che lui riporta è una risposta a quanto ha scritto “nel suo ultimo post”. E lo spassoso è tutto il discorso che viene letteralmente “costruito” di fronte ad un’affermazione, la sua, così limpida.
    Ben venga, quindi, l’autocritica per ciascuno – compresi gli autori dei post – ma qui si riferisce ai commenti ai post e all’incapacità di saper leggere a mente serena quanto è scritto. Sempre tenendo conto della diversità tra il contesto culturale italiano e quello anglosassone: lì, per fare, un esempio, è difficile immaginare un andare fuori tema, così come l’accentuazione al “correggere” è un fenomeno esploso negli ultimi anni.
    E, avendo raggiunto i 2 commenti, passo e chiudo.

  12. Mery scrive:

    Quando ho cominciato a leggere questo blog e ad inviare dei commenti, non avevo esperienze pregresse del genere, per cui ero ingenua e sprovveduta.
    Non sapevo quello che facevo e soprattutto a che cosa andavo incontro.
    Poi ho imparato la lezione: discutere in un blog cattolico ( non oso immaginare cosa potrebbe succedere su altri spazi simili di stampo tradizionalista e conservatore), è come maneggiare tritolo o procedere sopra un campo minato: sono necessarie estrema prudenza e cautela.
    Fossimo stati ai tempi della Santa Inquisizione parecchi di noi avrebbero avuto qualche problema.
    Quando si parla tra cattolici di Chiesa e di politica c’è sempre qualcuno che ci rimane male, qualunque cosa si dica.
    La stessa cosa sarà bianca per alcuni, nera per altri, grigia per altri ancora.
    In parole povere non esiste la “cosa in sè”: esiste solo la “cosa in me”.
    Tutto dipende da chi guarda e da come guarda.
    Poi ho imparato che in certi casi è inutile commentare e ancor di più replicare, perchè non solo non serve a nulla ma può addirittura essere controproducente.
    E’ come raccogliere una provocazione: si rischia la degenerazione in rissa.
    Infine mi è cresciuta addosso una specie di corazza emotiva: ci rimango male di fronte a certi atteggiamenti, non dico di no, ma non al punto da rovinarmi la giornata o la nottata come mi succedeva all’inizio.
    Non tutto il male viene per nuocere.

  13. disilluso scrive:

    Quanto evidenziato da P. Martin si spiega principalmente con un fenomeno psicologico che è emerso in internet, attraverso l’anonimato. Credo che comincino ad esserci anche degli studi seri sull’argomento. Si tratta di una forma di dissociazione per la quale nell’identità che ci si costruisce confluiscono tutta una serie di pulsioni profonde difficilmente controllabili.

    La cosa si intravvede chiaramente dalla natura ossessiva di certe manifestazioni, particolarmente evidenti nei forum. In questa dimensione, esaltata dall’anonimato, possono darsi anche vere patologie, con forme di alienazione esistenzialmente dannose quando non distruttive, simile a quella degli ubriachi che si rovinano all’osteria.

    Con ciò non voglio togliere nulla alla gradevole ironia della discussione. E’ vero che man mano che la rete cresce e si evolve, integrandosi nella comunicazione ordinaria con sempre maggiore rilievo, cresce anche la responsabilità delle persone.

    Tutto questo c’entra molto poco con l’esempio della polemica Livi – Bianchi, che è una cosa seria svoltasi in chiaro, attraverso l’uso corretto e umanamente maturo della comunicazione.

  14. Fabio Bernardini scrive:

    Condivido la sua riflessione, non a caso mi firmo con nome e cognome. Quello che scrivo in questo blog non ho problemi ad esporlo serenamente in qualunque altro contesto, guardando in faccia gli interlocutori e con il sacrosanto rispetto dovuto a quelli che la pensano in maniera diversa.
    Come affermava Ireneo in un’altro Post, spesso un’affermazione un po decisa che risulterebbe innocua in una discussione diretta (la mimica facciale aiuta a far comprendere), su internet si trasforma in un incendio inestinguibile e a poco valgono le faccine gialle con i sorrisi e gli ammiccamenti.
    Ribadisco comunque di trarre molto beneficio dal confronto con chi magari ha opinioni diverse ma accetta di discutere, resistendo alla tentazione di mandarmi a quel paese.
    E’ dalla diversità che germoglia la riflessione più proficua.

    • Ireneo scrive:

      Condivido pienamente.

      Peraltro, la diversità ‘nella comunione’ è spesso anche segno di cattolicità: il mondo cattolico è quello dell’et et, basti guardare i carismi diversissimi dei mille santi che ricordiamo…

      E, aggiungo, spesso le opinioni, pure espresse con decisione, sono proprio segno di rispetto ed implicita stima dell’interlocutore: credo che nessuno si sognerebbe mai di replicare a qualcuno della cui capacità critica e di dialogo non ha alcuna stima!

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