«La religione sa che cosa fare di fronte all’uomo che si mette al posto di Dio. Ma come può fronteggiare la prossimità di Dio che si fa uomo?». Un brano della relazione tenuta dal teologo Pierangelo Sequeri al convegno «Gesù nostro contemporaneo». E tu che ne pensi?
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”La nettezza di un simile investimento del kerygma di Gesù sulla presenza in atto della signoria escatologica di Dio…” ecco,chi tira fuori le parole “kerygma” e “escatologia” nella stessa frase, perde almeno un lettore: il sottoscritto.
da quello che capisco io , i” custodi della religione “, allora ai tempi di Gesù, come anche adesso,( nulla è cambiato) sono soprattutto dei moralisti, delle persone cioè che credono che a Dio si possa piacere solo se si adempiono determinate norme o se ci si comporta in determinati modi, cioè solo se si è PURI … le donne con le mestruazioni come l’emorroissa erano in tutte le religioni antiche considerate impure e scacciate dal luogo del SACRO, e perciò il fatto che una donna in queste condizioni potesse toccare un uomo sacro un rabbi , come gesù, era il massimo del sacrilegio e dell’abominio .. Come potremmo trasfondere questo orrore dei contemporanei di Gesù e tradurlo per i tempi nostri? magari pensando che una donna di malaffare e prostituta e magari drogata si avvicini alla grotta di Lourdes e sia miracolata ???oppure che un tremendo serial killer vada a Medjugori e dopo aver osato dire l’Ave maria diventi buono???
non so come potremmo tradurlo ma so quello che significa. La religione non è inanzitutto moralismo e il più “buono” e puro non è il più santo. la santità e la grazia divina sono dati gratuitamente a tutti anche e (forse) ancora di più ai meno meritevoli, agli impuri, ai contaminati, a quelli che fanno ribrezzo e schifo agli altri uomini…
Voglio sottolineare la scansione temporale dei concetti di questo testo.
All’inizio della fede c’è sempre l’incontro con Gesù, nella concretezza corporea dei propri limiti e delle proprie speranze. E’ questo che poi apre uno spazio di libertà nei confronti della religione intesa come istituzione umana di salvezza, perchè l’eccedenza di quell’Amore gratuito ricevuto non può mai essere istituzionalizzato appieno. E solo in terza battuta allora si può recuperare la dimensione etica, che finisce però per avere tutt’altro segno, non più il dovere della legge, ma l’amore della gratuità sperimentata.
Sul piano pedagogico questo è essenziale se si vuole recuparare la frattura che Sequeri indica nel finale: tra amore e giudizio. Anticipare le esigenze etiche fin da quando ancora l’esperienza della grazie non si è data, non si è percepita concretamente, finisce proprio per costruire un’etica religiosa che si sostituisce alla spiritualità. La salvezza allora diventa impossibile e la religione diventa ostacolo a Dio.