In questo articolo Roberto Beretta parla della «differenza tra l’accezione “ecologica” e quella teologico-morale di questo termine. Che ci chiede di fare i conti anche con la complessità della natura umana». E tu che ne pensi?
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Sono profondamente d’accordo con la conclusione dell’articolo.
Che poi il concetto di “naturale” in senso etico-cattolico significhi rispettare la natura dell’uomo in quanto creatura mi desta, perlomeno nei suoi risvolti pratici, non pochi dubbi.
Faccio degli esempi riprendendo quelli dell’autore del post.
La regolazione delle nascite. Non si vuole che venga separato l’atto unitivo da quello procreativo, ma si ignora che mentre “negli animali l’atto sessuale è certo al servizio della riproduzione, … nella specie umana … superando il fine originario della fecondazione, l’atto copulatorio è stato … posto al servizio del legame fra i partner. A tal fine si è anche sviluppata la disponibilità emotiva della donna e la sua capacità di l’uomo anche al di fuori dei giorni fertili, fatto che procura a entrambi un piacere che rinforza il legame. La disponibilità sessuale ininterrotta … è un’ulteriore indizio che nella specie umana il comportamento sessuale serve anche a mantenere il legame fra i partner, … significato nuovo che va ben oltre la semplice funzione riproduttiva. … A questa nuova funzione dell’atto sessuale, tipicamente umana, va attribuita perlomeno altrettanta considerazione che alla funzione riproduttiva.” (Eibl-Eibesfeldt in “Etologia umana”, Bollati Boringhieri)
Passo poi al fine vita. Certo che l’eutanasia non è naturale. Ma veramente la morale cattolica osteggia l’accanimento terapeutico? E ancor di più, cosa di cui non si parla mai (a chi farà comodo tacerne?) l’operatore sanitario viene davvero invitato ad astenersi dall’accanimento diagnostico, che tante ripercussioni negative ha sul singolo e sul bene collettivo? Cosa è, fin dove arriva il non-accanimento (sia diagnostico che terapeutico)? A me pare che in questo senso la definizione del limite sia spesso confusa, e se ne faccia un ampio uso strumentale. Ma per non perdermi nei meandri dell’accanimento mi fermo, avendo già fatto un post un tantino lunghetto.
La natura dell’uomo. Questione molto complessa, lancio solo un sassolino: la natura umana è artificiale, la contrapposizione naturale/artificiale è spesso priva di senso. Proprio perché l’uomo è fatto di desiderio e di apertura al significato l’artificio, inteso come modificazione e intervento della natura (data) è parte della sua natura che è simbolica. Troppo spesso un certo cattolicesimo cade nel biologismo più ingenuo, trattando questo delicato e complesso tema. Per fare un esempio: nella procreazione assistita non vale l’argomento della naturalità o meno dell’atto, esso non ha alcun fondamento filosofico ed è scarsamente plausibile persino sul piano teologico, tuttavia ci si ostina a usare argomenti deboli e facilmente superabili per condannarne il ricorso, invece di educare all’affettività e alla relazionalità in cui quell’atto può benissimo aver luogo. E’ una provocazione, la mia, per pensare meglio una questione che richiede competenze non proprio banali per poterne parlare. Grazie, quindi, dell’articolo, intelligente e ben scritto, che apre alla discussione su questo tema.
Emanuela