Nel suo discorso alla città alla viglia della festa di Sant’Ambrogio il cardinale arcivescovo di Milano, affrontando il tema della crisi economico-finanziari, ha invitato a un esame di coscienza in proposito anche il mondo cattolico. E tu che ne pensi?
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6 miliardi all’anno il costo della Chiesa sulle casse dello stato, 1/5 della manovra finanziaria, ecco quello che penso!
Indipendentemente dai numeri, che so essere inferiori a queli citati da Giovanna, sarebbe comunque un atto di grande testimonianza se la Chiesa si decidesse a rinunciare ai privilegi economici che lo stato gli riconosce… “Fate quello che dicono, ma non quello che fanno. (Mt 23,3)”
E se cominciassimo a dire anche esattamente quali sono questi privilegi? E chi ne sono i destinatari? A che cosa si allude? All’otto per mille (che non è destinabile solo alla Chiesa cattolica)? O magari stiamo parlando (grande polemica di questi gironi) dell’Ici, che gli enti ecclesiastici pagano già per tutte le attività a fine di lucro (ne ho diretta cognizione di causa) e da cui sono esenti gli edifici di culto di tutte le confessioni religiose e non solo quelle cristiane? O degli stipendi dei cappellani militari? O di che altro ancora? Per favore, cerchiamo di essere chiari e precisi. Magari anche ricordando che l’eventuale Ici da introdurre (sulle chiese e le canoniche?) non sarebbe “il Vaticano” a pagarla, ma le parrocchie, quindi i fedeli; che in mancanza dell’8×1000 chiuderebbero più facilmente le mense Caritas e non l’Università cattolica… e così via.
Se vuole posso esemplficare senza problemi: case vacanza ed ex seminari in cui si svolgono attività di lucro (affittate a scuole, enti locali, ecc) che per il fatto di avere al loro interno una cappella sono considerabili luoghi di culto. Ex conventi che vengono traformati in ospizi per anziani in cui la presenza delle suore in un ala dell’edificio consente di far passare tutto l’edificio come luogo di culto, quando il restante è gestito da cooperative che traggono da li il loro lecito guadagno. E si potrebbe proseguire…
Ma il vero porblema non è tanto di definire questi abusi. Il problema è che sembra davvero che non ci siano segni di testimonianza ecclesiale nel condividere economicamente i costi della crisi. Il presidente del consiglio Monti ha rinunciato al suo stipendio da primo ministro. Non c’è nessuna legge che glelo impone. E’ un ingenuo? Non credo. Credo che si renda conto che in questo momento i segni hanno un valore, di fronte ad una nazione che sta affrontando gravi sacrifici economici. Qualche hanno fa Tettamanzi a Milano istituì un fondo di solidarietà per le famiglie colpite dalla cassa integrazione. Rinunciare volontariamente ad alcuni abusi (privilegi!) sarebbe un modo per dire concretamente che la Chiesa ci mette non solo le parole e la faccia, ma anche il portafoglio per aiutare l’italia in questo momento. Lei crede che sarebbe una controtestimonianza questa? Certamente non è un atto dovuto per legge, ma il vangelo non si misura sulla legge civile.
Caro Prof. Borghi, Le Sue mi sembrano parole sensate e – cosa più importante – in linea con un genuino spirito evangelico. Parole che – a mio opinabile avviso, ovviamente – potrebbero essere sottoscritte da tutti quanti hanno a cuore il Vangelo. In linea generale – a prescindere dal caso in questione – io penso che noi cristiani, proprio perchè cristiani, dovremmo evitare di addurre, a nostra giustificazione, eventuali, analoghi comportamenti degli “altri”: noi siamo cristiani, gli altri sono altri, quale sarebbe allora la differenza tra noi e loro se ci comportassimo nella stessa maniera? Se gli “altri” hanno una visione del mondo limitata a questa terra, noi abbiamo una diversa visione della vita. Gesù ci dice che il nostro parlare sia “si si, no no”; cavilli e scappatoie, quindi, non dovrebbero far parte del nostro modo di fare, anche se questo ci dovesse costare in termini materiali. Comportamenti coerenti con la nostra Fede sarebbero, inoltre, una positiva testimonianza; io credo, infatti, che niente ha nuociuto tanto alla diffusione della Parola del Signore – nè l’ateismo, nè il laicismo, nè lo scientismo nè tutti gli “ismi” del secolo scorso – quanto il fatto di non prendere le giuste distanze da Mammona, nelle sue varie declinazioni. Cordiali saluti lucio
Professor Borghi, non attribuisca a me giudizi che non ho espresso e parole che non ho usato (“controtestimonianza”). Quello che chiedo a chi vuole discutere seriamente il problema, è di usare parole chiare, e di evitarne altre, nella fattispecie “privilegi”, che non precisano dove sta il problema ma inseguono un linguaggio demagogico di cui dovremmo lasciare ad altri il monopolio.
Se una scuola si fa esentare dal pagamento dell’Ici grazie alla scappatoia della presenza di una cappella (ma è davvero così? Per il collegio di cui sono responsabile sarebbe un’ottima soluzione, dato che la cappella esiste, non è una stanza adattata alla bisogna; invece noi l’Ici abbiamo sempre dovuto versarla…), non è un privilegio, ma un abuso (e questa parola NON è sinonima), così com’è abusivo nascondere le piccole “creste” sui prezzi che in un bar parrocchiale si praticano per trarne un sia pur minimo utile, in un ambiente che però si fa classificare tra quelli non a scopo di lucro. Io non sono contrario all’imposizione dell’Ici, ma trovo ingiusto che vengano presentate come privilegi quelle che sono in realtà trasgressioni da parte di singoli enti, o parroci, o comitati di gestione. Quindi non mi si dica che definire gli abusi non è un vero problema. Lo è, come lo è colpirli opportunamente dopo averli individuati; ma questo non autorizza le generalizzazioni di coloro che in questi giorni trovano comodo chiamare in causa il solito “Vaticano” o i biechi maneggi della Cei. E combattere gli abusi È DAVVERO un atto dovuto, senza scomodare la testimonianza evangelica (la scelta personale del sen. Monti, che rispetto senza se e senza ma, è la decisione di un leader responsabile, non di una figura ecclesiastica).
Quanto al mettere la faccia e il portafoglio. È di queste ore la notizia che il card. Bagnasco ha espresso la disponibilità a rivedere i punti di cui si chiede la rimessa in discussione sulle norme di tassazione delle proprietà ecclesiastiche. Pagheremo più tasse? Le pagheremo anche sulle chiese? Non mi straccio le vesti, poco ma sicuro. Ma se non si arrivasse a tanto, ci sarebbe ragione di dire che finora siano mancati i “segni di testimonianza ecclesiale”? Io dico di no. I fondi di solidarietà non li ha istituiti soltanto l’arcidiocesi di Milano, ma un gran numero di diocesi in Italia: fondi sostenuti dalle casse diocesane così come dalle offerte dei fedeli. E un gran numero di parrocchie ha rivisto i propri bilanci per potenziare le iniziative delle varie organizzazioni di assistenza (non elemosine a pioggia!), a partire dalle Caritas. Tanto per limitarmi negli esempi. Non sono segni, questi? Forse non li si conosce abbastanza? Ma i cattolici dovrebbero conoscerli, o almeno pensarci bene prima di dire che i segni “davvero non ci sono”. Il Vangelo non si misura sulla legge civile, ma neanche sull’impatto pubblicitario…
Non è abbastanza? Proviamo a fare di più. Ma, vista la pervicacia con cui altri conducono campagne a suon di slogan come “Vaticano, pagaci tu la manovra”, resto convinto che da parte nostra è il caso di non parlare mai di questo argomento con termini vaghi e senza essersi guardati bene intorno. Anche per rispetto verso i molti che già pagano e ciò nonostante vivono la solidarietà senza farsi tanta réclame. Si possono chiedere ai cattolici fatti coerenti con le forse troppe parole, ma la Chiesa in Italia è fatta anche da tanti che faticano ad arrivare alla fine del mese, e nonostante questo non si sono fatti pregare quando si è chiesto loro di contribuire a quella solidarietà capillare che negli ultimi anni ha funzionato molto meglio di tanti ammortizzatori sociali.
Ritengo positiva l’apertura alla discussione dei cardinali Bertone e Bagnasco, segno che qualcosa si può e forse si deve fare. Come è vero che il card. Bettazzi si era espresso in questo senso ancora due settimane fa. Chi lavora “dentro” la Chiesa sa bene che ci sono tante situazioni di penombra da illuminare con chiarezza. Ma proprio chi è dentro sa anche che non si può sic et simpliciter fare di ogni erba un fascio. Ci sono tante inesattezze anche giornalistiche che dovrebbero far riflettere. L’ICI o IMU che sia non si può farla pagare “al Vaticano”, perché esistono trattati internazionali e tutto si complica. La tassa la pagherebbero caso mai i proprietari degli immobili: comunità religiose innanzitutto, poi parrocchie, diocesi, vale a dire comunità ecclesiali che poi sono i cittadini, cioé noi. Una comunità religiosa può avere anche un pensionato, ma dall’altra una scuola dell’infanzia o una mensa per i poveri … Quando i cardinali dichiarano che tutto va ripensato, indicano un’apertura verso una strada che non è certo facile, ma che sicuramente va sgomberata dalla demagogia semplicistica di questi giorni.
Mi fa piacere la sua risposta perchè vedo che al di là dei diversi punti di vista, nella sostanza del problema siamo insieme. Solo alcune precisazioni: Controtestimonianza. Non ho mai pensato che la sua posizione sia una controtestimonianza.
Privilegio. L’abuso diventa privilegio quando sia lo stato, che la Chiesa, pur sapendo chiudono un occhio.
Termini vaghi. Le cose che indicavo non sono vaghe ma concretissime, posso farle nomi e cognomi.
Rispetto verso chi vive la solidarietà. Partecipo economicamente da anni, ad una associazione fuori dalla mia diocesi, che si fa carico di chi, perdendo il lavoro non può più sostenere la sua famiglia. So bene di cosa lei parla, e soprattutto di quanto bene fa a me questa partecipazione… Con stima.
Ho già avuto modo di esprimere su un altro blog la mia contrarietà alla nomina di Angelo Scola a successore di Sant’Ambrogio. Probabilmente sono prevenuto, ma il discorso del presule per la festa della Diocesi mi ha deluso: un intervento da maestro e non da pastore; freddo nei toni e didattico nei contenuti, molto lontano dall’afflato caritativo a cui ci avevano abituato i suoi predecessori.
Inoltre trovo molto discutibile il passaggio su “secolarizzazione e mondo cattolico”: mi pare infatti che quanto ivi si dice, se applicato, non può che portare alla nascita di un partito neoguelfo, che assume come programma la dottrina sociale della chiesa (concetto per altro non univoco, visti anche i pronunciamenti radicalmente diversi da parte di diversi organismi ecclesiastici in tempi assai recenti proprio sul tema della crisi). La stessa antropologia cristiana, lei pure, non lo si dimentichi, in difficoltà nel definire, ad esempio, i confini del vivere e del morire, se da una parte può essere assunta come punto di riferimento da un punto di vista teoretico, dall’altra necessita comunque di mediazioni nel momento in cui viene a confrontarsi con visioni dell’uomo differenti da sé.
In secondo luogo trovo angusta la visione di una secolarizzazione che riguardi solo l’aspetto del pensiero politico e non anche la prassi concreta dei politici cattolici, che, spesso, anche nella Lombardia del “celeste” Formigoni, uno dei discepoli prediletti di Don Giussani, non hanno mantenuto comportamenti propriamente adamantini.
Per il resto assolutamente condivisibile l’appello alla sobrietà e al superamento dell’homo oeconomicus, aspetto sul quale tuttavia è la crisi stessa a provocare le famiglie a tenori di vita più sostenibili e ad una maggiore attenzione all’esigenza di condivisione con chi ha meno.
Infine, mi sembra un po’ fuori luogo il riferimento alla visione dell’uomo visto come essere in relazione con l’altro; non perché esso non sia centrale nell’antropologia cristiana, ma perché la concretezza della vita ecclesiale e dei rapporti ad intra è esattamente la negazione di tale relazionalità, come ben abbiamo visto nella prassi seguita per la nomina di Scola a vescovo di Milano.
Il tono e gli argomenti di questo commento mi confermano l’ottimalità della nomina del card. Scola!
Decisamente prevenuto e poco caritatevole.
Non conoscevo il discordo e mi è piaciuto moltissimo, specialmente la parte relativa alla “secolarizzazione” del mondo cattolico. Temo che l’aperta ostilità di ampi settori del cattolicesimo “progressista” alla nomina del Card. Scola alla cattedra ambrosiana siano proprio dovute agli effetti di tale secolarizzazione. Ormai tutto è relativo e i gusti individuali di ciascuno di noi valgono più degli insegnamenti della Chiesa e dei richiami dei suoi pastori. Specialmente in campo politico.
Aggiungo che trovo l’intervento del Card. Scola molto pastorale. Ringrazio lo Spirito Santo perchè penso ogni giorno di più che la nomina di Scola possa essere una grazia per l’Arcidiocesi di Milano. Invito tutti i detrattori ad essere meno “prevenuti”.
A mio parere, chi vuole giudicare i fatti (qualunque fatto) con onestà intellettuale, dovrebbe ascoltare tutte le campane (come nei processi: accusa / difesa).
Per quanto attiene l’ICI dovuta / non dovuta, pagata / non pagata dalla Chiesa, le campane dell’accusa risuonano da più parti (stampa, TV, blog ecc.), spesso infarcite di inesattezze, o meglio di malafede; ritengo quindi doveroso cercare e sentire anche quelle della difesa, che di solito consistono in una giusta messa a fuoco della realtà dei fatti.
Mi permetto quindi di inserire alcuni link ad articoli di “Avvenire” dell’11 dicembre, forse già conosciuti da quei cristiani che non disdegnano la lettura, almeno domenicale, del “quotidiano dei Vescovi”.
http://www.avvenire.it/Economia/Pagine/hotel-waterloo.aspx
http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/CuriaBolognapaga.aspx
Aggiungo solo che presso la mia parrocchia esiste un pensionato, costruito nei primi anni ’60 per ospitare lavoratori immigrati (allora italiani di altre regioni) e che ora ospita in prevalenza extracomunitari o persone disagiate – inviate anche dal Comune – percependo una quota di pochi euro a notte, ma su tale immobile la parrocchia paga ogni anno l’ICI per molte migliaia di euro.
Se questo è un “uso commerciale”…
Trovo veramente sconcertante che anche i cattolici praticanti si lascino affascinare da una campagna vergognosa promossa dai nemici storici della Chiesa con il solo fine di diffamare e tentare di limitare le tante buone opere di carità e solidarietà della Chiesa.
Per fortuna ci pensa Avvenire a portare un po’ di verità. Ma i cattolici che frequentano gli ambienti parrocchiali sanno benissimo che non ci sono privilegi medioevali e che al massimo si verifica qualche abuso, spessissimo in buona fede e senza intenzione di frodare il Fisco. Le parrocchie che conosco io faticano a pagare i mutui per vecchie ristrutturazioni, rimandano all’infinito interventi di manutenzione ordinaria, chiedono sforzi continui di generosità a tutti i parrocchiani per riuscire a chiudere tutti i buchi, specialmente quelli legati alle richieste (sempre più impegnative) della Caritas. L’ICI viene già pagata, scrupolosamente, in tutti i casi “dubbi”, anche per il “bar dell’oratorio”, aperto solo il sabato e la domenica pomeriggio, gestito da volontari, per il ristoro e le merende dei bambini. Non vedo lussi ed eccessi. Non capisco come si possa richiedere alla Chiesa di rinunciare ad un piccolo beneficio concesso a tutte le organizzazioni no profit. Un piccolo beneficio concesso anche ad altri che sono sempre graziati (a partire dai sindacati e dalle organizzazioni vicine alla sinistra) e che consente alle parrocchie come la mia di risparmiare qualche piccola cifra da devolvere alle vittime della crisi, i poveri veri delle nostre parrocchie e non a uno Stato sprecone e incapace di tagliare inaccettabili e scandalosi privilegi di ben altra natura. Ricordiamo le accuse di evasione fiscale a una santa come Madre Teresa di Calcutta. L’immagine di una Chiesa più povera e sempre sotto scacco non mi convince: capisco che piaccia ai tanti diversi nemici storici della Chiesa, ma non mi capacito di quante simpatie riesca a raccogliere nell’ambito dei cattolici praticanti, specie i soliti facinorosi catto-progressisiti…
lo ripetero’ fino alla morte il 110 per cento degli armamenti mondiali risolverebbe la fame nel mondo chi parla male della chiesa presta la bocca a satana che sa benissimo cosa potrmmo fare con i soldi che buttiamo via costruendo armi la piu’ grande schifezza che possono fare gli esseri umani se le usiamo servono per ammazzare altri essere umani se non le usiamo si arrugginiscono si puo’ essere piu’……