In questo articolo Gilberto Borghi racconta: «Solo adesso che è morto ho scoperto di avere in una classe la cugina di Simoncelli. Una coincidenza che è diventata l’occasione per parlare insieme della morte». E tu che ne pensi?
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Grazie per la condivisione, Gilberto. Che va al cuore di un problema fondamentale. La Buona notizia ha qualcosa da dire di importante sulla morte? Certamente. Anzi, la liberazione dalla paura della morte è uno dei doni dell’incarnazione di Gesù. Noi cristiani siamo in grado di testimoniare questo? Qui si può dibattere. Porto la mia esperienza. L’educazione avuta da adolescente mi aveva condotto ingenuamente a credere che era sufficiente adempiere ai doveri del buon cristiano (come se il cristianesimo fosse ancora legato alla logica della legge e non a quella della grazia) e magari pregare la Madonna e i santi per vivere una vita alla Mulino bianco, perchè la fede avrebbe allontanato i problemi. Poi la vita però ti si pone di fronte nella sua nuda verità. Che fa male. E suscita molte domande: ma la fede a “cosa serve”? Allora mi è risultato un po’ più chiaro riprendere in mano il discorso della casa sulla roccia che GEsù si premurò di fare ai suoi ascoltatori. Fondare la propria vita sulla grazia della salvezza dataci da Gesù indipendentemente dalle nostre opere, è via per la felicità se la si prende sul serio. E prenderla sul serio vuol dire fare i conti con l’ATTRAVERSARE la morte, la malattia, il disprezzo, ecc ecc. La casa costruita sulla roccia, infatti, non elimina il freddo e l’umidità pungente delle intemperie della vita. In questo è in tutto e per tutto uguale alla casa che non è costruita sull’incontro con la Buona notizia di Gesù. Ed è proprio nel prendere in seria considerazione questo aspetto che l’incarnazione è anche una scuola di umanità.
Difficile
prefigurarsi una …’vita eterna’…dopo la morte :allora ho pensato ai
legami profondi,agli amori,alle amicizie,alle relazioni importanti e mi
sono detta….sono eterne,non finiscono con la morte,non si
interrompono. Tra loro scorre un filo d’oro che le tiene tutte come
anelli di una collana
ognuno di questi anelli,un giorno si allontana e torna in un circolo più
saldo,stabile,nel circolo dell’eternità…dove finiamo tutti,solo che
lo vogliamo e dove ci ritroveremo tutti
Non ho niente contro Simoncelli e non vorrei mancare di rispetto al dolore della sua famiglia e dei suoi parenti perché la morte, comunque e sempre, è una cosa terribile.
Faccio un commento che va un po’ al di là della questione concreta. Provo a spiegarmi.
Ripeto: non ho nulla contro SIC ma le sue affermazioni mi hanno fatto trasalire: “Meglio cinque minuti in moto,che una vita sprecata” !?! No, no e ancora no! Mi dispiace ma meglio una vita che sia un capolavoro e vissuta al meglio e in pienezza piuttosto che una vita persa in uno show!
Poi, è vero che è morto quasi un modello, che è morto un bravo ragazzo, che il vescovo di Rimini gli ha fatto il funerale e l’omelia con tutti i crismi compreso il “mea culpa” per non averlo potuto conoscere meglio, MA di tutti quelli che muoiono per ingiustizia, dei volontari morti nel fango di Genova per salvare gli altri, di costoro chi si strugge in modo mediatico come per Simoncelli o chi si preoccupa di raggiungere le vittime senza nome, e senza notorietà per celebrare funerali di prima classe come quello di Rimini??? Chi si preoccupa come per l’operazione di Cassano? Eppure c’è gente che muore perché i medici non pensano a quello che fanno e perchè non sono campioni di calcio o di motociclismo che gli assicurano la tranquillità del mercoledì sera o della domenica pomeriggio!
Mi sembra che il mondo vada un po’ alla rovescia, che si sia perso un po’ l’orientamento: ci interessiamo perché muore Simoncelli, strapagato e nell’esercizio di uno sport che in pratica è un continuo attentato alla vita, ci preoccupiamo del cuore di Cassano e tutto questo perché?
Allora di fronte a queste domande non è il Vangelo stesso che ci invita a riequilibrare la nostra attenzione e la nostra fede verso una realtà che supera i media?
Condivido appieno.