Ritrovare il Concilio
di Giuseppe Ruggieri | 29 settembre 2012
Einaudi 2012

"Quell'evento di 50 anni fa ha qualcosa da dirci per il futuro? Cosa fu veramente il Concilio Vaticano II e perché tanti vogliono rimuovere quello che fu, facendolo evaporare in questioni puramente retoriche?"

A queste domande intende rispondere questo breve saggio di Ruggieri (classe 1940) - già docente di teologia fondamentale alla Pontificia Università Gregoriana, a Tubinga e agli Studi teologici di Bologna e Catania - uno che può scrivere rievocando quell'11 ottobre 1962 quando nella Basilica di San Pietro si apriva il Concilio Vaticano II: "io c'ero" (tra gli alunni di alcuni collegi ecclesiastici chiamati a stenografare ogni minimo intervento in latino). Tra le sue numerose pubblicazioni: "Chi ha paura del Vaticano II?", insieme allo storico Alberto Melloni (edizioni Carrocci 2009).
"Il Signore ci ha chiamati ad edificare non una Chiesa che condanna, ma una Chiesa che manifesti la misericordia del Padre, viva nella libertà dello Spirito, sappia soffrire e gioie con ogni donna e con ogni uomo che le è dato di incontrare".

Abbandoniamo, allora dice Ruggieri, le polemiche tra gli addetti ai lavori - nel 1989 è stato firmatario della Lettera dei 63 teologi tra i quali figuravano Franco Giulio Brambilla, Severino Dianich, Rinaldo Fabris, Rosino Gibellini, Carlo Molari ... - e concentriamoci sulla "lezione" del Concilio: esso un evento straordinario nella storia della Chiesa, come "ogni" fatto storico, come il Concilio di Trento o il Vaticano I. Vale davvero la pena di tentare di conoscerlo nella sua completezza, a partire da ciò che accadde e da ciò che è stato detto e scritto (o cancellato e riscritto). In particolare quello "sguardo "amico" della storia che tralasciava il bastone della disciplina per passare alla misericordia di chi si pone a fianco degli uomini e donne in cammino e bisognosi di speranza".

E abbandoniamo l'idea che "l'autorità del Vaticano II sia inferiore a quella dei grandi concili dogmatici proprio perché un concilio "pastorale" .. perché per Giovanni XXIII il carattere prevalentemente pastorale del magistero consisteva nel compito di distinguere la sostanza viva del Vangelo dai rivestimenti storici ogni volta mutevoli, onde rendere accessibile il Vangelo agli uomini del proprio tempo. La concezione del Concilio come "nuova Pentecoste" non è possibile fuori da questo contesto".

Mi sembra significativo questo passo dal capitolo conclusivo: "Una nuova stagione della Chiesa".

"La nuova stagione della storia della chiesa si è aperta certamente con i primi 100 giorni del pontificato di Giovanni XXIII che, eletto il 28 ottobre 1958, annunciò un nuovo concilio ecumenico il 25 gennaio 1959. Da quella data molte cose sono mutate nella Chiesa cattolica. La più importante di tutte è la preghiera dei cristiani. Io, che sono un prete, non sarei più in grado di rispondere all'indovinello che mi proponeva la mia nonna paterna quand'ero bambino: "centu muti e ‘n pazzu". Nessun cattolico che oggi vada a messa, nemmeno un nostalgico della messa di Pio V, si trova nella condizione delle centinaia di milioni di muti di una volta, costretti ad assistere allo spettacolo di un "pazzo" che gesticolava e biascicava preghiere a bassa voce, voltandole spalle ai muti, chiamati a vivere la loro fede con un puro salto nell'assurdo.

Altre cose sono mutate: il ruolo della Scrittura nella vita della Chiesa; l'atteggiamento verso i cristiani non cattolici e verso gli appartenenti alle altre religioni; l'atteggiamento verso i valori delle democrazie e la difesa dei diritti umani; la responsabilità dei cristiani comuni nella gestione delle parrocchie e via dicendo. L'affermazione dottrinale più importante del Vaticano II sulla sacra mentalità dell'episcopato e sulla partecipazione collegiale dei vescovi al governo della Chiesa è invece uno degli inizi bloccati nel suo nascere, anche se l'impazienza cresce e i vari papi promettono sempre di dare esecuzione alla volontà del Concilio, ma non lo fanno. Questo e altri esempi ancora mostrano che la nuova stagione è iniziata, ma che, se le stagioni dell'anno sono 4, nella storia umana sono molte di più.

Solo la storia concreta mostrerà in che misura la chiesa possegga ancora le energie del suo periodo costitutivo, quello che lo storico Pierre Batiffol chiamava la "chiesa nascente", dell'embrione che deve ancora pienamente formarsi. Per la conoscenza che ho della teologia di Rahner, non penso che egli volesse dire questo. Ritengo che il pensiero di Rahner di riferisse piuttosto al coraggio con cui la Chiesa degli apostoli accettò di andare ai pagani, senza imporre ad essi altro che la fede in Gesù Messia.
Giacché di questo si tratta. Nuovi popoli sono entrati nella Chiesa. Di fronte ad essi la vecchia Chiesa occidentale è chiamata ad abbandonare le ricchezze accumulate nei secoli di un passato glorioso, ma anche ricco di contraddizioni. Quei popoli costituiscono ormai una massa superiore ai popoli della vecchia Chiesa. Ha la vecchia Chiesa, come già Pietro di fronte a Paolo e Barnaba, il coraggio di abbandonare le proprie certezze e rispondere come Pietro allo storpio della porta del vecchio tempio in cui egli continuava a predicare: "Non possiedo né argento, né oro, ma quello che ho te lo di: nel nome di Gesù Messia, il Nazareno, cammina!"?".

A cura di Maria Teresa Pontara Pederiva

 

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Maria Teresa Pontara Pederiva

Maria Teresa Pontara Pederiva, trentina (1956), sposata con Francesco, ha tre figli. Laureata in scienze naturali a indirizzo ambientale a Padova (1978) e diplomata in scienze religiose all’FBK di Trento (1990), ha insegnato scienze naturali per 39 anni nella scuola provinciale trentina. Nella Chiesa di Trento lavora, insieme a Francesco, nella pastorale famiglia e cultura-università, oltre che nella propria parrocchia.

Giornalista freelance dal 1984, si è occupata di famiglia, giovani, scuola, attualità ecclesiale e pastorale, ecumenismo, bioetica, salvaguardia ambientale e custodia del creato.

E’ stata tra i fondatori e redattori delle riviste Il Margine e Didascalie (La rivista della scuola trentina). Attualmente collabora perlopiù con il portale Vatican Insider-La Stampa, le Riviste delle Edizioni Dehoniane e i settimanali diocesani Vita Trentina e Il Segno.

Tra i libri pubblicati assegna un posto speciale a La Terra giustizia di Dio. Educare alla responsabilità per il creato (prefazione di Giancarlo Bregantini) EDB 2013.

 

 

 

 

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