I sacramenti e la tassa ecclesiastica
di Alessandro Speciale | 29 settembre 2012
Sulla decisione della Conferenza episcopale tedesca di escludere dalla gran parte dei sacramenti chi non paga e sulla visione di Chiesa che sembrerebbe implicare

Non ci ho perso un pomeriggio come mi è successo altre volte ma un articolo che ho scritto qualche giorno fa per Vatican Insider è, da quando seguo la Chiesa come giornalista, uno di quelli che mi ha lasciato più l'amaro in bocca e, come cattolico, un senso di inquietudine.

Mi riferisco al breve pezzo che ho fatto martedì scorso sulla decisione della Conferenza episcopale tedesca di escludere dalla gran parte dei sacramenti chi non paga la tassa ecclesiastica - un equivalente di antica tradizione del nostro 8 per mille (solo che lì equivale all'8 o 9 per cento delle imposte) pagato automaticamente, non in modo elettivo, da chiunque sia registrato all'anagrafe come appartenente ad una comunità religiosa.

L'iscrizione avviene in genere, per i cristiani, al momento del battesimo e negli ultimi anni centinaia di migliaia di persone hanno chiesto di venire cancellate - e di non pagare quindi la tassa addizionale. Il fenomeno, che riguarda tanto i cattolici quanto i protestanti, risale agli anni '90 e alle tasse straordinarie introdotte per finanziare la riunificazione di Germania Est e Ovest ma recentemente, con lo scandalo pedofilia, ha avuto un'accelerazione.

Con l'approvazione di Roma, i vescovi tedeschi hanno decretato che (scusate se mi cito) quanti hanno chiesto di non essere più registrati come cattolici "non potranno più confessarsi, fare la comunione o la cresima e, al momento della morte, non potranno ricevere un funerale cattolico; non potranno nemmeno fare volontariato in un'associazione cattolica o cantare in un coro, né tanto meno lavorare in un'istituzione della Chiesa come una scuola o un ospedale".

La decisione non è stata presa bene, e non solo dai 'progressisti'. L' "Unione delle associazioni fedeli al papa" ha avuto il commento più aspro, chiedendosi perché tanti di quelli che chiama 'eretici' - i 'progressisti' di cui sopra, immagino - non vengano invece esclusi: "Quindi i sacramenti sono in vendita. Chiunque paga la tassa ecclesiastica può riceverli"; il decreto "va oltre la vendita delle indulgenze denunciata da Lutero".

Ora, vorrei che le poche riflessioni che farò adesso fossero idealmente tutte accompagnate da un ideale 'forse' all'inizio e da un punto interrogativo alla fine. Veramente non so che cosa pensare e mi chiedo il significato di tutto ciò.

Confesso che la cosa che più mi ha inquietato di tutta la vicenda è la motivazione della decisione presentata dal segretario dei vescovi tedeschi, il gesuita Hans Langendoerfer: "Non si può fuoriuscire dalla dimensione 'civile' della Chiesa e definirsi al medesimo tempo cattolico", ovvero non si può pretendere di separare la dimensione "spirituale" della fede e dell'appartenenza ecclesiale da quella "civile".

Ma è davvero così? Si può infliggere una scomunica 'de facto' - così sono stati descritti gli effetti del decreto - a milioni di battezzati solo perché, per così dire, non sostengono la Chiesa nella sua alleanza temporale con lo Stato? Davvero non è possibile vivere la vita di cattolico senza chiamarsi fuori dalla presenza pubblica - a volte conflittuale e comunque, nel caso della ricca e strutturatissima Chiesa tedesca, sempre ingombrante - dell'istituzione-Chiesa?

So bene, e capisco, che negli ultimi anni si è messo l'accento sulla necessaria corrispondenza tra vita interiore e vita esteriore del cattolico, per così dire, respingendo una tendenza 'spiritualista' e un percepito tentativo della modernità di ricacciare e costringere la fede nel solo privato (a me sembra che la modernità privilegi l'esteriorità vuota, anche nelle cose di fede, ma tant'è, è un'altra storia...).

Ma, veramente, non si è andati troppo oltre? I cattolici, cioè la Chiesa, devono avere sempre una dimensione 'pubblica', essere una comunità militante che costruisce la sua identità in relazione - spesso conflittuale - verso il fuori, il mondo? Non si rischia così di mettere in secondo piano l'oltre della fede rispetto alla presenza civile della Chiesa e della comunità dei fedeli?

Insomma, vedo in filigrana in questa vicenda - al di là degli aspetti concreti e delle decisioni dei vescovi tedeschi su come gestire il problema dei 'fuoriusciti' - un altro aspetto della tendenza a costruire l'essere cattolici in funzione di una contrapposizione noi-loro, di una guerra permanente non con il mondo, ma con alcuni altri uomini; mentre - forse mi sbaglio - la cattolicità dovrebbe essere uno sguardo che si allarga idealmente a tutta l'umanità, vista nelle misteriosa, ma luminosa, lente del Vangelo.

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Alessandro Speciale

Romano ma di formazione pisana, 30 anni, sposato, è giornalista vaticanista per l'agenzia Asca, scrive per Jesus e GlobalPost.com, collabora con la Radio Svizzera Italiana e Al Jazeera English, e viaggia ogni volta che può.

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