Chi ha paura dell'ora di religione?
di Luca Rolandi | 27 settembre 2012
Una proposta per arricchirla affiancandone un'altra dedicata allo studio delle religioni. E magari riportare anche lo studio della teologia nelle Università

Il ministro Francesco Profumo, titolare del dicastero per l'istruzione, ha parlato di riforma dell'ora di religione e subito si è scatenata la polemica e accesso un dibattito, al quale molte voci hanno preso parte, spesso in modo costruttivo a volte strumentale e ideologico. Parto da questo presupposto: l'insegnamento della religione nella scuola è un valore che deve essere conservato pur nella dinamica del cambiamento e nella lettura dei "segni dei tempi".

Forse per taluni l'esternazione del ministro è stata improvvida e fuori luogo. Al contrario lo ritengo un modo, magari eccessivamente spontaneo e sintetico, ma necessario per aprire un dialogo approfondito e ampio sul futuro dell'insegnamento e in generale dello studio delle scienze religiose e della teologia nel nostro Paese. Vi sono alcuni punti fondamentali sui quali è corretto ripartire. Il Concordato tra Stato e Chiesa stabilisce alcune norme per i cittadini della Repubblica Italiana cheha deciso di attenersi e dunque sarebbe fuorviante pensare che l'insegnamento della religione cattolica sia superato magari con una materia dedicata allo studio del religioso in generale.

L'altra considerazione confutabile è l'affermazione che l'insegnamento nelle scuole primarie e secondarie sia sostanzialmente un'ora di dottrina cattolica. Negli ultimi vent'anni una maggiore formazione dei docenti che si avvale di una seria e rigorosa preparazione dagli Istituti di Scienze religiose legati anche alle facoltà teologiche, ha portato ad un innalzamento della qualità dell'insegnamento. Sarebbe sufficiente conoscere docenti, programmi, manuali per capire come la situazione sia altra e più complessa. Sono tanti i professori che da anni lavorarono silenziosamente, nella feriale e ordinaria vita scolastica operando in favore della formazione dei giovani studenti e seriamente nella didattica dell'insegnamento della religione, con un'apertura al confronto con la cultura moderna e il dialogo con le altre religioni. Il dibattito naturalmente resta aperto, e diverse sono le scuole di pensiero per esempio sul reclutamento dei docenti, scelti dall'istituzione ecclesiastica e nominati dall'ente pubblico che li destina alle singole scuole per insegnare.

Limitarsi alla conferma dello status quo, non accorgendosi che il processo di pluralismo culturale e religioso sta cambiando la società italiana, è una soluzione miope e pericolosa. Al contrario la sfida della civiltà del futuro è pensare a situazioni di confronto, dialogo, percorsi comuni di condivisione e di cittadinanza nel reciproco rispetto e valorizzazione delle differenze. A questo proposito credo sia da lodare il lavoro curato per l'edizione della casa editrice Emi del secondo rapporto sulle religioni in Italia a cura di Paolo Naso e Brunetto Salvarani, che invita all'apertura di un ampio pubblico dibattito, in cui tutti gli agenti istituzionali e sociali siano coinvolti. E il suo obiettivo non dovrebbe essere tanto la riproposizione di una desueta ora alternativa poco frequentata e spesso inutile che, al di là della tutela di quell'11% di studenti e famiglie che ne fanno richiesta, avrebbe bisogno di essere sostituita e migliorata con una prospettiva curricolare obbligatoria per tutti che si focalizzi sulla storia delle religioni. Per fare ciò diventa indispensabile l'alleanza con la parte formativa universitaria per avere un corpo docente preparato e competente.

Su questo fronte poi sarebbe molto importante riaprire il caso dell'assenza dalla fine dell'Ottocento dell'insegnamento della teologia nelle università laiche, non in contrapposizione alle accademie pontificie, ma per allargare e aumentare la consapevolezza che la realtà misterica e simbolica del religioso, lo studio di e su Dio, non sia solo un vezzo intellettuale o un compito di chierici e religiosi ma una necessità umana vitale allargata a tutti gli uomini e le donne del nostro tempo.

 

 

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Luca Rolandi

Sposato con Marella, tre figli è direttore del settimanale dell'arcidiocesi di Torino La voce del popolo. Ha lavorato a La Stampa al sito d'informazione religiosa VaticanInsider.it, con cui tuttora collabora oltre che con alcune riviste storiche e religiose. È dottore di ricerca in Storia sociale religiosa. Ha scritto diversi saggi su figure e vicende del movimento cattolico in Italia. È nato e vive a Torino, ma la sue origini sono della zona del Basso Piemonte - diocesi di Tortona - e la sua formazione è avvenuta a Genova.

 

 

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