Maria Teresa Pontara Pederiva, trentina (1956), sposata ha tre figli e insegna scienze al liceo scientifico; studi in scienze religiose con tesi in bioetica e giornalista dal 1984 per passione. Collabora, fra l'altro, con i settimanali diocesani Vita Trentina e Il Segno, le riviste delle Edizioni Dehoniane, Settimana, Testimoni e Rivista di Teologia morale ed il portale Vatican Insider-La Stampa.
L'ultimo libro pubblicato è La Terra giustizia di Dio. Educare alla responsabilità per il creato, EDB 2013.
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Tranquilli, nessuna analogia con "Rambo 2, la vendetta" - anche se non bisogna sottovalutare l'importanza di un titolo che può orientare (o disorientare) la lettura - solo il proseguimento di un post scritto un anno fa. Perché questa volta, dopo la "partenza" scout, siamo alla laurea, se pure il primo gradino, la triennale. Nessuna enfasi particolare, solo una tappa fra le tante. Così come quel semplice buffet, preparato dalla mamma e un fratello (perché la sorella animava in quei giorni un campeggio sulla montagna di Trento) presso la casa parrocchiale, sembrava un po' la versione "da grandi" delle festicciole di compleanno, versione scuola elementare, nella cucina di casa.
Di nuovo nessuna nostalgia di tempi passati e dei figli piccoli, tutt'altro. Si tratta, eventualmente, di proiettarsi ancor di più in un futuro il cui tempo sembra "accorciarsi" di giorno in giorno (tra due anni in famiglia le sessioni di laurea saranno due, una magistrale e un'altra triennale), perché già si guarda al "dopo", ad una "partenza" di nome e di fatto, per un PhD oltreoceano e poi chissà.
Solo un flash-back, quello sì, all'inizio della discussione in inglese - diciamo alla seconda slide - quando mi è apparsa davanti la faccina spaurita (ben presto dissolta) di una bimba che dopo soli tre mesi dal suo primo giorno di scuola era stata catapultata alla North East Elementary School, presso il campus della Cornell. Visti i risultati, per tutta la famiglia, non posso che ringraziare l'entusiastica approvazione alla scelta di allora da parte di don Silvio, delegato per l'ecumenismo, e che ricordo spesso - uno che entrava davvero nelle scarpe di protestanti e ortodossi - che l'aveva definita "il più bell'investimento per i figli" e che, con il senso dell'humour che lo distingueva, parafrasando ci aveva detto "se uno il coraggio ce l'ha, lo metta a frutto!".
Ma c'è un'altra riflessione scaturita all'indomani di questa nuova partenza. "Scienze e tecnologie biomolecolari" è il titolo che, in sostanza, significa - se stiamo per esempio alla tesi - andare a studiare una piccola proteina coinvolta nell'insorgenza di melanomi o altre forme di cancro un po' come la più nota p53.
Si tratta della versione 2.0 delle ricerche degli antichi naturalisti e medici che indagavano il creato allo scopo di trarne benefici e cure. Un po' come per la fisica, il livello delle dimensioni si è fatto sempre più piccolo: se là parliamo di particelle subatomiche, qui arriviamo ai frammenti di geni.
E, come per tutta la scienza, il campo che si apre per la riflessione etica è vastissimo, e impegnativo (biodiritto e bioetica sono ormai esami fondamentali). Ciò che mi chiedo è come sia possibile che, in un Paese che ancora si definisce cristiano, se stiamo ai dati ufficiali di Almalaurea, la percentuale dei laureati in discipline scientifiche sia ben al di sotto di quello di ogni Paese occidentale. Un fatto che ha del vergognoso - e non mi riferisco a quel vezzo di infarcire comunque i discorsi con improbabili termini scientifici al fine di darsi un tono, ahimé verso il basso, o di quanti dichiarano senza arrossire (unici al mondo) di non capir nulla di matematica - ma perché sembra trovare invece una sorta di "approvazione" all'interno di certi ambienti ecclesiali (per fortuna pochi) dove la scienza sembra ancora uno spauracchio. E dire che l'equazione scienziato=ateo non ha alcun fondamento, se lasciamo alla storia antiche battaglie e non prestiamo il fianco agli ultimi epigoni che per qualcuno sembrano necessari per giustificare uno scontro che, all'interno della comunità scientifica non esiste, ma la riflessione ci porterebbe lontano.
Ciò che mi preme sottolineare da una parte è l'atteggiamento "positivo" (che non è positivista!) che comincia già in famiglia perché ogni insegnante delle superiori sa quale ruolo giochi - oggi più di ieri - l'influenza (e le aspettative) dei genitori sulle scelte dei figli che, di fatto, non sono lasciati liberi di inseguire (biblicamente) i "loro" sogni . Dall'altra la necessità di "abitare" da cristiani - per chi ne ha la "vocazione" - il mondo sempre più complesso della scienza, dove i migliori (quanti procedono col massimo dei voti e questa volta dati alla mano dei licei) - risultavano più che brillanti anche nelle materie umanistiche, filosofia in testa. Come dire, se uno ha la passione, ed è capace di riflettere su ciò che fa (arduo riflettere su ciò che non si conosce), sulle implicazioni etiche che si può dire sorgono nuove ogni giorno, questo significa mettere a frutto non solo - e questo vale per tutti comunque - l'intelligenza dono di Dio, ma anche indagare la creazione in obbedienza al precetto di Genesi.
Perché è significativo che la più bella espressione all'indomani della scoperta del bosone di Higgs al CERN¸ dopo il plauso degli ortodossi, sia stata quella del gesuita americano, Guy Consolmagno, fisico alla Specola vaticana: "un meraviglioso tassello per la scienza". E san Francesco, correttamente inteso, direbbe" laudato sie, mi Signore, perché hai creato tutte le cose, e mi dai la possibilità di scoprirle sempre più a fondo".
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