Un'amicizia e i molti amici
di frere John di Taizé | 30 giugno 2012
EdB 2012

"L'amicizia è esperienza di accordo, di armonia, di pace, più che di somiglianza" scriveva Xavier Lacroix in un contributo al volume L'avventura dell'amicizia edito dalla Comunità di Bose qualche anno fa.

Sulla stessa lunghezza d'onda Frère John di Taizé riflette su quello che definisce "il dono dell'amicizia", nel suo ultimo testo per le edizioni Dehoniane: "Un'amicizia e i molti amici. Reimmaginare la Chiesa cristiana nel tempo della mondializzazione".

A partire dall'affermazione di Gesù: "Io vi chiamo amici" (GV 15,15) si snoda la riflessione su un tipo di relazione che detiene un ruolo principale nella Bibbia, anche se, soprattutto nel Nuovo Testamento, questa rischia di venire eclissata da altre immagini che descrivono i legami fra i credenti, come la vita familiare, il corpo umano, la costruzione di un edificio ... Ciononostante, scrive frère John, "il tema dell'amicizia è tuttavia presente, nascosto appena sotto la superficie". In questo momento in cui tutti, che lo vogliamo o meno, siamo coinvolti in un processo di globalizzazione, il monaco, originario degli Stati Uniti, intende offrire un contributo per "illuminare il messaggio cristiano a partire dal concetto, paradossale in termini umani, di amicizia universale" nell'ottica, e non poteva essere altrimenti, di quella straordinaria esperienza ecumenica e internazionale che è l'avventura di Taizè e del suo fondatore, frère Roger Schutz-Marsauche.

Ciò che ha caratterizzato le prime comunità cristiane, e che ha maggiormente impressionato gli abitanti dell'allora bacino del Mediterraneo, era il vedere gente dalle più disparate origini, lingue e classi sociali che si attribuiva il titolo di "fratello" e "sorella" e che viveva in concreta fraternità. Quello che ha attratto le prime conversioni cristiane non è una "dottrina", e neanche la proclamazione di nuove idee su un dio prima sconosciuto, , bensì una testimonianza d'amore e d'amicizia, come ci narrano gli Atti. Ma una caratteristica era fondamentale fin dall'inizio: la forte vita solidale non diventava settaria perché non esistevano per se stessi, ma sapevano di essere chiamati ad essere fermento di riconciliazione e di pace per tutto il genere umano. L'esistenza "per Cristo" non può che tradursi in un'esistenza "per gli altri". E non è un caso che "l'attività centrale della fede cristiana sia sempre stata la celebrazione dell'eucaristia" e che nel linguaggio comune per indicare il sacramento si parli di "comunione". La nostra fede nel vangelo non consiste tanto nella fede in un Dio il cui amore è inclusivo, ma nella convinzione che, seguendo Gesù, gli uomini siano capaci di una preoccupazione piena di benevolenza per l'altro, chiunque sia, come spiega la parabola del Buon Samaritano.

Quali conseguenze per la Chiesa di oggi? L'espressione "cattolica" (in greco "in funzione del tutto") indica che, di natura, la Chiesa è il contrario di una setta alla ricerca di un'identità escludente. La via è allora quella di proporre - non imporre - alternative evangeliche ai valori della società, evitando "il rischio di considerarsi, con sufficienza, una élite di puri", bensì lievito nella pasta, amore senza riserve per tutti.

Significativi alcuni passi dai capitoli "Un'amicizia al di là delle frontiere" e "Farsi amici di tutti":

"Nel mondo attuale vi è un fattore che aiuta i credenti a oltrepassare le frontiere geografiche e a scoprire la possibilità di un'amicizia sempre più universale. Questo fattore non deriva dal Vangelo in quanto tale, ma emerge piuttosto dalle evoluzioni della società umana. Si tratta della rivoluzione nei trasporti e nelle comunicazioni, che fa parte di ciò che chiamiamo la mondializzazione con l'idea di "villaggio planetario". I pellegrini di Taizé, per esempio, provengono da tutte le parti del mondo e, dopo il loro soggiorno, non 

trovano difficoltà a rimanere in contatto con gli amici incontrati sulla collina con la posta elettronica o altre forme di comunicazione collegate a Internet. Ironicamente, oggi è spesso più frequente mantenere legami con persone dall'altra parte del mondo piuttosto che con i propri vicini di pianerottolo..

Questi recenti sviluppi offrono strumenti impressionanti per scoprire la comunione in Gesù Cristo sotto forma di una world wide web d'amici. Possono così contribuire a una comprensione più profonda della Chiesa e di ciò che essa di fatto è stata fin dall'inizio, attraverso l'obbedienza alla chiamata di Cristo ad 2andare e fare discepoli tutti i popoli" (Matteo 28,19). Ascoltiamo oggigiorno in una maniera completamente nuova le parole di san Giovanni Crisostomo che scriveva nel IV secolo: "Chi risiede a Roma considera gli Indiani come sue proprie membra" ....

Nelle società contemporanee, grazie alle pressioni della mondializzazione, si frequentano persone di origine differente, con il risultato che religioni diverse dalla propria non vengono più percepite come esotiche. Inoltre, in occidente, molte persone vivono senza riferimento esplicito alle loro radici cristiane o ebraiche, spesso persino non sapendo fino a qual punto essere hanno influenzato l'universo socio-culturale nel quale si muovono. Di fronte a un mondo così pluralista, molti cristiani si chiedono quale sia l'atteggiamento giusto da mantenere.

Il messaggio essenziale che la Chiesa di Gesù Cristo vuole proclamare e comunicare, e che non può nascondere senza cessare di essere ciò che è, è quello di una comunione universale in Dio. I cristiani, di conseguenza, compiono meglio la loro vocazione quando provano, a partire dalla loro fede, a farsi amici fra persone di origini più diverse ... "Gratuitamente avete ricevuto - ha detto loro Gesù - gratuitamente date" (Matteo 10,8). Non cercano ad ogni costo di fare adepti, sull'esempio di chi aderisce ad un partito politico, o di vendere qualcosa, provando a convincere eventuali clienti che il loro è il miglior prodotto. Hanno ricevuto un dono, immeritato e senza prezzo, la buona notizia che, in Gesù cristo, Dio ha abolito tutte le barriere che gli uomini avevano alzato fra loro e la vita divina, e di conseguenza le barriere fra gli esseri umani non hanno più importanza decisiva (cfr. Galati 3,28). Testimoniano quindi innanzitutto questa buona notizia volendo essere amici di tutti, tendendo persino la mano a chi rifiuta la loro amicizia.

Ne segue allora che, per imparare a testimoniare sempre meglio la loro fede, i credenti in Cristo devono costantemente passare al vaglio le loro motivazioni. Hanno soprattutto cura di condividere una buona notizia, attraverso le loro parole, ma ancor più la loro vita, convinti che il loro messaggio ha un potere intrinseco di attrazione e non può essere altro che indebolito se accompagnato da mezzi di persuasione umani? Hanno estirpato dal loro cuore ogni sentimento di superiorità, ricordandosi che portano un tesoro prezioso in vasi di creta (cfr 2 Corizi 4,7)? Si rendono sufficientemente conto che ascoltando gli altrui, anche coloro con i quali apparentemente non hanno nulla in comune, impareranno inevitabilmente qualcosa che li aiuterà a capire meglio quel Cristo che proclamano e di cui vogliono vivere?.

Il 12 marzo 2000, la Chiesa cattolica, al vertice della sua gerarchia, ha celebrato una commovente preghiera di pentimento, chiedendo perdono per gli errori commessi attraverso i secoli. Il primo di questi è stato proclamato dall'allora cardinale Ratzinger: Preghiamo perché ciascuno di noi, riconoscendo che anche uomini di Chiesa, in nome della fede e della morale, hanno talora fatto ricorso a metodi non evangelici nel pur doveroso impegno di difesa della verità, sappia imitare il Signore Gesù, mite e umile di cuore".

A cura di Maria Teresa Pontara Pederiva

 

 

 

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Maria Teresa Pontara Pederiva

Maria Teresa Pontara Pederiva, trentina (1956), sposata con Francesco, ha tre figli. Laureata in scienze naturali a indirizzo ambientale a Padova (1978) e diplomata in scienze religiose all’FBK di Trento (1990), ha insegnato scienze naturali per 39 anni nella scuola provinciale trentina. Nella Chiesa di Trento lavora, insieme a Francesco, nella pastorale famiglia e cultura-università, oltre che nella propria parrocchia.

Giornalista freelance dal 1984, si è occupata di famiglia, giovani, scuola, attualità ecclesiale e pastorale, ecumenismo, bioetica, salvaguardia ambientale e custodia del creato.

E’ stata tra i fondatori e redattori delle riviste Il Margine e Didascalie (La rivista della scuola trentina). Attualmente collabora perlopiù con il portale Vatican Insider-La Stampa, le Riviste delle Edizioni Dehoniane e i settimanali diocesani Vita Trentina e Il Segno.

Tra i libri pubblicati assegna un posto speciale a La Terra giustizia di Dio. Educare alla responsabilità per il creato (prefazione di Giancarlo Bregantini) EDB 2013.

 

 

 

 

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