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Nuova evangelizzazione? Così in parrocchia
di Vino Nuovo | 21 giugno 2012
L'Instrumentum laboris del Sinodo: «Eviti gli scogli del settarismo e della "religione civile", e permetta di mantenere la forma di una Chiesa missionaria»

Si avvicina l'appuntamento dell'Assemblea ordinaria del Sinodo dei vescovi che in ottobre - al di là di tutti i discorsi che si possono fare intorno a Chiesa, cattolici, Vaticano e dintorni - affronterà la questione delle questioni: quella «nuova evangelizzazione» che alla fine altro non è se non la passione per dire anche all'uomo di oggi che è il Vangelo la strada per una vita autentica. In vista del Sinodo lunedì è stato diffuso l'Instrumentum Laboris, cioè il testo che facendo sintesi delle osservazioni inviate dai vescovi di tutto il mondo farà da guida alla discussione in Vaticano. Come è ovvio che sia è un documento molto ampio, che affronta il tema sotto tanti aspetti. Rimandando al sito ufficiale del vaticano per la lettura del testo integrale proponiamo su Vino Nuovo un passaggio che ci pare molto interessante: quello in cui si afferma che la «nuova evangelizzazione» non è un'alternativa alla parrocchia, ma - al contrario - un cammino in cui ci si aspetta molto proprio da questo luogo per eccellenza attraverso cui la Chiesa sta in mezzo alla gente.

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80. Molte risposte pervenute descrivono una Chiesa impegnata in un forte lavoro di trasformazione della propria presenza tra la gente e dentro la società. Le Chiese più giovani lavorano per dare vita a parrocchie spesso molto vaste, animandole al loro interno con lo strumento che a seconda dei contesti geografici ed ecclesiali assume il nome di "comunità ecclesiali di base" oppure di "piccole comunità cristiane". Esse dichiarano lo scopo di favorire luoghi di vita cristiana capaci di sostenere meglio la fede di chi ne fa parte e di irradiare con la loro testimonianza lo spazio sociale, soprattutto nella dispersione delle grandi metropoli. Le Chiese con radici più antiche lavorano alla revisione dei loro programmi parrocchiali, gestiti con sempre maggior difficoltà a seguito della diminuzione del clero e della pratica cristiana. L'intenzione dichiarata è di evitare che simili operazioni si trasformino in procedure amministrative e burocratiche e abbiano un effetto indotto non voluto: che le Chiese particolari alla fine si chiudano su loro stesse, già troppo occupate da questi problemi di carattere gestionale. Al riguardo più di una esperienza fa riferimento alla figura delle "unità pastorali", come ad uno strumento per coniugare revisione del programma parrocchiale e costruzione di una cooperazione per una Chiesa particolare più comunitaria.

81. La nuova evangelizzazione è il richiamo della Chiesa al suo originario fine missionario. Simili operazioni possono perciò, come affermano molte risposte, assumere la nuova evangelizzazione per imprimere alle riforme in atto una direzione meno ripiegata verso l'interno delle comunità cristiane, e più impegnata nell'annuncio della fede a tutti. In questa linea ci si attende molto dalle parrocchie, viste come la più capillare porta d'ingresso alla fede cristiana e all'esperienza ecclesiale. Oltre ad essere luogo di pastorale ordinaria, delle celebrazioni liturgiche, dell'amministrazione dei sacramenti, della catechesi e del catecumenato, hanno l'impegno di diventare veri centri di irradiazione e di testimonianza dell'esperienza cristiana, sentinelle capaci di ascoltare le persone e i loro bisogni. Esse sono luoghi in cui si educa alla ricerca della verità, si nutre e rinforza la propria fede, punti di comunicazione del messaggio cristiano, del disegno di Dio sull'uomo e sul mondo, prime comunità in cui si sperimenta la gioia di essere radunati dallo Spirito e preparati per vivere il proprio mandato missionario.

82. Energie da impiegare in questa operazione non mancano: tutte le risposte indicano come prima grande risorsa il numero di laici battezzati che si sono impegnati e continuano decisi il loro volontario servizio in questa opera di animazione delle comunità parrocchiali. Nel fiorire di questa vocazione laicale molti riconoscono uno dei frutti del Concilio Vaticano II, insieme ad altre risorse: le comunità di vita consacrata; la presenza di gruppi e movimenti che con il loro fervore, le loro energie e soprattutto la loro fede danno un forte impulso alla vita nuova nei luoghi ecclesiali; i santuari che con la devozione sono punti di richiamo per la fede nelle Chiese particolari.

83. Con queste indicazioni precise e ricche di speranza, le risposte ai Lineamenta mostrano che la linea assunta è quella di un lento ma efficace lavoro di revisione del modo di essere Chiesa tra la gente, che eviti gli scogli del settarismo e della "religione civile", e permetta di mantenere la forma di una Chiesa missionaria. In altri termini, la Chiesa ha bisogno di non perdere il volto di Chiesa "domestica, popolare". Pur in contesti di minoranza o di discriminazione la Chiesa non deve perdere la sua prerogativa di restare accanto alla vita quotidiana delle persone, per annunciare da quel luogo il messaggio vivificante del Vangelo. Come affermava Giovanni Paolo II, nuova evangelizzazione vuol dire rifare il tessuto cristiano della società umana, rifacendo il tessuto delle stesse comunità cristiane; vuol dire aiutare la Chiesa a continuare ad essere presente «in mezzo alle case dei suoi figli e delle sue figlie» per animarne la vita e indirizzarla al Regno che viene.

84. Una considerazione a parte va fatta circa la questione della mancanza di preti: tutti i testi lamentano l'insufficienza numerica del clero, che di conseguenza non riesce ad assumere in modo sereno ed efficace la gestione di questa trasformazione del modo di essere Chiesa. Alcune risposte sviluppano un'analisi dettagliata del problema, leggendo questa crisi in modo parallelo all'analoga crisi del matrimonio e dalle famiglie cristiane. In molte si afferma la necessità di immaginare una organizzazione locale della Chiesa che veda sempre più integrate, accanto alla figura dei presbiteri, figure laicali nell'animazione delle comunità. Su simili problematiche molte risposte si attendono dal dibattito sinodale parole chiarificatrici e prospettive per il futuro. Quasi tutte le risposte contengono infine un invito ad avviare in tutta la Chiesa una forte pastorale vocazionale, che parta dalla preghiera, chiami in causa tutti i sacerdoti e consacrati sollecitandoli ad uno stile che sappia testimoniare il fascino della chiamata ricevuta, sappia individuare forme per parlare ai giovani. Ciò riguarda anche le vocazioni alla vita consacrata, specialmente quelle femminili.

Alcune risposte hanno pure sottolineato l'importanza di una formazione adeguata dei Seminari e Noviziati, come pure nei centri accademici, in vista della nuova evangelizzazione.

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