ROBE DI RO.BE.
La «santa indignazione»
di Roberto Beretta | 24 maggio 2012
Si diceva proprio così, una volta. Com'è allora che, da «santa» che era, oggi l'indignazione è stata degradata a moralismo ipocrita e falso?

La «santa indignazione». Si diceva così, una volta, nei più pii e ortodossi ambienti cristiani, raccomandando di usarla per reagire agli attacchi mossi contro la Chiesa, alla pornografia e al mercimonio del sesso, alle offese al Papa, più semplicemente e più genericamente contro "il peccato". E com'è allora che, da «santa» che era e raccomandata dai santi, oggi l'indignazione (oltre ad essere diventata un pretesto per la satira televisiva di Vauro) è stata degradata a moralismo ipocrita e falso?

«Quanno ce vo', ce vo'», dicevano una volta (e forse ancora dicono) a Roma; solo che ormai «nun ce vo'» più, «nun ce vo'» mai... Gli indignati che scendono in piazza fanno solo demagogia; quelli che votano Grillo per protesta sono per definizione l'«antipolitica»; le inchieste tv di denuncia vengono tacciate di ideologia; la rabbia della gente è sempre populismo; e anche nella Chiesa - ­ un ambiente invero nel quale il dissenso non è mai stato ben sopportato... ­- chi prende le distanze dal clericalismo oppure osa chiedere conto dell'8 per mille viene gentilmente accompagnato alla porta (è proprio così, purtroppo: un sacco di credenti preferirebbero che un fratello nella fede diventi ex, piuttosto che abbia la possilità di criticare «dall'interno»).

L'indignazione non è prevista tra le virtù cristiane (nell'elenco classico c'è però la «fortezza»...), nonostante il Vangelo -­ per non parlare dell'Antico Testamento ­ - ne descriva parecchi casi: non solo nell'obbligata citazione dei mercanti cacciati dal Tempio, ma anche nella durezza con cui il «dolce» e mite Gesù apostrofa spesso i farisei («razza di vipere», «sepolcri imbiancati»...), nello sdegno dimostrato dal Maestro verso chi «dà scandalo a uno di questi piccoli», nella ribellione del Nazareno «venuto a portare il fuoco sulla terra», nella sua esplicita riprovazione persino dei sacerdoti ­- più preoccupati delle regole (il sabato) che della vita degli uomini.

E tuttavia c'è stato più d'uno, anche vescovo, che ha recentemente asserito non essere l'indignazione un «atteggiamento cattolico». E' proprio così? Davvero il cristianesimo dev'essere considerato «alla marxista» una religione per tener buone le masse, per moderare la rabbia dei popoli, per spegnere le proteste e predicare una pazienza che poi magari diventi rassegnazione? Io non credo proprio, così come non credo che l'indignazione debba essere ritenuta un atteggiamento soltanto negativo, né - come invece spesso si dice - ­che sia unicamente distruttiva e manchi di attitudine propositiva.

Al contrario: quante reazioni positive nascono invece dall'indignazione! Direi persino che ogni vera conversione (laica o religiosa che sia) ha origine da una profonda indignazione: anzitutto verso se stessi - contro le proprie miserie, contro gli errori del proprio passato ­-, ma anche contro ogni intollerabile situazione che coinvolga il prossimo, la società, il mondo e - per i credenti - un certo modo di credere o di essere Chiesa. Certo: poi non bisogna fermarsi a quello spunto e inacidirsi nella denuncia; lo zampillo fresco della sorgente non deve esaurirsi nello sterile deserto della recriminazione. Si tratta però di un passo di maturità successiva.

La capacità di indignarsi è l'altra faccia della facoltà di stupirsi: l'una e l'altra originano da un moto del cuore autentico e genuino, sono la scintilla che accende la ragione e la volontà; saranno poi queste a far funzionare a lungo la macchina, ma senza il primo impulso il motore sarebbe rimasto freddo e fermo. Per questo credo che la Chiesa, lungi dallo stigmatizzarla, dovrebbe coltivare e indirizzare (senza strumentalizzarla!) la «santa indignazione» dei credenti. Per parte mia - come immagino che i lettori più affezionati di VinoNuovo abbiano da tempo capito -, se esiste un partito degli «indignati cattolici», vorrei possedere una delle prime tessere. Indignarsi è un dovere, talvolta; un dovere cristiano.

 

 

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Roberto Beretta

Roberto Beretta, giornalista e saggista. Ha scritto 25 libri, quasi tutti di argomento religioso, di «destra» (Storia dei preti uccisi dai partigiani , Il lungo autunno, controstoria del Sessantotto cattolico ) e di «sinistra» (Chiesa padrona , Le bugie della Chiesa). Gli ultimi lavori sono: Fake pope. Le false notizie su papa Francesco (San Paolo), Fuori dal Comune. La politica italiana vista dal basso (Edb), Oltre l'abuso. Lo scandalo della pedofilia farà cambiare la Chiesa? (Ancora) Ha due figli e ancora una gran voglia di dire la sua.

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