Guido Mocellin (Bologna 1957), giornalista, sposato, due figli, si occupa di informazione religiosa e dei rapporti tra le religioni e la società. È caporedattore del quindicinale Il Regno per la sezione Attualità e direttore del mensile I Martedì; insegna Giornalismo religioso al Master “Giornalismo, a stampa radiotelevisivo e multimediale” dell’Università Cattolica di Milano e partecipa (come può) alla vita della comunità ecclesiale, in particolare all’interno dell’UCSI. Nel 2010 ha pubblicato presso le EDB di Bologna la raccolta di storie di fede Un cristiano piccolo piccolo .
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Preso in rete Dal punto di vista dei «titoli con Dio», non si è presentata particolarmente ricca la settimana dopo Pasqua, monitorata dalla «Rassegna stampa di Chiesa cattolica italiana» e quindi da me a partire da martedì 10 aprile.
Passato il Triduo pasquale, che grazie alle celebrazioni pontificie gode di una sua centralità anche mediatica, l'attenzione infatti è diventata distratta, tanto da far risaltare, su 90 titoli complessivi, i 15 dedicati alla «comunione negata a un bambino disabile» a Porto Garibaldi (diocesi di Ferrara-Comacchio): una notizia che non c'era, se si legge la storia con gli occhiali giornalisticamente corretti (e non viziati da preoccupazioni apologetiche) con cui l'hanno raccontata il SIR e Avvenire.
C'è invece, a quanto pare, la notizia che regge il secondo dei 34 temi religiosi della settimana (10 titoli), e cioè che in un'inchiesta della magistratura pugliese sulla corruzione pubblica nella amministrazione della sanità è indagato, insieme al presidente della regione Vendola, anche il vescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti, mons. Mario Paciello.
Una piccola osservazione, del tutto marginale: il giornalista frettoloso (e quale non lo è...) e/o «debole» nei contatti sulla fascia adriatica, che avesse cercato sui siti delle due diocesi di Ferrara e Altamura qualche elemento utile a meglio confezionare le due storie, avrebbe trovato: in Emilia nulla; in Puglia poche e tardive righe di solidarietà al vescovo e al sacerdote (mons. Domenico Laddaga) indagati, e di fiducia nella magistratura. Care diocesi, si può fare di meglio...
È probabile che nei giorni a venire (il 16 Benedetto XVI compie 85 anni, il 19 è il settimo anniversario dell'elezione) si intensificheranno i commenti e le analisi sulla figura di Joseph Ratzinger e sul suo pontificato.
Per ora si è segnalata, ma con pochissimo clamore, l'iniziativa di raccogliere in onore del papa, in un volume a cura del segretario don Georg Gänswein, le testimonianze di venti «personaggi famosi». Il libro è stato consegnato ufficialmente a Benedetto XVI lunedì, e L'Osservatore romano ne ha pubblicato l'11 la prefazione del curatore, traducendola dal tedesco.
Già, perché l'operazione è tutta tedesca: tedeschi sono i «personaggi famosi», tedesca la lingua, tedesco l'editore, tedesca e ormai datata (metà marzo), oltre che un poco polemica, la prima presentazione pubblica: in Italia se n'era accorta solo Angela Ambrogetti su Korazym.
Così, per capire meglio come è fatto questo libro, grazie alla lista completa di questi testimoni, riportata su La Stampa il 10 da Giacomo Galeazzi e ispirato, per così dire, dalla notizia che il futuro papa Benedetto, prima del primo conclave del 1978, si era cautamente espresso perché il papato rimanesse affidato a un italiano (contenuta in una vecchia intervista mandata in onda da Enzo Romeo a Tg2 Dossier e rilanciata da Andrea Tornielli), ho provato a immaginare che al suo posto, oggi, sedesse ancora un italiano: non importa se Giovanni Paolo III (il card. Tettamanzi), o Leone XIV (il card. Ruini), o Paolo VII (il card. Martini). E che in Italia, a cura del segretario particolare, per il compleanno del papa italiano uscisse un libro di testimonianze di venti italiani famosi, scelti in analogia con quelli reali che compongono il volumetto tedesco.
Si tratterebbe verosimilmente, tra gli altri, del «governatore» lombardo Formigoni; di Gianni Rivera e Federica Pellegrini; del ministro Passera; di Pierferdinando Casini e Mariastella Gelmini; dell'economista Stefano Zamagni; delle studiose Angela Ales Bello e Serena Noceti; nonché dei cardinali Antonelli, Scola e Biffi. Lascio immaginare a ciascuno il ben diverso effetto mediatico che avrebbe la cosa: quanto si discuterebbe su un simile assortimento, come ciascun quotidiano sarebbe corso ad accaparrarsi «in esclusiva» l'«anticipazione» del contributo dell'uno o dell'altro, e quanto gli esclusi si sarebbero privatamente rammaricati, riprovando pubblicamente l'operazione, o peggio alludendo a qualche suo retroscena economico-finanziario.
Non so dire quali buone ragioni avesse nel 1978 il card. Ratzinger per preferire che il papa rimanesse italiano, ma so di certo che oggi, almeno per come funziona il sistema dei media in Italia, è meglio che sia andata come è andata...
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