Il primo giorno dopo il sabato
di Gilberto Borghi | 14 aprile 2012
In queste ore in cui si chiude l'ottava della Pasqua qualche riflessione suggerita dal mio demone su dove potrebbe precederci il Risorto annunciato dai Vangeli

"Non abbiate paura. Non è qui. È risorto! Vi precede in Galilea". Quest'anno era di turno il vangelo di Marco a sostenere il compito dell'annuncio pasquale. Quando sono entrato in chiesa per la veglia pasquale mi ha colpito la scritta che campeggiava sulla colonna di fianco all'altare: "È risorto, non è qui". Ho pensato: "Come non è qui? È casa sua, siamo venuti a celebrare il suo più grande regalo che ci ha fatto, la vittoria sulla morte, e Lui non c'è?". Ovviamente sto viaggiando nello spazio-tempo. Ma non credo sia del tutto sbagliato farlo. Poi la lettura del brano di Marco mi ha consegnato altre due dense parole: "Non abbiate paura, vi precede in Galilea". E allora il mio demone è partito per la tangente!

Intanto perché la prima reazione di fronte al dato della tomba vuota e al suo annuncio è la paura, non la gioia. Che strano! Tutti e tre i vangeli sinottici mostrano questa emozione nel volto delle donne al sepolcro, ma con due sfumature diverse. Matteo e Luca usano proprio il termine "paura" (fobia, in greco) che ha che fare con chi indietreggia davanti alla realtà o chi "ripiega" davanti al pericolo. Marco invece parla di "stupore" che rende di sasso, che inchioda sul posto e blocca. In entrambi i casi comunque non si riesce a guardare avanti e in alto, ma si resta attaccati al suolo (le donne in Luca abbassano lo sguardo verso terra!) e al passato verso cui ci si rivolge.

E poi perché la prima parola che arriva da pasqua è una assenza, una sottrazione. Esplicita e lapidaria nei sinottici: non è qui! Implicita in Giovanni che usa il verbo "hanno portato via" che in greco indica l'essere stato sollevato e preso con sé da qualcuno. E proprio in Giovanni il senso di questa assenza appare chiaro, quando lo straziante e smisurato amore di Maria Maddalena vorrebbe "trattenere" Gesù, alla lettera tenerlo cucito a sé in modo che nessuno più glielo porti via. Ma questo impedirebbe che Gesù sia vita regalata a tutti, su cui nessuno ha mai l'esclusiva. E allora l'assenza di pasqua si fa impossibilità per l'uomo di afferrare e trattenere Dio per sé.

E ancora, perché il verbo usato nel primissimo annuncio dai vangeli sinottici non è "risorgere" (anistemi), che solo più tardi diventerà la forma classica per ogni evangelizzazione. Viene usato invece "rialzarsi" (egheiro). E mentre "risorgere" ha a che fare con lo spazio e indica l'azione di chi, con un moto dal basso verso l'alto, si colloca in alto e vi resta, "rialzarsi" ha a che fare invece col tempo, cioè indica l'azione di chi si risveglia ad un nuovo mattino, si rialza verso una nuova giornata e quindi ha davanti a sé un compito, un progetto, un obiettivo da perseguire, e non tanto uno status da ottenere e mantenere.

E infine, perché proprio la Galilea? Forse perché questa regione nella Bibbia è considerata una terra di confine, di mescolanza tra ebrei a gentili, la "Galilea delle genti" di Mt 4,15. È quindi un luogo di confine, eccentrico rispetto al centro istituzionale, ed è anche quello della mescolanza del visioni del mondo, dove tutti possono passarvi e incontrarsi. Perciò, oggi diremmo, una condizione "laica" dell'uomo. Ed è qui che Gesù risorto ci "precede". Un verbo (proago) che ha sia il senso spaziale dello stare davanti, sia quello educativo di chi guida verso qualcosa.

E allora è quasi troppo evidente come questo annuncio si attagli alla nostra condizione attuale di fatica a guardare al futuro. A noi che tendiamo a bloccarci sul presente, rimanendo attaccati ad un passato che ormai è morto, col desiderio di conservare gelosamente la presenza di Dio per noi. Noi che troppo presto innalziamo Gesù risorto alla sua divinità, dimenticandoci che Lui si è sottratto a noi e si è nascosto nelle persone, soprattutto in quelle più insospettabili: i peccatori e gli "ultimi". Noi che immaginiamo che il cristiano esista solo in condizione di chiara distinzione rispetto agli altri, dove la mescolanza è sempre un problema e quasi mai una opportunità.

Più di altre, le parole di Edoardo Galeano ci fanno annusare dove Lui ci precede e ci guida. "Dove l'aria sarà pulita da tutto il veleno che viene dalle paure umane, dove la gente non sarà guidata dall'automobile, non sarà programmata dai computer, né sarà comprata dall'ipermercato, né osservata dalla televisione, né "suonata" dai cellulari. Dove ai codici penali si aggiungerà il delitto di stupidità, che commette chi vive per guadagnare, invece di vivere unicamente per vivere, come canta il passero, senza sapere di cantare, e come gioca il bambino senza sapere di giocare. Dove nessuno morirà di fame perché nessuno morirà d'indigestione e i bambini di strada non saranno trattati come spazzatura, perché non ci saranno più bambini di strada; i bambini ricchi non saranno trattati come se fossero denaro, perché non ci saranno bambini ricchi. Dove le donne pazze di Plaza de Mayo saranno considerate esempio di salute mentale, perché rifiuteranno di dimenticare, nei tempi della amnesia obbligatoria. E dove la perfezione... la perfezione continuerà ad essere il noioso privilegio degli dei. Ma in questo mondo, ogni notte sarà vissuta come se fosse l'ultima e ogni giorno come se fosse il primo".

Il primo giorno dopo il sabato... (per chi vuole l'originale di Galeano è qui)

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Gilberto Borghi

Sono nato a Faenza all'inizio degli anni 60, ho cercato di fare il prete, ma poi ho capito che non era affar mio. E dopo ho studiato troppo, forse per capirmi e ritrovarmi. Prima Teologia, poi Filosofia, poi Psicopedagogia e poi Pedagogia Clinica... (ognuno ha i suoi demoni!). Insegno Religione, faccio il Formatore per la cooperativa educativa Kaleidos e il Pedagogista Clinico.... Lavoro per fare stare meglio le persone, finché si può... In questo sito provo a raccontare cosa succede nelle mie classi e a offrire qualche riflessione. E da qui è nato il libro pubblicato nel 2013 dal titolo: "Un Dio inutile".

 

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