PRESO IN RETE
Dalla, padre Casali e «L'anno che verrà»
di Guido Mocellin | 04 marzo 2012
La celebre canzone del cantautore scomparso era nata nel parlatorio del Convento dei domenicani di Bologna. E leggendo il testo forse si vede

Terza settimana consecutiva al rialzo nel borsino dei temi religiosi sui giornali italiani: 219 titoli in totale. Sul podio tre argomenti: le decisioni del governo Monti su «Chiesa e ICI/IMU», per dirla sbrigativamente, a guidare il gruppo (93 titoli e premio «Ci fai o ci sei» all'osservatrice romana Barbara Palombelli su Il Foglio del 29 febbraio); l'incrocio di interesse che scaturisce tra i documenti che continuano a fuggire dal Vaticano e quelli dell'Archivio segreto esposti nella mostra «Lux in Arcana» (in tutto 32 titoli); l'arresto a Imperia di un trentunenne viceparroco reo di molestie sessuali, per strada, in pieno giorno, a una giovanissima donna di 19 anni (14 titoli).

Nell'insieme dei 47 temi ha trovato poco posto, perlomeno secondo la «Rassegna stampa» del sito ufficiale della Chiesa cattolica italiana cui attingo, quello della morte improvvisa del credente e praticante Lucio Dalla, salvo due belle interviste a due domenicani bolognesi, Giuseppe Barzaghi e Giovanni Bertuzzi, di Stefano Andrini su Avvenire (non reperibile online) e di Antonella Palermo sulla Radio Vaticana. Avremo certamente più dati in proposito la settimana prossima.

Ma oggi, mentre qualcuno comincia a leggere questo post, è il 4 marzo, e alle 14.30 a Bologna, che è la mia città, in San Petronio, cioè in piazza Maggiore, si celebrano i suoi funerali... E se l'età e la biografia mi qualificano a priori come un fan di Dalla (sì, al mitico concerto «Banana Republic» con De Gregori io c'ero, e c'era anche mia moglie; ma «eravamo in centomila», così che ci conoscemmo solo due anni dopo...), nelle parole di padre Bertuzzi, oggi direttore del Centro San Domenico, oltre al chiaro profilo di questo fratello nella fede, c'è una notizia che mi ha molto intrigato: il testo de L'anno che verrà sarebbe stato proposto in anteprima a padre Michele Casali (il fondatore del Centro scomparso nel 2005, grande figura di evangelizzatore in fecondo rapporto tanto con la cultura contemporanea «alta» quanto con quella popolare), che naturalmente ci avrebbe messo del suo; insomma, «è nata nel parlatorio del nostro convento», dice ad Avvenire e alla Radio Vaticana padre Bertuzzi.

L'avevo sempre sospettato. A parte quell'incipit, «Caro amico ti scrivo», che, per chi l'ha conosciuto, è praticamente la firma di p. Casali, avevo sempre avvertito, nell'ascoltare e ricantare (quante volte?) L'anno che verrà, una reale tensione a qualcosa di altro (azzardo: escatologica), una spes contra spem sincera e, per quanto mi riguarda, condivisa... La faccio breve: oggi, se riascolto questa canzone, scritta «per poter riderci sopra» ma anche per «continuare a sperare», e infine risolta nel «qui e ora» di una relazione con l'altro: «vedi caro amico, come sono contento di essere qui in questo momento»... oggi lo so cosa sperava Lucio Dalla per l'eterno «secondo tempo» della vita in cui è appena entrato.

So prima di tutto che è effettivamente un quando: «il nuovo anno», e non un dove, e che vi accadono cose nuove, «una trasformazione», anche se non oserò dire che è un tempo messianico... Ed è sicuramente un paradiso pop: infatti non l'ha annunciato un profeta, ma «la televisione». Però, come il regno dei cieli in cui crediamo, è un tempo di eterna gioia: «sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno». Da esso la sofferenza è bandita: quella dell'uomo: «ogni Cristo scenderà dalla croce», e quella della natura: «anche gli uccelli faranno ritorno». È un tempo di abbondanza: «ci sarà da mangiare, e luce tutto l'anno», e di guarigione: «anche i muti potranno parlare». E infine è un tempo in cui la sessualità, ogni sessualità, è misteriosamente riconciliata: «si farà l'amore ognuno come gli va», sebbene qualche regola rimanga: ad esempio i preti «potranno sposarsi» soltanto «a una certa età». Quanto ai «troppo furbi» e ai «cretini d'ogni età», semplicemente non ci sarà posto per loro: o cambieranno anch'essi oppure, «senza grandi disturbi», spariranno.

Chiedo scusa a vescovi, teologi, biblisti e colleghi più seri di me: ripeto che lo so, sono solo canzonette. E io sono solo solo un signore di 54 anni che volentieri si ritrova a chiacchierare col ragazzo che era; e che si sente molto grato a Lucio Dalla e agli altri artisti pop che l'hanno accompagnato sin qui.

 

 

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Guido Mocellin

Guido Mocellin (Bologna 1957), giornalista, sposato, due figli, si occupa di informazione religiosa e dei rapporti tra le religioni e la società. È direttore della rivista  I Martedì ed è stato per più di vent'anni caporedattore del periodico di attualità e documenti Il Regno, con il quale continua a collaborare. Dal 2015 è tornato a occuparsi dei volumi delle Edizioni Dehoniane Bologna (EDB), mentre tiene sul quotidiano Avvenire la rubrica trisettimanale WikiChies. Insegna Giornalismo religioso al Master "Giornalismo, a stampa radiotelevisivo e multimediale" dell'Università Cattolica di Milano e altrove, quando glielo chiedono; partecipa (come può) alla vita della comunità ecclesiale, in particolare all'interno dell'Unione cattolica stampa italiana (UCSI). Nel 2010 ha pubblicato, ovviamente presso le EDB, la raccolta di storie di fede Un cristiano piccolo piccolo

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