Nonviolenza e religione, speranza da ritrovare
di Luca Rolandi | 20 gennaio 2012
L'impressione è che la profezia lanciata 50 anni fa da Capitini, oggi - fuori dai contesti tragici e utopisti delle ideologie novecentesche - segni il passo

La cronaca ogni giorno ci racconta come sia in aumento la violenza: tra le mura domestiche, nelle relazioni sociali familiari e professionali, nei rapporti occasionali di semplice convivenza civile. Forse le guerre sono in diminuzione, molto meno le spese per gli armamenti e la sicurezza, ma ciò che preoccupa in questo tempo di crisi economica - finanziaria ma soprattutto ideale - è l'aumento dell'aggressività, dell'individualismo, del senso di impotenza e di rassegnazione che ci fa diventare sempre più cattivi nei pensieri e nelle azioni. Affermo ciò proprio in concomitanza di un evento importante: il congresso che celebra i cinquant'anni del movimento non violento in Italia.

Il 24 settembre 1961 si celebrava la prima marcia della pace da Perugia ad Assisi, promossa, ideata e condotta da Aldo Capitini, il padre della nonviolenza in Italia. Quattro mesi più tardi il 10 gennaio 1962, esattamente cinquant'anni fa, con un documento ufficiale Capitini, dalla sua Perugia, indicava nel movimento non-violento per la pace il luogo dove "aderiscono pacifisti integrali, che rifiutano in ogni caso la guerra, la distruzione degli avversari, l'impedimento del dialogo e della libertà d'informazione e di critica. Il movimento -  concludeva l'appello manifesto - prende iniziative per la difesa e lo sviluppo della pace e promuove la formazione di Centri in ogni luogo". Da oggi e fino adomenica si riuniranno a Verona i "reduci" di quello che ancora oggi è l'arcipelago nonviolento per una tre giorni di commemorazioni che dovrebbero rilanciare un movimento afasico e in gravi difficoltà economiche e con sempre meno appeal presso le giovani generazioni. 

L'impressione è che la nonviolenza come l'idea di una società solidale e più vicina ad un sentimento di uguaglianza, fuori dai contesti tragici e utopisti delle ideologie novecentesche segni oggi il passo. E i cristiani, i credenti, chi ha nel cuore un sentimento religioso come si comporta di fronte a tutto ciò? La testimonianza non può rimanere nei recinti delle supposte certezze. Il vangelo sprona i cristiani ad andare nel mondo a predicare, senza ingenuità e banalità, la buona novella, dove è l'amore per il fratello, la mano e non la spada, ad essere il segno distintivo di umanità.

Il pensatore perugino Capitini aveva cercato di trasferire le idee gandhiane nel contesto nazionale con una serie di adesioni nel mondo della cultura, della politica e della religione; da Norberto Bobbio a Giovanni Arpino, da don Lorenzo Milani a padre Ernesto Balducci. La lotta per l'affermazione dell'obiezione di coscienza il traguardo possibile verso una società diversa e "aperta" secondo la visione di Capitini. Il magistero della Chiesa, i pontificati di Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, i documenti del Concilio Vaticano II, la vita stessa delle comunità hanno lavorato con grande slancio per la pace e la nonviolenza. Oggi, però, si sente una stanchezza diffusa rispetto ad una concreta attuazione di prassi nonviolente.

Partendo dunque da questo appuntamento di Verona mii chiedo se ci sia ancora un ruolo, idee, progetti, orizzonti per i quali i credenti possano essere protagonisti e compagni di viaggio in questo nuovo cammino più difficile e complesso rispetto al passato, ma non meno affascinante.

Come ci ricorda il professor Alberto De Sanctis nel suo bel saggio la "Fede ribelle" "La scelta tra violenza e nonviolenza concerne pertanto l'umanità che si intende promuovere. Si desidera un'umanità in cui il dissenso induce alla soppressione - anche fisica - di chi la pensa diversamente? Oppure un'umanità in cui la dimensione del conflitto e finanche l'aggressività possano svolgere una funzione costruttiva, perché capaci di situarsi all'interno di una relazione, che perdura, oltre lo scontro e il conflitto?».

 

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Luca Rolandi

Sposato con Marella, tre figli è direttore del settimanale dell'arcidiocesi di Torino La voce del popolo. Ha lavorato a La Stampa al sito d'informazione religiosa VaticanInsider.it, con cui tuttora collabora oltre che con alcune riviste storiche e religiose. È dottore di ricerca in Storia sociale religiosa. Ha scritto diversi saggi su figure e vicende del movimento cattolico in Italia. È nato e vive a Torino, ma la sue origini sono della zona del Basso Piemonte - diocesi di Tortona - e la sua formazione è avvenuta a Genova.

 

 

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