E se succede che il prete sbaglia?
di Francesca Lozito | 21 gennaio 2012
Le comunità non sono preparate ad accogliere le difficoltà che spesso - ultimamente troppo spesso - colgono soprattutto i preti più giovani e con meno esperienza

Qualche giorno fa un amico seminarista posta questo video. Lo definisce simpatico. Lo guardo e non ci trovo nulla di così esaltante. Francamente mi rattrista molto.

L'immagine del prete del nuovo millennio assomiglia più a quella di un supereroe. Deve fare tante cose, tutto bene e non sbagliare mai. E se per accidente succede che sbaglia?

Le comunità non sono preparate ad accogliere le difficoltà che spesso - ultimamente troppo spesso - colgono soprattutto i preti più giovani e con meno esperienza. Non sono abituati i preti ad ammettere che non ce la fanno. Cresciuti in un mondo in cui in generale, sacerdoti o no, non si sbaglia mai.

Sono la generazione che è andata in una scuola in cui l'insufficienza poteva essere vissuta come una tragedia - l'ho fatta anche io quella scuola lì solo che alle insufficienze che ogni tanto sono scappate anche a me non mi facevo venire le crisi isteriche come vedevo accadere girando per i corridoi o nei bagni - figuriamoci il non sentirsi all'altezza di un compito così alto, di una scelta così forte.

Eppure, bisognerebbe guardare alla voce umanità. Essere fermi nel cambiamento di rotta di quello che non va (non a caso l'arcivescovo di Milano, Angelo Scola, nell'omelia per la festa di San Carlo, dedicata proprio ai sacerdoti, ha richiamato alla  correzione fraterna nei casi in cui si rende necessaria). E qui la comunità può giocare un ruolo importante: nel rispetto, prima di tutto del ruolo, nel non chiedere l'impossibile, accogliendo le fragilità, ma nello stesso tempo avendo il coraggio di riconoscere e far venire alla luce eventuali sbagli, piccoli o grandi che possano essere.

"Se dobbiamo sbagliare sbagliamo assieme" dice un parroco che conosco ai membri del suo consiglio pastorale. Ovviamente non si riferisce alla scelta del colore con cui ridipingere i muri dell'oratorio. E forse se cominciassimo a chiedere ai sacerdoti di vivere più con il Vangelo in mano e meno con l'agenda degli appuntamenti, in molti casi non avrebbero l'ansia di sentirsi dei supereroi. E la delusione nello scoprire che sono uomini, come tutti gli altri. Perché questo, anche quando non è riconosciuto come punto di forza, lo è. Eccome.

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Francesca Lozito

Giornalista professionista, vive a Milano e si divide tra radio e carta stampata. Giornalista con la passione per la scienza e la medicina scrive su questi temi da anni per testate nazionali cartacee e online. Dal lavoro che tra il 2007 e il 2009 ha compiuto nel mondo delle cure palliative è nata la prima traduzione italiana di un'opera di Cicely Saunders, madre delle cure palliative moderne, Vegliate con me (Edb) che ha curato con Augusto Caraceni

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