ROBE DI RO.BE.
L'omogeneizzato parrocchiale
di Roberto Beretta | 28 novembre 2011
Confesso che l'immagine del contenitore scaldato a bagnomaria nel padellino mi torna alla mente quando sento parlare dei contenuti della catechesi in Italia

Mi sembra di averlo ancora in bocca, quel sapore: un bollito artificiale che - unito al colore spento e stanco - dava alla mia sbobba da neonato un aspetto da catena di montaggio alimentare assolutamente repulsivo. Sì, sono anch'io figlio del boom demografico che ha sperimentato per primo gli omogeneizzati: il grande ritrovato in vasetto che, grazie alle sue caratteristiche di asetticità e completezza proteica, rassicurava molto le mamme, ma che purtroppo ha traumatizzato una generazione di bambini al momento della pappa.

Per fortuna poi c'è stato presto lo svezzamento. Però confesso che l'immagine del contenitore scaldato a bagnomaria nel padellino mi torna ancora alla mente, quando sento parlare dei contenuti della catechesi in Italia; tutta: quella dei bambini e quella degli adulti.

I primi - diciamo la verità - vengono sfornati dal meccanismo dei sacramenti dell'iniziazione cristiana che non sanno proprio niente. Non ritengono più a memoria gli schemi della «dottrina» di una volta (metodi che non rimpiango, sia chiaro), ma nemmeno sono stati istruiti in altro modo sui contenuti e sulla storia della nostra fede. Pochi elementi delle vicende bibliche, le parabole e alcuni elementi narrativi dei Vangeli, il tutto presto ricondotto a finalità «morali», ovvero orientative del comportamento in senso genericamente altruista; risultato: ci sono generazioni che non sono istruite razionalmente su cosa credono (o dovrebbero credere). Sarò pessimista, ma questa mi pare la realtà; ed è uno dei motivi per cui sono fortemente favorevole a rinunciare all'insegnamento della religione cattolica nelle scuole (Borghi, sei d'accordo?) per l'introduzione invece di una materia curricolare, cioè obbligatoria e con lo stesso valore delle altre, di «cultura religiosa» - ovviamente non solo cattolica.

Quanto alla catechesi degli adulti, mi viene tristemente da sorridere quando i buoni reverendi si lamentano perché «ai nostri cicli di conferenze non viene nessuno», se non pochi e tenaci pensionati. E' vero; ma vi siete mai chiesti che cosa (parlo ovviamente per generalizzazioni) proponete ai vostri adulti? E qui torna l'immagine dell'omogeneizzato: surrogati di esegesi imparaticcia, condensati di agiografia d'accatto, pappine tritate di apologetica popolare. Dove sta l'approccio critico (nel senso etimologico di «indagine, ricerca»), dov'è l'approfondimento storico? Nella maggior parte dei casi - ahimé - non esiste; e questo perché, a mio parere, nemmeno i preti sono preparati a tenere lezioni di questo genere.

Io sostengo, ad esempio, che un ciclo di lezioni sulle eresie dei primi secoli sarebbe una proposta entusiasmante e fortemente educativa per degli adulti minimamente interessati al fatto cristiano: vedere delle persone che si scannavano per un «filioque» dovrebbe per lo meno interpellarci, no? Oppure un'analisi della storia della messa, come è arrivata ad assumere le forme odierne: credo che si aprirebbe la mente di molti, anche rispetto alle fossilizzazioni cui oggi spesso si ricorre parlando di liturgia. O penso ancora a delle visite catecheticamente guidate all'interpretazione dei simboli in qualche antico monumento cristiano. E così via. Esistono infiniti argomenti di questo genere e - grazie a Dio - moltissimi non sono più nemmeno riservati agli specialisti, perché sono disponibili in libri e altri strumenti divulgativi alla portata di ogni parroco (o anche laico!) istruito.

Invece si preferisce continuare con la pappina: i comandamenti, le parabole, gli ultimi documenti pontifici... Almeno questi argomenti fossero trattati seriamente , ovvero «da adulti» raziocinanti e indagatori. E poi ci stupiamo che uomini e donne fra i 30 e i 60 anni non frequentino le nostre lezioni di catechesi «omogeneizzate»? Fanno bene: preservano la loro sanità mentale.

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Roberto Beretta

Roberto Beretta, giornalista e saggista. Ha scritto 25 libri, quasi tutti di argomento religioso, di «destra» (Storia dei preti uccisi dai partigiani , Il lungo autunno, controstoria del Sessantotto cattolico ) e di «sinistra» (Chiesa padrona , Le bugie della Chiesa). Gli ultimi lavori sono: Fake pope. Le false notizie su papa Francesco (San Paolo), Fuori dal Comune. La politica italiana vista dal basso (Edb), Oltre l'abuso. Lo scandalo della pedofilia farà cambiare la Chiesa? (Ancora) Ha due figli e ancora una gran voglia di dire la sua.

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