La musica e la comunità
di Maria Teresa Pontara Pederiva | 22 novembre 2011
Mi chiedo se sia la musica a cementare una comunità o se proprio una comunità che vive nella carità sia più capace di accogliere musiche e canti tra loro diversi

Il cielo blu al mattino in questo autunno 2011 è quasi una costante anche in città, ma il sole che illumina le cime delle Dolomiti associato al suono di "queste" campane a festa ci riporta ad un'altra dimensione di valle, di casa.

È domenica, giorno del Signore, ma qui tutti i giorni sono "del Signore", perché sono in tanti a non mancare a quella Messa feriale delle 6.30, prima di recarsi al lavoro o rientrare a preparare la colazione ai figli per poi uscire di nuovo. E del Signore è pure ogni azione, qui o altrove, compiuta sempre come rendimento di grazie, ci ricordano le Sorelle Clarisse.

L'antica pieve di San Giovanni di Fassa si riempie già mezz'ora prima dell'inizio della celebrazione. Sono in molti ad essere coinvolti in vari preparativi. Ci sono i ragazzi che riceveranno la Cresima domenica prossima, i coristi alle prese con le ultime prove, due ottoni deposti all'ingresso, segno della presenza della banda musicale, su un tavolo si sistemano le corone d'Avvento che prenderanno posto in ogni casa per scandire, con le quattro candele, la preparazione al Natale.

La Messa oggi è speciale: alla Solennità di Cristo Re si unisce la Festa per santa Cecilia, patrona della musica e del canto. Un appuntamento molto sentito per tradizione in una valle che per secoli ha inviato musicisti e cantori a Vienna e dove anche oggi in ogni famiglia la musica si tramanda di generazione in generazione.

Come quei costumi che segnano l'anima di un popolo antico, fiero sì delle sue tradizioni, ma tutt'altro che ripiegato al passato, perché le tradizioni, quelle autentiche, diventano stimolo per guardare avanti, come dice qualcuno qui. Sarà per questo che non ho mai sentito lamentarsi nessuno, neanche gli anziani che pure han visto tanti cambiamenti.

La Messa è un momento "di tutti", giovani e vecchi, perché la musica e i canti - dei due cori parrocchiali più la banda - riuniscono le varie anime in un'unica sinfonia. Ciascuno trova quella musica che la sua sensibilità predilige, ma ne gusta volentieri una diversa. Perché è quella che apprezza il nipote, il papà, il nonno e l'affetto supera tutto. E perché l'intento è lo stesso: quello di una lode al Signore e l'animazione di una celebrazione che appartiene a tutta la comunità.

Le trombe e i corni materializzano oggi qui il giorno del giudizio, ma le navate della pieve del IX secolo sono ben abituate alle diverse solennità.

"Devalpai" è il ringraziamento che sale a nome di tutti. "Grazie, Signore Dio - prega un ragazzo del coro - perché ci hai dato il dono di poterti lodare con la musica e con il canto. La musica che cementa la nostra comunità e rende più solenni e liete le nostre celebrazioni". Un ricordo e una preghiera a quanti sono morti e ci precedono Lassù. Parafrasando quel canto "Signore delle cime" - dove si chiede che l'alpinista continui a scalare le montagne dei Cieli - l'invocazione al Signore perché li lasci continuare a suonare le sue lodi con musica e canti insieme ai cori degli angeli. Accanto a me la vedova di un bandista annuisce: "sono certa che è a suonare Lassù e a far prove su prove ...".

Le prove: un impegno cui nessuno si sottrae perché fai parte della comunità ed è un servizio richiesto a te, come a tanti, ma il tuo strumento e la tua parte sono tuoi. Come le esercitazioni dei pompieri volontari al termine di una giornata di lavoro o nel finesettimana o l'aiuto a quella famiglia di anziani il cui figlio lavora lontano, ma che fa parte della tua comunità, come quella mamma che ha perso un figlio e il cui dolore diventa quello di tutti. Non c'è tempo da vivere "appartati", ben chiusi nelle proprie case, magari a lagnarsi del lavoro o a far sopportare ad altri le proprie frustrazioni. È sempre l'ora di vivere in casa e fuori, in famiglia e in comunità dove le gioie e le sofferenze - il cancro e l'Alzheimer colpiscono qui come altrove - si condividono.

Ma la vera comunità non è mai chiusa, ricorda il parroco, guida alpina, per tanti anni in doppio servizio in Primiero, 24h su 24, 7 giorni su 7. Uno che sa cosa significa non porsi domande e partire quando c'è una richiesta d'aiuto. Non è dell'accoglienza dei turisti che parla il Vangelo del giudizio, ma di ciò che avremo fatto anche ad uno solo dei nostri fratelli più piccoli. Perché tutti hanno diritto di partecipare alla mensa con noi, di far parte di una famiglia che magari non hanno o è lontana, di suonare e cantare nella comunità. Anche qui ci sono cognomi nuovi, che vengono da lontano, ma vivono insieme agli altri, senza differenze.

E se ci capitasse anche solo una volta di aver sovrastimato le nostre necessità, di non aver accolto o non aver messo a disposizione ciò che abbiamo, sappiamo già la risposta quel giorno. Perché non si guarda ad un crocifisso - come quello appeso sopra l'altare - se non sappiamo poi guardare ai tanti crocifissi che incontriamo sulla nostra strada.

Tornando a sera in città mi chiedo se sia la musica a cementare una comunità o se proprio una comunità che vive nella carità sia più capace di accogliere musiche e canti diversi che, altrove, sarebbero fonte di divisioni.

Si parla ancora di "praticanti", intendendo quanti vanno a Messa, diceva il nostro parroco alla Messa di sabato sera, quella che animiamo in città, che per fortuna - credo di non far torto al nostro sindaco - assomiglia ancora ad un grande paese. "Ma non c'è da praticare la Messa, l'unica cosa che ci viene chiesto di praticare è la carità".

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Maria Teresa Pontara Pederiva

Maria Teresa Pontara Pederiva, trentina (1956), sposata con Francesco, ha tre figli. Laureata in scienze naturali a indirizzo ambientale a Padova (1978) e diplomata in scienze religiose all’FBK di Trento (1990), ha insegnato scienze naturali per 39 anni nella scuola provinciale trentina. Nella Chiesa di Trento lavora, insieme a Francesco, nella pastorale famiglia e cultura-università, oltre che nella propria parrocchia.

Giornalista freelance dal 1984, si è occupata di famiglia, giovani, scuola, attualità ecclesiale e pastorale, ecumenismo, bioetica, salvaguardia ambientale e custodia del creato.

E’ stata tra i fondatori e redattori delle riviste Il Margine e Didascalie (La rivista della scuola trentina). Attualmente collabora perlopiù con il portale Vatican Insider-La Stampa, le Riviste delle Edizioni Dehoniane e i settimanali diocesani Vita Trentina e Il Segno.

Tra i libri pubblicati assegna un posto speciale a La Terra giustizia di Dio. Educare alla responsabilità per il creato (prefazione di Giancarlo Bregantini) EDB 2013.

 

 

 

 

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