Tempi della famiglia e della parrocchia
di Diego Andreatta | 19 novembre 2011
La preparazione del tema "lavoro e festa" per Milano 2012 non deve dimenticare il rischio di "stress pastorale" per la Chiesa domestica: alcuni esempi e interrogativi

"La famiglia: il lavoro e la festa", un bel triangolo davvero, finora poco considerato. Il tema dell'Incontro mondiale di Milano 2012 ci fa sbattere contro "il problema" dell'organizzazione del tempo, terreno di sfogo ma anche di dialogo empatico con famiglie non "militanti".

Accanto alle lamentazioni per un tempo libero ancora tutto da liberare o per la domenica sprecata nel consumo di massa, sarebbe utile anche una schietta autocritica infraecclesiale e interfamiliare.

A partire dall'idea che "i tempi delle famiglie" sono solo una facile generalizzazione: nella realtà esistono invece i tempi "della" singola famiglia, che nascono da situazioni ed esigenze ben diverse. Spesso sconosciute (come molti disagi nascosti, legati a condizioni economiche o relazionali), ma sempre da rispettare. Ecco quindi il dovere di non imporre... doveri alle famiglie, semmai di offrire itinerari flessibili, adattabili alle variegate situazioni, come stanno indicando le esperienze di "catechesi familiare".

Scendiamo nel concreto. Di fronte a famiglie numerose chiamate a moltiplicare gli appuntamenti per i figli, oppure - è il caso opposto - di fronte a madri o padri soli (senza nonni su cui contare), certi generici fervorini sulla necessità della partecipazione ecclesiale risultano quanto meno fuori luogo.

Freniamo poi gli eccessi di appuntamenti diocesani domenicali che infittiscono l'agenda delle famiglie andando a sommarsi con quelli della parrocchia: andrebbero evitati fin nella fase di programmazione del calendario annuale - come già si fa in alcune diocesi - attraverso un'attenta Verifica di Impatto Familiare, per non ritrovarsi in periodi di overbooking. Pari attenzione si dovrebbe porre nel non sovraccaricare le "solite" coppie di genitori (un classico: lei è mamma catechista, lui papà animatore di oratorio, accompagnano i corsi per fidanzati e, tutto compreso, uno dei due è chiamato in Consiglio pastorale) costretti alla fine a scoprirsi - l'uno o l'altro - "fuori casa" tutte le sere. Sono esempi forse in via d'estinzione (il problema - si dirà - sono quelli che non vogliono saperne di uscire nemmeno una volta per andare in parrocchia) ma meritevoli di verifica nel rapporto tra Chiesa locale e Chiesa domestica.

Il rischio evidente di uno stress pastorale, con bruciature che si fanno sentire poi sui singoli, sui rapporti fra i partner e inevitabilmente sui figli ("mio padre è fuori anche stasera - il lamento del figlio preadolescente - si fermasse a guardare la partita con me...") interpella la capacità di discernimento della coppia: è importantissimo trovare il tempo per questa riflessione - eccolo, di nuovo, il fattore tempo - , dicono i genitori esperti, così come tener conto che la sacrosanta dimensione comunitaria della festa non dovrebbe mai penalizzare il recupero di un sano clima interno alla propria famiglia: se si è guastato, curiamone subito la manutenzione.

I sussidi biblico-pastorali approntati per il VII Incontro mondiale di Milano sono un utile "prelavaggio" per cominciare a togliersi qualche macchia nella celebrazione del "Giorno del Signore", ma meritano di essere messi nella centrifuga della concretezza e dell'autovalutazione.

E allora si potrebbero ipotizzare (perché non farlo in questo blog?) altri interrogativi per le schede di verifica: quali sono i reali motivi per cui come famiglia ci costa soltanto fatica partecipare a certi eventi ecclesiali? come possiamo farci aiutare da altre famiglie o dagli stessi "don"? quante volte valorizziamo l'invito a cena di altri genitori o una breve vacanza insieme per crescere nelle comunione fraterna? dove collocare i paletti a difesa dell' intimità domestica? quali occasioni favorire per sperimentare come famiglia momenti di servizio? quanto siamo disposti a modificare il ritmo d'impegni a seconda dell'età dei figli? come dovremmo arrivare alla sera del dì di festa per gustarci un lunedì alla Fiorello, il più-grande-spettacolo-dopo-il-weekend?

 

 

 

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Diego Andreatta

Diego Andreatta, classe 1962, laureato in sociologia a Trento (dove è nato, vive e va in montagna), dal 1987 è giornalista professionista. È direttore del settimanale diocesano Vita Trentina e dal 1996 corrispondente di Avvenire. Sposato con Chiara, ha cinque figli che gli offrono preziose informazioni  sulla vita e sulla fede oggi. 

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