Maria Teresa Pontara Pederiva

Maria Teresa Pontara Pederiva, trentina (1956), sposata ha tre figli e insegna scienze al liceo scientifico; studi in scienze religiose con tesi in bioetica e giornalista dal 1984 per passione. Collabora, fra l'altro, con i settimanali diocesani Vita Trentina e Il Segno, le riviste delle Edizioni Dehoniane, Settimana, Testimoni e Rivista di Teologia morale ed il portale Vatican Insider-La Stampa.

L'ultimo libro pubblicato è La Terra giustizia di Dio. Educare alla responsabilità per il creato, EDB 2013.

 

 

 

leggi gli articoli »
La libreria di VinoNuovo
Conosci te stesso
Credere per vedere

in collaborazione con


vedi la libreria»

DAL MONDO
Martin, Jobs e i santi
di Maria Teresa Pontara Pederiva | 22 ottobre 2011
Il gesuita James Martin: il fondatore della Apple non è stato un santo, ma la sua morte potrebbe aiutare noi cristiani a riscoprire alcuni tratti della santità vera

Quasi in contemporanea con il suo confratello, Antonio Spadaro, responsabile del sito di cyber teologia (www.cyberteologia.it) e fresco direttore della rivista Civiltà Cattolica, un altro gesuita nei giorni scorsi ha descritto con toni elogiativi la figura e l'attività di Steve Jobs, il geniale promotore dei successi della Apple, morto di cancro a 55 anni.

L'articolo, pubblicato sul blog della rivista della Compagnia di Gesù "America", porta la firma di uno dei redattori della sede di New York, James Martin, ben conosciuto su numerosi media del mondo di lingua inglese, dai quotidiani The New York Times, The Boston Globe, The Wall Street Journal a trasmissioni di History Channel o BBC con qualche puntata anche su Radio Vaticana internazionale e numerose partecipazioni a dibattiti di ogni genere in TV e non solo. Il suo curriculum rivela che prima del suo ingresso nella Compagnia nel 1988, aveva lavorato per la General Electric dopo la laurea alla Warthon Scholl of Businnes.

Sociologo della religione, ha pubblicato diversi libri, tra cui ricordiamo My Life with the Saints (oltre 100 mila copie vendute), designato dagli editori , "Miglior libro" del 2006. Per intenderci uno che di santi, e relativo culto, se ne intende. Come pure di come si declinano religione e fede nella società.

Ed è su questo tema che azzarda un parallelo con l'improvvisa morte di Steve Jobs - che aveva lasciato la scorsa estate la guida della Apple, senza pronunciar parola sulle poche settimane che i medici prevedevano - e sulle attestazioni di stima e di affetto da parte di schiere di fan o gente comune.

Come il pezzo di Spadaro, potrà correre il rischio di essere ritenuto eccessivamente elogiativo o quantomeno fuori luogo, ma esattamente come accaduto per il suo confratello, ha raccolto in realtà molti più apprezzamenti per via della sua originalità che contribuisce ad aprire una discussione sul culto dei santi anche a casa nostra. Per questo credo valga la pena tentarne una breve sintesi.

La gente - racconta padre Martin - ha reagito alla notizia della morte con un'onda di emozione non paragonabile a quella di nessun'altra morte avvenuta in questi anni. E questo anche da parte di chi non ha mai toccato un computer o non è in possesso di un iPhone. Il negozio della Apple a New York si è trasformato quasi in un santuario. La parola che meglio può descrivere questo fenomeno è "adorazione". Così anche il modo con cui si parla di questa morte sembra essere stranamente "familiare".

"Non sto suggerendo di considerarlo un santo, ma di prendere in considerazione alcune caratteristiche che lo accomunano ai santi". E che spiegano l'emozione per la sua morte.

  1. Era un visionario. Una dote che è dono dei mistici. "Nella tradizione cristiana, persone come Santa Bernadette Soubirous, giovane donna del XIX secolo che ha avuto apparizioni della Vergine Maria nella città di Lourdes, sono chiamati "visionari". Chi ha visioni, fa sorgere il desiderio di "vedere" anche noi.

  2. È stato oggetto di un culto, circondato da un alone di ammirazione anche da vivo. Ogni comportamento dei santi è seguito, anche ai giorni nostri, pensiamo solo a persone come Madre Teresa di Calcutta , padre Pio, o Giovanni Paolo II. "Qualcosa in noi sembra voler rispondere alla figura carismatica, qualcosa che ci indica di seguire le parole di quella persona, il suo pensiero e, nel caso di Jobs, le sue creazioni".

  3. Lui è stato unico. "Think different" (pensa diverso) era il suo famoso motto alla Apple. Molti santi hanno rigettato l'esistente, per passare ad un "nuovo". Madre Teresa di Calcutta ha abbandonato il suo ordine per fondarne uno nuovo. Madre Theodore Guerin, l'americana fondatrice delle Suore della Provvidenza, recentemente beatificata, si era opposta con vigore ad alcune decisioni del vescovo locale che l'aveva anche minacciata di sopprimere la sua congregazione. "Nella loro unicità, che spesso l'ha avuta vinta a caro prezzo nella loro sfida allo "status quo", i santi ci ricordano la dignità insita in ogni persona umana. Secondo il teologo cattolico Karl Rahner il santo ci mostra cosa significhi essere cristiano nel particolare. O in modo diverso".

  4. Era umano. Jobs non era la persona con cui era facile lavorare, né aveva sempre modi gentili. "Talvolta il santo ha un caratteraccio - scrive Martin - come san Girolamo, primo traduttore della Scrittura in latino, notoriamente irascibile". Ma un santo è amato anche per la sua totale umanità che ce lo rende vicino, come san Pietro, amato per i molti suoi difetti, tipo il rinnegare Gesù per tre volte. "Il santo costruisce la sua casa sulla sua umanità e dice: non sono perfetto, ma posso aspirarci".

  5. Jobs ci ha dato qualcosa di non ci eravamo accorti di avere bisogno. I santi ci offrono sempre qualcosa di nuovo: una nuova modalità di sequela, di preghiera, di servire i poveri, di testimoniare il Vangelo. I grandi fondatori degli ordini religiosi hanno mostrato ai loro contemporanei di cosa essi avessero bisogno e hanno cercato di realizzarlo, come san Francesco quando nessuno, a quel tempo, avrebbe immaginato che la Chiesa avrebbe avuto bisogno di uomini e donne, come lui ha voluto, in povertà.

  6. Era misterioso. Come molti santi si era "annunciato" ancora in età giovanile, Esistono tanti racconti nelle vite dei santi che mostrano la loro precocità, tanto per contribuire alla creazione di un alone di mistero che li circondava fin dalla nascita. Ma spesso un po' tutta la loro vita rimane avvolta dall'indefinibile, la loro vita di preghiera, la vita interiore.

  7. Era, a suo modo, un uomo spirituale. Aveva detto "essere l'uomo più ricco del cimitero, non m'importa poi molto, quanto piuttosto coricarmi la sera pensando di aver operato qualcosa di bello e buono, è questo ciò che conta per me". Martin fa riferimento al noto discorso di Jobs agli alunni della Stanford University in California nel 2055 dove aveva parlato di un argomento per tanti -compresi certi leaders religiosi - ritenuto un tabù: la morte. "Nessuno vuole morire. Anche le persone che vorrebbero giungere in paradiso non vogliono morire per andarci. Eppure la morte è quella destinazione che tutti condividiamo". "Questo costituisce un'intersezione netta - scrive Martin - tra il santo e mr. Jobs: lui parlava di cose spirituali".

E qui conclude il suo elenco ricordando ancora - con la citazione "De mortuis nihil nisi bonum" (dei morti non si parla se non bene) - come con questo non abbia inteso assolutamente affermare che Jobs sia stato un santo, ma che per quanti hanno una certa familiarità con l'iPhone il suo diventare un'icona richiama in un qualche modo il loro destino.

E, pensando a come si vivono certi funerali, un certo culto dei santi, certe processioni, in alcune zone di casa nostra dove i vescovi hanno dovuto scrivere lettere pastorali per evitare abusi e distorsioni che rischiavano di sfociare nella superstizione o assumere "incrostazioni paganeggianti", come a Mileto-Nicotera-Tropea (dove due anni fa è stato necessario un Direttorio per le feste religiose) , forse il sociologo della religione avrebbe ancora molto da dirci.

Per la cronaca il suo confratello Spadaro, in data 12 ottobre, ha pubblicato un pezzo dal titolo "La «trascendenza» dell'iCloud" dove spiega come "il linguaggio teologico resta una fonte del linguaggio tecnologico" perché "i dati sono sempre custoditi «altrove» in una dimensione «trascendente».

E il parallelo continua.

 

Commenta e leggi i commenti per questo articolo


Vedi anche
29/08/2012
Sussurri e grida del creato. Risonanze salmiche
di Maria Pia Giudici
03/10/2013
L'intervista formato Bergoglio
di Diego Andreatta
02/05/2011
Vino Nuovo coi blogger in Vaticano
di Simone Sereni
25/09/2011 PRESO IN RETE
La «Civiltà cattolica» di Spadaro
di Guido Mocellin
21/09/2013
La parabola dell'intervista al Papa
di Joanne McPortland

Versione stampabile
Invia ad un amico
Scrivi a Vino Nuovo





Ogni opinione espressa in questo sito è responsabilità del singolo autore.
www.vinonuovo.it è un blog in cui ci si confronta su temi e problemi dei cattolici oggi in Italia.
Come tale non rappresenta una testata giornalistica e non può pertanto considerarsi
un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001
Web Design www.horizondesign.it