Tra sacerdoti come fratelli
di Francesca Lozito | 29 settembre 2011
Là dove i sacerdoti si scaricano addosso i pesi e le responsabilità niente o poco gira. Ma dove si vogliono davvero bene la parrocchia cambia davvero

Li vedo camminare assieme nell'ultimo scorcio d'estate questi due sacerdoti: il passo che va allo stesso ritmo, il sorriso aperto nei confronti del capannello di amici che, usciti dalla messa dell'ora precedente si sono fermati a fare due chiacchiere per raccontarsi che cosa è accaduto nell'estate appena conclusa. E sono rimasti lì fino all'inizio della successiva.

Li guardo e comprendo che, così diversi, si stimano profondamente. E si vogliono bene, di quel bene che si chiama fraternità.

E. mi obietta che "volersi bene" non basta per fare una comunità. Ed io ribatto che là dove - soprattutto nelle comunità pastorali, più difficili da gestire - i sacerdoti si scaricano addosso i pesi e le responsabilità e non sono fraterni tra loro, niente o poco gira in generale.

Non importa organizzare uscite coi ragazzi, cicli di conferenze o catechesi perfette: importa esserci. Camminare per le strade del paese come del quartiere con la consapevolezza di esserne parte, non stare chiusi in una stanza o una canonica. Farsi toccare dalle storie delle persone, dalle domande di senso che portano nel cuore.

Mostrarsi per quello che si è. Non nascondere le fatiche, condividere le gioie. Avere bisogno di momenti di stacco, e difenderli, per tornare a un lavoro duro, di frontiera, più forti di prima.

E pregare, che così ovvio non è. "Lo capisci chi non prega" mi dice sempre il mio parroco.

Li guardo mentre vanno insieme a celebrare la messa di mezzogiorno e penso che oggi in questo sgangherato mondo il senso del nostro essere comunità è tutto lì. Torno a casa, leggo le parole del cardinale Martini sulle difficoltà odierne delle parrocchie, che propongono vecchi modelli non adeguati all'oggi, oppure si svendono a quelli mondani per inseguire più persone possibili e penso che allora il cuore è tutto qui.

Che bastano, avanzano, sono benzina per affrontare una settimana di lavoro, balsamo per il cuore, vento di libertà, motore delle scelte, quel Pane e quella Parola. Gli unici e soli che ci possono salvare davvero. Gli unici che ci fanno sentire fratelli nel più profondo.

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Francesca Lozito

Giornalista professionista, vive a Milano e si divide tra radio e carta stampata. Giornalista con la passione per la scienza e la medicina scrive su questi temi da anni per testate nazionali cartacee e online. Dal lavoro che tra il 2007 e il 2009 ha compiuto nel mondo delle cure palliative è nata la prima traduzione italiana di un'opera di Cicely Saunders, madre delle cure palliative moderne, Vegliate con me (Edb) che ha curato con Augusto Caraceni

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