Il pane sollevato
di Primo Mazzolari | 28 agosto 2011
Nella settimana che porta al Congresso eucaristico una riflessione di un grande testimone della fede nel Novecento tratto da un libro in uscita

Tra qualche giorno ad Ancona si apre il Congresso eucaristico nazionale. In vista di questo importante appuntamento della Chiesa italiana Vino Nuovo propone oggi una riflessione di don Primo Mazzolari sull'Eucaristia. Si tratta di un testo tratto da "Per noi era come il pane", un libro in uscita per l'EDB in cui Luigi Guglielmoni e Fausto Negri hanno raccolto alcune pagine su questo mistero centrale della vita del cristiano tratte dagli scritti del parroco di Bozzolo, grande testimone della fede nell'Italia del Novecento.

Sulla mensa del cenacolo c'è il pane, che Gesù prende in mano, benedice, spezza e distribuisce ai suoi.

Le mani del Signore conoscono il costo umano del pane. Sollevando il pane, nel gesto eucaristico, è come se egli facesse riposare la fatica del contadino e consacrasse le innumerevoli invisibili mani che lavorano col Padre nel campo
(«Il Padre mio è l'agricoltore»).

Pochi benedicono quelle mani, ma ora che il Signore le ha benedette nel pane, le cerco, come cerco le mani di un iniziale sacerdozio, il cui rito si compie ogni giorno in comunione col Padre celeste, «che fa splendere il suo sole e piovere le sue acque sui buoni e sui cattivi» senza un grazie, senza un lamento, senza un pentimento.

Spezzando il pane, dopo averlo benedetto, Gesù traccia sul pane la regola del pane, che è di ognuno dei suoi figlioli, e che nessuno deve accaparrare, se non vuole offendere atrocemente la legge della carità fraterna e cancellare l'amore paterno.

La presenza è rivelata anche da questo segno che, restaurando i diritti del Padre, fa sacro il bisogno dell'ultimo, cui nessuno dà del suo, perché ogni cosa è di Dio e di tutti. Chi tiene unicamente per sé, oscura in ogni cosa quel
senso eucaristico che Gesù raccoglie e fa splendere nel mistero del pane.

«Egli è il Pane vivo che scende dal cielo», ma è pure questo pane di ogni giorno, che le sue creature cercano, e che egli prepara per esse «in tempo opportuno», attraverso l'alterna vicenda delle stagioni, che obbediscono alla sua carità. Oggi, mentre dispongo il pane, posso dire che tu, o Signore, sei anche la mia fame, il mio grido, il mio bisogno
quotidiano. «Tutti gli occhi guardano a te», che sei il pane e dai il pane. Tu sei venuto anche per spezzare il pane, strappandolo  alla nostra voracità, che non fa posto al fratello. Tu sei il pane, come sei la vita.

Inginocchiato davanti al cenacolo, mi accorgo finalmente che è stolto recalcitrare contro l'amore o cercare un'altra
legge quando, per vivere insieme, non abbiamo che il tuo comandamento, che diviene mistero adorabile nelle mie povere mani, che prendono, benedicono e spartiscono ogni giorno il pane della vita.

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