ROBE DI RO.BE.
La Messa di Gino
di Roberto Beretta | 23 agosto 2011
Era più "giusto" mettere a tacere a tutti i costi il "disturbatore" per salvaguardare la santità del momento, ovvero ha fatto più "comunione" il dargli retta - qui e ora?

Alla fine Gino è venuto a sedersi vicino a me. A dire il vero, entrando in chiesa avevo cercato di evitarlo, piazzandomi lontano; ma lui, con la spontaneità dei semplici, si era alzato e si era spostato nella sedia accanto alla mia.

Aveva bisogno di parlare, dei guai suoi e della moglie. Gino non è cattivo, tutt'altro; è solo un tipo con la stranezza di ripetere a voce relativamente alta le parole del prete nella messa, ovvero di commentare - sempre apertamente - le letture o la predica con le sue osservazioni estemporanee, talvolta ridicole e tal altra sorprendentemente acute, che rivelano comunque una cultura e un interesse religiosi superiori alla media. Per questo "vizio" le persone che lo conoscono cercano di evitarne la vicinanza durante la messa, così da scansare imbarazzanti situazioni, mentre (forse perché tendo a dargli retta) Gino si è invece affezionato e mi si piazza vicino volentieri.

Per di più, domenica scorsa aveva bisogno di parlare: della moglie, dei suoi problemi di salute, dell'operazione subita, della situazione in casa sua, delle difficoltà che sta affrontando... Solo che intanto il prete era uscito dalla sacristia e aveva cominciato il rito, e le confidenze preoccupate di Gino si confondevano sonoramente con la concentrazione dei fedeli. Inutile tentare di moderare la loquela del mio amico con i gesti e con le esortazioni a rimandare più tardi: lui aveva bisogno di trovare ascolto in quel momento. Finché è arrivato il monito di un vicino di banco: "Se volete chiacchierare, andate fuori!".

Aveva ragione. Ma nello stesso tempo aveva anche torto. Mentre la liturgia si addentrava nelle letture, mi sono ritrovato così a riflettere sulla duplicità delle reazioni dei fedeli durante la messa domenicale: da una parte la ricerca di uno spazio di meditazione e silenzio, di preghiera assorta e individuale; dall'altra l'esigenza di portare dentro il rito la vita quotidiana così com'è, anche con tutti i suoi "disturbi", le sue distrazioni, i suoi rumori. Si tratta di esigenze apparentemente opposte e ognuno aderisce naturalmente a quella più consona al suo carattere e all'educazione ricevute; ma sono entrambe legittime, e per di più corrispondono alla complessità intrinseca all'eucaristia cattolica: da una parte convito, dall'altra sacrificio; da una parte mistica, dall'altra festa; da una parte assemblea e dall'altra adorazione.

Si tratta del dualismo che - visto a livello più colto - spesso divide in schieramenti contrapposti "tradizionalisti" e "progressisti", conciliaristi e tridentini; mentre in realtà la tendenza veramente "cattolica" sarebbe di unire gli opposti: nello stesso modo in cui nel rito (ormai siamo arrivati alla consacrazione) cielo e terra si toccano, umano e divino diventano miracolosamente uno. E perché allora per il mio amico Gino e per le sue importune ma umanissime chiose non dovrebbe esserci spazio, ovviamente pur salvaguardando il diritto e la necessità degli altri di pregare in santa pace? Certo, conciliare due esigenze così contrastanti non è affatto facile, ma anche privilegiarne soltanto una potrebbe essere un tradimento...

Rimango così a riflettere, mentre Gino coi suoi problemi si avvia a ricevere l'ostia: era più "giusto" mettere a tacere a tutti i costi il disturbatore chiacchierone, per salvaguardare la santità del momento, ovvero ha fatto più "comunione" il dargli retta - qui e ora - a costo di beccarsi il rimprovero dei vicini? E rispondere non mi è poi così facile.

 

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Roberto Beretta

Roberto Beretta, giornalista e saggista. Ha scritto 25 libri, quasi tutti di argomento religioso, di «destra» (Storia dei preti uccisi dai partigiani , Il lungo autunno, controstoria del Sessantotto cattolico ) e di «sinistra» (Chiesa padrona , Le bugie della Chiesa). Gli ultimi lavori sono: Fake pope. Le false notizie su papa Francesco (San Paolo), Fuori dal Comune. La politica italiana vista dal basso (Edb), Oltre l'abuso. Lo scandalo della pedofilia farà cambiare la Chiesa? (Ancora) Ha due figli e ancora una gran voglia di dire la sua.

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