ROBE DI RO.BE.
Lo sgabuzzino del dissenso
di Roberto Beretta | 13 luglio 2011
Non dico un «pulpito del critico» ma almeno uno «sportello», in cui segnalare con libertà e franchezza ciò che nella Chiesa vedo di storto

Più che un «cortile», mi basterebbe anche un'«anticamera», un «salottino», magari un «ripostiglio» o uno «sgabuzzino».... Ma un luogo in cui poter esprimere le mie perplessità, le mie critiche, il mio dissenso vorrei poterlo avere nella Chiesa, così come ce l'hanno (per fortuna!) persino i fedeli di altre religioni o gli atei.

Perché sì, il paradosso è che si organizzano le «cattedre dei non credenti» e i «cortili dei gentili» per dar voce e ascolto a quanti sono fuori dal cattolicesimo - e la cosa mi sembra molto interessante e utile, lo ripeto -, però se un cattolico apostolico romano fin dall'infanzia, normalmente praticante o finanche «impegnato» in qualche ruolo ecclesiale, avesse mai desiderio di dire la sua sulle questioni della pastorale o della liturgia o di altri settori della vita cristiana: dove, quando e chi troverà che lo ascolti con pari spazio e attenzione?

Sì, vorrei per me non dico un «pulpito del critico» ma almeno uno «sportello del dissenso», in cui segnalare con libertà e franchezza ciò che nella Chiesa vedo di storto - e, siccome ci vivo dentro da parecchio e abbastanza a fondo, forse vedo meglio di altri qualcosa che sarebbe utile correggere. Purtroppo, però, così come risulta gratificante instaurare un dialogo con i «lontani» e spalancare la mente ai punti di vista e alle prospettive di coloro che sono «fuori» (si fa anche la bella figura di chi è «aperto» e missionario...), per chi abbia la presunzione di puntare il dito dall'interno uno spazio non c'è.

Si obietterà: «Vinonuovo» è anche questo! Certo, è vero: per me questo blog è una finestra in cui esporre pubblicamente le opinioni e le osservazioni che altrove non potrei nemmeno pensare di scrivere. E' dunque una boccata di ossigeno che mi è preziosa, se non indispensabile, per continuare a credere nella possibilità di comunicare la Chiesa in cui mi piacerebbe abitare. Una visione che oggi è critica, sì, e anche spesso delusa: ma che cosa ci posso fare se, dopo 50 anni di vita passabilmente cattolica, mi trovo ridotto a questo modo?

Mi piacerebbe poter dire il contrario, ovvero quello che i preti mi hanno sempre insegnato: la Chiesa non teme la verità, quale essa sia; la libertà di coscienza è un valore indispensabile («irrinunciabile»?) alla fede; la comunità si arricchisce dei doni di ognuno, esercitati secondo la sua matura responsabilità e la sua «grazia di stato»; in un gruppo di fratelli c'è spazio per tutti, anche per coloro che esercitano il fastidioso diritto alla critica... Purtroppo non è così, o almeno a me non pare proprio.

Non mi voglio piangere addosso, per carità! Non sono né il primo, né l'ultimo a trovarmi in questa situazione e anzi ringrazio Dio che ci ha regalato «fratello Web» perché anche il singolo più isolato e bastian contrario possa allargare la cerchia del suo pubblico potenzialmente all'infinito. Voglio solo rimarcare che uno spazio analogo, a livello istituzionale, non è previsto; tutti possono parlare nella Chiesa, ovviamente papi e cardinali, vescovi e preti, e poi atei devoti e filosofi non credenti, uomini dubbiosi e persone «in ricerca». Noi criticoni invece no. Per questo vorrei tanto che qualche Pontificio Consiglio istituisse l'«angolino del rompi»; se non a Parigi, magari a Gallarate.

 

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Roberto Beretta

Roberto Beretta, giornalista e saggista. Ha scritto 25 libri, quasi tutti di argomento religioso, di «destra» (Storia dei preti uccisi dai partigiani , Il lungo autunno, controstoria del Sessantotto cattolico ) e di «sinistra» (Chiesa padrona , Le bugie della Chiesa). Gli ultimi lavori sono: Fake pope. Le false notizie su papa Francesco (San Paolo), Fuori dal Comune. La politica italiana vista dal basso (Edb), Oltre l'abuso. Lo scandalo della pedofilia farà cambiare la Chiesa? (Ancora) Ha due figli e ancora una gran voglia di dire la sua.

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