Caro don, entra al supermercato
di Guido Mocellin | 15 giugno 2010
È un’ottima occasione, se non proprio per annunciare il Vangelo, perlomeno per farsi un’idea di quale umanità popoli le nostre case di oggi

L’anno sacerdotale che si è appena chiuso - e la crisi delle violenze sessuali dei preti sui minori che temo non si stia chiudendo affatto - hanno già suggerito agli altri che come me tentano di mescere «vino nuovo» in questo blog diversi interventi sul prete. Proverò ad aggiungere anch’io una tessera al puzzle; una riflessione che per la verità mi è passata per la testa già da tempo…

C’è un posto, decisamente affollato, dove vado abbastanza spesso - almeno una volta alla settimana - e dove tuttavia non incontro mai un prete. E sì che ne conosco molti, di preti, nella mia città: lavoro per i dehoniani, collaboro con i domenicani, ho vissuto in quattro diverse parrocchie - ciascuna con un intenso turn-over di «cappellani», come noi chiamiamo i «vice» - e in altre, ogni tanto, mi chiamano per qualche incontro, comprese quelle dove sono diventati parroci alcuni miei cari amici di gioventù. Eppure, in questo posto decisamente affollato dove vado almeno una volta alla settimana non incontro mai un prete. Sto parlando del supermercato.

Ci saranno sicuramente delle ragioni logiche per cui non ci incontro mai un prete: è più che probabile che i religiosi facciano la spesa in spacci appositi per le comunità, e che i diocesani invece, essendo da soli o al massimo in due, vadano a far la spesa nei negozietti sotto casa anche quando non hanno più la «perpetua», o che anche loro si servano di strutture ad hoc (mentre escluderei l’eventualità che, come accadeva un tempo e come forse ancora accade in campagna, i parrocchiani siano prodighi di offerte in natura al punto da riempire il loro frigorifero).
Ma non è questo che mi interessa: da qualche parte andranno. Quel che mi preme è dire loro che, non venendo al supermercato, si perdono un’occasione: se non per annunciare il Vangelo, perlomeno per farsi un’idea di quale umanità popoli le nostre case oggi non meno efficace (o forse di più) di quella che si fanno con le faticose benedizioni pasquali: praticamente una full immersion socio-antropologica.

Tanto per cominciare, il supermercato è pieno di coppie, di ogni età e assortimento: più il supermercato è grande, più è raro che ci si vada da soli. Molto di queste coppie hanno con sé dei figli, piccoli (dunque se ne fanno ancora…): e non c’è niente che esprima il significato di quel che un tempo si chiamava «società dei consumi» come vedere un genitore che, col carrello pieno per tre quarti, nega nervosamente al figlio piccolo l’acquisto di qualunque cosa possa aver attratto il suo infantile desiderio. Alcune di queste famiglie sono di immigrati: se siete in un discount, sono anzi la maggioranza, mentre se siete in un ipermercato «firmato» (Esselunga, Coop, Carrefour…) sono più rare e anzi la loro presenza lì dice che i genitori godono di un buon lavoro e un discreto grado d’integrazione.
Ma ci sono anche assortimenti di coppia meno tradizionali: anziani con badante, che quando arrivano alla cassa hanno dato fondo, insieme alla pensione, al bonus di sopportazione reciproca; studenti che dividono stanze piccolissime a prezzi altissimi e che dunque devono risparmiare sul mangiare, ma non sul bere, a giudicare dalla quantità di birre e di intrugli fruttalcolici che hanno nel carrello; gruppi di maschi di recente immigrazione (anche questi più frequenti al discount e anche questi gran consumatori di birre, oltre che di scatolame); e naturalmente qualche coppia gay.

Ripeto, senza farla lunga: non so se un prete al supermercato riuscirebbe a fare sistematicamente apostolato. Forse no, forse sì, specie nei centri commerciali aperti la domenica dove tanti vanno ormai a passare il tempo: un prete riconoscibile come tale, o addirittura l’apertura di un «centro di ascolto» ricorderebbe plasticamente ai visitatori che quello è pur sempre il giorno del Signore, oltre che dello shopping. Ma forse qualcuno, incontrandolo, si fermerebbe volentieri a fare due parole, o semplicemente si sentirebbe consolato dal vedere che anche lui - il prete - divide con tutti noi questa singolare esperienza, divertente e frustrante insieme, dell’andare a fare la spesa: ne sperimenta le insidie, o tenta di elaborare forme virtuose in cui portarla a termine.

E sappia, quel prete che venisse al supermercato, che giunto finalmente alla fine e con già in mano la tessera per scalare i punti, mentre svuota il carrello, fra le ultime tentazioni degli scaffalini che stanno presso la cassa, in mezzo alle mentine e - ehm - ai profilattici, potrebbe anche trovare una Bibbia. Sì, una Bibbia: in «traduzione accurata e moderna», specifica il sottotitolo in copertina, e soprattutto a solo un euro e mezzo. E se ci sta una Bibbia, al supermercato, può starci anche un prete…

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Guido Mocellin

Guido Mocellin (Bologna 1957), giornalista, sposato, due figli, si occupa di informazione religiosa e dei rapporti tra le religioni e la società. È direttore della rivista  I Martedì ed è stato per più di vent'anni caporedattore del periodico di attualità e documenti Il Regno, con il quale continua a collaborare. Dal 2015 è tornato a occuparsi dei volumi delle Edizioni Dehoniane Bologna (EDB), mentre tiene sul quotidiano Avvenire la rubrica trisettimanale WikiChies. Insegna Giornalismo religioso al Master "Giornalismo, a stampa radiotelevisivo e multimediale" dell'Università Cattolica di Milano e altrove, quando glielo chiedono; partecipa (come può) alla vita della comunità ecclesiale, in particolare all'interno dell'Unione cattolica stampa italiana (UCSI). Nel 2010 ha pubblicato, ovviamente presso le EDB, la raccolta di storie di fede Un cristiano piccolo piccolo

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