ROBE DI RO.BE.
Viva il relativismo (quello buono)
di Roberto Beretta | 07 maggio 2011
Quando le grandi idee del Papa si trasformano in slogan può capitare anche che gli zelanti epigoni pontifici bandiscano la «crociata delle certezze»

Ma c'è un relativismo «buono»? Altroché se esiste... Lo sancisce addirittura il primo dei comandamenti: «Non avrai altro Dio fuori di me». Solo uno è Dio; tutto il resto ­- appunto - è «relativo».

Ci tengo a sottolinearlo perché troppe volte in sistemi «assolutisti» - come sono in genere le religioni (non certo esclusa quella cattolica) -, bisogna guardarsi sommamente dal pericolo di «sacralizzare» ciò che sacro non è ­- ciò che appunto è «relativo»; e si tratta della maggior parte del mondo e della vita. Così, anche se la lotta al «relativismo» è indubbiamente uno dei più noti cavalli di battaglia di Benedetto XVI, occorre evitare di attribuirgli quel significato dogmatico e omnicomprensivo che oggi in troppi gli annettono.

Il «relativismo» cui allude il Papa, e che resta da contrastare, è infatti la negazione che possa esistere una verità teologica assoluta e ­- di conseguenza ­- che la ragione «naturale» possa raggiungere una verità sull'uomo. «Il relativismo contemporaneo - ha spiegato una volta Benedetto XVI - arriva ad affermare che l'essere umano non può conoscere nulla con certezza al di là del campo scientifico». Così «viene a mancare la luce della verità, anzi si considera pericoloso parlare di verità, instillando il dubbio sui valori di base dell'esistenza personale e comunitaria». Dal che si passa al piano etico: il relativismo «non riconoscendo nulla come definitivo, lascia come ultima misura solo il proprio io con le sue voglie... Senza la luce della verità prima o poi ogni persona è infatti condannata a dubitare della bontà della sua stessa vita e dei rapporti che la costituiscono, della validità del suo impegno per costruire con gli altri qualcosa in comune».

Ecco che cos'è il «relativismo» di Ratzinger! Invece, come accade sempre allorché le idee (anche buone) si trasformano in slogan perdendo per ciò stesso ogni sfumatura, gli zelanti epigoni pontifici hanno bandito una sorta di «crociata delle certezze» in cui qualunque elemento proveniente dall'apparato ecclesiastico - e preferibilmente quelli più «tradizionali» - diventa una «verità definitiva», un «assoluto», appunto un «valore irrinunciabile». Ma il vitello d'oro è sempre in agguato; e direi che oggi parla volentieri in latino. Infatti la Chiesa (e per riflesso il suo clero) si appropriano spesso di attributi che spettano solo a Dio: l'immutabilità, l'onniveggenza, l'impossibilità di sbagliare, la capacità di astrarre dalle contingenze della storia e delle passioni, e così via.

Ma, se è vera l'affermazione di don Lorenzo Milani per cui «si può essere eretici per eccesso tanto quanto per difetto», io vorrei allora invocare la Santa Inquisizione - per scherzo, eh! ­- non solo sui malvagi progressisti, o sui soliti catto-comunisti; ma anche sui tradizionalisti per i quali «il Concilio di Trento e poi più»; sui buoni borghesi che «i riti di una volta, quelli sì che davano il senso del sacro!»; sui gattopardi secondo cui il Vaticano II è soltanto un cambiamento perché nulla cambi davvero; su quanti si arroccano nelle forme di una presunta «purezza cattolica» quasi fosse un castello intangibile; su coloro che vestono la talare come una corazza e invocano la preminenza del celibato sugli altri stati; sui vescovi che considerano verità di fede le proprie interviste e sui laici che li rincorrono di continuo per cercarvi sicurezze...

Anche costoro sono «eretici», anzi peggio: «idolatri», perché assumono ad assoluto ciò che non lo è affatto. Viva dunque il relativismo; ovviamente quello buono.

 

Commenta e leggi i commenti per questo articolo


Vedi anche
29/04/2014 ROBE DI RO.BE.
A scoppio ritardato
di Roberto Beretta
27/04/2017 ROBE DI RO.BE.
Gli «ex eretici» don Milani e don Mazzolari
di Roberto Beretta
14/05/2014
Difendo ciò che amo?
di Moreno Migliorati
28/05/2016 Nella letteratura
Il corpo di Cristo, don Milani e la piccolezza umana
di Sergio Di Benedetto
01/08/2011
Quale verità?
di Christian Albini

Versione stampabile
Invia ad un amico
Scrivi a Vino Nuovo





Roberto Beretta

Roberto Beretta, giornalista e saggista. Ha scritto 25 libri, quasi tutti di argomento religioso, di «destra» (Storia dei preti uccisi dai partigiani , Il lungo autunno, controstoria del Sessantotto cattolico ) e di «sinistra» (Chiesa padrona , Le bugie della Chiesa). Gli ultimi lavori sono: Fake pope. Le false notizie su papa Francesco (San Paolo), Fuori dal Comune. La politica italiana vista dal basso (Edb), Oltre l'abuso. Lo scandalo della pedofilia farà cambiare la Chiesa? (Ancora) Ha due figli e ancora una gran voglia di dire la sua.

leggi gli articoli »
Ogni opinione espressa in questo sito è responsabilità del singolo autore. www.vinonuovo.it è un blog in cui ci si confronta su temi e problemi dei cattolici oggi in Italia.
Come tale non rappresenta una testata giornalistica e non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

Cookies: ai sensi della normativa sulla privacy si informano gli utenti del presente sito che, ai fini di garantire un ottimale funzionamento dello stesso, viene fatto utilizzo di cookies. I cookies sono piccoli file di dati che i siti visitati dall'utente inviano solitamente al suo browser, dove vengono memorizzati per essere poi ritrasmessi agli stessi siti alla successiva visita del medesimo utente. Alcune operazioni non potrebbero essere compiute senza l'uso dei cookies, che in alcuni casi, sono quindi tecnicamente necessari. I cookies utilizzati nel presente sito sono di tipo tecnico ed hanno lo scopo di garantire il corretto funzionamento di alcune aree del sito stesso e di ottimizzare la qualità di navigazione di ciascun utente. Non vengono utilizzati cookies di profilazione.
Web Design www.horizondesign.it