Quando don Milani parlava del celibato
di Giorgio Bernardelli | 09 giugno 2010
Non credo che si sarebbe lasciato facilmente convincere da chi dice che «se non li lasciamo sposare i preti diventeranno troppo pochi»

Proprio mentre migliaia di preti si ritrovano in questi giorni a Roma per la conclusione dell'Anno sacerdotale nel dibattito cattolico ritorna il solito tema: parli di preti e la discussione finisce immancabilmente sul celibato. In verità qualche settimana fa sono state le parole di un cardinale - l'arcivescovo di Vienna Schoenborn - ad aprire le danze, sostenendo che è un tema di cui «è legittimo parlare». E allora eccoci qui tutti puntuali a discuterne.

Tutte le volte che torna fuori questo tema a me viene in mente «Lettera a una professoressa» di don Lorenzo Milani: da giovane liceale era praticamente una lettura obbligata. «Sortirne tutti insieme è la politica, sortirne tutti insieme è l'avarizia...». Bene. Di quel libro, però, la cosa che a me è rimasta più impressa è la pagina in cui il priore di Barbiana diceva che anche i professori avrebbero dovuto scegliere il celibato. Perché solo così - sosteneva - avrebbero potuto seguire i loro ragazzi con la dedizione totale che questo compito richiede. Confesso che all'epoca la mia conclusione fu che «questo era davvero fuori». Avvalorata dall'osservazione empirica («ci mancherebbe solo che quella prof. fosse pure zitella...»). Più passa il tempo, però, e più mi viene da ammettere che - in quel modo paradossale - don Lorenzo stava dicendo qualcosa di grande. Certo, nemmeno lui era tenero con il prete medio: diceva che le professoresse sono «come i preti e le puttane, che si innamorano in fretta delle creature, ma se poi le perdono non hanno tempo di piangere». Ma in queste parole dure c'era l'indicazione di una misura alta dell'amore.

Discutiamo del celibato dei preti. Lasciamoci provocare dalla crisi innescata dalle notizie gravi di questi ultimi tempi. Ma discutiamone con questa passione. Non credo che don Lorenzo si sarebbe lasciato facilmente convincere da chi porta come motivazione il fatto che «se non facciamo così i preti diventeranno troppo pochi», oppure che «non ce la fanno a vivere da soli». Riflettiamo sui tratti di un ministero, non su uno status. Altrimenti è un falso problema: finiremo per conferire l'Ordine a «viri probati», con tanto di moglie e figli, ma che alla fine si riveleranno ancora più clericali dei celibi. Non sarebbe poi questo grande passo in avanti.

10/11/2014 20:49 Domenico Rota
Caro amico, permettimi di lasciare un piccolo commento, dopo 11 anni di ministero e 20 anni di matrimonio. Non si tratta di 'discutere di celibato'... si tratta di guardare la concreta storia di questi uomini e di queste donne. Guardandole con rispetto e desiderio di comprendere scopriremmo che in quelle vite c'è il possibile disegno di un modo nuovo di essere prete oggi. Ci sono talenti che Dio tenta di consegnare oggi alla sua chiesa e una chiesa che, forse per troppa paura, continua a ritrarre le proprie mani per non ricevere quel talento. Amen


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Giorgio Bernardelli

Giorgio Bernardelli, giornalista della rivista Mondo e Missione e del sito mondoemissione.it, ha lavorato per dieci anni alle pagine di informazione religiosa di Avvenire, quotidiano con cui tuttora collabora oltre che con il portale internazionale di informazione religiosa VaticanInsider. Porta nel cuore Gerusalemme, città a cui ha dedicato diversi libri e che racconta nella rubrica La porta di Jaffa sul sito www.terrasanta.net.

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