Prete al tempo dell’esilio virale
di don Enrico Parazzoli | 25 marzo 2020
Che valore ha l'esilio che stiamo vivendo per un sacerdote, che non celebra più con la comunità presente? Forse, prima che una condizione da cui liberarsi, è un invito a riconsiderare il ministero come un fare strada con gli uomini e le donne che accettano di lasciarsi interrogare da Gesù e dalla vita.

È un esilio simile a quello di tutti gli altri, fatto di parole e sguardi che si incrociano attraverso un computer o un telefono. L'esilio di non poter incontrare e l'impossibilità di stringere mani, di abbracciare, l'impossibilità di andare nelle case per rallegrarsi e consolare e condividere. L'esilio di stare fermi quando si vorrebbe andare per farsi vicini.
E poi l'esilio di non poter accompagnare nel passaggio della morte, cercando parole e gesti di speranza, e di non poter benedire, di non sapere come raggiungere chi viene separato dalla normalità per il sopraggiungere della malattia. L'esilio di non sapere come fare.


Ma è soprattutto l'esilio di celebrare lontano dalla gente, l'esilio di non vivere più l'Eucaristia come luogo di concentrazione simbolica della comunità, magari lamentandomi del fatto che la gente a messa non viene, o viene e non partecipa, o partecipa ma non è consapevole... Celebrare, sapendo certamente che ogni singolo istante della messa si allarga a comprendere tutti gli istanti dispersi delle persone, tutta la gioia e tutto il dolore, tutti i sorrisi e tutte le lacrime, tutto il bene e pure tutto il male: ma non sperimentare più la chiesa come popolo radunato. E ribellarmi all'idea che si possa - magari in emergenza - ritenere che la Messa sia ‘uguale' a prescindere dalla presenza delle persone, dal loro esserci come corpi e anime e storie. La Messa non è uguale, e - se pure il valore salvifico non cambia - è quasi una perversione pensare che il Corpo di Cristo sia visibile a prescindere dalla sua forma storica che è la comunità cristiana radunata.
L'esilio dunque di sentirmi inutile (molto) e la tentazione - forse - di essere presenzialista in mille modi e con mille streaming (senza giudicare chi cerca onestamente di rendersi presente), di parlare comunque e far vedere comunque che sto facendo qualcosa. E una ‘rivelazione': che proprio in questa impossibilità sta la verità dell'essere inutili ma in quanto servi. Servi che non cercano qualcosa che è utile, ma qualcosa che è vero, che è umano, che riguarda il livello del senso e non della convenienza pratica.


Mi tornano alla mente le parole profetiche e luminose di Karl Rahner: "Il prete di domani sarà [...] un uomo che sopporta, nel pieno senso della parola, la pesante oscurità dell'esistenza insieme ai suoi fratelli e alle sue sorelle. Ma saprà che la tenebra trova la propria origine e il proprio compimento nel mistero dell'amore vittorioso, dell'assurdità della Croce. Sarà [...] un uomo che esercita o cerca di esercitare come meglio può un mestiere pazzo, quello di portare non solo i propri pesi ma anche quelli degli altri. [...] Il prete di domani sarà un uomo con una professione quasi ingiustificabile da una visuale profana, perché il suo successo più autentico scompa-rirà sempre nel mistero di Dio" (K. Rahner, Discepoli di Cristo - Meditazioni sul sacerdozio, 1968).


Luigino Bruni, in un articolo apparso su Avvenire del 22 marzo scorso (Shabbat rinasce negli esili), scrive: "Ci siamo ritrovati anche noi in una carestia di spazio: sarebbe stupendo se da questo spazio ristretto nascesse un nuovo tempo, se la chiusura degli spazi sacri ci aprisse una nuova sacralità del tempo!". Forse allora l'esilio - per me prete, dentro un popolo di credenti - non è una condanna (transitoria) da cui attendere di essere liberato per tornare alle ‘consuetudini ecclesiastiche', ma invito a riconsiderare il mio ministero e ritrovarlo per quello che è: fare strada con gli uomini e le donne che accettano di lasciarsi interrogare da Gesù, ma anche con tutti coloro che si fanno interrogare dall'esistenza. E riconoscere comunque - in ogni uomo e in ogni donna - una bellezza da custodire, una Grazia da coltivare, un destino eterno da riscoprire.
E una strada da percorrere, insieme: con pazienza e perseveranza, con animo più semplice.

27/03/2020 15:58 Francesca Vittoria
. Chiedo scusa
Di un altro dire: oggi i Vescovi di certe provate Parrocchie come quella di Brescia, Milano e altre hanno creduto farsi presenti in un grande gesto quale di non far mancare la benedizione a quelle persone vittime da un virus che ha abbreviato a molti, troppi la vita. Questo essere anche lì a un saluto da cristiani e come aver dato consolazione un saluto ravvicinato a famigliari non presenti, ma mi viene di pensare, per quelli che sono soli con la gratitudine di questi medesimi e perché no? Anche a quei cari delle loro famiglie che anche li avranno a suo tempo portati a Battesimo, fatti figli nella fede Ecco, don Enrico, una situazione nuova dov'è il clero è ben in avanguardia con segni signfiativi, un essere presenti a testimoniare e ricordare la Chiesa Madre che i propri figli sempre è presente ad accogliere, quando hanno fame, quando piangono, quando lasciano il rimpianto come in questi frangenti di dipartite brutali. La missione del Sacerdote può di punto in bianco anche mutare a seconda di come nel mondo le cose accadono. Io credo che dopo essere usciti da chiese in muratura, dopo aver partecipato dove c'è bisogno del Vostro aiuto, quella messa che magari va celebrata, non sarà,al grado l'apparenza vuota, ma presente saranno volti dei persone e incontri e le storie del vissuto di ogni uomo che è stato incontrato. Dovrebbe bastare questa consapevolezza a rasserenare lo spirito,e'anche sapere quanto è importante il Vostro Ministero, per ogni persona che possa beneficiare del vostro aiuto spirituale oltre che di altro.Questa sera ringrazieremo Dio anche di questo .con il Santo a Padre.



27/03/2020 11:41 Francesca Vittoria
L'esilio di cui qui si fa argomento, lo causa questo improvviso virus che miete vittime, peggio è rapido nel contagiare persone, è arduo per i ricercatori individuare come bloccarlo, ma speriamo che tutti insieme e soprattutto con l'aiuto di Dio questo accada presto. Però proprio questo accadimento tanto rivoluzionario da essere definito anche più di una guerra, ha fatto emergere tutto quello che di malessere era sopito da tempo. Le Chiese vuote: dal punto di vista di un semplice fedele, il cosiddetto Clero, in generale sembrava doversi cercare non solo guardando al campanile, perche anzi più la modernità dei mezzi di comunicazione si è fatta così avanzata, che occorre osservare orari, giorni opportuni per trovare una certa persona, raro per le vie del quartiere, oltretutto avendo anche smesso di indossare un abito che comunque li distingueva, si l'Organizzazione e anche come per le aziende diventata supporto necessario, l'appuntamento, l'orario,la per mancanza di tempo. In televisione anche di orientamento cattolico, argomenti di interesse servono un certo pubblico che sia o si faccia presente, anche imitando il libero mercato culinario, tutto una premura, basta cliccare, fare un numero, per che cosa? Fare domande, dare risposte utili ad essere argomento con il pubblico televisivo. e per fedeli che sono impossibilitati a muoversi. La gente però, non è diversa da quella di un certo tempo cerca e corre quando ha bisogno sospinta da un bisogno di cercare le vere risposte, va altrove, va dove spera vedere Gesù Cristo, Sua Madre Maria, là si dà la mano, a Lourdes non vanno solo i malati in carrozzina, ma chi ha ogni genere di pena. Maria da anni a oggi si dice appare a Medjugorje, ; d'accordo che vi sia prudenza da parte della Chiesa, ma una cosa è certa, e la Speranza che fa muovere i passi da vicino e da lontano, e la Fede di un incontro ravvicinato con una Persona è un Bisogno che muove a cercare aiuto, a far tornare anche ripetutamente questi fedeli. Allora domandiamoci anche perche le chiese sono vuote? Si cerca più lontano, si fa strada nuova per andare a Gerusalemme, facendo salite, viaggi pesanti, perché con mezzi di trasporto piu facili dei treni costerebbero troppo. Perché non basta
Piu un prete,?che malgrado si contino per essere pochi non occorre fare tanti chilometri, a trovarlo, ed è comunque ancora così sentito il bisogno di aiuto morale ! la solitudine è una piaga uguale al coronavirus che affligge irmolte persone, le quali si rassegnano senza più desiderio di cercare altri, non fa impressione a nessuno se per strada una arranca, in difficoltà ma non osa chiedere aiuto, sfiducia e anche compagna di chi è solo. Si apparentemente c'è tutto, sembra ma....manca il gesto di umanità, la parola del cuore, la comprensione verso l'uomo qualunque.Se un esempio va cercato da imitare è quello sempre originale, Gesù Cristo, una Persona, un modo di agire, una risposta per tutti indistintamente ma anche singolarmente., non un suo gesto è uguale ! Ogni persona singolare. Il mondo moderno si è costruito un apparato di cui servirsi, si è organizzato come una macchina, ma si è anche chiuso a chi non conosce il meccanismo per accedere a certi bisogni e molto popolo li cerca altrove . La Persona di Papa Francesco e' anche una risposta a questo popolo viandante, anonimo, qualunque, esistente anche oggi , Egli oltre che Papà originale per personale scelte, costituisce un modello di prete che si distacca da quello consueto, formato inserito nella cultura dominante la quale ben apprezza il Suo servizio della Carità. ma sta in opposizione Ha reso più manifesta la povertà esistente, l'ha messa davanti al potere che governa, si è fatto Avvocato di questa causa , si è preso cura del gregge minuto,lattante. E' vitale che esista la Chiesa, e l'ossigeno che lo Spirito stesso ci elargisce attraverso i Suoi Servitori quel Gregge per il quale Cristo è morto, che ha avuto premura non lasciare solo e a raccomandarne le cure. Ma oggi sono giorni bui e richiedono nuovi passi che sono giusti se secondo le Sacre Scritture e le opere cosiddette di misericordia spirituali e corporali insieme sono le necessarie, come è stato sempre anche compito della Chiesa. Sono giorni difficili e richiedono una lettura è un agire sapienziale. Da parte di tutti .



26/03/2020 13:03 Davide
Consuetudini ecclesiali...! Senza andar troppo a cercare rivoluzioni o stravolgimenti, credo che uno dei problemi maggiori della Chiesa in questo periodo sia proprio questo: impostazioni di pastorale lontane dal popolo e dal vero ruolo dei laici, una mancata corresponsabilità tra clero e laici (ognuno con le sue specifiche e unicità), una sinodalità parrocchiale e delle diocesi che non è mai decollata...se si partisse da questo, avremmo delle comunità di più ampio respiro e più ospitali.
Grazie don Enrico per le tue riflessioni.



26/03/2020 10:01 Francesca Vittoria
E' l'esilio quando si è soli a celebrare il Mistero Eucaristico," Lontano dalla gente l'esilio di non vivere più l'Eucarestia come luogo di concentrazione simbolica della comunità". kart Rahner ha avuto un flash di come avrebbe stato un sacerdote perché ai giorni nostri è accaduto proprio così, indipendentemente dal "coronavirus". Effettivamente s'e verificato come una frattura nella popololazione di credenti in Cristo, già però divisa in Chiese diverse per tradizioni di popoli, come abbiamo visto ieri nella recitazione del "Padre Nostro", ma questa frattura si ha l'impressione sia in un distinguo tra "tradizione cristiana e credenti fedeli Al Vangelo. Anche Gesù Cristo non si rassegna certo a essere celebrato da un suo solitario Ministro, Lui ha sempre cercato l'Uomo, la folla per questo si sentiva attirata e andava e accorreva ad ascoltarlo. Diceva cose che li istruiva ad avere ispirazioni diverse e non limitate da quelle che a quel tempo Scribi e Farisei imponevano ad osservare come Legge del Signore. Lui il Figlio è sceso da quel cielo, presentato uguale ai residenti il pianeta, ha spalancato loro la mente che un altro era il mondo pensato da Dio per l'Uomo, con soltanto una Legge "amore per aDio e per il prossimo". Aspirazione a libertà non servitù, giustizia fratellanza solidarietà reciproca, figli di uno stesso Padre. Questo è il Messaggio valido sempre che anche il Sacerdote di Santa Chiesa deve portare anche oggi. Anche con il coronavirus di inciampo. La Messacambia, non più al chiuso con tanti che entrano in sale affrescate nei secoli, al riparo da vento e pioggia, ma oggi, tornare come negli antichi giorni di Gesù, non aveva dove posare il capo, camminava dove trovava gente parlava, la cercava, la incontrava, e parlava loro del Suo Regno che era spalancato per tutti quelli che avessero voluto seguirlo, un Regno di vita immortale. A tanto l'Uomo poteva aspirare anche da pastore di pecore, anche da peccatore pentito, da uomo di fede che credeva e si convertiva ai suoi insegnamenti . Il Sacerdotedi oggi deve convertirsi al tempo di oggi, così mutato, in una società che il coronavirus sembra stia svegliando, una triste, dolorosa provocazione, ma è pur vero che si era perso parecchio di quello spirito di generosità spontanea cui assistiamo,abnegazione e non solo servizio.Forse anche a un prete oggi viene chiesto questo, una missione sacrificante, come quella è uguale a quella del venditore di cibo, che lo va a consegnare, come quello stagnarono/idraulico che ti mette a posto un servizio necessario e si paga anche con un grazie in più,siamo tutti uomini soggetti a sacrificio che per amore si fa dono che anche al Dio Creatore farà piacere vedere. Come non avere piacere di una persona che saluta, che ha parole di incoraggiamento, di far sentire una voce consolante al capezzale!! Questa per me è una Messa all'aperto, e non importa se con mascherina, gli occhi e la parola sono medicina, come l'altra è più di quella della farmacia,. Ovvio che questa premura debba anche incontrare il desiderio di chi la cerca,o che la desidera o che l'aspetta. Certamente da non rassegnarsi al chiuso, che può anche apparire una comodità fornita dai moderni mezzi di comunicazione ma che isola, lascia poco segno se non si fa seguito a quella azione che arriva all'uscio di una porta, al guardarsi negli occhi. Si tratta di scoprire si la bellezza d'animo di ogni uomo, donna giovane, anziano, sempre bellezza anche no, ma dolore,lacrime,è tutto quanto commesso o patito che arriva alle orecchie, ferite sulle qualiversare quel l'olio balsamico che raggiunge il cuore, che dona speranza, una iniezione salutare l'aspirazione a vivere , quella che Christo è venuto e si aspetta siamo lieti della Buona Novella e facciamo festa della Sua Pasqua! Coraggio Don, non si fermi a riflessioni meste, guardi il Santo Padre, lo imiti e vedrà quante cose si possono fare tutti i giorni fuori anche dalla chiesa, come tutti si continua e con fantasia si creano in altro modo.ma possediamo tanti doni. E magari non li abbiamo mai scoperti tutti, se pensiamo a Karol Wojtyla cosa ha passato in Polonia, come ha reagito agli schiaffi della vita in rununcia affettiva, in lotta di opposizione a idee politiche di un regime dittatoriale, lo stesso che sempre conserva radici e queste spuntano sotto altre sembianze anche oggi malgrado guerre. Oggi ci sta di fronte una che eclissa tutte le altre, questa cosa piccolissima che è un virus, vero flagello, ma non da Dio, sarebbe bestemmia anche se sembra per grandezza da potenza superiore, lo diranno i ricercatori intanto stiamo saldi e preghiamo l'Altissimo a mandarci lo Spirito e a sconfiggerlo. Speriamo.


25/03/2020 10:38 gilberto borghi
Grazie Don Enrico.
Mi soffermo solo su una frase che mi ha colpito molto: "fare strada con gli uomini e le donne che accettano di lasciarsi interrogare da Gesù, ma anche con tutti coloro che si fanno interrogare dall'esistenza".
Mi chiedo: quanto "apartheid" clericale dobbiamo eliminare per raggiungere questo obiettivo? Fin dal seminario venite "messi a parte" rispetto agli uomini e donne. Venite riempiti di risposte, ma quasi mai vi si aiuta a far crescere le vostre domande umane, che sarebbero proprio un autostrada comunicativo splendido con gli uomini e le donne che accettano di farsi interrogare. E venite "costruiti" a pensare che voi siete "di fronte" alla comunità, non dentro ad essa. Poi non ci possiamo lamentare che alcuni di voi costruiscono su quetse basi il loro "fortino" esistenziale dal quale pretendono di avere potere.
I sacerdoti che oggi reggono all'urto del presente sono quelli che hanno accettato di distruggere quel fortino e di riconoscersi primariamente uomini, che credono e ricercano Cristo assieme agli altri uomini e donne e solo per questo possono essere sacerdoti.
Continuo ad essere convinto che nella crisi di vocazioni e nella percezione netta di una sempre maggiore inefficacia del ministero ci sia lo zampino dello SPirito Santo che chiede una svolta radicale...



25/03/2020 08:14 BUTTIGLIONE PIETRO
E ribellarmi all'idea che si possa - magari in emergenza - ritenere che la Messa sia ‘uguale' a prescindere dalla pre-senza delle persone, dal loro esserci come corpi e anime e storie
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Significherebbe svuotare di senso quel Cenacolo in cui Gesù NON era solo, era in comunione...
Così ero sorpreso dalla Esposizione a fine Messa a s.Marta... ma oggi mi sono proprio chiesto se quell'Ostia avrebbe senso se non avesse intorno la Comunità, noi stessi con la sola vista..
Dio senza di noi di sente solo e abbandonato...
e crocifisso! Per favore non lasciamoLo mai solo, portiamoLo nel cuorementetuttonoistessi...
E meditiamo oggi sul placet di Maria: senza il ns sia fatto Dio ci rispetta e attende..
Grazie a te, don Enrico!!



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