Ceneri e Coronavirus
di Assunta Steccanella | 26 febbraio 2020
La sospensione fino al 1 marzo di tutte le celebrazioni liturgiche, in molte diocesi del Nord Italia, suscita tante domande e una riflessione sulla fragilità umana e sulla speranza cristiana.

Una settimana senza la messa. Ed è la settimana dell'inizio di Quaresima, la settimana delle Ceneri.
Nelle nostre Diocesi (scrivo dal Veneto) tante sono le domande che si intrecciano in questi giorni, insieme alle paure che si fanno quasi palpabili.
Sullo sfondo, la provocatorietà di una scelta, solidamente motivata nella sua origine, non da tutti compresa nel suo sviluppo.

Ma perché si celebra? Perché si compiono i riti?
Si celebra perché nella vita di ogni essere umano vengono vissute e riconosciute delle esperienze dalla qualità diversa, esperienze religiose, in cui si intuisce che la propria realtà incontra, misteriosamente, una realtà ‘altra'.
La bibbia è piena di racconti che mostrano questa dinamica (solo come esempio, basti ricordare l'esperienza di Giacobbe a Betel, narrata in Gen. 35).
La realtà che si incontra, o si intuisce, non si lascia però esaurire in un concetto, non è esprimibile nel linguaggio quotidiano: «le parole bastano a descrivere realtà conoscibili con l'osservazione e la riflessione, come gli alberi e le manifestazioni della vita sociale; ma appaiono inadeguate a delineare realtà spirituali» diceva Romano Guardini. Le realtà spirituali chiedono di essere dette e vissute in modo diverso: attraverso linguaggi simbolici e azioni rituali, pratiche capaci di coinvolgere la persona umana in tutte le sue dimensioni, razionale, affettiva, corporea.
La liturgia è fatta così, risponde in modo pieno a questo bisogno umano di immergersi in un incontro con Colui che si percepisce come fondamentale, e contemporaneamente inafferrabile.
L'esito della liturgia è la santificazione dell'uomo, ossia il suo graduale, lento e meraviglioso conformarsi al progetto che Dio ha disegnato per la sua vita.
Quindi, per quanto altamente spirituale sia la rappresentazione che ci facciamo della nostra fede, essa non può nascere, crescere e mantenersi che attraverso la corporeità, i sensi, che sono da una parte veicolo della santificazione personale, dall'altra antidoto all'individualismo.
I sensi rendono la nostra persona (tutta) simile a una specie di antenna tesa verso la realtà, per comprenderla, e consentono di viverne le mille interazioni materiali e personali. Ci mettono in relazione.

Ora, cosa sta succedendo adesso che, di questa dinamica generativa, veniamo privati? È sufficiente pregare restando a casa, unirsi spiritualmente all'azione rituale, compiuta per noi ma non fisicamente con noi?

No, non è sufficiente. E' cosa buona, ma non basta. Nello stesso tempo, però, la storia ci sta dicendo che questa è un'occasione per riscoprire significati dimenticati, e farli nostri in modo pieno, proprio perché i fatti dell'attualità ci toccano negli affetti e nella carne in modo tanto profondo come, con la liturgia divenuta prassi abituale, non avveniva quasi più.
Il Coronavirus CoVid19 è la nostra cenere, quest'anno: "Ricorda che polvere sei e polvere ritornerai"; "Convertiti e credi al Vangelo". Le due formule risuonano in modo del tutto nuovo, spiazzante. Non serve che qualcuno ci sparga sul capo la cenere dell'ulivo, residuo dalla scorsa domenica delle Palme, a farci sentire il peso e la responsabilità di questa che è e sarà sempre una verità esistenziale: siamo fragili, e lo siamo insieme. Nessuno può chiamarsi fuori da questa relazione profonda, e si scopre protagonista della salute propria e altrui, della salvezza propria e altrui. La vita è un dono da accogliere e proteggere, e non lo si può fare da soli. Da soli siamo perduti.
È un dono strano, bello e doloroso, perché destinato a passare attraverso la soglia della morte: la speranza cristiana è capace di dischiudere questa soglia sull'eternità.

 

 

27/02/2020 11:19 Francesca Vittoria
Purtroppo siamo in un momento difficile,sono stati decisi cambiamenti nella vita ordinaria, come il rimandare le celebrazioni anche delle chiese per un motivo grave quale la diffusione del "corona virus" che allarma tutte le popolazioni in ogni parte questo si manifesti. Ha aratteristiche che sono in fase di studio nei laboratori di ricerca, gente che lavora e si impegna tutte le ore del giorno in uno sforzo collettivo per incidere a fermare tale espansione. Questo richiede anche la nostra comprensione. Le ceneri ieri possiamo dire che per fede e desiderio chi ha assistito alla celebrazione, le ha ricevute ma che comunque le abbiamo anche ricevute da un coronavirus! Sulle pagine di quotidiani e acceso un incandescente dibattito , da più parti si fa presente cosa comporta osservare le disposizioni impartite dal Governo che attesta di essere impegnato a dare priorità alla Salute dei cittadini e per arginare questo virus è giocoforza prendere decisioni che vanno contro anche a attività economiche, pure di interesse vitale. Mi sembra però che dobbiamo garantire sostegno allo sforzo e impegno e avere comprensione per quanto si sta facendo e che questo non sia il momento per ostacolare le iniziative in atto quanto invece do dare ogni contributo al superamento e al costo che ognuno è coinvolto a sacrificare qualche cosa di personale. Si vedono però, da questo male inaspettato, reazioni anche belle, solidarietà che si pensava sparita, semmai si può mettere in atto, come sta avvenendo, idee nuove, da far pensare "che tutto il male non viene per nuocere". Pazienza se saltano gli impegni anche della chiesa, vuol dire che Dio ascolterà sorpreso le preghiere da dentro le case, i gesti quaresimali che magari non avremmo fatto è che sorgono spontanei, fatti di cuore. Preghiamo in qualsiasi ambito ci troviamo per fare chiesa sentendoci uniti nella comune spontanea preghiera ad avere coraggio, provare solidarietà verso chi ha maggiori difficoltà e sopportare un eventuale costo in sacrificio. Speriamo che un qualche ricercatore venga raggiunto da luce divina a trovare come fermare il potere di questo micro batterio o come esso è, che ha provocato tanto enorme scombussolamento di certezze ritenute vitali superiori anche alla salute della persona umana fatta di corpo e anima.


26/02/2020 15:31 sr Carmela
Scorrendola, trovo questa pagina condivisibile e illuminante: sul senso della liturgia, della fragilità della persona, del suo essere o dover essere protagonista e anche responsabile della salute e salvezza propria e altrui, e non da ultimo sulle 'ceneri' del tutto particolarissime in questa Quaresima.
E se il rito ambrosiano in Quaresima pone il venerdì come giorno aliturgico, ora io ne comprendo ancor più il senso, quasi questa tremenda situazione sociale venga a costituire ‘il valore aggiunto’ che spiega e fa sentire la perdita del Dio vivo.
Non può dunque non succedere, se il nostro essere battezzati si vivifica nell’Eucaristia e nell’umano, che la situazione e le scelte ‘impreviste’ di questi giorni non ci portino a una riflessione scarnificante, spiritualmente ed esistenzialmente; e soprattutto ad una preghiera tutta in ginocchio,per noi e per gli altri, nella sincerità esistenziale del nostro essere creature, quasi ‘erba del campo’, e insieme nell’adorante fiducia di essere sempre figli amatissimi del Padre: noi e gli altri, noi e tutti gli altri!
Grazie.



26/02/2020 14:53 Paola
Sono un po' una fatalista, per cui sono sempre portata a vedere in ogni cosa un significato, anche al di là di quello più visibile e razionale.
In questo caso, mi viene da dire che forse la rinuncia ad una Liturgia Sacra, o ad una celebrazione come la Messa, che magari veniva data per scontata, forse dopo questo stop forzato, possa assumere nuova linfa e significato, chissà.
Ritengo che la guarigione non sia mai solo fisica, e che la si debba sempre cercare insieme a quella spirituale, quindi mi dispiace vedere che il cibo per l'anima sia meno considerato di quello materiale, visto che i centri commerciali rimangono aperti, anche se magari contingentati.. però mi dico che anche le scuole sono chiuse, quindi è pure la conoscenza in generale ad essere penalizzata in questo momento...o forse no, può essere che questo silenzio e solitudine possano dar voce ad un pensiero normalmente poco ascoltato, e che quando la tempesta sarà passata, forse sarà proprio quello che potrà aiutarci ad amare e quindi a comprendere meglio ciò che prima non capivamo fino in fondo...A volte una fermata aiuta a riprendere più spediti un cammino che si era fatto troppo lento, e a riprendere fiato, l'importante è non vedere in questo una perdita, ma un'opportunità di apprendimento, come d'altronde lo sono tutti gli eventi, belli e meno belli, della vita.



26/02/2020 10:40 Dario Busolini
Speriamo e preghiamo, almeno, che lo stop sia limitato solo al periodo indicato e non debba protrarsi... ma concordo sul fatto che la privazione della messa possa costituire una forma di digiuno quaresimale alla quale non eravamo abituati e che, proprio per questo, potrebbe avere effetti più profondi delle solite astinenze. Purché non passi l'idea che frequentare le chiese (al giorno d'oggi affollate piuttosto di rado) provochi malattie.
Certo fa pensare il fatto che appena ieri si parlava di persone che non possono andare a messa pensando solo alla lontana Amazzonia, addebitandone la causa alla scarsità dei sacerdoti o alla mancanza del matrimonio per questi ultimi, mentre d'un tratto il buon Dio ci ha dimostrato che basta un esserino microscopico per bloccare tutto anche da noi e obbligare laici e famiglie, "probati" dalla necessità, a fare un po' da soli lasciando perdere le opposte interpretazioni teoriche e polemiche e trovando risposte pratiche ed immediate al come fare per le ceneri di oggi e l'eucarestia di domenica prossima, nonché funerali, catechesi ed altro ancora.



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