Querida Amazonìa parla chiaro?
di Redazione VinoNuovo | 12 febbraio 2020
Il popolo di Dio e le persone di buona volontà tra il sogno sociale, culturale, ecologico, e ecclesiale di Papa Francesco e 'i nuovi cammini per la sinodalità ecclesiale'...

Viene pubblicata oggi l'Esortazione apostolica post-sinodale 'Querida Amazonìa'. Di seguito alcuni paragrafi strettamente legati alle tematiche più 'calde' discusse in questi mesi.

 

Tematica 'Documento finale-Esortazione apostolica postsinodale'

§2. Ho ascoltato gli interventi durante il Sinodo e ho letto con interesse i contributi dei circoli minori. Con questa Esortazione desidero esprimere le risonanze che ha provocato in me questo percorso di dialogo e discernimento. Non svilupperò qui tutte le questioni abbondantemente esposte nel Documento conclusivo. Non intendo né sostituirlo né ripeterlo. Desidero solo offrire un breve quadro di riflessione che incarni nella realtà amazzonica una sintesi di alcune grandi preoccupazioni che ho già manifestato nei miei documenti precedenti, affinché possa aiutare e orientare verso un’armoniosa, creativa e fruttuosa ricezione dell’intero cammino sinodale.

§3. Nello stesso tempo voglio presentare ufficialmente quel Documento, che ci offre le conclusioni del Sinodo e a cui hanno collaborato tante persone che conoscono meglio di me e della Curia romana la problematica dell’Amazzonia, perché ci vivono, ci soffrono e la amano con passione. Ho preferito non citare tale Documento in questa Esortazione, perché invito a leggerlo integralmente.

§4. Dio voglia che tutta la Chiesa si lasci arricchire e interpellare da questo lavoro, che i pastori, i consacrati, le consacrate e i fedeli laici dell’Amazzonia si impegnino nella sua applicazione e che possa ispirare in qualche modo tutte le persone di buona volontà.

 

Tematica 'Ministeriale'

§85. L’inculturazione deve anche svilupparsi e riflettersi in un modo incarnato di attuare l’organizzazione ecclesiale e la ministerialità. Se si incultura la spiritualità, se si incultura la santità, se si incultura il Vangelo stesso, come fare a meno di pensare a una inculturazione del modo in cui si strutturano e si vivono i ministeri ecclesiali? La pastorale della Chiesa ha in Amazzonia una presenza precaria, dovuta in parte all’immensa estensione territoriale con molti luoghi di difficile accesso, alla grande diversità culturale, ai gravi problemi sociali, come pure alla scelta di alcuni popoli di isolarsi. Questo non può lasciarci indifferenti ed esige dalla Chiesa una risposta specifica e coraggiosa.

§86. Occorre far sì che la ministerialità si configuri in modo tale da essere al servizio di una maggiore frequenza della celebrazione dell’Eucaristia, anche nelle comunità più remote e nascoste. Ad Aparecida si invitò ad ascoltare il lamento di tante comunità dell’Amazzonia «private dell’Eucaristia domenicale per lunghi periodi di tempo». Ma nello stesso tempo c’è bisogno di ministri che possano comprendere dall’interno la sensibilità e le culture amazzoniche.

§87. Il modo di configurare la vita e l’esercizio del ministero dei sacerdoti non è monolitico e acquista varie sfumature in luoghi diversi della terra. Perciò è importante determinare ciò che è più specifico del sacerdote, ciò che non può essere delegato. La risposta consiste nel sacramento dell’Ordine sacro, che lo configura a Cristo sacerdote. E la prima conclusione è che tale carattere esclusivo ricevuto nell’Ordine abilita lui solo a presiedere l’Eucaristia. Questa è la sua funzione specifica, principale e non delegabile. Alcuni pensano che ciò che distingue il sacerdote è il potere, il fatto di essere la massima autorità della comunità. Ma San Giovanni Paolo II ha spiegato che, sebbene il sacerdozio sia considerato “gerarchico”, questa funzione non equivale a stare al di sopra degli altri, ma «è totalmente ordinata alla santità delle membra di Cristo». Quando si afferma che il sacerdote è segno di “Cristo capo”, il significato principale è che Cristo è la fonte della grazia: Egli è il capo della Chiesa «perché ha il potere di comunicare la grazia a tutte le membra della Chiesa».

§88. Il sacerdote è segno di questo Capo che effonde la grazia anzitutto quando celebra l’Eucaristia, fonte e culmine di tutta la vita cristiana. Questa è la sua grande potestà, che può essere ricevuta soltanto nel sacramento dell’Ordine sacerdotale. Per questo lui solo può dire: «Questo è il mio corpo». Ci sono altre parole che solo lui può pronunciare: «Io ti assolvo dai tuoi peccati». Perché il perdono sacramentale è al servizio di una degna celebrazione eucaristica. In questi due Sacramenti c’è il cuore della sua identità esclusiva.[1]

§89. Nelle circostanze specifiche dell’Amazzonia, specialmente nelle sue foreste e luoghi più remoti, occorre trovare un modo per assicurare il ministero sacerdotale. I laici potranno annunciare la Parola, insegnare, organizzare le loro comunità, celebrare alcuni Sacramenti, cercare varie espressioni per la pietà popolare e sviluppare i molteplici doni che lo Spirito riversa su di loro. Ma hanno bisogno della celebrazione dell’Eucaristia, perché essa «fa la Chiesa», e arriviamo a dire che «non è possibile che si formi una comunità cristiana se non assumendo come radice e come cardine la celebrazione della sacra Eucaristia». Se crediamo veramente che è così, è urgente fare in modo che i popoli amazzonici non siano privati del Cibo di nuova vita e del Sacramento del perdono.

§90. Questa pressante necessità mi porta ad esortare tutti i Vescovi, in particolare quelli dell’America Latina, non solo a promuovere la preghiera per le vocazioni sacerdotali, ma anche a essere più generosi, orientando coloro che mostrano una vocazione missionaria affinché scelgano l’Amazzonia. [2] Nello stesso tempo, è opportuno rivedere a fondo la struttura e il contenuto sia della formazione iniziale sia della formazione permanente dei presbiteri, in modo che acquisiscano gli atteggiamenti e le capacità necessari per dialogare con le culture amazzoniche. Questa formazione dev’essere eminentemente pastorale e favorire la crescita della misericordia sacerdotale.[3]

§91. L’Eucaristia, al tempo stesso, è il grande Sacramento che significa e realizza l’unità della Chiesa, e si celebra «perché da estranei, dispersi e indifferenti gli uni agli altri, noi diventiamo uniti, eguali ed amici». Chi presiede l’Eucaristia deve curare la comunione, che non è un’unità impoverita, ma che accoglie la molteplice ricchezza dei doni e dei carismi che lo Spirito riversa nella Comunità.

§92. Pertanto, l’Eucaristia, come fonte e culmine, richiede che si sviluppi questa multiforme ricchezza. C’è necessità di sacerdoti, ma ciò non esclude che ordinariamente i diaconi permanenti – che dovrebbero essere molti di più in Amazzonia –, le religiose e i laici stessi assumano responsabilità importanti per la crescita delle comunità e che maturino nell’esercizio di tali funzioni grazie ad un adeguato accompagnamento.

§93. Dunque, non si tratta solo di favorire una maggiore presenza di ministri ordinati che possano celebrare l’Eucaristia. Questo sarebbe un obiettivo molto limitato se non cercassimo anche di suscitare una nuova vita nelle comunità. Abbiamo bisogno di promuovere l’incontro con la Parola e la maturazione nella santità attraverso vari servizi laicali, che presuppongono un processo di maturazione – biblica, dottrinale, spirituale e pratica – e vari percorsi di formazione permanente.

§94. Una Chiesa con volti amazzonici richiede la presenza stabile di responsabili laici maturi e dotati di autorità, che conoscano le lingue, le culture, l’esperienza spirituale e il modo di vivere in comunità dei diversi luoghi, mentre lasciano spazio alla molteplicità di doni che lo Spirito Santo semina in tutti. Infatti, lì dove c’è una necessità particolare, lo Spirito ha già effuso carismi che permettano di rispondervi. Ciò richiede nella Chiesa una capacità di aprire strade all’audacia dello Spirito, di avere fiducia e concretamente di permettere lo sviluppo di una cultura ecclesiale propria, marcatamente laicale. Le sfide dell’Amazzonia esigono dalla Chiesa uno sforzo speciale per realizzare una presenza capillare che è possibile solo attraverso un incisivo protagonismo dei laici.

 

Tematica 'femminile'

§99. In Amazzonia ci sono comunità che si sono sostenute e hanno trasmesso la fede per lungo tempo senza che alcun sacerdote passasse da quelle parti, anche per decenni. Questo è stato possibile grazie alla presenza di donne forti e generose: donne che hanno battezzato, catechizzato, insegnato a pregare, sono state missionarie, certamente chiamate e spinte dallo Spirito Santo. Per secoli le donne hanno tenuto in piedi la Chiesa in quei luoghi con ammirevole dedizione e fede ardente. Loro stesse, nel Sinodo, hanno commosso tutti noi con la loro testimonianza.

§100. Questo ci invita ad allargare la visione per evitare di ridurre la nostra comprensione della Chiesa a strutture funzionali. Tale riduzionismo ci porterebbe a pensare che si accorderebbe alle donne uno status e una partecipazione maggiore nella Chiesa solo se si desse loro accesso all’Ordine sacro. Ma in realtà questa visione limiterebbe le prospettive, ci orienterebbe a clericalizzare le donne, diminuirebbe il grande valore di quanto esse hanno già dato e sottilmente provocherebbe un impoverimento del loro indispensabile contributo.

§101. Gesù si presenta come Sposo della comunità che celebra l’Eucaristia, attraverso la figura di un uomo che la presiede come segno dell’unico Sacerdote. Questo dialogo tra lo Sposo e la sposa che si eleva nell’adorazione e santifica la comunità, non dovrebbe rinchiuderci in concezioni parziali sul potere nella Chiesa. Perché il Signore ha voluto manifestare il suo potere e il suo amore attraverso due volti umani: quello del suo Figlio divino fatto uomo e quello di una creatura che è donna, Maria. Le donne danno il loro contributo alla Chiesa secondo il modo loro proprio e prolungando la forza e la tenerezza di Maria, la Madre. In questo modo non ci limitiamo a una impostazione funzionale, ma entriamo nella struttura intima della Chiesa. Così comprendiamo radicalmente perché senza le donne essa crolla, come sarebbero cadute a pezzi tante comunità dell’Amazzonia se non ci fossero state le donne, a sostenerle, a sorreggerle e a prendersene cura. Ciò mostra quale sia il loro potere caratteristico.

§102. Non possiamo omettere di incoraggiare i doni di stampo popolare che hanno dato alle donne tanto protagonismo in Amazzonia, sebbene oggi le comunità siano sottoposte a nuovi rischi che non esistevano in altre epoche. La situazione attuale ci richiede di stimolare il sorgere di altri servizi e carismi femminili, che rispondano alle necessità specifiche dei popoli amazzonici in questo momento storico.

§103. In una Chiesa sinodale le donne, che di fatto svolgono un ruolo centrale nelle comunità amazzoniche, dovrebbero poter accedere a funzioni e anche a servizi ecclesiali che non richiedano l’Ordine sacro e permettano di esprimere meglio il posto loro proprio. È bene ricordare che tali servizi comportano una stabilità, un riconoscimento pubblico e il mandato da parte del Vescovo. Questo fa anche sì che le donne abbiano un’incidenza reale ed effettiva nell’organizzazione, nelle decisioni più importanti e nella guida delle comunità, ma senza smettere di farlo con lo stile proprio della loro impronta femminile.

 

Tematica 'sinodale'

§104. Accade spesso che, in un determinato luogo, gli operatori pastorali intravedano soluzioni molto diverse per i problemi che affrontano, e perciò propongano forme di organizzazione ecclesiale apparentemente opposte. Quando succede questo, è probabile che la vera risposta alle sfide dell’evangelizzazione stia nel superare tali proposte, cercando altre vie migliori, forse non immaginate. Il conflitto si supera ad un livello superiore dove ognuna delle parti, senza smettere di essere fedele a sé stessa, si integra con l’altra in una nuova realtà. Tutto si risolve «su di un piano superiore che conserva in sé le preziose potenzialità delle polarità in contrasto» [EG, 228]. Altrimenti il conflitto ci blocca, «perdiamo la prospettiva, gli orizzonti si limitano e la realtà stessa resta frammentata» [EG, 226].

§105. In nessun modo questo significa relativizzare i problemi, fuggire da essi o lasciare le cose come stanno. Le autentiche soluzioni non si raggiungono mai annacquando l’audacia, sottraendosi alle esigenze concrete o cercando colpe esterne. Al contrario, la via d’uscita si trova per “traboccamento”, trascendendo la dialettica che limita la visione per poter riconoscere così un dono più grande che Dio sta offrendo. Da questo nuovo dono, accolto con coraggio e generosità, da questo dono inatteso che risveglia una nuova e maggiore creatività, scaturiranno, come da una fonte generosa, le risposte che la dialettica non ci lasciava vedere. Ai suoi inizi, la fede cristiana si è diffusa mirabilmente seguendo questa logica, che le ha permesso, a partire da una matrice ebraica, di incarnarsi nelle culture greca e romana e di assumere al suo passaggio differenti modalità. Analogamente, in questo momento storico, l’Amazzonia ci sfida a superare prospettive limitate, soluzioni pragmatiche che rimangono chiuse in aspetti parziali delle grandi questioni, al fine di cercare vie più ampie e coraggiose di inculturazione.

 

_______________________________________

 

[1] È proprio del sacerdote anche amministrare l’Unzione dei malati, perché essa è intimamente legata al perdono dei peccati: «E se ha commesso peccati, gli saranno perdonati» (Gc 5,15).

[2] Colpisce il fatto che in alcuni Paesi del bacino amazzonico vi sono più missionari per l’Europa o per gli Stati Uniti che per aiutare i propri Vicariati dell’Amazzonia.

[3] Nel Sinodo si è parlato anche della carenza di seminari per la formazione sacerdotale di persone indigene.

[4] È possibile, data la scarsità di sacerdoti, che il Vescovo affidi «ad un diacono o ad una persona non insignita del carattere sacerdotale o ad una comunità di persone una partecipazione nell’esercizio della cura pastorale di una parrocchia» (Codice di Diritto Canonico, 517 § 2).

 

13/02/2020 14:12 Sara
Vediamo cosa fa la Germania, e sarà anche per quello che Bergoglio ha frenato bruscamente, fosse dipeso solo dai tradizionalisti ci avrebbe passato su con il carro armato senza fare un plissè.

E ' uno di quei casi dove si parla a nuora perchè suocera intenda.



13/02/2020 13:55 Sergio Di Benedetto
Caro Gian Piero, per un dialogo onesto sarebbe da riconoscere che in questo momento i tradizionalisti sononassai più intolleranti che i progressisti, fino ad arrivare a veri insulti e giochi retorici di bassa lega. Inoltre, la responsabilità di uno scisma è sempre di chi si stacca, da una parte o dall'altra.


13/02/2020 13:27 BUTTIGLIONE PIETRO
Solo x rendere la confusione ( o ignoranza?) Dilagante..
"A parte che in quel caso sarebbe un sedevacantista e sostanzialmente un protestante"
Protestante è esattamente uno dei tanti epiteti che costoro danno a chi riconosce Francesco ( quando ti vogliono bene.. 🙃altrimenti ti danno dell'eretico o apostata o diavolo ecc
Sarebbe interessante una analisi ermeneutica su cotanta assenza di argomenti e abbondanza di violenza verbale...



13/02/2020 11:58 Sara
A parte che in quel caso sarebbe un sedevacantista e sostanzialmente un protestante, dialogare con un avventista del settimo giorno credi che sia più facile? Qualcuno si è abituato talmente tanto all'idea che i protestanti siano tutti come Paolo Ricca che ha perso il contatto con la realtà...


La coperta in ogni caso è sempre quella cattolici o pretestanti che siano, o la tiri di qua o la tiri di là, qualcuno scoperto rimane sempre.



13/02/2020 11:16 Bum Pit
@GianPiero.
La ammiro e la apprezzo. Perché lei crede cge si possa 'ragionare con calma" con chi ad ogni piè sospinto riconosce come suo/unico Papa B16.
Forse lei ci ragiona xchè ne fa parte?



13/02/2020 10:07 Sara
Servirebbe un ecumenismo intra-cattolico


13/02/2020 09:29 Gian Piero
Come da aspettarsi il Sinodo della Chiesa tedesca ha gia’ duramente Criticato la mancanza di coraggio del Papa nel fare le riforme che volevano loro. Adesso spetta a loro prendersi la responsabilita’ di un eventuale scisma . Si perche’ ’ quello che i cattolici progressisti non capiscono e’ che spingendo in maniera maniacale e inconsulta, anche contro resistenze fortissime, verso i preti sposati e ,e donne prete si arrivera’ ad uno scisma nella Chiesa cattolica. Il Papa Francesco, in questo piu’ saggio dei suoi fans piu’ sfegatati, ha a cuore l’ unita’ della Chiesa e non il darla vinta ad una fazione . Forse non vuole passare alla storia come il Papa che provoco’ Uno scisma.
Si dira’ che lo scisma ormai e’ solo rimandato, solo questione di poco tempo, che esistono gia’ due partiti all’ interno della Chiesa cattolica incompatibili fra di loro e che nonostante tutti i proclami di “ ascolto” e dialogo mai dialogheranno fra di loro. Basta guardare sui blog :fra progressisti e tradizionalisti non c’ e’ nessun dialogo, nessun ascolto reciproco, anzi insulti, un astio ed un odio che non c’ e’ verso i fedeli di altre religioni o gli atei.
Alcuni riescono a dialogare con calma con chi pensa che non ci dovrebbero essere affatto preti cattolici ne’ sacramenti, ma non riescono a dialogare con calma con chi invece crede che il sacerdozio sia solo maschile e che i preti debbano essere celibi.
Insomma e’ piu’ facile per la Chiesain uscita dialogare fuori mentre quelli rimasti dentro , cioe’ fedeli alla Tradizione, vengono presi a calci nei denti.
Il Papa Francesco ha scontentato il partito dei progressisti questa volta forse ’
su ispirazione dello Spirito Santo , ha capito che una Chiesa rissosa all’ interno , divisa fra guelfi e ghibellini, non puo’ evangelizzare all’ esterno e se ci si azzanna fra cattolici , come si puo’ poi pensare di andare in missione di essere credibili? Vi lascio la pace vi do la mia pace. Se non c’ e’ la pace di Cristo all’ INTERNO della Chiesa come si puo’ presumere di portare all’ esterno cio’ che non si ha ? Se non c’ e amore, carita’ , misericordia, ascolto all’ interno della Chiesa ma solo rabbiosa presa di potere di un partito a scapito dell’ altro , come possiamo testimoniare che Dio e’ amore?



13/02/2020 08:47 Sara
Tutte queste riforme la Stan invecchiando di brutto come le signore che si riempono di silicone e dimostrano subito 10 anni di più, invece di portare con grazia la propria storia....


13/02/2020 08:43 Sara
Forse è anche il momento di ritirarsi si menassero tra di loro e amen.
Eliminato Trento invece di andare avanti siamo tornati al Rinascimento, chiesa ipermondana politicizzata al massimo.
Chissà il prossimo che si dovrà inventare..



13/02/2020 08:32 Paola
Sicuramente gli attacchi continueranno, anche perché Bergoglio è abilissimo a dare un colpo al cerchio e uno alla botte, giusto per non scontentare nessuno, e c'è già chi dice che non ha proprio chiuso, ma lo Spirito, si sa, gli ha consigliato di aspettare ..sono convinta anche io che gli obiettivi siano altri, ma ancora una volta al fronte manderanno i fedeli ingenui che da una parte e dall'altra penseranno di combattere per una giusta causa...


13/02/2020 07:26 Pit Bum
Con la Parola
Non con la Para ..😠
PS
Pensiero dalla notte..
Secondo voi l'assalto al Papa ora cesserà?
Assolutamente no.
Perché? Quale è il vero fine di quei centri di potere che assoldano manovalanza ignorante e abbondante?? Gliene importava molto dei virie donne nella CC?
Assolutamente niente.
A loro importa tappare la bocca, eliminare l'unica voce che si batte contro gli sfruttamenti di chi sta bene verso chi sta male.
A loro interessa una cosa sola: i soldi. I LORO soldi.



13/02/2020 05:21 Francesca Vittoria
Il problema come raggiungere i lontani, in questo caso non solo l'Amazzonia e che trova nel nostro continente . quasi una risposta . Infatti l'Europa e ricco della presenza di Chiese sorelle, le quali pur essendo una in Christo si distinguono per essersi umanizzate a formare "famiglie" diverse per un intendimento proprio di vivere la Parola.le popolazioni stesse hanno fatto scelte di adesione a questa piuttosto che a quella. Oggi in fin dei conti ci troviamo sempre di fronte a scelte che possono ripetersi in diversità a seconda del livello di cultura in cui la Parola va a depositarsi. La decisione presa dal Santo Padre certamente da considerarsi ispirata, sembra adire a queste necessità che si presentano con problemi non solo di lontananza in chilometri, ma a raggiungere la persona uomo così dove e come la sua persona tutt'a si trova. Non è detto quindi che debba subire cambiamento la Chiesa di Roma, né che per forza uno diventi Sacerdote con i voti che questa propone per seguire il Maestro, come un abito di forza, non sarebbe giusto per il rispetto a libertà e perché sarebbe un affronto alla Verità, una ipocrisia verso se stesso e il Sacerdozio stesso. Leggere e intendere i Vangeli per come sono scritti, non credo si possa dire che il lettore fedele e una persona semplice, non capisce l'uomo che vive il suo tempo, piuttosto che l'aver percepito quanto è importante la Luce di Cristo che emana dalla Sua Parola , scesa in Terra a essere incarnata per fare di lui un figlio di Dio. Per questo abbiamo bisogno di guardare a Sacerdoti come quelli primi alla Sua sequela, che hanno lasciato tutto ciò che era anche di più caro, rinuncia anche a umane aspirazioni per Servizio, ai fratelli distanti, a essere portatori a sua imitazione, per maggior gloria del Suo Nome . La spiritualità discende su chi la cerca, non è un incarico a distribuire doni, non è in natura, là si riceve là si eredita ma per volontà dall'alto. Un Sacerdote vero questo lo sa che non sarebbe così se solo pensasse anche a dedicare tempo a cose o persone altre. Quello che forse non si considera è proprio la sostanza del problema e cioè che Dio è colui che sceglie, da lui discende un potere, è vero che questo è grande, rimettere o non i peccati, preti con il dono di guarire, di far rivivere, come sta scritto, e per questo devono a loro volta attingere alla fonte. In loro lo Spirito si fa presente , non può cambiare una virgola alla Parola anche se come uomo fosse in difetto. Per questo il cosiddetto Clero per il potere che ha e rappresenta forse suscita invidia, suscita pericolo per certi potenti, come lo è stato per Erode, ma è ancora la Luce di Cristo cui si guarda, per questo il Santo Padre, oggi Bergoglio, prima Ratzinger e via via altri predecessori, attirano folle, non è solo per la loro Personalità, e per questo al semplice fedele, sembra che sia importante mantenere in piedi questa Chiesa che vuole essere alla sequela di Cristo, per come Lui così li ha scelti. E' importante che resti così per il fedele, pochi ma il loro messaggio è credibile anche trasmesso, sono l'altare visto da ogni uomo in ogni parte della terra si trovi, dal momento che tanti sacramenti sono validi anche sotto forma di desiderio. La scelta del Santo Padre così insidiata da più parti, ne è uscita in luce brillante, ed è quello che è importante perché siamo circondati da fitto smog, guai se sparisse, non resterebbe che a Gesù Cristo scendere di nuovo se ancora prova misericordia nei confronti di uomini che lo tengono tanto fuori dalla loro vita


12/02/2020 22:56 BUTTIGLIONE PIETRO
Con-firmo Coco.
Sui viri-probati posso anche dire che la decisione vista dall'interno può essere giustificata.. ma sicuramente vista dall'esterno in modo e forma NON clericale è assolutamente sbagliata. Vista dall'esterno, cari miei, significa analizzata con la sola ragione, col discernimento, col confronto, col cervello attaccati alla presa.
Vi basti il fatto che avrebbe riguardato solo un ambito locale esattamente come le chiese orientali o i preti anglicani.
Amare l'Amazonia non può coincidere con l'ottusità. Anche questo voler confondere assomiglia al gioco delle tre carte.. ed io su certi temi eviterei di giocare o fare retorica.
Martini in quella omelia che citavo concludeva con la Para, come sempre...
E ha detto che verrà un giorno in cui la Verità risplenderà sopra le falsità e NESSUNO potrà più nascondersi. Io c'ero, quel giorno. E la sua voce, la sua sofferenza è ancora dentro di me, oggi più che mai.



12/02/2020 21:41 Salvo Coco
" ...Penso che un giorno, non troppo lontano, Francesco si pentirà di non aver preso la decisione di consentire l’ordinazione dei "viri probati". Perché le conseguenze della sua decisione di mantenere l'attuale “status quo” sono disastrose per la Chiesa già da molto tempo.
Primo, perché un numero enorme di credenti continuerà a essere privato dell’Eucaristia, che è il centro e la base dell’esistenza del popolo di Dio. E le particole consacrate continueranno ad arrivare in aereo nei vari confini dell’Amazzonia, per essere distribuite in "messe-non messe" officiate da catechisti o suore, che fungono da clero di seconda divisione.
Secondo, perché la permanenza senza soluzioni di continuità del celibato obbligatorio continua a consacrare il clericalismo, uno dei grandi mali della Chiesa, contro il quale Francesco combatte incessantemente. Il clericalismo trasforma il prete in un funzionario del sacro. E un funzionario senza celibato cessa di essere un “eletto” per assomigliare ad altri cristiani.
Terzo, con la sua decisione Francesco rafforza, inconsapevolmente, il polo rigorista, che si sfrega le mani, grida alla vittoria e si auto-convince di avere potere e di saper esercitare pressione. Perché sono pochi, ma rumorosi, ben organizzati e ben finanziati con i soldi dei loro terminali finanziari negli Stati Uniti e in altri paesi ricchi del mondo, che non sopportano un papa che mette a rischio e critica il loro sistema capitalista.
E infine, cresce la delusione tra le basi maggioritarie che sostengono le riforme di Francesco e si vedono nuovamente frustrate da una decisione papale attesa con grande speranza e che, all'improvviso, è diventata una brocca di acqua fredda.
Le nostre critiche alla decisione papale non significano che smetteremo di sostenere Francesco e le sue riforme. Continueremo al suo fianco costi quel che costi. Dimostrando che, sebbene non abbia voluto o potuto assumere questo particolare punto, le linee di forza della suo pontificato remano a favore del Vaticano II, il Concilio che abbiamo difeso e per il quale abbiamo sempre scommesso.
La decisione ci fa male, ma noi la assumiamo con disaccordo filiale. Siamo con Francesco nel bene e nel male. Sebbene non comprendiamo la sua decisione, pensiamo ancora che Bergoglio sia una benedizione per la Chiesa e per la costruzione del Regno..." (José Manuel Vidal su (www.religiondigital.com)



12/02/2020 20:37 Diadhuit
Caro Gian Piero, una cosa non esclude l'altra.
Mr rallegro di questo documento per la parte sugli ultimi e sul potere, ma non posso rattristarmi quan.o un Papa decide quale sia il mio posto alla faccia del primato della coscienza.
"comprendiamo radicalmente perché senza le donne essa crolla" ma ce ne freghiamo altamente di quello che queste donne chiedono, aggiungo io.
E se la paura é di 'protestantizzare' la Chiesa prima di considerare i bisogni della Chiesa stessa (comunità di fedeli) forse abbiamo già perso.
Ma concordo con te che usare un sinodo per far entrare i cambiamenti per la finestra non é il modo corretto.
E a favore di un ruolo della donna di maggior rilievo nella Chiesa vorrei evidenziare questo pellegrinaggio: https://voicesoffaith.org/conversations-1/2020/1/29/con-molte-voci-ma-un-solo-sogno-le-donne-cattoliche-partono-in-pellegrinaggio-verso-roma-per-la-dignit-e-luguaglianza-nella-chiesa-cattolica-romana



12/02/2020 18:32 Gian Piero
Ma della “ amata Amazzonia” importa qualcosa a qualcuno dei cosiddetti cattolici progressisti o il Sinodo e l’ Esortazione postsinodale avrebbero solo dovuto essere il chiavistello per aprire la porta ai preti sposati e alle diaconesse? No, perche’ la mia impressione e’ che della Querida Amazonia non importi proprio nulla ....
Cari cattolici progressisti per una volta smettetela di seguire le vostre ideologie e le vostre fissazioni: il Papa parla di Amazzonia e voi parlate di tutt’ altro. Il Papa ama veramente l’ Amazzonia,piange sull’ Amazzonia , la poverta’ e l’ ingiustizia dei suoi indios, e voi pensate solo a come far prima a protestantizzare e mondanizzare la Chiesa ed ad avere pretesse e vescovesse, e preti sposati e magari nozze gay.
Il Papa Francesco ha ribadito che il Sinodo dell’Amazzonia non era fatto per deliberare sul celibato dei preti o sul sacerdozio alle donne, ma sulla situazione dell’ Amazzonia, e voi ancora qui a rosicare... Aspettate le conclusioni del il Sinodo Della Chiesa Tedesca , magari avrete piu’ soddisfazioni...



12/02/2020 18:28 pit bum
Vista conf presentazione su sito Avvenire.
Arrampicata sugli specchi per non dire che il doc sinodale è nel cestino:
1) NON è "magisteriale", come quello del Papa.
2) non è carta straccia xchè su quella traccia bisogna 'approfondire'.
Dicesi i p o c r i s i a.
Chi aveva parlato di SI/SI e NO/NO?
PS. Se ricatto è stato aspettiamoci 3 Papi.



12/02/2020 18:09 Giuseppe Risi
Per ora limito il mio commento alla "tematica femminile".
Francamente è deludente.
Ripete più volte che senza le donne la Chiesa crolla (in Amazzonia e non solo), però alle donne viene imposto, per motivi francamente non comprensibili e con argomenti discutibili, un ruolo comunque subalterno agli uomini. E non mi convince per nulla che la diversità tra uomo e donna (perché Gesù è uomo e Maria donna?!) possa essere il fondamento di tale effettiva subalternità.
Se mai le mie figlie ventenni dovessero leggere questa parte del documento, certamente lo rifiuterebbero in toto … ma sono loro che sbagliano ovviamente!
Non so se la Chiesa sia indietro di ben 200 anni, certamente stenta parecchio a recuperare terreno
GR



12/02/2020 15:13 BUTTIGLIONE PIETRO
A caldo.. forse 200 anni no.. ma 199 sì.
Inutile invocare :
.."vie più ampie e coraggiose di inculturazione."
Grandi parole su inculturazione,
Dopo aver chiuso e sigillato tutte le porte.



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