Un oratorio può fare "chiasso"?
di Marco Pappalardo | 09 febbraio 2020
Quando le voci, i suoni, i rumori di un oratorio danno fastidio a chi abita nelle vicinanze, quando si arriva alla denuncia per fermarli, quando c’è persino una sentenza a vietarli, la nostra società ha davvero perso l’orientamento ed è in una sorta di deriva educativa.

 

Quando le voci, i suoni, i rumori di un oratorio danno fastidio a chi abita nelle vicinanze, quando si arriva alla denuncia per fermarli, quando c’è persino una sentenza a vietarli, la nostra società ha davvero perso l’orientamento ed è in una sorta di deriva educativa.  Anche San Giovanni Bosco, ai suoi tempi, dovette spostarsi qua e là a Torino prima di giungere in un luogo stabile, qualche volta perché – dicevano – disturbasse con i suoi ragazzi; ma si trattava della metà dell’Ottocento e non si sapeva cosa fosse un oratorio!

Molti anni fa, in un quartiere periferico della mia città, durante l’estate organizzammo per un mese un “oratorio volante”, appoggiandoci agli spazi all’aperto di una scuola; i ragazzi giunsero numerosi e i pomeriggi erano un’esplosione di musica, canti, grida festose, ma anche parole buone e preghiere. Qualcuno del vicinato si lamentò subito, lanciando anche oggetti contro, ma, dopo due settimane la stessa persona, durante la festa del sabato dopo la messa, ci raggiunse e donò a tutti lo zuccherò filato, ringraziando perché i nipoti erano contentissimi dell’esperienza.

Allora cosa manca oggi tanto da arrivare al punto di denunciare un oratorio?

In una società che genera pochi figli, in cui le famiglie vivono situazioni critiche, in cui ci si lamenta dell’attaccamento ai social dei giovani, insomma in mezzo all’acclarata emergenza educativa, accade che il vero problema sia quel cortile dove, grazie a Dio, ancora c’è chi gioca, scherza, ride, canta, fa amicizia, prega, impara a crescere da “buon cristiano e onesto cittadino”. E se questo problema è pure riconosciuto tale da un giudice, forse dobbiamo pensare che anche lo Stato abbia rinunciato, almeno in questo caso, al valore fondamentale dell’educazione?

Certo, forse in zona ci sarà adesso più silenzio, magari qualcuno dormirà più profondamente al pomeriggio, ma ci sono silenzi che uccidono e sonni “che generano mostri”! Eliminare l’uso del cortile o anche limitarlo eccessivamente significa togliere l’anima all’oratorio, rubare il respiro ai giovani, chiudergli la porta dell’accoglienza, dargli come alternativa la strada, danneggiare lo stesso quartiere.

L’oratorio è da Don Bosco in poi un presidio per quel territorio, ambiente sano che educa alla vita, evangelizza, costruisce un’identità di gruppo, recupera alcune devianze, offre opportunità per lo studio e il tempo libero, forma all’impegno e al volontariato. Non esiste un cortile silenzioso, esso può essere solo gioioso, emanando un sano rumore che dovrebbe essere musica per le nostre orecchie.

Non comprenderlo è un male della nostra società, una malattia pericolosa che ci fa rinchiudere in un silenzio assordante, in una falsa quiete, in una pretesa si tranquillità, mentre il mondo intorno cade a pezzi e, risvegliandosi da un riposo senza l’eco delle pallonate, fuori si vedranno solo “cocci aguzzi di bottiglia”.

Qualcuno si svegli da questo torpore, qualcuno ci svegli dal desiderio di annichilire l’educazione, qualcuno faccia un passo indietro e offra a tutti lo zucchero filato in quel cortile.

 

11/02/2020 10:40 Marina Baldisserri
Infatti, restiamo umani ma sottovoce. Please


10/02/2020 13:54 g g
Gli oratori sono ormai campi sportivi dove si urla e si schiamazza senza ritegno. C'è anche un'educazione al silenzio o al minor chiasso possibile che si potrebbe impartire anche in un oratorio.
E' tuttavia ovvio che se uno costruisce una casa o va a vivere in una casa che si affaccia su un oratorio deve mettere in conto anche un certo disturbo.



09/02/2020 05:25 Francesca Vittoria
L'Oratorio è un luogo, uno spazio dove si lavora, nel senso che educare e anche un lavoro. Se lil cortile e tra i muri di un centro abitato in città, è pura romanticheria parlare di grida di gioia, oggi si urla oltre la gioia, se d'intorno vi sono abitazioni dove la gente telefona, lavora, vive perché l'appartamento è piccolo e deve difendersi dai rumori che sono anche del traffico auto,tral,bus,etc, ecco che ad un certo punto non si pretende il silenzio ma almeno di non dover chiudere le finestre, costringere al sacrificio altre persone. Credo che tutti debbano avere rispetto gli uni degli altri, magari gridare di meno può essere una via di mezzo, alternare giochi e svaghi con orari anche questo può essere un altro modo per andare incontro alle esigenze di tutti. Mi sono trovata all'estero una volta ad attraversare uno spiazzo dove ragazzi correvano giocando, ma non c'era tutto questo urlare che è molto comune qua da noi per una libertà consacrata di fare quello che mi pare perché la libertà è diventata sacra arroganza. O si rivendica priorità. Meno male che sembra si voglia affrontare finalmente l'importanza di impartire una istruzione che comprenda anche educazione! Naturalmente non mi riferisco soltanto a un Oratorio o giardino di scuola dove comunque ci sono orari fissi, ma a quegli spazi miseri, corti letti tra muri alti dove se uno parla l'eco moltiplica i suoni, talune vie sono percorsi autostradali, il rumore e incessante e perfino i medici rilevano l'importanza di un riposo anche dai rumori.


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Marco Pappalardo

Marco Pappalardo, classe 1976, giornalista pubblicista di Catania e docente di Lettere. Collabora con Avvenire, con il quotidiano La Sicilia per il quale cura la rubrica "Diario di Prof", per il mensile Mondo Erre, per siti che si occupano del mondo adolescenziale, giovanile e della scuola. Già membro della Consulta Nazionale per la Pastorale Giovanile della CEI, è impegnato nella diocesi etnea in vario modo e da anni nel mondo dell'educazione attraverso l'oratorio; tra le esperienze di volontariato quotidiano, condiviso con colleghi, amici, alunni ed ex-alunni, ci anche sono la cura e il servizio agli immigrati, ai senza dimora e alle famiglie disagiate. Scrive per la Libreria Editrice Vaticana, la Elledici, l'Effatà, Il pozzo di Giacobbe, per la San Paolo con cui ha pubblicato un nuovo libro dal titolo "Nelle Terre dell'Educazione".

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