Un’esperienza pastorale laicale: il rosary group
di Vezio Zaffaroni | 29 gennaio 2020
Un gruppo di laici da alcuni anni si ritrova settimanalmente a recitare il rosario nelle case: tra preghiera e condivisione, un'esperienza spontanea che fa crescere la comunità.

«Il cuore dell'uomo desidera la gioia. Ma qual è la gioia che il cristiano è chiamato a vivere e a testimoniare? È quella che viene dalla vicinanza di Dio, dalla sua presenza nella nostra vita. Quando prego Dio respira in me. La preghiera è il respiro dell'anima: è importante trovare dei momenti nella giornata per aprire il cuore a Dio, anche con semplici e brevi preghiere. Non occorre più cercare altrove: Gesù porta la gioia a tutti e per sempre!» (Papa Francesco).

Sollecitati da queste parole voglio raccontare un'esperienza di preghiera che avviene settimanalmente in una comunità della provincia di Varese, in diocesi di Milano.
Si tratta di alcune coppie di sposi, con l'aggiunta di un "intruso" celibe (ovvero chi scrive), che si ritrovano, la sera, a turno, a casa di una famiglia, a recitare il Rosario.
Ma come nasce questa iniziativa? Il suddetto gruppetto di sposi faceva parte, fino al 2011, quando anche i rispettivi figli erano più piccoli, del gruppo famiglie della parrocchia, e seguivano un percorso di catechesi guidato da un sacerdote; in seguito, anche per via del trasferimento del sacerdote, il cammino di catechesi è continuato, fino al 2014, con una suora, suor Giusy, per poi procedere in ‘autogestione', come laici battezzati.

L'idea di recitare insieme il Rosario venne a qualcuno del gruppo sul finire del 2013, dopo la lettura del libro "Siamo nati e non moriremo mai più", ovvero la storia di Chiara Corbella Petrillo, giovane sposa e mamma morta per un tumore a soli 28 anni nel giugno 2012.
In particolare il seguente passo del libro ha ispirato il gruppo a iniziare la recita del Rosario assieme: «È partito tutto a marzo del 2011 quando Chiara è stata operata per la prima volta e ha scoperto di avere un tumore. Pensando a un modo per stare vicino a lei, a Enrico e Francesco, alcune famiglie di amici hanno iniziato spontaneamente a ritrovarsi per recitare il rosario: è un modo semplice ed efficace di accompagnarli, una vera consolazione. Una volta a settimana ci si incontra a casa di qualcuno e si prega tutti insieme. Inizialmente per la sola guarigione di Chiara, poi col passare delle settimane altre intenzioni si aggiungono».

Così anche noi abbiamo iniziato il nostro semplice percorso di preghiera e condivisione, che abbiamo chiamato "Rosary group". La recita del Rosario si è ulteriormente "consolidata" sul finire del 2014, quando si è pregato particolarmente per un amico comune, Enzo, un membro importante della Parrocchia, ammalatosi anche lui di cancro e poi morto nel marzo del 2015.

Come nel gruppo degli amici di Chiara Corbella Petrillo, anche nel nostro, si dà un'intenzione particolare al Rosario (o ad ogni decina), con la lettura di brevi testi a tema, che possono riguardare situazioni particolari di qualcuno, esigenze della comunità civile e parrocchiale in cui siamo inseriti o temi più generali che abbracciano l'Italia e il mondo intero (giovani, immigrazione, violenza sulle donne, eventi di portata mondiale...), senza dimenticare l'azione pastorale e le sollecitazioni di papa Francesco.

Alla preghiera si unisce la condivisione comunitaria, con un particolare non proprio spirituale ma culinario: dopo la recita del Rosario si mangia un "dolcetto", accompagnato da buon vino o bevande, generalmente preparato dalle donne del gruppo. Ma questo è anche un momento per parlare dei nostri problemi e vicissitudini quotidiane, o per confrontarci su tematiche più generali, sempre con il riferimento a Dio... o meglio alla Madonna che in questo ci è compagna e guida verso il Figlio.

 

 

 

01/02/2020 04:28 Francesca Vittoria
Io trovo il Rosario i a preghiera amica, un dialogo aperto con Maria, un riconoscerla Madre premurosa che da sempre si è fatta presente, missionaria in Terra , vera madre di suo Figlio è Signore che per questo non può cessare di volerci bene come figli anche per il suo SI alla richiesta del Figlio appeso alla croce. Una madre dolorante il cui amore si è reso sensibile con tutto quello che ogni uomo porta in se è sollecita come nella visita alla cugina Elisabetta , ascolta le nostre preghiere e le porta ai piedi dell'Altissimo . Con la Paternità abbiamo così preso contatto con la Maternità di Dio per mezzo di Lei, esempio per tutte le donne, Lei di atroce del Figlio suo Signore, donna che tiene acceso il fuoco del camino in casa, mano solerte nella cura delle persone, attiva nelle mansioni casalinghe, dove ogni donna si sente rappresentata. Madre, Maestra di vita secondo la legge di Dio, una vita la sua di accettazione delle prove che anche a lei non sono state risparmiate. Diciamo che è la persona più terrena che sentiamo per questo più vicina, più partecipe delle situazioni che viviamo, e anche a raccogliere le nostre più intime confidenze, richieste confidando proprio sulla materna comprensione le affidiamo da presentare al Figlio. Il Rosario era famigliare, segno di fede e continuità di un legame con la residenza celeste dove tutti i cari sono vivi e che la corona così circolare unisce terra/cielo. E' quindi molto bello se esce dalla chiesa per entrare negli ambiti di altri luoghi, anche per suppliche all'aperto, dove anche chi non va in chiesa sente e si unisce magari per la circostanza che ci accumuna, come questa presenza di un virus che miete vittime. E' solo una idea dettata dalla circostanza .


29/01/2020 20:36 Rossella
Rispondo a Giuseppe con la mia esperienza. Pur essendo molto fedele avevo sempre fatto anch'io fatica a rivolgermi a Dio o alla Madonna recitando il Rosario. Mi sembrava una preghiera un po'(passatemi il termine) "distaccata". Poi una sera la vita mi ha riservato un evento bruttissimo, di quelli che potrebbero stravolgerti la vita. Dovevo rimettermi in piedi, subito...ma non avevo risorse. Passai la notte e molte mattine successive al risveglio recitando il Rosario. Continuo a pensare che da sola non ce l'avrei fatta!!!Ora...è la mia preghiera preferita!


29/01/2020 18:49 Vezio Zaffaroni
A Giuseppe rispondo che non credo che qualcuno lo accusi di non essere cattolico o non rispettare la tradizione però ogni tipo di preghiera, compreso il Rosario, piaccia o non piaccia, è la modalità, lo "strumento" per parlare e rivolgersi a Dio. Il Rosario, poi, è la preghiera per eccellenza a Maria che, come dicevo a fine articolo, è la via che ci conduce a suo figlio Gesù.


29/01/2020 18:21 Giuseppe Risi
Lo scambio fraterno post preghiera attira anche me, ma confesso che il rosario è un tipo di preghiera che non mi ha mai entusiasmato. Verrò accusato di non essere cattolico o di non essere rispettoso della tradizione?
GR



29/01/2020 16:28 Dario Busolini
Anch'io partecipo da anni ad un piccolo gruppo simile che si riunisce mensilmente casa per casa pregando i vespri (ma almeno in una occasione pure noi abbiamo pregato il rosario) e poi mangiando qualcosa insieme. L'esperienza mi piace, nonostante presenti i problemi causati dal fatto che in una grande città è difficile essere tutti puntuali, che le famiglie con bambini piccoli fanno molta più fatica delle altre, che la concentrazione è quella che è e la qualità stessa della preghiera riflette la disomogeneità dei percorsi di vita e di fede dei presenti. Però in casi come questo, che ho l'impressione siano meno rari di quanto si potrebbe pensare, si comprende il valore delle preghiere tradizionali e condividere l'un l'altro le intenzioni in qualche modo aiuta davvero.


29/01/2020 14:18 Sonia
Grazie per questa bella condivisione da imitare!


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