'Sti giovanotti de 'sta Roma bella
di Daniele Gianolla | 22 gennaio 2020
Caritas, Pastorale giovanile e Ufficio Scuola di Roma impegnati in una stimolante ricerca sui giovani romani: eppure la tremenda sensazione di aver chiuso le stalle a buoi ormai definitivamente fuggiti non ci abbandona.

La scorsa settimana, dopo oltre un anno dal lancio del progetto - e qualche incomprensione, sono stati presentati i risultati del monitoraggio sui giovani della diocesi di Roma, curato dal prof. Mario Pollo e promosso dalla Caritas diocesana. Il progetto, ridimensionato rispetto alla proposta iniziale, ha coinvolto scuole (liceo scientifico Kennedy, liceo scientifico Primo Levi), parrocchie (SS. Aquila e Priscilla, S. Gelasio, S. Michele Arcangelo), gruppi Scout (Agesci Roma 70, Agesci Roma Lido) e l’Università Europea di Roma, e ha interrogato i giovani delle diverse fasce di età su numerosi temi, tra cui la memoria, le relazioni, la progettualità. L’obiettivo più importante era rispondere alla domanda: come i giovani percepiscono il proprio futuro personale?

Il convegno si è aperto con un po’ di ritardo, il che mi ha dato modo di chiacchierare con l’amico Oliviero Bettinelli, responsabile dell’Area Pace e Mondialità della Caritas. Ci siamo chiesti se questa ricerca-azione possa segnare un passo nella direzione dell’ascolto delle periferie, tanto auspicato da papa Francesco e dalla Diocesi di Roma: ci siamo resi conto di quanto sia difficile fare rete nella nostra Diocesi e alla fine ci siamo trovati d’accordo sul fatto che dobbiamo far tesoro dell’insegnamento dell’Evangelii guadium, quando ci dice che la realtà è più importante delle idee (EG, 231-233).

È con questo spirito, in effetti, che il prof. Pollo ci ha proposto di metterci in ascolto, per tracciare un profilo dei giovani diocesani: non con l’obiettivo di generalizzare i dati ma con quello di focalizzare alcune immagini utili alla comprensione e soprattutto alla progettazione futura. Il rapporto finale ha titolo significativo: “Il futuro negato – Progetti e sogni di adolescenti e di giovani romani”. Non ci vuole molto a capire il perché di un titolo così grave: i giovani, secondo quanto relazionato dal professore, vengono percepiti come alieni dagli adulti di riferimento, che preferiscono rimuovere, non guardare (o non capire) le loro reali istanze, rifugiandosi nel proprio narcisismo di eterni adolescenti. Dal canto proprio, i giovani, adultizzati precocemente da questo atteggiamento, hanno difficoltà ad immaginare il proprio futuro e anche quando lo fanno spesso si vedono rinchiusi in un destino ineludibile, verso il quale le proprie risorse personali sono inefficaci. Insomma, l’influenza dell’ambiente socio economico in cui si cresce prevale nettamente sull’iniziativa personale e non trova spazio la speranza. Accanto a questo, naturalmente, ci sono stati anche ragazzi che hanno saputo presentare un’immagine positiva del futuro, che hanno parlato con consapevolezza della propria vita e delle proprie scelte, determinati ad affrontare le difficoltà e perseguire i propri obiettivi, tuttavia il divario tra contesti agiati e disagiati è apparso netto in tutte le risposte.

Al denso intervento del prof. Pollo ha fatto seguito quello di suor Alessandra Smerilli, docente di economia politica presso la Pontificia Università di Scienze dell’Educazione Auxilium. I suoi toni hanno mitigato la discussione, puntando sulla vitalità dei giovani e sulla necessità di ripensare il nostro ruolo di adulti, troppo spesso giudicanti o svalutanti. Citando il Sinodo del 2018, suor Alessandra ha esosrtato noi adulti ad essere accompagnatori, offrendo ai giovani ciò che essi chiedono: testimonianza e speranza.

Dopo una breve pausa, don Benoni Ambarus, direttore della Caritas diocesana e moderatore dell’incontro, ha invitato a parlare don Antonio Magnotta, responsabile dalla Pastorale Giovanile a Roma. Il suo intervento è stato sorprendente e chiarissimo: la Pastorale Giovanile è in grave crisi. Delle oltre trecento parrocchie romane, solo una quarantina sono in grado di offrire percorsi significativi per i giovani, e questo è frutto di alcune scelte poco lungimiranti compiute negli ultimi trent’anni, in cui si è puntata l’attenzione più sui linguaggi che sui contenuti. Ha osservato che abbiamo davanti a noi una generazione interessantissima, alla quale probabilmente abbiamo bruciato le risorse, per colpa di atteggiamenti più incentrati su noi stessi che su di loro. Insomma, dobbiamo renderci conto che è terminata l’epoca dei leader, mentre comincia quella in cui l’educatore deve farsi accompagnatore.

L’ultimo intervento è stato un’interessante digressione filosofica del prof. Salamone, direttore dell'Ufficio Scuola di Roma, che ha dato un respiro storico più ampio alla ricerca, sottolineandone l’importanza per capire non solo i giovani del nostro presente, ma gli adulti (quindi la società) del futuro.

A chiusura del convegno, alcuni di quelli che hanno partecipato ai focus group (tra cui chi scrive) hanno presentato brevemente le modalità di lavoro e gli aspetti più significativi dell’esperienza, che, in definitiva, si è rivelata assai stimolante. Eppure la tremenda sensazione di aver chiuso le stalle a buoi ormai definitivamente fuggiti non ci abbandona. Il monitoraggio dei giovani di Roma ha -parzialmente - funzionato perché abbiamo posto ai ragazzi domande ricche di spunti e agganciate al loro presente, ma adesso occorrerà riflettere sulla fase successiva, quella progettuale, e capire come poter usare questi risultati e quali interventi programmare; soprattutto quali obiettivi a breve e lungo termine possiamo porci.

Durante la giornata è ricorsa più volte la metafora dell’albero: i giovani hanno bisogno di radici per germogliare, forse noi dobbiamo imparare a farci nutrimento. 

 


24/01/2020 17:15 Daniele Gianolla
Non ho partecipato alla fase preparatoria del progetto, che comunque in corso d'opera è stato notevolmente ridimensionato. Otto gruppi non forniscono certo una base scientifica inoppugnabile, ma danno un'idea. Le specifiche metodologiche sono state pubblicate sul rapporto, che sarà anche disponibile online.
Ad ogni modo l'analisi, pur con i suoi limiti, mette in luce delle questioni che non si possono affrontare semplicemente col "cuore", ma richiedono uno sforzo maggiore. Non cor solum sufficit, sed cerebrum etiam necesse est.



23/01/2020 15:36 Marco N.
Faccio una piccola osservazione, precisando subito che è limitata e non è una critica, del resto io nemmeno sono della zona di Roma; eventualmente mi potrà rispondere il dr. Gianolla.
Ebbene mi chiedo se non sarebbe stato meglio, se non avrebbe lievemente ma ulteriormente favorito l'oggettività della ricerca, non limitarsi ai gruppi scout Agesci; e magari fare la ricerca su due gruppi Agesci e due degli Scout d'Europa. Dico questo per due motivi. Primo, perché si poteva, mi pare... nella sola zona di Roma di Gruppi Fse ce ne sono una trentina. Secondo, perché questo inserimento avrebbe introdotto una variabile più significativa (perché misurabile qualitativamente in base a un parametro, cioè la diversità di approccio dell'associazione) rispetto ad aggiungere altre due parrocchie. In altre parole, gli scout d'Europa hanno uno statuto e delle regole diverse dall'Agesci, con conseguenze su diversi piani: in particolare inter-educazione e non coeducazione tra ragazzi e ragazze (a proposito di cambiamenti relativi alla sfera della morale sessuale), maggior peso alla scelta di fede. Mi chiedo ad esempio se una "Carta del coraggio" stile Agesci sarebbe stata possibile anche in Fse. Ed è presumibile che i Fse attirino famiglie (che iscrivono i figli) di cattolici un po' diversi da quelli che fanno una scelta Agesci. Mi si potrebbe ribattere: ma perché, allora anche i giovani cattolici ivi educati potrebbero essere diversi? Ne sei sicuro? ... ecco, io in effetti no, ma una scelta anche di due gruppi Fse secondo me avrebbe prodotto un confronto interessante. Può essere un'idea per una prossima indagine?



22/01/2020 12:44 pit bum
Non ci vuole molto a capire il perché di un titolo così grave: i giovani, secondo quanto relazionato dal professore, vengono percepiti come alieni dagli adulti di riferimento, che preferiscono rimuovere, non guardare (o non capire) le loro reali istanze, rifugiandosi nel proprio narcisismo di eterni adolescenti. Dal canto proprio, i giovani, adultizzati precocemente da questo atteggiamento, hanno difficoltà ad immaginare il proprio futuro e anche quando lo fanno spesso si vedono rinchiusi in un destino ineludibile, verso il quale le proprie risorse personali sono inefficaci. Insomma, l’influenza dell’ambiente socio economico in cui si cresce prevale nettamente sull’iniziativa personale e non trova spazio la speranza.....
generazione interessantissima, alla quale probabilmente abbiamo bruciato le risorse, per colpa di atteggiamenti più incentrati su noi stessi che su di loro.....



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ripensare il nostro ruolo di adulti, troppo spesso giudicanti o svalutanti.....
Delle oltre trecento parrocchie romane, solo una quarantina sono in grado di offrire percorsi significativi per i giovani, e questo è frutto di alcune scelte poco lungimiranti compiute negli ultimi trent’anni, in cui si è puntata l’attenzione più sui linguaggi che sui contenuti....

Eppure la tremenda sensazione di aver chiuso le stalle a buoi ormai definitivamente fuggiti non ci abbandona. Il monitoraggio dei giovani di Roma ha -parzialmente - funzionato perché abbiamo posto ai ragazzi domande ricche di spunti e agganciate al loro presente, ma adesso occorrerà riflettere sulla fase successiva, quella progettuale, e capire come poter usare questi risultati e quali interventi programmare; soprattutto quali obiettivi a breve e lungo termine possiamo porci.

Durante la giornata è ricorsa più volte la metafora dell’albero: i giovani hanno bisogno di radici per germogliare, forse noi dobbiamo imparare a farci nutrimento.

Si, hai ragione! Qui nn è un probl di cosa si è fatto, di chi lo ha fatto, di come lo si è fatto, quando... No, non è un probl di gestione &struttura.. è solo un probl di volemose bene.



22/01/2020 08:42 Gian Piero
Cor ad cor loquitur diceva il beato Card. New man. Mai come nel caso dei Giovani questa massima vale. Un giovane si apre alla speranza ecanchecalka fede attraverso un rapporto personale , magari con un amico, con una ragazza, con un “ maestro” di cui diventa discepolo, mai con una “ struttura” o una sovrastruttura non personale. A nulla valgono secondo me i progetti con non passino attraverso questo rapporto personale di “ cuore che parla a cuore” , che puo’ essere un rapporto fra pari , un rapporto di amicizia, ma anche un rapporto di discepolato, come avviene per esempio nell’ addestramento alla meditazione orientale.
Fortunato il gi9vane che incontra un cuore che parla al suo cuore. Altrimenti tutto rimane in quell’ utopia di cambiare la societa’ cambiando le strutture o le sovrastrutture. Meno commissioni, documenti, progetti a tavolino e piu’ uomini e donne che si “ occupano” personalmente di un giovane magari loro prossimo ( figli, nipoti, figli del vicino di casa ecc) Il cambiamento della societa’ Comincia dal cambiamento dal profondo , non e’ calato dall’ alto. Guardate il caso della dipendenza da droghe o da alcol, in genere chi ne esce e’ perche’ qualcuno personalmente lo tira fuori, facendovene carico, non per i progetti delSistema Sanitario o dell’ Organizzazione della Sanita’ . Cosi’ i giovani romani e non roman8 aspettano solo un vero rapporto umano e non le solite chiacchiere sociologiche.



22/01/2020 08:07 BUTTIGLIONE PIETRO
A quando risalgono le prime denunce sulla mancanza di futuro&speranza dei nostri figli?
Posso documentarlo:
Agli anni "80.
Quindi....
Da ex manager qs significa che IL problema sta nella STRUTTURA.



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Daniele Gianolla

Daniele Gianolla (1981), dottore di ricerca in Paleontologia, insegna a Roma Matematica e Scienze nella Scuola Secondaria. È animatore da vent'anni presso la parrocchia San Gelasio di Roma, formatosi con esperti di catechesi in stile di animazione e formatori dell'Area Pace e Mondialità della Caritas di Roma. Nel 2013 fonda Anilab, Laboratorio inter-parrocchiale di formazione per giovani animatori, che affianca la formazione teorica e tecnica a momenti di laboratorio e tirocinio

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