Giovani, educazione e dintorni
di Maria Teresa Pontara Pederiva | 10 dicembre 2019
I giovani e il livello della loro formazione restano una delle tante notizie cui prestar ascolto o qualcosa che come cattolici ci tocca da vicino?

Ne hanno parlato tutti i media la settimana scorsa dal momento che i risultati italiani non sono certo esaltanti: mi riferisco ai test OCSE-PISA che monitorano ogni due anni le performance degli studenti (quindicenni) a livello di alcune competenze, nella fattispecie lo scorso anno in lettura, matematica e scienze.

Non è questa la sede per analisi e considerazioni di carattere tecnico, peraltro già apparse su quotidiani e riviste specializzate (il continuo e inesorabile diminuire delle competenze dei ragazzi italiani rispetto ai loro coetanei, la differenza Nord-Sud che vede il Trentino Alto-Adige con risultati paragonabili a quelli dei paesi nordici, i più alti, mentre la Sicilia, cui la Costituzione assegna la medesima autonomia speciale, non compete neppure con la media nazionale, lo squilibrio di genere, l'eccessiva importanza della famiglia d'origine ...).

Ma c'è una domanda che urge tra i dati e le statistiche: i cattolici come si collocano in tutto questo? Ci sentiamo interpellati in prima persona o si tratta solo di notizie da trattare alla stregua di tante altre?

Non sto parlando dei docenti cattolici, che sono tanti, e già stanno operando in prima persona, ma dei cattolici in genere, genitori o meno, con altre professioni e interessi rispetto alla scuola e all'educazione. A costoro dicono qualcosa questi risultati? O i giovani e la loro formazione restano qualcosa di cui informarsi dai media, una delle tante notizie cui prestar ascolto, ma che non ci toccano da vicino?

Non così papa Francesco che proprio nelle scorse settimane non solo ha attivato in Vaticano una Consulta per i giovani, ma di giovani e del loro mondo ha parlato a più riprese.

«Non abbiate paura del futuro», dice ai giovani cattolici alla Messa nella Cattedrale dell'Assunzione a Bangkok nel suo ultimo appuntamento in Thailandia, prima della partenza per il Giappone. E aggiunge: «Cari giovani! Voi siete una nuova generazione, con nuove speranze, nuovi sogni e nuove domande; sicuramente anche con alcuni dubbi, ma, radicati in Cristo, vi invito a mantenere viva la gioia e a non aver paura di guardare al futuro con fiducia». Quindi «non abbiate paura del futuro e non lasciatevi intimidire». Al fine di mantenere «vivo lo sguardo e il cuore, è necessario essere ben radicati nella fede dei nostri anziani: padri, nonni e maestri». Con una precisazione: «Non per restare prigionieri del passato, ma per imparare ad avere quel coraggio che può aiutarci a rispondere alle nuove situazioni storiche».

E noi, adulti cattolici, cosa ne pensiamo? Ci sentiamo "toccati" dai temi che parlano di futuro? Che rapporto abbiamo con la storia tra passato e futuro?

 

 

 

16/12/2019 09:09 Maria Teresa Pontara Pederiva
Grazie, Gilberto e Lorenzo, dei commenti sulla lunghezza d'onda del post: non si tratta di analisi tecniche (era la premessa chiara), bensì dello spirito con cui, come cristiani, ci collochiamo di fronte a queste notizie, superando i luoghi comuni, che sono sempre troppi, anche tra gli esperti o cosiddetti tali.
Ciò che mi preme è soprattutto quel superare il pessimismo nei confronti dei ragazzi/studenti che sembra pervadere un po' tutti gli educatori, vuoi genitori, vuoi insegnanti: invece di guardare al negativo (da quel telefonino tra le mani a quel sostare sul muretto ...), cerchiamo piuttosto di entrare nelle loro scarpe e interroghiamoci, senza sconti. Cosa abbiamo "passato" loro noi adulti? Per restare sul tema della fede incarnata nella storia: di quale fede abbiamo parlato loro? quale testimonianza abbiamo dato per trasmettere la gioia del credere? ... e si potrebbe continuare: quali liturgie coinvolgenti abbiamo fornito? ... si fa presto a puntare il dito ... su altri ...



10/12/2019 21:05 Sara
Hooki


https://hookii.org/come-leggere-i-test-pisa-e-che-lezione-trarne-per-litalia/


"Per tornare ai Pisa e ai quindicenni, il rapporto, anche questa volta è indicativo non tanto per i ritardi come Paese, quanto sugli enormi i divari del nostro sistema d’istruzione (tra nord e sud, tra centri e periferie, tra ricchi e poveri, tra tipi di scuole, licei, istituti tecnici e professionale) e a ciascuno di questi divari corrispondono dei motivi, sempre uguali, sempre immobili nel complesso: basso, diseguale e mal investimento nella scuola del nostro Paese.

Sostanzialmente rimane indietro chi è povero. Al Sud ci sono più poveri. I bimbi poveri non sono scemi o svogliati, sono semplicemente discriminati, dallo Stato, dalle amministrazioni, dalla politica. Specie al Sud. Questo dato è più o meno uguale da circa cento anni."


https://www.huffingtonpost.it/entry/il-vanverismo-pedagogico-sulle-indagini-ocse-pisa_it_5de67d7fe4b0d50f32a94a48


Secondo me scrivere un articolo sulla scuola che volutamente ignora "analisi e considerazioni di carattere tecnico" come queste, è segno già di un grave gap culturale di parte del mondo cattolica.

Come fai a parlare di giovani e istruzione se non prendi in considerazione quali giovani, quale istruzione, quale posto?



10/12/2019 17:21 Lorenzo Pisani
Mi permetto di pensare che questo (ottimo) post non vada letto solo in termini giovani, futuro, etc. Per i mie forse contorti circuiti mentali, sembra
speculare a quello che si scriveva qualche giorno fa sull'abolizione dei laici. diluire le responsabilità dei laici, oppure concentrarle solo in alcuni ambiti, alla fine porta a "sguarnire" settori rilevanti del vivere civile, la città dell'uomo, se vogliamo ricordare il frasario di Lazzati.



10/12/2019 10:33 Francesca Vittoria
.......ma radicati in Cristo, vi invito a mantenere viva la gioia.a non aver paura di guardare al futuro con fiducia"....tener vivo lo sguardo al cuore e essere ben radicati nella fede dei nostri anziani, padri, nonni e maestri.Non restare prigionieri del passato, avere coraggio a rispondere alle nuove sfide. Riporto altro messaggio che proviene da Silvia Candiani, Amministratore delegato di Microsoft Italia la quale intervistata da La Stampa così risponde su cosa la Scuola potrebbe fare per illustrare le opportunità del digitale,ma anche i suoi lati oscuri? "Far leva sugli ideali,es.l'ambiente, ..non serve lo smartphone da 1000 euro se lo si usa per whatsApp,non appiattirsi sul narcisismo.La scuola dovrebbe ins.l'empatia per combattere fenomeni di cyberbullismo,educare al rispetto e alla civiltà, i valori del mondo valgono anche per il digitale, imparare cont. Stimolare curiosità, ....Per questo con il programma Ambizione Italia et......
Ecco cosa arriva ai giovani, due campane, il cui suono può anche armonizzarsi, ma quale dei due prevale? Ha ragione l'insegnante Pederiva, quanto di cultura cristiana è stata trasmessa come suggerito?,padri,nonni magari più di due, una società che ha assunto un sembiante diverso, dove i valori che si vorrebbe trasmettere la realtà smentisce, rende incredibili, superati,reggevano fintanto che una coerenza di fede li sosteneva. Giusta la domanda:" ci sentiamo toccati dai temi che parlano di futuro? Si, i valori valgono anche per il mondo digitale, risponde l'A.d. Di Microsoft.
E' la storia di ieri che non è stata raccontata, trascurata,superata nel viverla. Il Papà la sta proponendo in ogni capo del mondo, è un modo di vivere che supera in distanza il digitale, ma richiede tempo, cure personali, sentimento, sacrificio. Come il Microsoft predica imparare,innovare sempre, l'amore che è il leit motif di un vivere secondo il Vangelo di Cristo e che ha per finalità che niente della persona vada disperso ma tutto continua in un futuro di gioia eterna, questo messaggio sembra essersi arenato. Forse può essere ripreso da una consapevolezza di quanto prezioso, umano, civile, si sta perdendo proprio dall'apatia, dalla mancanza di coraggio, dal narcisismo dal rifugiarsi in esperienze sbagliate di tanti giovani, e non si può neppure accusare la Scuola alla quale è impedito certo insegnamento in nome di un rispetto a libertà di pensiero, e dall'assenza di tradizioni vissute e per questo anche imparate, viste vivere. Il tempo e denaro e anche uno stimolo molto predicato, ma magari non fa molto presa, si aspetta a ricevere più che imparare a dare. Tutto si può ricominciare, ma come l'A.D. confida nel digitale da usare con discernimento, così insegnare la vita cristiana richiede applicazione di genitori, maestri che mettano tempo, cuore e amore , un focolare dove il bambino si senta avvolto nelle fasce di un amore rassicurante, aperto al futuro."Quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso?Perche invocate Signore, Signore e non fate quello che dico....Ogni albero si riconosce dal suo frutto, non si raccoglie fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. Noi oggi ci sembra possibile chiedere ai nostri laboratori tutto quanto non è secondo le leggi della natura, ma il frutto non è lo stesso, ha perso in sapore, I giovani che vediamo , i figli che ci troviamo sono il frutto del nostro modello educativo, abbiamo responsabilità e rispecchiano i valori nei quali abbiamo creduto.



10/12/2019 09:08 Sara
"La sua morte è un ulteriore titolo di coda sul Novecento teologico: non pare, a dire il vero, che il secolo successivo manifesti un’analoga creatività."



https://riforma.it/it/articolo/2019/12/05/j-b-metz-e-la-teologia-del-novecento

Leggevo proprio ieri sera sulla morte di Metz gigante teologico del novecento.
Ma del resto se non puoi mettere nemmeno un link per parlarne che cultura di alto livello vuoi fare?



10/12/2019 09:04 Sara
Premesso che il discorso del Papa è molto generico e non credo aiuti più di tanto a migliorare i test invalsi che richiedono per essere affrontati con successo più rigore che sentimentalismo, dovrebbero farsi una domanda anche gli insegnanti, dato che i test sui ragazzi sono stati pensati soprattutto per valutare il loro lavoro.
Se gli alunni rimangono troppo indietro da qualche parte sbaglieranno anche loro.
I cattolici c'entrano poco e nulla primo perché tra i cattolici ci sono importanti differenze dal punto di vista sociale, culturale ed economico, secondo perché soprattutto alle superiori la maggior parte dei ragazzi vive senza alcun contatto con il mondo cattolico.
Come tutto il resto ormai è trasversale certo spiace che con tutto il patrimonio culturale che il cattolicesimo si porta dietro (penso solo ad una casa editrice di altissimo prestigio accademico come Storia e letteratura fondata da un sacerdote) contino sempre meno, ma un po' è la secolarizzazione e che ci vuoi fare un po' è una fase storica.



10/12/2019 08:49 gilberto borghi
250000 giovani tra 15 e 32 anni emigrati dall'Italia negli ultimi 10 anni. La spesa % sul pil per l'istruzione in Italia è del 4,1, a fronte di una media europea del 5,4, con Islanda al top (7,1) e dietro di noi solo la Romania. Il Tar del piemonte sommerso dai ricorsi di genitori di figli bocciati. Cresce continuamente il numero di episodi di aggressione nei confronti dei docenti.
Potrei continuare ma non serve, la direzione è già chiara. A fronte di questo, ad esempio, nel ultimi 25 anni la CEI ha parlato della scuola pubblica solo in due documenti su 35 totali emanati riguardanti la scuola (tutti gli altri riguardano la scuola privata e l'insegnamento della religione cattolica). Non servono commenti.
Ed è proprio la percezione del futuro e la nostra capacità di adulti di guardarlo positivamente a segnare un solco enorme tra noi e i giovani: noi ci teniamo stretti con i denti le nostre posizioni sociali acquisite e non riusciamo più a consegnare loro una idea bella del futuro. Loro, nonostante questa partenza che noi gli consegniamo, non rinunciano a provarci anche dovendo emigrare e con grande fatica sono costretti a costruirsi da soli ciò che noi abbiamo quasi ereditato dalla generazioni precedenti. Egoismo generazionale.
Ma alla fine vinceranno loro....



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Maria Teresa Pontara Pederiva

Maria Teresa Pontara Pederiva, trentina (1956), sposata con Francesco, ha tre figli. Laureata in scienze naturali a indirizzo ambientale a Padova (1978) e diplomata in scienze religiose all’FBK di Trento (1990), ha insegnato scienze naturali per 39 anni nella scuola provinciale trentina. Nella Chiesa di Trento lavora, insieme a Francesco, nella pastorale famiglia e cultura-università, oltre che nella propria parrocchia.

Giornalista freelance dal 1984, si è occupata di famiglia, giovani, scuola, attualità ecclesiale e pastorale, ecumenismo, bioetica, salvaguardia ambientale e custodia del creato.

E’ stata tra i fondatori e redattori delle riviste Il Margine e Didascalie (La rivista della scuola trentina). Attualmente collabora perlopiù con il portale Vatican Insider-La Stampa, le Riviste delle Edizioni Dehoniane e i settimanali diocesani Vita Trentina e Il Segno.

Tra i libri pubblicati assegna un posto speciale a La Terra giustizia di Dio. Educare alla responsabilità per il creato (prefazione di Giancarlo Bregantini) EDB 2013.

 

 

 

 

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