Beati voi quando vi insulteranno
di Giorgio Bernardelli | 10 novembre 2019
Su una beatitudine esigente che proprio l'era digitale ci sta facendo riscoprire in tutta la sua forza evangelica

«Beati voi quando gli hater vi prenderanno di mira, quando istigheranno alla violenza fisica contro di voi e costruendo fake news monteranno campagne social contro di voi per causa mia e del Vangelo. Rallegratevi ed esultate perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Gli amici esegeti scuoteranno la testa, lo so. Ma ultimamente quando ascolto il brano di Vangelo delle Beatitudini mi capita sempre più spesso di pensare che forse oggi dovremmo tradurlo anche così. Perché è una parola di Gesù che questo nostro tempo ci rilancia in tutta la sua forza: sì, «beati voi quando vi insulteranno» è una parola particolarmente provocatoria per questa era digitale in cui - lo vediamo proprio in questi giorni con la vicenda di Liliana Segre - la violenza verbale sembra dilagare.

«Beati voi quando vi insulteranno». Confesso di aver a lungo pensato che questa parte del discorso fosse quella facile. La persecuzione fisica - mi dicevo - quella sì fa paura; l'insulto invece scoccia, certo, ma è solo questione di farsi le spalle un po' più larghe. Puoi comunque permetterti di compatire chi ti insulta, essere superiore a queste cose... E poi: è proprio necessario andare nei posti dove ti insultano? In fondo basta selezionare bene le frequentazioni e il problema lo risolvi alla radice...

Già. Però, poi, arriva l'epoca dei social e ti rendi conto che non è affatto facile. Capisci che cos'è davvero l'insulto e quanto può farti ribollire il sangue. Capisci che cosa vuol dire avere qualcuno sempre pronto a rinfacciarti qualcosa e a raggiungerti anche là dove meno te l'aspetti. Constati che appena ti esponi su qualcosa è sufficiente qualche ora per trovare distorte o strumentalizzate le tue parole da qualcuno che ce l'ha con te. Del resto lo sappiamo: nell'ambiente digitale si può comodamente essere leoni da tastiera senza nemmeno guardare in faccia il fratello. Ma ti accorgi pure di quanto persino tra noi cattolici - persino qui su VinoNuovo - sia difficile confrontarsi «per causa Sua e del Vangelo»; persino questo talvolta diventa un ring. E alla fine capisci quanto tu stesso ci sei dentro fino al collo in questo meccanismo; quanto anche nel tuo cuore e nella tua mente diventi difficile porre un confine tra la difesa della verità delle cose e quella del tuo ego. La tentazione di scappare così si fa grande. Ce lo diciamo sempre più spesso: «no, li dentro basta; adesso chiudo il profilo così la smettono loro e la smetto anch'io».

Ecco: è esattamente questa situazione quanto il Vangelo - al contrario - ci proclama come una beatitudine. Gesù non ci dice: sii paziente, resisti, conta almeno fino a dieci prima di scrivere una risposta in chat... No, dice proprio: se sui social ti insultano per causa mia e del Vangelo sei beato. «Perché, Signore? - viene da rispondere nella preghiera -. Che cosa c'è di tanto prezioso nel restare lì a farsi insultare?».

«Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli», dice il Vangelo. Sarò un inguaribile scettico, ma io non me lo vedo proprio il Padre eterno che alla fine dei tempi consegna una medaglia più scintillante a chi ha battuto il record di stalker su Twitter. No, quella «ricompensa nei cieli» deve voler dire per forza qualcos'altro. Quei «cieli» devono per forza indicarci anche un modo diverso per stare in rete adesso. Del resto non è lo stesso Gesù nelle parabole a dirci che questo «Regno dei cieli» con Lui è già qui in mezzo a noi? E può non esserci oggi anche sui social network?

Sì, Signore, mi costa tanta fatica questa tua beatitudine. Mi accorgo di quanto sia ancora lontano dal viverla. Perché lo vedo che solo la Tua è una Parola di verità; mentre le mie - anche quando parlo di Te - sono piccole. E per di più coi miei giudizi sugli altri ho pure il vizio di trasformarle in idoli intoccabili.

«Beati voi quando vi insulteranno». Sì, beati voi che credete in un mondo dove non è raccogliere più like il metro di chi è innalzato. Beati voi che annunciate una verità che è segno di contraddizione, che non accettate l'odio e la menzogna, che anche in rete prendete sempre le difese di chi è debole. Ma nello stesso tempo restate grati del fatto che il Padre misericordioso con voi non utilizza mai il comando per bannare. E col suo pc oggi continua a scrutare la rete nella speranza che anche l'hater, vostro fratello, ritorni a casa per fare festa insieme.

«Beati voi quando vi insulteranno». È il momento in cui finalmente possiamo decidere quanto amare davvero.

 

 

15/11/2019 11:53 Lorenzo Pisani
Un commento al volo a questo articolo molto bello.
Tanti di noi possono starci o non starci sui social: anche se non esprimo il mio pensiero su tutto, l'umanità continuerà a sopravvivere.
Capisco e apprezzo che il punto di vista di un comunicatore professionista sia parecchio diverso.
Quanto poi agli insulti, come anche altri hanno rilevato, sono cosa abbastanza frequente, quale che sia l'argomento del dibattere. Quando poi parliamo di cose di religione, ...
Non penso che sia a caso che Bernardelli sottolinei "ti insultano per causa mia", e questo circoscrive l'ambito del discorso rispetto a scantonamenti di ogni genere.
Dato che è facile confondere cause nobili con il proprio ego, lo stesso Bernardelli aggiunge una ulteriore chiave di discernimento: "prendere le difese di chi è debole".
Alla fine, questa chiave di discernimento ci fa scendere dal piano dei principi alla vita quotidiana.
E dice molto anche a me che non sono operatore della comunicazione.



10/11/2019 13:47 Pit Bum
https://www.repubblica.it/cronaca/2019/11/10/news/zanrosso_nonna_hater_mattarella-240727396/


10/11/2019 11:47 Paola
Concordo, Francesca, ma come sempre è l'atteggianento quello che conta. Non credo che Gesù fosse animato da odio quando ha fatto il gesto nel Tempio, voleva dare giustamente un segnale, voleva scuotere le coscienze intorpidite.
Ma ricordiamoci che diceva anche di porgere l'altra guancia, e ricordiamoci anche che violenza chiama violenza, il nostro mondo ha sempre solo usato il dare/avere come concetto base per muoversi: tu fai così, io pure faccio cosà, ma dove ci ha portati? La signora Segre l'altro giorno ha incontrato Salvini, quale miglior gesto di distensione e di pace, più di mille altre parole, avrebbe potuto fare? Questo non è rinnegare le proprie convinzioni sul tipo di società che vogliamo, ma le rinforza, secondo me,
ed è un grande esempio di come da idee opposte ci si possa e debba sempre incontrare, per lo meno provare, perché è sicuro che dallo scontro testa a testa è molto difficile venirne fuori, dal dialogo, chissà. ...Come esseri umani, e noi per primi come cristiani, abbiamo il dovere di deporre la spada, sempre, secondo me, se non andrà subito come sperato, almeno avremo seminato, l'amore non è mai a fondo perduto, a mio parere, prima o poi i frutti si vedono, voglio crederci..



10/11/2019 10:49 Francesca Vittoria
Se Gesù Cristo ha rovesciato i banchi di chi faceva cosa offensiva al Tempio, allora è doveroso imitarlo. Perché il tempio oggi è L'uomo stesso quello che viene piegato, costretto a subire una Autorità che si manifesta per niente giusta, clemente soltanto verso il suo decidere per conto di cittadini i quali affidano fiducia potere nella speranza di raggiungere obiettivi di benessere per tutti. Non si può ignorare la storia , quanto costo di sangue umano versato in opposizione a idee distruttive , che hanno calpestato dignità, civiltà della persona umana, il Tempio dove pure a Dio creatore spetta avere posto.Non è anche per questo difendere i valori in cui si crede che anche a noi è consentito rovesciare i tavoli dove si decide quale società voler essere? Come fingere di non sapere e non valutarne l'importanza dell'affronto che un fratello lamenta di subire? La signora Segre, e ' come se venisse rigettata in quel lager da dove miracolosamente è uscita, una fortuna ad diventare testimonianza credibile di un abominio compiuto da un dio potere che si è manifestato con ambizioni di potere assoluto in forma di bestiale assenza di umanità. E come non alzare un segno di divieto visibile al minimo profilarsi di questa ombra che ha ancora il coraggio di profilarsi, di usare dileggio verso la sua vittima, che oggi siamo noi stessi se si finge di ignorare a quali fini mira, se uguali al passato tutto si manifesta davanti al tempio dove Dio e Signore e che Gesù Cristo ne ha rovesciato la presenza. No, se restiamo apatici, non vedenti Sordi per di una tolleranza a supposti gesti da persone che non sanno quello che fanno o intemperanze giovanili, la citazione della beatitudine non ci riguarda, e al contrario ci interroga perché di fronte a uno lasciato mezzo morto sul ciglio della strada passiamo oltre lo lasciamo morire e così i briganti credono ancora di più nel loro potere. E'. Un altro il potere di Dio e ce lo ha insegnato opporsi a difesa con armi diverse, insegnare agli ignoranti, dar da mangiare agli affamati,da bere agli assetati di giustizia, si guardi all'ILVA ai cittadini di Taranto, il costo di vite umane per lavorare dove c'è aria avvelenata, e cosa non si arriva a perpetrare di delittuoso a inseguire il proprio benestare dal fatto che dimostrano le vittime inconsapevoli di cinica indifferenza, delitto perpetrato Che ha coinvolto è fatto vittime dei soccorritori servizio al bene comune!!. Tutto questo accade oggi sul "sagrato delle nostre chiese. Con che coscienza passare oltre per andare da Chi?


10/11/2019 09:26 Paola
Secondo me, quando si è dietro ad una tastiera, è un po' come essere dietro ad un volante nel traffico: più facilmente che altrove sfoderiamo il nostro lato peggiore.
Ha ragione Pietro a dire che bisogna replicare, e solitamente se si portano argomenti pacati, senza entrare nella stessa logica aggressiva, dall'altra parte c'è un cambiamento, a volte timide scuse, non sono stato capito, volevo dire che...
Credo sia lo stesso meccanismo per cui se ti vedi negli occhi, anche al volante, ritrovi l'umanità perduta, e lasci per un momento la voglia che avevi di gareggiare e arrivare primo, ma tutto questo la dice lunga su quanto abbiamo, come esseri umani, ancora tanto da imparare.
Come sempre, il buon senso lo deve mettere chi ce l'ha, e non è questione di debolezza, ma di forza. Si dice che il nostro Dio sia relazione, ecco proprio imparando a relazionarci, vittime o meno, possiamo apprendere a diventare uomini migliori, e proprio quando pensiamo di essere nel giusto, dobbiamo dimostrare davvero la nostra comprensione non cadendo nello stesso errore di chi ci ha aggredito..
Pensando alle volte in cui ho risposto piccata anche io, qui nel blog, o altrove, mi dico che ogni volta ho perso un'occasione di miglioramento,
e mi dico anche che se non sono stata capita, forse anche io ho usato parole sbagliate, e solo ammettendolo, potrò andare incontro all'altro, anche perché non è gridando, che la mia idea sarà più considerata .. E poi, e poi... non devo dimenticarlo mai: l'altro è mio fratello, che ha bisogno di me, come io di lui, solo provando a capirci saremo il famoso sale sulla terra..



10/11/2019 08:26 BUTTIGLIONE PIETRO

Potrebbe sembrare che la miglior risposta ad un attacco/offesa sia passarci sopra, non rispondere, forti della verità in cui crediamo fortemente, consci della piccolezza e spesso insulsaggine dell'attacco e... Perché no? Pieni della Beatitudine del versetto..
Ma..ma..ma.. se abbiamo ben presente come l'hater si senta PROTAGONISTA in un teatrino in cui sfoga tutti i suoi insuccessi e malumori... ecco che dobbiamo aver presente che ci sono tanti SPETTATORI, cui la ns non-replica appare come assenso, mancanza di argomenti, ecc. Imo bisogna replicare. Se si riesce ad andare al cuore dell'insulto, non certo con altri insulti, ad es con argomenti logici, senza alcuna violenza, la mia esperienza dice che l'hater non ti replica più.  




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Giorgio Bernardelli

Giorgio Bernardelli, giornalista della rivista Mondo e Missione e del sito mondoemissione.it, ha lavorato per dieci anni alle pagine di informazione religiosa di Avvenire, quotidiano con cui tuttora collabora oltre che con il portale internazionale di informazione religiosa VaticanInsider. Porta nel cuore Gerusalemme, città a cui ha dedicato diversi libri e che racconta nella rubrica La porta di Jaffa sul sito www.terrasanta.net.

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