Il libro
Cara Chiesa, dobbiamo parlare
di Ilaria Beretta | 13 ottobre 2019
Quante cose le donne avrebbero da dire al maschilista mondo cattolico, se le lasciassero parlare! Il nuovo libro di Ilaria Beretta (Ancora editrice) tenta di dar voce non alle "solite esperte", ma a 15 donne impegnate a vario titolo nella Chiesa.

«Dobbiamo parlare». Se la Chiesa fosse una persona, probabilmente le donne la farebbero
accomodare in salotto e, bloccando per precauzione ogni via di fuga fisica e dialettica, affronterebbero a uno a uno con la diretta interessata i nodi di una relazione che non funziona.
Che siano religiose impegnate in parrocchia, laiche attive negli oratori oppure professioniste negli istituti teologici, le donne conoscono infatti sin troppo bene lo sguardo sostenuto, condiscendente, a volte addirittura sprezzante, rivolto loro dagli uomini di Chiesa che ancora oggi, in Italia, nell'era delle pari opportunità, sembrano non avere alcuna intenzione di condividere con la cosiddetta «altra metà del cielo» il prestigio del sapere e l'autorità della decisione.
Perciò con un «dobbiamo parlare» (frase che nessun maschio, sposato e celibe che sia, spera di sentire mai nella vita) si metterebbe subito in chiaro che la questione «donne e Chiesa» è seria e non si può rimandare.
D'altronde che la strana coppia abbia un problema è sotto gli occhi di tutti: dei cristiani e pure di chi ha poco a che fare con la religione; anzi, siamo giunti a un livello di non ritorno, a meno che le parti non si decidano finalmente a un discorso - appunto - schietto. Il complicato rapporto tra Chiesa e genere femminile è infatti tutt'altro che risolto e resta tuttora un cruccio per milioni di cristiane «qualunque» che nella pratica delle realtà ecclesiali si scontrano quotidianamente con difficoltà, incomprensioni, ostacoli, rifiuti, disparità di trattamento.
Senza ombra di dubbio sono dunque le donne a «tenere in piedi» concretamente la Chiesa attraverso le più varie forme di partecipazione e in molti contesti - dalle parrocchie ai conventi, fino alle associazioni - in cui tra l'altro si sono ormai conquistate la superiorità numerica sugli uomini. Pensiamo al rapporto di genere rispetto alla disponibilità al lavoro nelle comunità ecclesiali: non c'è partita. Oppure ai catechisti: in Italia l'80 per cento è donna. Tuttavia proprio le donne che lavorano nelle parrocchie o sono impegnate a un livello territoriale «intermedio» nelle diocesi si possono
meglio di chiunque rendere conto nella prassi delle disparità esistenti tra i sessi e accorgersi dello strano paradosso che le vede da un lato risorse indispensabili per il buon funzionamento della macchina-Chiesa e dall'altro potenziali minacce alle quali è meglio continuare a chiudere le strade.
Tra l'altro negli ultimi decenni le donne sono cresciute e ai primi banchi davanti all'altare si affollano ormai signore che, avendo accumulato una competenza teorica certificata da lauree in scienze religiose e dottorati in teologia (oltre naturalmente a equivalenti titoli nelle più disparate discipline laiche), non sono affatto sprovvedute nei confronti di chi spadroneggia dal pulpito. Eppure l'impressione è che in seminari e parrocchie queste competenze non solo non siano valorizzate, al contrario diventino ulteriori elementi di allontanamento ed emarginazione, soprattutto per le più giovani, certamente abituate a un trattamento più maturo in altri settori della società.
La partita però non si gioca più con proclami in piazza, bensì a livello ecclesiale di base, dove le donne ricercano un'inversione di rotta sostanziale di mentalità e cultura. In quest'ottica a guidare il cambiamento non sono più poche militanti ma una maggioranza «silenziosa» diventata talmente consapevole di sé da non accontentarsi più di vincere la battaglia unicamente scrivendo il proprio nome su una targhetta. Occupare le stesse cariche e svolgere i medesimi ruoli degli uomini non sembra la strada più efficace (né più evangelica) da seguire per ottenere riconoscimento. Sono le donne «ordinarie» che oggi invece appaiono più pronte ad assumersi le responsabilità di un cambiamento, graduale ma inarrestabile.

 

Ilaria Beretta, «Quello che le donne non dicono alla Chiesa», Ancora Editrice, pagine 160, euro 16 

16/10/2019 11:47 Giuseppe Risi
Da tempo penso (e dico apertamente ogni volta che mi capita) che quello del ruolo della donna nella Chiesa è uno dei temi sui quali è più evidente l'arretratezza della Chiesa stessa rispetto alle "buone" conquiste della società civile. Martini diceva che siamo indietro di 200 anni: concordo. E questa arretratezza ottusa su temi sui quali la società ha fatto passi avanti positivi relega le indicazioni della Chiesa su altri temi eticamente sensibili come posizioni arretrate, anche a prescindere dal contenuto. Se la Chiesa non acquisisce come avanzamenti positivi dell'umanità intera questioni che in modo lampante e incontestabile appaiono evidenti e, tra l'altro, non rompono per nulla l'impianto teologico-dottrinale (ma la prassi quella sì!), non potrà mai essere credibile quando propone valori morali sempre validi, perchè saranno sempre percepiti, e combattuti, come vecchi, passati, fuori del tempo.
Si può discutere le modalità, la diversità del ruolo della donna rispetto a quello dell'uomo, se sia o meno possibile il sacerdozio pieno o quello dimezzato… Ma lasciare tutto com'è, con le donne (solo perché donne!!) fuori da ogni stanza dei bottoni e da ruoli di effettiva responsabilità, non credo sia più possibile, non credo sia ancora comprensibile da parte (non dei mangiapreti) dei buoni cristiani, maschi o femmine.
GR



15/10/2019 05:09 Francesca Vittoria
C'è il parroco che si organizza il lavoro e per esempio, riceve su appuntamento. Infatti tutto è molto ordinato, silenzioso, la chiesa sembra Per altri motividisabitata, fredda. Sono entrata per caso in una, che era l'esatto contrario, davanti alla Madonna un tavolino di metallo dove erano candele accese. Una signora seduta mi prega se le accendo due candele e mi porge le monete.....luce ma anche calore di candela, umano sentire. Alla parete una frase che invita a essere a tenere viva La fede nella vita di ogni giorno. Perfino un organo suonava, a essere parole di preghiera, a togliere tensione accumulata, a creare pausa di distensione nei sentimenti. In fondo sull'altare maggiore, bene illuminato il Gesù della Misericordia, bene illuminato tanto da vedersi bene dal fondo, da chi entra per una visita solo, mentre dove si fa eccessiva economia, la luce e smorta, d.inverno si gela tanto che chi è avanti negli anni o delicato di salute, non la frequenta, Fiori freschi, si vede offerti da fedeli che esternano così anche con un fiore il bisogno di pregare con affetto quel Dio invisibile ma del cuore. Due chiese, due menti diverse, che naturalmente fanno pensare anche a una dialettica nei rapporti tra fedeli e Casa di Dio, diversi. Dio e la, forse solo questo deve contare. Nei Paesi dell'Africa c'è penuria di sacerdoti, dicono, e si pensa che molti più compiti possano essere assegnati a fedeli laici- donna, magari è una buona idea anche qui, sempre a dare sostegno al servizio, sempre se può esistere sintonia di intenti , e si percepisca come fedeli, un po' di quel calore che si crede Dio abbia per chi a Lui si rivolge e spera. Rispetto alla situazione in certi continenti e da ringraziare Dio che vi siano Chiese aperte, e l'importanza di offrire i doni che da Dio sono stati pensati a essere dispensati a una umanità che come oggi non ha marciapiedi dove camminare in sicurezza.


14/10/2019 19:18 Claudia
Il passo successivo, che si raggiunge con l'età, dopo che i sogni sono svaniti e le speranze disilluse, quando si ha visto troppo spesso che si tratta di un inattaccabile muro autoperpetuante che anche quando ne salta una scheggia subito si ripara ... si arriva al punto dell' "ma andate tutti al ..."
Ma ci si arriva con l'età, quando arriva la saggezza e si decide che D.o esiste anche nonostante loro.
Il non dare perle ai porci vuol anche dire di non lavorare per chi non merita aiuto.



14/10/2019 10:57 Francesca Vittoria
Una cosa Gesù Cristo ha voluto, che sua madre diventasse Madre degli apostoli e a discendere, Madre nostra. Ora, se Lui l'ha considerata genitrice, le ha riconosciuto anche i doni intellettuali che la abilitano a insegnare, a educare, a esercitare una influenza con il anche. Suo parere nelle circostanze in cui si debba contribuire a formulare decisioni utili per tutto il mondo dei fedeli, fatto da uomini e donne, giovani e vecchi. Una intelligenza sullo stesso piano di una altra intelligenza, supporto prezioso come può verificarsi quando vi sia carenza di presenza maschile, infatti si sono fatti santi uomini e sante donne, non solo Marta ma anche Maria erano discepole. Molto apprezzamento a quella signora che officia funerali e altre incombenze a Sesto di Pusteria, che non si esprime rivendicando ruoli di carriera, come oggi si subdora ,Sia il voler usurpare un ruolo maschile, (questo è ben visibile in politica tanto al cittadino sembra essere l'obiettivo preminente a quello di "servizio" alla comunità, al bene del Paese, ) quello che nella Chiesa è stato designato a Pietro. Maria e la madre che solerte vive nel mondo, anche Lei cammina per aiutare a svolgere il compito di far conoscere al Figlio i bisogni di chi invoca aiuto di tutti quelli che a Lei in quanto Madre si rivolgono ,ascolta e intercede presso il Figlio. Questo è servizio come è servizio quello del sacerdote il quale non va visto come "un potere, una carica, un ruolo di cui menare vanto personale. C'è saturazione di guerre, la guerra anziché un piano dialogo, accendere un cerino per una candela alla Pace, non a una ara dedicata al vincitore è croci alle tante vittime.! Guardiamo a quelle aree di cimiteri sparsi in tutto il mondo è prima di un altro in aggiunta domandiamoci quale sia ila nostra missione di cristiani, il nostro obiettivo non dovrebbe essere PACE? Pace a voi, è stato detto, "vi do la mia pace" indicazioni sacrosante!


13/10/2019 13:45 BUTTIGLIONE PIETRO
Capita a fagiolo quel testo che ho già citato di Politi, che inizia con le cifre: circa 150.000 suore in meno dal 2000 al 2016, prosegue che le loro mansioni umilissime, e poi sussegue con i vari appelli/tentativi infruttuosi di rosicchiare posti di rappresentanza fino ad oggi.. ( non conoscevo quelli dei Foco)..

Ieri pome alla Scuola Biblica abbiamo analizzato Deborah ( GC)... Ho chiesto al Maestro Nason se nell'Ebraismo ha albergato il femminismo.. mi ha citato il Cantico.. peccato che sia di derivazione Egizia..😭)
Insomma.
sconsolante!!



Commenta *






Versione stampabile
Scrivi a Vino Nuovo





Ogni opinione espressa in questo sito è responsabilità del singolo autore. www.vinonuovo.it è un blog in cui ci si confronta su temi e problemi dei cattolici oggi in Italia.
Come tale non rappresenta una testata giornalistica e non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

Cookies: ai sensi della normativa sulla privacy si informano gli utenti del presente sito che, ai fini di garantire un ottimale funzionamento dello stesso, viene fatto utilizzo di cookies. I cookies sono piccoli file di dati che i siti visitati dall'utente inviano solitamente al suo browser, dove vengono memorizzati per essere poi ritrasmessi agli stessi siti alla successiva visita del medesimo utente. Alcune operazioni non potrebbero essere compiute senza l'uso dei cookies, che in alcuni casi, sono quindi tecnicamente necessari. I cookies utilizzati nel presente sito sono di tipo tecnico ed hanno lo scopo di garantire il corretto funzionamento di alcune aree del sito stesso e di ottimizzare la qualità di navigazione di ciascun utente. Non vengono utilizzati cookies di profilazione.
Web Design www.horizondesign.it