Il libro
I missionari della porta accanto
di Gerolamo Fazzini | 15 ottobre 2019
In Italia si stanno diffondendo le "famiglie missionarie a km 0", esperienze di coppie che vivono in edifici parrocchiali dismessi e propongono "nuovi modi per abitare la Chiesa". Le loro storie nell'omonimo libro di Gerolamo Fazzini (editrice Ipl).

In un tempo in cui talora i cattolici si sentono assediati e corrono il serio rischio di rinchiudersi in fortini, fisici o simbolici, le storie che ho raccolto dicono che si possono incarnare modalità più evangeliche, missionariamente efficaci perché elementari nella loro grammatica (accoglienza reciproca, servizio e condivisione, apertura al diverso) e, quindi, immediatamente comprensibili anche all'uomo di oggi e in un tempo come il nostro.

Sono le "famiglie missionarie a km zero", realtà di condivisione tra famiglie che spesso abitano in edifici ecclesiastici, come canoniche e oratori, e che fanno dello stesso "abitare" una forma di annuncio. Una nuova presenza della Chiesa tra la gente, una presenza "formato famiglia" ormai diffusa, in forme diverse, in varie regioni d'Italia.

Nello spirito della Evangelii Gaudium, a queste famiglie non interessa occupare spazi: non vanno in parrocchia con obiettivi di "potere" o per accedere agli incarichi più prestigiosi. Al contrario, insieme con i sacerdoti e la comunità, stanno innescando processi, liberando energie talvolta sopite. Cosa accadrà e quali risultati si otterranno da tali sforzi non è dato loro sapere. Molte famiglie potrebbero non vedere, se non in piccola parte, l'esito delle fatiche fatte; eppure già oggi tutte (sono loro stesse a dirlo) sperimentano «il centuplo quaggiù»: quella ricchezza sovrabbondante, imprevedibile e immeritata, che il Signore fa vivere a quanti, come nel loro caso, si mettono in gioco per il Vangelo.

Il "centuplo" - per le "famiglie missionarie a km zero", che vivono ogni giorno in case disordinate e tra mille "interferenze" - sono le coccole che le signore anziane del quartiere riservano ai figli, le mille attenzioni che parrocchiani di ogni età manifestano per i nuovi arrivati in casa, gli abbracci e le torte ricevute in dono, le relazioni che si moltiplicano e infittiscono, il vicino che si riavvicina alla Chiesa perché l'ha trovata accogliente. E, su tutto, la percezione di una vita più ricca e piena proprio perché donata.

Tutt'altro che trascurabili, a detta degli stessi protagonisti, sono i benefici che anche i sacerdoti che vivono questa esperienza ricevono in dono. Uno dei preti incontrati in questo viaggio ha detto: «La testimonianza del Vangelo è più credibile se frutto di una condivisione e di una vita fraterna, comunitaria. Vale anche per noi preti. Il celibato, se combinato alla vita solitaria, più che una testimonianza rischia di trasformarsi in una comodità, diventando un segno che non parla agli uomini e alle donne di oggi».

Il «centuplo quaggiù» è accordato infine alla comunità dove le "famiglie missionarie a km zero" si trovano a vivere. Grazie a loro, diventa più immediato cogliere che al cuore della parrocchia c'è non "un uomo solo al comando", ma una fraternità di persone con ruoli, vocazioni ed età diverse. E questo contribuisce a trasformare la parrocchia in profondità: da una realtà alla quale ci si rivolge per chiedere e ottenere una serie di servizi (religiosi o di altro tipo) a luogo di vita, ossia dove si incontrano gli altri e si sperimenta la gioia del Vangelo.

Il fatto di ridare vita, restituendo loro anche un senso, a strutture parrocchiali (oratori o canoniche che siano) abbandonate o non più presidiate, è l'immagine visibile di un'operazione, ben più importante, che le "famiglie missionarie a km zero" compiono: restituire alla comunità cristiana una capacità di ri-generare, con audacia e creatività, spazi e relazioni, perché il Vangelo si incarni anche oggi, sempre più, nella vita della gente.


Il libro di Gerolamo Fazzini «Famiglie missionaria a Km0» (Edizioni Ipl, p.176, euro 18) verrà presentato a Milano giovedì 17 ottobre alle ore 18,30 presso il nuovo Centro Pime di via Monte Rosa 81. Insieme all'autore interverranno la coppia Manuela Salari e Fabio Panzeri e don Ambrogio Basilico parroco della chiesa della Pentecoste a Quarto Oggiaro (Milano)

21/10/2019 14:07 gg g.
" a queste famiglie non interessa occupare spazi: non vanno in parrocchia con obiettivi di "potere" o per accedere agli incarichi più prestigiosi"... perché? in parrocchia esistono incarichi prestigiosi?
Stiamo attenti alle parole altrimenti il virus bergogliano per cui l'unico pericolo nella chiesa è il carrierismo si diffonde a dismisura e lo vediamo anche dove non esiste.



16/10/2019 11:08 Francesca Vittoria
Leggo di una iniziativa nuova di una "nascita"? A essere parrocchia che mi sembra frutto di miracolo medjugoriano. Perché anche la visita di Maria a Madjugorie a sei persone dalla vita normale che nel tempo hanno fatto scelte di vita normali , come sposarsi e avere famiglia, a intrattenere un rapporto da messaggeri abbattendo lo spazio di divisione fra cielo e terra, e attirare così tanto pellegrinaggio di famiglie, di persone di ogni età, con ogni genere di esperienze, di problemi da confidare alla Madre, sembra suggerire questa novità o iniziativa. Ma vorrei aggiungere una esperienza di problema vissuto, di idea impossibile a essere realizzata non per cattivo volere ma per una ragione di tante piccole istituzioni che però se si bussa sembrano non contemplare ciò che si chiede, è quello che magari si chiede e cosa nuova che non è tra quelle offerte. E' come necessitare di un immediato trasporto ma non trova il veicolo. Oggi leggo su la stampa di una mamma con figlio tetraplegico che lamenta di non essere soddisfatta della scuola "mio figlio autistico promosso purché se ne andasse", ma anche un altro annuncio: una Fondazione (Paideia) gestisce una fattoria sociale che si estende su ettari di collina pensata per offrire cure e servizi e momenti di socialità per tutte le famiglie con bambini disabili; luogo bello, accogliente ovunque accessibile ricchissimo di opportunità per imparare ,sperimentare e condividere esperienze a contatto con la natura. Questi sono esempi, ma le necessità sono mille, se si prende il caso della persona anziana, da anni in carrozzella, con poche possibilità se non di aiuto domestico, cosa offre l'attuale parrocchia, appena la comunione, ma non il sacerdote se non raramente visto che sono pochi e che neppure sono presenti quando la persona e colta dal passaggio ad altra vita, di sorpresa.Ma potrebbe anche realizzarsi un altro servizio, come ad esempio una persona a intrattenersi per un dialogo di ascolto o altro, perfino in lingua materna, che poi sono i dialetti, tanto che arrivano cari al cuore.ce ne fa esempio in un film Guareschi, anche lì ci sarebbe da dire di come essere sacerdoti preparati all'oggi, non solo per il cellulare e ..... È molto altro ...ma...per quanto è varia la vita delle persone...Allora plaudo a queste novità, braccia lunghe verso la umanità più in difficoltà, non lo spostarsi di questa ma arrivare a queste persone, farsi non messaggio soltanto ma a interpretarlo, renderlo reale, come mi viene di far riferimento alla azione di Maria, a imitarla. Perché di sicuro partendo da un nucleo serio, disponibile fedele alla Parola, ha più possibilità di avvalersi di altre disponibilità e raggiungere e soddisfare quelle situazioni che altrimenti restano isolate, Una catena, o se vogliamo un rosario dove ogni perla se ne aggiunge un'altra. Famiglie missionarie a chilometro zero, ma che speranza per quella madre e che sole per quella persona che passa tante ore davanti a un televisore che offre solo un palliativo , come una macchina, un robot. Credo importante, vitale che arrivi a tutte le persone chiuse in casa il giornale, questo è anche vita, darlo a un prezzo agevolato se si tratta di pensionati, il minimo possibile, sarebbe un benefit, tanti modi diversi anche del pacco natalizio, più vicino e desiderato dalla persona. Sono idee,ma chissà!! Forse merita provare


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