La Messa del silenzio: il punto di vista dei preti
di Sergio Di Benedetto | 09 ottobre 2019
Alcuni sacerdoti ci mandano le loro considerazioni sulla 'Messa del silenzio', tra esigenza di preghiera, bisogni della comunità e armonia liturgica.

Dopo il mio articolo sulla ‘Messa del silenzio' ho ricevuto qualche considerazione di alcuni sacerdoti, i quali hanno voluto arricchire il dibattito con il loro punto di vista: un contributo molto utile, soprattutto per il ruolo che il sacerdote riveste nella liturgia, ma anche perché, spesso, sono loro i bersagli primi e forse esclusivi di rimostranze e critiche dei fedeli sul tema delle celebrazioni. Così ritengo sia proficuo darne una sintesi, per avere anche l'opinione di chi ‘sta dall'altra parte' e vive ogni giorno la liturgia, presiedendola e vivendo a contatto con il popolo di Dio, ma anche attraversando le fatiche e le gioie del ministero ordinato.

I sacerdoti sono di differenti età, con diversi anni di ministero alle spalle (qualcuno è prete da pochi anni, altri da quasi trenta), rivestono ruoli diversi nelle loro comunità e hanno anche chiare sensibilità personali, dando maggiore importanza per formazione, cultura, carisma ad aspetti diversi che sentono come rilevanti per sé e per i fedeli laici.
In fondo, tutti concordano nell'importanza del silenzio e dell'equilibrio.

Così, un parroco si fa sostenitore di omelie chiare e sintetiche, che centrino un punto essenziale, senza eccessiva verbosità (che, confessa, attanaglia non pochi confratelli). Per dare poi spazio alla Parola e al Mistero celebrato, senza dilungarsi inutilmente, ecco che diventa importante ridurre al minimo le parole del sacerdote: nessuna introduzione o monizione, avvisi ridotti all'essenziale. Rimane fondamentale cercare un equilibrio tra le varie parti della Messa, sforzandosi di celebrare per tutti, senza banalizzare, ma senza neppure rivolgersi solo ai colti, ai cristiani più formati, a quanti hanno piena consapevolezza di quello che si celebra.
Qui infatti egli individua un pericolo insito nella ‘Messa del silenzio': perché la proposta può essere interessante e provocatoria, per rimettere in luce quello che conta (Parola e Eucarestia), ma rischia di essere elitaria.
Allora ecco il consiglio per i fedeli: arrivare per tempo, leggere prima le letture, trovare un momento, magari in settimana, per spendere qualche minuto in vista delle celebrazione domenicale, ‘isolare' con un po' di silenzio precedente il momento della Messa.

Un altro parroco mi fa presente che non bisogna ‘concedere una Messa' per fare silenzio, perché sarebbe preferibile trovare un altro momento ad hoc per vivere distesamente un momento prolungato di silenzio. Certamente, però, si sente l'esigenza, anche per chi celebra, di una liturgia essenziale e armonica, senza che essa sia banale o superficiale. Ma qui scatta una sana provocazione, che è anche un'autocritica: è giusto porre in rilievo e pretendere qualità celebrativa dal presidente, ma è innegabile che la Messa dipende ancora troppo dal sacerdote. Ci sono tanti attori in una Messa, ma essi sono ancora poco valorizzati e coinvolti: quanti sacerdoti formano i laici per vivere bene la liturgia? E quanti laici vogliono impegnarsi per viverla partecipando?

Un terzo sacerdote, giovane, fa presente preliminarmente che celebrare la Messa tutti i giorni è una grazia, anche perché lui, da quando è diacono, predica quotidianamente. E questo è un dono, in quanto, ritiene, è spinto a meditare ogni giorno la Parola per trarne una notizia buona per la sua vita e per quella dei fedeli.
A riguardo fa un'umana ammissione: non sempre durante la Messa il sacerdote riesce a pregare. Perché magari è distratto da tante attività da fare dopo o fatte poco prima, perché magari ci sono le ‘domeniche insieme' con i bambini e le famiglie, perché magari è stanco e non ha dormito, perché magari ha un pensiero ascoltato che gira nella testa.
È bello, aggiungo io, e consolante che anche un sacerdote confessi di non riuscire a pregare sempre, per tanti motivi diversi, che spesso sono gli stessi motivi che vive il fedele laico che si distrae, che si annoia, che non trova il momento per una vera preghiera. Siamo tutti uomini, e tutti viviamo situazioni simili anche nella fatica della preghiera.
Egli fa poi una riflessione opportuna: da sacerdote, soprattutto alla domenica, sente l'esigenza di dover spiegare il rito perché la gran parte dei fedeli ha perso quella grammatica, non trova più il senso di certi gesti. È forse un errore, concede, perché può produrre un eccesso di parola. Ma come fare, si chiede, per un uomo moderno che ha perso il senso del rito? Soprattutto: quando si celebrano Messe per i bambini, sembra che gli adulti vogliano ‘messe-teatro', spiegate, con la battuta, l'aneddoto, e così via. Si domanda: siamo certi che i bambini vogliono celebrazione così condotte?
Forse è sbagliato pretendere che i bambini capiscano tutto (o quasi); è una richiesta inconscia, che hanno più gli adulti che i bambini. Perché, in fondo, basterebbe anche un'emozione, una parola o un gesto perché il bambino impari qualcosa dalla liturgia.
Non ha una risposta a questi quesiti, ma sono interrogativi che si pone da tempo.

Anche un altro prete ammette che predicare ogni giorno è una grazia, perché si costringe a meditare il Vangelo anche quando non ha voglia (anche questo tratto umano è molto consolante). Tiene a precisare che è importante cercare di capire chi ha di fronte il sacerdote, quale ‘destinatario' vuole avere la sua omelia. Inoltre, il tutto deve sempre essere equilibrato: non spiegare troppo, dare il giusto spazio a ogni momento della liturgia. C'è anche il problema di sacerdoti che celebrano più Messe in una domenica: come viverle bene?

Tutti e quattro fanno però una sottolineatura importante: è fondamentale riscoprire un'essenzialità della liturgia, sfrondando di troppe parole umane, dando un respiro non frettoloso alla Messa, ma con tempi adeguati. Il che significa anche evitare celebrazioni lunghe, monizioni continue, omelie senza fine. Perché, è innegabile, l'uomo del XXI secolo ha ritmi e tempi di attenzione diversi rispetto a qualche decina di anni fa; soprattutto ha sete del silenzio, ma al tempo stesso ne ha timore e non è abituato a viverlo. Come dunque abitare bene la liturgia nel nostro tempo rimane una domanda aperta anche per loro.
Domande che troppo spesso, però, non trovano risposta nei libri e negli opuscoli dei liturgisti: perché, dicono tutti tra l'ironia e l'amarezza, spesso chi studia e forma alla liturgia non vive la pastorale, e si rischia così di non aver presente la vita concreta di una comunità cristiana, i suoi ritmi, i suoi limiti, le sue ricchezze. Tutti elementi con cui il sacerdote deve fare i conti, con buona pace delle rubriche e della filologia liturgica.

 

14/10/2019 00:44 Sr Carmela
C’è del coraggio, che rivela alla fonte amore e passione, a mettersi in un terreno così delicato e complesso. Un grazie vivo perciò. Perché tra chi avanza delle ipotesi (l’Autore) e chi entra nel dibattito (scrivendo o non scrivendo), ci sono diverse sensibilità, esperienze, conoscenze, aspettative, esigenze pastorali, suggerimenti per una liturgia viva e vivificante (che tra l’altro è opera di Dio e non nostra). Per cui arrivare ad un ‘accordo’ di vedute (e ancor meno propositive) è un po’ difficile. Io personalmente quando un sacerdote propone un’introduzione breve, sentita, pertinente alle letture e all’attualità ecclesiale e storica (perché ad ognuno e alla comunità lì radunata il Signore Gesù dice “Sii memoria di Me” oggi e qui, e “fraziona la tua vita” in questo tuo quotidiano, in questa tua storia), sento che la mia preghiera acquista in intensità. Lo stesso se capita una telegrafica monizione in qualche altro momento della Messa (ad es al Padre nostro). Pur restando ferma la convinzione che ‘la Messa ‘parla e rinnova l’anima’ da sola, tanto più se si pensa che le varie riflessioni, d’Autore e di chi legge, si riferiscono alla Messa Domenicale, dove non manca l’omelia. E ancora, restando ferma la convinzione che la Messa da sola purifica e innalza la nostra anima con quel suo culminare in questa estrema lode “Per Cristo, con Cristo e in Cristo, a Te, Dio Padre onnipotente, nell’unità dello Spirito Santo, ogni onore e gloria per tutti secoli dei secoli”. Il Signore benedica ognuno renda ognuno una benedizione.


13/10/2019 16:20 Francesca Vittoria
Un PERSONA che entra in una Chiesa,può essere mossa da tanti motivi, quello di visitare un luogo di fede nuovo, quello di ammirare opere d'arti, quello di un luovo che appartiene alla città, alla tradizione di una comunità, perchè fa molto caldo o freddo fuori e si siede li piuttosto che al bar aspettando magari che passi l'ora . Ma quando gente entra perchè ha sentito il richiamo della campana che annuncia l'inizio della messa, beh, io penso che quella persona entra per andare a trovare quel Personaggio, quella divinità che in svariati modi sa essere esistita, sa da dove viene e magari ha bisogno di incontrarlam di parlargli, magari anche di pregarlo, magari di sentire attraverso il celebrante parlare di lui, si unisce alla preghiera, partecipa sensibilmente se c.è al canto di lode, scarica un po del peso che porta sperando di riceverne solliego. E non importa quanto di bene o male girano voci, quanto è il patrimonio di conoscenza che non ha, o ha dimenticato, una cosa è certa, per i piu si va per Lui il Cristo, una umanità che anche oggi ha desiderio di incontrare come per strada, sa che è stato una brava Persona, che ha aiutato, che ha promesso qualcosa che nessun altro è in grado di promettere anche se lo stato di chi si rivolge a Lui è talmente misero che in nessun altro simile si può far conto. Non c.è bisogno di pagare biglietto, di chiedere permesso, di togliersi il cappello, di pregare e pietire o ossequiare per chiedere ciò di cui si ha bisogno. Le mura di una Chiesa sono la sua Casa, ma andrebbe bene anche in qualsiasi altro luogo. li è meglio e quel prete che parla di Lui lo introduce, attesta che esiste ed è presente in quell'Ostia. La Messa può essere tutto questo, un incontro che rinfranca il passo, per non perdere la speranza nel futuro, per dire che la vita ha un senso e importa a qualcuno che tu esisti. Il Sinodo Amazzonia vuole anche essere tutto questo, e molto altro, un richiamo a rispettare la vita del creato, da parte della Chiesa un presentare all'altare delle offerte che sono le vittime umane che si continiua a farne olocausto all'altare dei molti idoli che l'uomo terreno si è costruito come il vitello d'oro dei tempi antichi, Per questo la Messa è una opportunità che si ha bisgno di pregare sapendola presente


11/10/2019 11:54 Lea
G.B. ha ben espresso la situazione odierna ma checché se ne dica nonostante tutte le assenze, debolezze, Delle celebrazioni dei celebranti che presiedono e del popolo che celebra non capendo più di tanto non avendo preparazione in teologia o pastorale, l'Eucaristia rimane fonte e culmine della vita Cristiana anche e soprattutto di quella debole,
disordinata, poco strutturata.
Grazie all'impegno e ai tentativi di tanti celebranti di accogliere queste fatiche attraverso celebrazione sobrie che vanno al cuore della liturgia.



10/10/2019 22:38 gilberto borghi
Per Roberto
"Il rito, la liturgia, è l'espressione corale di un popolo che si rivolge alla divinità attraverso forme codificate"
Daccordissimo sul piano teologico. Ma il rito non è un'idea teologica, è un fatto, calato in un tempo, in uno spazio e una cultura. Siamo sicuri che oggi ci siamno le condizioni minime per far davvero esistere "un popolo che si rivolge alla divinità"? Il popolo è tale se ha la forma concreta della comunità, dove le persone si conoscono e condividono non solo quell'oretta della domenica, ma anche mille altre occasioni per incontrarsi nelle cose umane. Ora io ho dei seri dubbi che oggi, mediamente, in italia possiamo parlare di comunità, di popolo. Oggi temo siamo in presenza di un'aggregazione sociale che assomiglia molto alla moltitudine, cioè un insieme di singoli che non condividono tra loro granchè e che in quell'ora della domenica sono li per usufruire di un servizio religioso individuale.
Nella stragrande maggioranza dei casi quelle persone hanno a che fare con Dio solo in quell'occasione. Anche perchè spesso le possibilità di "preghiera" che una comunità media offre spesso non vede altre forme: il 90 % dei riti cattolici che si sviolgono in Italia sono Messe.
Allora, perchè quel rito ricominci ad assere un vero incontro col Signore, forse bisogna ripartire da qui, da questa condizione media, in cui la messa "surroga" anche la quasi totalità della preghiera personale. Il silenzio, l'essenzialità del verbale, una atmosfera "spirituale" possono aiutare questa ripartenza.
Accanto a ciò, però, c'è tutto un lavoro di ritessitura dei rapporti, basici, quotidiani, sul piano semplicemente umano che è essenziale perchè il senso di comunità si possa recuperare. Se manca questo, la teoria resta valida e vera, ma la messa resterà sempre più un rito tradizionale che non incide nella vita delle persone, le quali cercheranno (e già succede) momenti alternativi di preghiera perchè nella messa l'incontro con Dio non ha abbastanza spazio. Altro che fonte e culmine! Al massimo sarà la tassa dovuta al prete per poter avere poi il servizio religioso classico negli eventi essenziali della vita.
Molte forme di comunità religiose nuove non dicono messa tutti i giorni, perchè non la vogliono inflazionare, per poterla vivere maggiormente quando la si celebra. E' una possibilità...



09/10/2019 17:46 Sara
Se a qualcuno potesse interessare segnalo il blog di padre Augè:

http://liturgiaedintorni.blogspot.com/

ho visto che ha riaperto (senza commenti dato il carattere altamente rissoso dei partecipanti al blog precedente) dopo una pausa piuttosto lunga.
Ho un buon ricordo di lui sia come liturgista che a livello umano, persona gentile e corretta dalla sensibilità biblica senza ostentazioni.

Ci sono sempre delle belle riflessioni sulle letture domenicali (o dei giorni festivi).


http://liturgiaedintorni.blogspot.com/search/label/Silenzio

Questi sono i post dedicati al silenzio.



09/10/2019 17:33 Lea
Per cui predica, silenzio, canti, eccetera, sono importanti, anche molto importanti, ma "solo" in senso catechetico, pedagogico, pastorale, persino "mistagogico" (come dicono gli esperti), però in realtà non "fanno" la messa.
La scoperta dell'acqua calda!
Mi fa sorridere questa dicotomia tra preghiera e messa. LA relazione col signore che si fa presente alla mensa della Parola e del Pane /vino. Fonte e culmine della vita cristiana (accessoriata!).



09/10/2019 16:08 Roberto Beretta
Credo però che ci sia un equivoco, che deriva da una visione post-tridentina che ancora ci svia: la messa è un rito, e il rito non è fatto per "pregare", né per meditare, tanto meno singolarmente! Il rito, la liturgia, è l'espressione corale di un popolo che si rivolge alla divinità attraverso forme codificate, che da una parte ricordano l'origine del messaggio di salvezza (nel nostro caso l'incarnazione e il sacrificio di Cristo) e dall'altra lo ripetono in modo efficace nella vita della comunità oggi. Per cui predica, silenzio, canti, eccetera, sono importanti, anche molto importanti, ma "solo" in senso catechetico, pedagogico, pastorale, persino "mistagogico" (come dicono gli esperti), però in realtà non "fanno" la messa. La messa è efficace, cioè richiama Cristo e crea comunione tra i fratelli, in quanto rito; tutto il resto è accessorio


09/10/2019 14:48 Lea
Grazie per aver dato voce all'esperienza di questi sacerdoti che ho percepito molto vicini al mio sentire.
La sensazione è che anche loro siano intrappolati da una parte dal dovere ossequioso verso le tendenze liturgiche più o meno sentite e dall'altra, quanto siano desiderosi di coinvolgere e valorizzare il " piccolo gregge" che nonostante tutto, affamato e assetato si reca a messa.Il silenzio allora altro non è che una celebrazione vissuta nell'ascolto e nella risposta pensata e meditata nel proprio cuore.



09/10/2019 12:42 Davide
Concordavo in pieno con il precedente articolo e concordo con questo. Da tempo durante la messa, non riesco a trovare un momento per formulare un piccolo pensiero su quello che sento o ascolto a messa. La volontà di dover riempire ogni momento "vuoto" con qualcosa (canti, parole del celebrante o guida liturgica) mette in secondo piano la possibilità per i fedeli di riflettere, anche se per poco, su quello che si ascolta.
Si sta perdendo l'importanza e la funzione del silenzio. In TV il silenzio non funziona, si deve parlare e intrattenere lo spettatore, sennò c'è un buco...forse ci si sta omologando a questo, piuttosto che offrire spazi e momenti diversi dalla solita routine.



09/10/2019 09:04 Sara
"Domande che troppo spesso, però, non trovano risposta nei libri e negli opuscoli dei liturgisti"
Lei quanti libri di liturgia ha letto? Ho fatto un esame con Rinaldo Falsini in università, frequentato diversi anni il blog di Matias Auge e letto testi suoi

https://www.ibs.it/liturgia-storia-celebrazione-teologia-spiritualita-libro-matias-auge/e/9788821524660

Ad esempio.
Il fatto è che come ha detto giustamente uno dei sacerdoti sono cose che sono state mal spiegate e non si conoscono più.
È non parlo solo di conoscenza libresca ma vissuta.


Sapesse che ricchezza spirituale e teologica c'è negli attuali libri liturgici...


In realtà ci sono saperi (da sapio come dice il mio parroco che significa dare sapore) che si tramandano anche da persona a persona, pensi al cucinare, cucire, coltivare le piante, te lo insegnano spesso le mamme, le nonne, i padri.
Quando questo passaggio non avviene diventa per forza di cose incomprensibile capire cosa stai facendo....



09/10/2019 08:31 BUTTIGLIONE PIETRO
Chiude Sergio con :
Domande che troppo spesso, però, non trovano risposta nei libri e negli opuscoli dei liturgisti: perché, dicono tutti tra l'ironia e l'amarezza, spesso chi studia e forma alla liturgia non vive la pastorale, e si rischia così di non aver presente la vita concreta di una comunità cristiana, i suoi ritmi, i suoi limiti, le sue ricchezze. Tutti elementi con cui il sacerdote deve fare i conti, con buona pace delle rubriche e della filologia liturgica."
Bene!
Perso il contatto con la Pastorale?
Forse con le pecore!?
Mi chiedevo nei gg scorsi quante delle parole che si leggono anche su un luogo 'aperto' come VN rientrino in discussioni 'interne', nella migliore delle ipotesi incomprensibili da chi non è ATTORE della struttura interna, in ogni caso di NESSUN interesse...



Commenta *






Versione stampabile
Invia ad un amico
Scrivi a Vino Nuovo





Sergio Di Benedetto
Sergio Di Benedetto, classe 1983, dottore di ricerca in Letteratura Italiana all'Università della Svizzera Italiana di Lugano, è insegnante di lettere e ricercatore in materie letterarie. Da anni collaboratore in realtà ecclesiali e scolastiche, scrive drammaturgie di carattere sacro e civile per una compagnia di attori professionisti, la Compagnia Exire. Ha coordinato diversi laboratori teatrali con adolescenti, per aiutare i ragazzi a crescere attraverso il teatro.
leggi gli articoli »
Ogni opinione espressa in questo sito è responsabilità del singolo autore. www.vinonuovo.it è un blog in cui ci si confronta su temi e problemi dei cattolici oggi in Italia.
Come tale non rappresenta una testata giornalistica e non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

Cookies: ai sensi della normativa sulla privacy si informano gli utenti del presente sito che, ai fini di garantire un ottimale funzionamento dello stesso, viene fatto utilizzo di cookies. I cookies sono piccoli file di dati che i siti visitati dall'utente inviano solitamente al suo browser, dove vengono memorizzati per essere poi ritrasmessi agli stessi siti alla successiva visita del medesimo utente. Alcune operazioni non potrebbero essere compiute senza l'uso dei cookies, che in alcuni casi, sono quindi tecnicamente necessari. I cookies utilizzati nel presente sito sono di tipo tecnico ed hanno lo scopo di garantire il corretto funzionamento di alcune aree del sito stesso e di ottimizzare la qualità di navigazione di ciascun utente. Non vengono utilizzati cookies di profilazione.
Web Design www.horizondesign.it